2^ G.M. Campagna d'Italia

75 anni fa fine maggio 1944, l’inferno in Ciociaria. Le 50 ore dei Goumiers e gli stupri di massa

L’11 maggio 1944, dopo quasi due mesi di pausa nelle operazioni militari, gli Alleati lanciavano l’operazione “diadem” dando inizio alla quarta battaglia di Cassino. Si trattava dell’attacco finale alla Gustav, la possente linea fortificata costruita dai tedeschi a partire dai primi giorni di ottobre del 1943 e che tagliava in due l’Italia. La linea approntata dall’organizzazione Todt, si estendeva dalla foce del fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, fino a Ortona, comune costiero a sud di Pescara, passando per Cassino, nel frusinate, le Mainarde, gli Altopiani Maggiori d’Abruzzo e la Majella.

La dura battaglia che si sviluppò intorno ad essa, cominciò nel novembre del 1943, quando la stessa venne raggiunta dalle armate Alleate, che erano organizzate in un gruppo di armate agli ordini del generale inglese Alexander forte di due armate, la 5ª americana del generale Clark schierata sul fianco tirrenico della penisola e la famosa 8ª britannica, del vincitore della campagna d’Africa il maresciallo Montgomery schierata sul fronte adriatico della stessa.

Le prime tre battaglie si erano concluse senza che gli Alleati riuscissero a sfondare la linea e a ricacciare indietro i tedeschi. Nell’arco di questi tragici mesi per tutta la zona intorno alla linea si inserisce anche uno dei più tristi episodi della seconda guerra mondiale. Nel tragico 15 febbraio 1944 stormi di bombardieri alleati rasero al suolo la millenaria abbazia di Montecassino, portando a termine il più grande sfregio alla cristianità perpetrato nel corso del secondo conflitto mondiale.

Abbazia di Montecassino dopo il bombardamento

Chi volesse approfondire l’argomento può farlo leggendo il nostro post dedicato alla triste vicenda. che potete trovare al seguente link:

La distruzione dell’abbazia di Montecassino

Nella notte fra il 17 e il 18 maggio, i superstiti reparti della valorosa 1ª divisione paracadutisti germanici si ritirarono dalle loro posizioni su monte Cassino, in direzione di Piedimonte San Germano. Alle 10.20 del 18 maggio il 12° reggimento polacco Lancieri Podolskich raggiunse la sommità della collina e innalzò la bandiera polacca sulle rovine dell’abbazia. Nel solo corso della settimana di dura lotta per il controllo della collina, i polacchi lasciarono sul terreno quattromila uomini.

Il 19 maggio gli americani occuparono il mondo Grande, i francesi raggiunsero la periferica di Pico e le loro truppe coloniali conquistarono Campodimele. La Gusta era definitivamente sfondata e la lotta e sanguinosa lotta per Cassino era finita. Dopo una settimana le truppe che avevano combattuto nella zona di Cassino si ricongiungevano con quelle della testa di ponte di Anzio. La via per Roma era definitivamente aperta.

La popolazioni civili che avevano sofferto durante tutto l’inverno, pensarono che finalmente fosse tutto finito. I tedeschi se ne andavano, arrivavano i “liberatori” e con loro tutto poteva ricominciare. Purtroppo il peggio doveva ancora arrivare. A combattere duramente quella battaglia vi erano anche le truppe coloniali francesi del “Corps Expeditionnaire Français” (C.E.F.) agli ordini del generale Alphonse Juin.

I Goums Maroucains, detti “Goumiers”, erano guerrieri berberi delle montagne dell’Atlante, capaci di muoversi con agilità nelle battaglie montane. Organizzati in goums, dall’arabo “qum” (banda, squadrone), reparti di circa 200-300 uomini spesso legati fra loro da vincoli di parentela. Alla vigilia della battaglia decisiva, per stimolare lo spirito combattivo di queste truppe, Juin fece un discorso ad esse e venne distribuito un volantino, su cui sono stati mossi alcuni dubbi, che cosi diceva:

“Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete ” 

Goumiers marocchini.jpg

Nei tristi e terribili giorni che seguirono, vennero perpetrate da parte dei goumiers marocchini e non solo ogni sorta di violenze. Furti, saccheggi ma soprattutto stupri e sodomizzazioni di massa. Ancora oggi non è dato di sapere quante esattamente furono le vittime di tali violenze, l’Associazione vittime civili di guerra parla di un numero vicino alle venticinquemila unità.

Vennero sodomizzati circa 800 uomini, tra cui anche Don Alberto Terrilli, Parroco di Santa Maria di Esperia. Quale era la colpa del povero prete? Aver nascosto alcune donne in sacrestia nel vano tentativo di sottrarle alle violenze dei goumiers marocchini. Scoperto, venne sodomizzato e dopo due giorni morì a causa delle sevizie riportate.

Molti uomini che tentarono di proteggere le loro mogli,madri, figlie, fidanzate vennero impalati. Centinaia i morti. Secondo una relazione degli anni ’50, tra le donne oltraggiate, il 20 per cento furono affette da sifilide, il 90 per cento da blenorragia. L’81 per cento dei fabbricati fu distrutto, il 90 per cento del bestiame sottratto; gioielli, abiti e denaro totalmente rubati.

Prima di concludere una precisazione di non poco conto. Non furono solo le truppe di colore a compiere queste barbarie. Da documenti dell’Archivio Centrale dello Stato, risulta che anche i francesi bianchi parteciparono alle violenze: a Pico furono, infatti, violentate 51 donne (di cui nove minorenni) da 181 franco-africani e da 45 francesi bianchi.

Anche gli americani sapevano di questi fatti: solo in un paio di casi tentarono debolmente di frenare i goumiers. Scrive Eric Morris in “La guerra inutile” che, ancora vicino a Pico, gli uomini di un battaglione del 351° fanteria americana provarono a fermare gli stupri, ma il loro comandante di compagnia intervenne e dichiarò che

“erano lì per combattere i tedeschi, non i francesi”.

Il Vaticano chiese e ottenne che i Goumiers non entrassero a Roma, non altrettanto bene andò alle popolazione della Toscana. Qui ricominciarono le violenze a Siena, ad Abbadia S. Salvatore, Radicofani, Murlo, Strove, Poggibonsi, Elsa, S. Quirico d’Orcia, Colle Val d’Elsa. Perfino membri della Resistenza dovettero subire gli abusi come testimonia il partigiano rosso Enzo Nizza, i comandi francesi, alle nostre proteste, risposero che era tradizione delle loro truppe coloniali ricevere un simile premio dopo una difficile battaglia”.

Facendo una valutazione complessiva delle violenze commesse dal Cef, iniziate in Sicilia e terminate alle porte di Firenze, possiamo quindi affermare con certezza che ci fu un minimo di 60.000 donne stuprate, ognuna, quasi sempre da più uomini. Solo nell’ottobre ’44 quando i franco-coloniali lasciarono l’Italia e si imbarcarono per la Provenza ancora occupata dai nazisti, alcuni dei violentatori furono puniti.

Un partigiano della brigata rossa “Spartaco Lavagnini” ricorda: “Sei marocchini vennero fucilati sul posto perché avevano violentato una donna. Il capitano francese ebbe a dirmi:

“Questa gente sa combattere benissimo, però meno ne riportiamo in Francia, meglio è”.

Poco prima che i marocchini toccassero il suolo provenzale, i loro comandanti, quindi, avevano deciso di riportarli severamente all’ordine tanto che non si registrarono mai violenze ai danni di donne francesi. Una volta in Germania meridionale, invece, potranno dare nuovamente sfogo ai loro istinti sulle donne tedesche, come riportano alcuni recenti studi. Segno, quindi, che le efferatezze di queste truppe avrebbero potuto essere certamente controllate e disciplinate.

La ciociara

“La Ciociara”, film di Vittorio De Sica con Sophia Loren tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, è l’unico modo in cui finora l’orrenda storia delle “marocchinate” è arrivata al grande pubblico. Quei giorni di devastazione della primavera del 1944 rimarranno per le popolazioni del Frusinate e del Pontino un incubo indelebile. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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5 risposte »

  1. Gli infami goumiers hanno anche avuto dei buoni maestri! Le truppe coloniali francesi in Marocco hanno aperto decine di BMC (Bordel Militaire de Campagne), le ragazze – bambine dei villaggi venivano sovente comperate ai genitori poveri e condotte con la forza a prostituirsi. Le violenze in Italia erano apertamente autorizzate dagli ufficiali francesi quale premio per i goumiers per avere combattuto coraggiosamente.

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  2. Ogni essere umano è capace del meglio e del peggio ,come hanno sofferto i nostri genitori e Nonni . Grazie all’Europa abbiamo vissuto 74 anni senza le atrocità della guerra Sviluppiamo delle politiche di vita e aboliamo la violenza. Grazie di ricordarci la nostra storia

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