Italia coloniale

5 febbraio 1885 truppe italiane occupano Massaua in Eritrea

Massaua considerata dopo Asmara,  la seconda città per importanza dell’Eritrea, sorge su due isole, Massaua e Taulud, collegate alla terraferma da due dighe. Occupata dai portoghesi nel 1520 e abbandonata 6 anni dopo, venne occupata dalle truppe ottomane nel 1557, che la conquistarono con l’ambizioso intento d’impossessarsi, partendo da essa di tutta l’Abissinia. Tuttavia l’impresa non riuscì e poco dopo l’amministrazione di Massaua venne affidata ai Naib, appartenenti alla popolazione dei Belloi.

Fino al 1872, anno in cui l’Impero turco cedette il controllo della costa eritrea all’Egitto, che la fece prontamente occupare, la città era a capo di un piccolo principato autonomo.  Il giovane Regno d’Italia aveva messo gli occhi sul corno d’Africa una delle ultime zone del continente nero non ancora occupata dalle potenze europee e aveva cominciato la penetrazione nella zona qualche anno prima, quando la compagnia Rubattino acquistò la baia di Assab.

L'acquisto della Baia di Assab

La stessa era infatti stata acquistata una prima volta nel 1869, ma dopo soli quattro giorni dall’acquisizione truppe egiziane occuparono la piccola base italiana che misurava pochi chilometri quadrati. Venne cosi decisa la costituzione di un corpo di spedizione della Regia Marina nel porto di Napoli, truppe che il 25 dicembre 1879 occuparono definitivamente la zona.

La baia di Assab, venne così acquistata ufficialmente dal Governo italiano il 10 marzo 1882,  con una convenzione con la compagnia Rubattino, ad un costo pattuito di 416.000 lire.

Dopo la definitiva acquisizione di Assab, il Regno d’Italia cercò di acquistare ed occupare il porto di Zeila, controllato dagli egiziani, ma senza esito. Quando gli egiziani dovettero ritirarsi dal Corno d’Africa nel corso del 1884, i diplomatici italiani fecero un accordo con la Gran Bretagna per l’occupazione del porto di Massaua. A opporsi alla penetrazione italiana furono oltre all’Egitto la Turchia, che risultarono però troppo isolati per poter far valere le proprie proteste.

Di tutt’altro avviso come abbiamo visto, era la Gran Bretagna, che era arrivata a sollecitare l’operazione. I britannici, infatti, intendevano ostacolare l’espansione francese in Africa e al tempo stesso reprimere l’insurrezione dei dervisci indipendentisti sudanesi, adepti a confraternite religiose musulmane, agli ordini di Muhammad Ahmad (noto come il “Mahdi”). Erano i primi giorni dell’anno 1885 e l’operazione poteva quindi avere inizio.

Il 5 febbraio un corpo di spedizione di 1500 uomini, comprendente alcune compagnie di bersaglieri accompagnate da una compagnia di artiglierie da fortezza, reparti di sanità e sussistenza e un drappello di Carabinieri Reali al comando del colonnello Tancredi Saletto, sbarcarono in modo pacifico in città. La guarnigione egiziana non tentò alcuna resistenza e venne in seguito rimpatriata. I militari indigeni che rappresentavano la maggioranza della stessa vennero, invece, arruolati.

Al primo contingente italiano seguirono due ulteriori spedizioni, rispettivamente il 12 febbraio (42 ufficiali e 920 soldati) e il 24 comandati dal generale Gené. In tre anni, le truppe italiane presero il controllo di tutta la costa compresa fra Massaua e Assab. A quel punto venne formalizzata l’istituzione della colonia d’Eritrea.

Il 1° gennaio del 1890, nasceva la «Colonia Eritrea» e Massaua divenne capitale e il suo ufficio postale divenne il principale della colonia. Primo governatore sarà il generale Baldassarre Orero, sostituito pochi mesi più tardi dal generale Antonio Gandolfi, uomo di fiducia di Francesco Crispi. Il nome di Eritrea in sostituzione del precedente “Nuova Etiopia”, gli venne per idea dello scrittore Carlo Dossi, collaboratore di Crispi e primo ministro plenipotenziario nella nuova colonia.

La Colonia primogenita, come fu anche chiamata, aveva gli stessi confini dell’attuale Eritrea. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

Sotto riportiamo il testo completo del Regio Decreto n. 6592, che istituisce una amministrazione civile nei possedimenti italiani nel Mar Rosso con la denominazione di «Colonia Eritrea».

UMBERTO I

Per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia

Volendo dare un assetto stabile ai possedimenti ed ai protettorati italiani nel Mar Rosso;
Visti i nostri decreti del 5 novembre 1885 e del 17 aprile 1887;
Sulla proposta del Presidente del consiglio, ministro ad interim degli affari esteri;
Udito il consiglio dei ministri;
Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1.
I possedimenti italiani del Mar Rosso sono costituiti in una sola colonia col nome di Eritrea.

Art. 2.
La colonia avrà un bilancio ed una amministrazione autonomi. Il comando generale e l’amministrazione della medesima sono affidate a un governatore civile e militare.

Art. 3.
Il governatore ha il comando di tutte le forze di terra e di mare che sieno di guarnigione nel Mar Rosso.

Art. 4.
Per tutto ciò che spetta all’amministrazione civile della colonia il governatore dipende dal Ministero degli affari esteri. Per tutto ciò che concerne i servigi militari, egli dipende dal Ministero della guerra. Per ciò che concerne il navilio, dipende dal Ministero della marina.

Art. 5.
Il governatore nell’esercizio delle sue funzioni sarà coadiuvato da tre consiglieri civili, uno per l’interno, uno per le finanze e i lavori pubblici ed uno per l’agricoltura e il commercio.

Art. 6.
I tre consiglieri saranno nominati da Noi su proposta del ministro degli affari esteri. Essi debbono essere cittadini italiani e non possono esercitare il commercio.

Art. 7.
I consiglieri coloniali sono equiparati nel grado e nello stipendio ai prefetti del Regno. Saranno a carico del bilancio coloniale.

Art. 8.
Le attribuzioni del consigliere coloniale per l’interno comprendono:
L’amministrazione civile;
L’amministrazione della giustizia;
La polizia e la sicurezza pubblica;
L’istruzione pubblica;
La polizia sanitaria;
Le prigioni ed altri luoghi di detenzione e relegazione;
I rapporti con le autorità dipendenti da governi esteri che hanno possedimenti nel Mar Rosso o nel golfo di Aden.

Art. 9.
Le attribuzioni del consigliere coloniale per le finanze e i lavori pubblici comprendono:
L’amministrazione finanziaria, la dogana, le tasse e contribuzioni diverse;
I lavori pubblici e la viabilità;
I porti, la costruzione e la manutenzione dei medesimi, la sorveglianza delle spiagge, dei fari o dei segnali, l’iscrizione marittima, gli uffici di porto;
Le poste, i telegrafi, le ferrovie;
Le casse governative.

Art. 10.
Le attribuzioni del consigliere coloniale per l’agricoltura ed il commercio comprendono:
Il demanio pubblico;
La direzione e l’incoraggiamento dell’agricoltura, delle industrie e del commercio;
La sorveglianza delle strade carovaniere, il transito attraverso le diverse tribù;
Le relazioni con gli indigeni ed i loro capi, tanto all’interno che all’esterno della colonia, la scelta e conferma in ufficio dei sultani, naib, sceik, cadi, scium, kantibay, le trattative politiche con l’Etiopia.

Art. 11.
I tre consiglieri riuniti insieme e presieduti dal governatore costituiscono il consiglio del Governo.

Art. 12.
Questo consiglio è convocato dal governatore. Sono di sua competenzatutti gli affari più importanti che concernono la politica e l’amministrazione della colonia.

Art. 13.
Il consiglio coloniale delibera a pluralità di voti. In caso di parità prevale il voto del governatore.
Nelle materie di grave interesse politico o amministrativo, il governatore può sospendere le deliberazioni del consiglio, riferendone al Ministro degli affari esteri, il quale deciderà.

Art. 14.
Ogni disposizione anteriore contraria al presente decreto è abrogata.

Art. 15.
Il presente decreto avrà valore a partire dalla sua data.

Ordiniamo che il presente decreto munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 1° gennaio 1890

UMBERTO

F. Crispi

 

 

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