2^ G.M. Campagna d'Italia

28 dicembre 1943, si conclude la battaglia nella “Stalingrado d’Italia”

Il post odierno è dedicato alla dura battaglia di Ortona, piccolo comune della provincia di Chieti che rappresentava l’estrema propaggine orientale della Linea Gustav, la solida e ben presidiata linea difensiva germanica che si estendeva dalla foce del fiume Garigliano, al confine tra Lazio e Campania, fino appunto ad Ortona, comune costiero a sud di Pescara, passando per Cassino e la sua abbazia. Li’ giunsero il 19 dicembre 1943 i giovani soldati canadesi della 1st Canadian Infantry Division, e nonostante Ortona avrebbe potuto essere tranquillamente aggirata e superata, risparmiandole gli orrori della guerra, essa era ormai divenuta una cittadina mediaticamente importantissima.

Motivi come diremmo ai giorni nostri mediatici e anche politici, avevano segnato il suo destino, quello di divenire terreno di battaglia. Stalin, dopo la vittoria ottenuta a carissimo prezzo a Stalingrado, cominciava a lamentarsi dell’immobilismo degli Alleati in Italia ed era più che mai necessario dare un segnale forte, per non irritare ulteriormente il dittatore sovietico. Ufficiali sovietici erano arrivati sulla “Gotica” in funzione di osservatori” e la stampa anglo-americana si mise al lavoro per conferire una importanza sicuramente spropositata alla conquista della cittadina abruzzese. Di fronte alla campagna mediatica suscitata dal nemico, per l’altro contendente divenne imperativo muoversi di conseguenza e pertanto Hitler emanò un ordinò perentorio a Kesselring:

«die Festung Ortona ist bis zum letzten Mann zu halten – la Fortezza Ortona deve essere difesa fino all’ultimo uomo.»

A quel punto il mondo guardava alla battaglia per la cittadina del centro Italia come ad uno scontro decisivo per la seconda guerra mondiale e quel piccolo lembo d’Abruzzo pagherà molto duramente la cosa. Probabilmente sia gli alleati che Hitler era coscienti che non fosse così, ma ormai la macchina si era avviata e pure lo stesso Feldmaresciallo Albert Kesserling, comandante supremo delle forze tedesche in Italia non era d’accordo con l’ordine di Hitler e con la campagna di stampa alleata tanto che dichiarò:

«Noi non desideriamo difendere Ortona in modo decisivo, ma gli inglesi l’hanno fatta apparire importante come Roma. Contro ciò che sta succedendo non si può fare proprio nulla. Dà soltanto fastidio che Montgomery abbia avuto ragione e che da oggi ne parlerà, facendo un gran chiasso, la stampa di tutto il mondo”.

Fallschirmjaeger tedeschi.jpg
Fallschirmjaeger tedeschi

Andando ad analizzare le operazioni militari, sul terreno nella dura battaglia che si svolse dal 20 al 28 dicembre 1943 si confrontarono le giovani ed inesperte truppe candesi del generale Christopher Vokes ed i veterani tedeschi della 1ª Fallschirmjäger Division agli ordini del generale della Lufwaffe Richard Heidrich. Si tratta dei paracadutisti noti come “Diavoli verdi” che avevano combattuto strenuamente nell’estate del 1943 in Sicilia e che si guadagneranno la fama internazionale proprio con la battaglia di Ortona e ancor di più con l’altrettanto dura battaglia di Montecassino, che si svolse nelle rovine dell’abbazia, dopo che la stessa verrà in maniera criminale ferocemente bombardata dai comandi alleati il 15 febbraio del 1944.

La battaglia, si svolse casa per casa, stanza per stanza, con i “diavoli verdi” che dopo aver creato ostruzioni stradali lungo le direttrici principali giocarono al “gatto con il topo” con i soldati dell’8ª armata britannica, che pagheranno in quei giorni un altissimo tributo di sangue. Il casale della famiglia Berardi situato ancor oggi alle porte di Ortona, che domina una ripida valle che i canadesi battezzarono “The Gully” o “La Gola” rappresentò il primo avamposto tedesco, dove trovarono la morte molti dei giovanissimi soldati canadesi. Ci vorrà una settimana per conquistare 500 metri di territorio urbano, fu un combattimento così devastante, che dopo Ortona nacquero degli studi psicologici sui danni provocati dallo stress da combattimento.

Solo quando al capitano canadese Paul Triquet, balenò l’idea di aggirare casa Berardi da destra, passando in un territorio già occupato dai nemici la situazione si sbloccò. I canadesi riuscirono a sorprendere, l’unico panzer e a metterlo fuori combattimento, aprendo finalmente la strada per Ortona. Triquet fu il primo canadese a essere decorato con la Victoria Cross britannica”, ma solo il 27, dopo lunghissimi giorni di duri combattimenti che non si fermarono neppure nel giorno di Natale i tedeschi decisero di abbandonare Ortona, che venne lentamente occupata il giorno seguente dalle truppe alleate.

Soldati canadesi in una foto di propaganda per anteprima
Soldati canadesi in una foto di propaganda

Lo scontro fu così sanguinoso che Ortona venne definita da Wiston Churchill il Primo Ministro britannico la “Stalingrado d’Italia”, le truppe canadesi ebbero 2.340 caduti, a fronte dei 5.900 complessivi di tutta la Campagna d’Italia, mentre le perdite tedesche, compresi i soldati fatti prigionieri, ammontarono a circa 870 uomini. Ai soldati caduti, vanno sommati 1.341 vittime civili con ben il 95% degli edifici del Comune reso inagibile, parzialmente o totalmente distrutto. Ortona, divenuta città nel 2008, verrà insignita della Medaglia d’Oro al Valor Civile  con la seguente motivazione, il 16 giugno del 1959:

«Nobile Città degli Abruzzi, di antiche tradizioni patriottiche, sopportava coraggiosamente, in occasione dell’ultimo conflitto, spaventosi bombardamenti aerei e terrestri, subendo la perdita di 1314 dei suoi figli e la distruzione della maggior parte del suo patrimonio monumentale e edilizio. Con fierissimo contegno resisteva intrepida ai soprusi degli invasori in armi, mai piegando nella sua purissima fede in un’Italia migliore, libera e democratica. Si prodigava con cuore di madre nel soccorso dei feriti e dei sofferenti affermando, negli orrori della guerra, il più alto spirito di solidarietà umana.»
— settembre 1943-giugno 1944.

Nella citta della provincia di Chieti rimangono a testimonianza della battaglia due importanti luoghi. Il Museo della Battaglia di Ortona, noto anche come MUBA e situato nell’ex convento di Sant’Anna in via Garibaldi, sorto nel 2002 con la preziosa e decisiva collaborazione della famiglia Berardi, proprietaria dell’omonima casa allora punto nevralgico delle strategie militari. La struttura del museo è divisa in tre sezioni, che consentono ai visitatori di osservare da vicino molti dei reperti bellici rinvenuti nei dintorni, la prima è dedicata alla popolazione, la seconda analizza i due schieramenti che si sono opposti ad Ortona, l’ultima illustra le strategie militari con studi, ricerche e disegni effettuati dagli strateghi per pianificare la battaglia.

La seconda struttura è il cimitero militare canadese di Ortona, in inglese Moro River Canadian War Cemetery, situato nella frazione di San Donato nel Comune di Ortona, su un’altura nei pressi della costa adriatica, che è il cimitero che contiene il maggior numero di caduti canadesi in Italia. Nello stesso sono raccolte le spoglie di 1.665 soldati del Commonwealth britannico, in massima parte, per la precisione ben 1.375 canadesi, morti durante i combattimenti per l’attraversamento del fiume Moro e appunto nella Battaglia di Ortona. I caduti tedeschi, sono stati invece prima seppelliti nel cimitero comunale, per poi essere trasferiti nel 1959 a Cassino dove riposano tutti i morti tedeschi delle operazioni belliche nel centro – sud Italia.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo.

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