2^ G.M. Africa Settentrionale

19 dicembre 1941, la battaglia di Eluet el Asel e Lamluda

In una sua trasmissione serale del 28 dicembre 1941 Radio Londra, riferendosi ai combattimenti del precedente giorno 19 a Eluet el Asel e a Lamluda, rendeva onore al 1° battaglione Carabinieri Paracadutisti affermando che i valorosi militari si erano

“battuti come leoni e che mai, prima di allora i reparti britannici avevano incontrato così accanita resistenza”.

Il post odierno è dedicato a i combattimenti dei Eluet el Asel, durante i quali si distinse, meritandosi come abbiamo visto sopra l’ammirazione degli stessi avversari, il battaglione dei Carabinieri Reali paracadutisti nato a Tarquinia il 1° luglio del 1940. Il 16 luglio 1941, il battaglione venne inviato in Africa settentrionale e dopo l’arrivo a Tripoli, raggiunse Zavia, campo di transito nel quale sostavano per “acclimatarsi” le unità provenienti dall’Italia. Posto alle dipendenze del C.A.M. Corpo d’Armata di Manovra il battaglione venne inviato nel Gebel cirenaico con il compito di contrastare le infiltrazioni dei commandos britannici, ma anche di compiere missioni ricognitive oltre le linee britanniche.

Il 18 novembre 1941, prevenendo il progettato attacco italo-tedesca contro la piazzaforte di Tobruch, i britannici sferrarono un’offensiva (chiamata nel loro codice “operazione Crusader“) contro le nostre linee che vennero colte di sorpresa. I britannici con la VII brigata riuscirono a raggiungere il campo di aviazione di Sidi Rezegh a 20 km. da Tobrik, ma l’efficace reazione della Divisione “Ariete” e un improvviso attacco condotto da una formazione corazzata tedesca disarticolò l’offensiva inglese, permettendo a Rommel di spostare le sue forze corazzate per un nuovo piano d’azione. Il 19 i carabinieri paracadutisti venivano impegnati in un duro combattimento nei pressi di Cirene, conclusosi con la cattura di un ufficiale, un sottufficiale, 10 militari inglesi e 42 guerriglieri libici.

Dopo le prime vittoriose battaglie difensive le forze dell’Asse dovettero cedere alla pressione delle forze britanniche ed iniziarono le operazioni di ripiegamento verso la Tripolitania. Il 14 dicembre su ordine personale del generale Erwin Rommel, comandante del Panzergruppe “Afrika” il battaglione al comando del maggiore Edoardo Alessi, forte di poco più di 400 uomini, rinforzato da 6 cannoni controcarro da 47/32 mm dell’8° bersaglieri e di una settantina tra fucili mitragliatori e mitragliatrici, riceveva l’ordine di attestarsi sul bivio di Eluet el Asel, a sud di Berta con il compito di arrestare l’avanzata delle unità britanniche che, sfruttando le piste provenienti dall’interno, intendono tagliare la strada alle divisioni italiane e ai reparti tedeschi in ritirata lungo la via Balbia.

Il 19 dicembre 1941 la posizione presidiata dai carabinieri veniva investita dai reparti britannici che attaccarono a più riprese i rilievi di quota 639, 628 e 585 difese dalle compagnie del battaglione con largo impiego di mezzi corazzati e blindati venendo ripetutamente respinti. Particolarmente duri furono i combattimenti intorno a quota 639 strenuamente difesa dalla 3^ compagnia, mentre nel frattempo due compagnie britanniche iniziavano un ampio movimento di aggiramento verso destra della stessa, rendendo critica la posizione dei Carabinieri, imponendo al maggiore Alessi di imbastire e velocemente un’adeguata contromanovra in grado di parare la minaccia.

Venne così lanciato sul lato est della collina che sorgeva sul rovescio di quota 639 il contrattacco con un’azione violenta che colse di sorpresa gli inglesi che vennero costretti a ripiegare. Con il sopraggiungere della notte la missione del Battaglione era compiuta: la tenuta delle posizioni di Eluet el Asel aveva consentito alle nostre Grandi Unità di superare indenni, il tratto dell’arteria litoranea su cui incidevano le provenienze dal Sud gebelico. Alle diciotto giunse l’ordine di ripiegare su Agedabia lungo la direttrice della via Balbia e così le compagnie iniziarono la manovra di sganciamento ad esclusione di un piccolo contingente composto da circa 40 carabinieri e tre ufficiali che doveva mantenere la posizioni con il compito di continuare un fuoco intermittente che consentisse di ingannare gli inglesi e di coprire il movimento del grosso del battaglione.

Alle diciannove, l’autocolonna dei Carabinieri Paracadutisti, lasciava Eluet el Asel e, percorsi 15 chilometri di pista, raggiungeva a Berta l’innesto sulla Balbia. In prossimità del bivio di Lamluda, punto di confluenza delle provenienze da Est e da Nord-Est l’arteria stradale era bloccata da una colonna mista che con largo impiego di armi automatiche impediva alle forze dell’Asse di proseguire. Il maggiore Alessi lanciò allora all’attacco due plotoni della 2^ compagnia che risolsero la difficile situazione mettendo in fuga gli inglesi, ma purtroppo più arretrato rispetto a quello sbarramento ve ne era un secondo che venne anche questo travolto dagli uomini di Alessi e a circa 800 metri a occidente del bivio di Lamluda un terzo e più consistente sbarramento rinforzato da reparti blindati.

Erano circa le ventitré e trenta quando il maggiore Alessi lanciò nuovamente all’attacco i suoi carabinieri, in quella giornata che sembrava non avere mai fine. Non v’era proporzione tra le forze in campo, ma i Carabinieri Paracadutisti furono in grado, anche in quella circostanza di supplire alla inferiorità di numero e armamento e riuscirono a sfondare ancora un volta lo sbarramento. La colonna bloccata inizio a penetrare nella breccia aperta dall’azione dei tenenti i Giuseppe Casini e Osmano Bonapace, ma quando quasi tutti i reparti avevano superato l’ostacolo, l’esplosione di una mina bloccò il movimento.

La strada era così nuovamente interrotta e della favorevole circostanza approfittarono con prontezza gli inglesi che, rinforzati nel frattempo dall’afflusso di altre unità, attaccarono da direzioni diverse con mezzi blindati e fanteria di linea. I Carabinieri non cedettero ma contro la schiacciante superiorità dei nemici e ormai a corto di munizioni e bombe anticarro, vennero sopraffatti, mentre il grosso delle nostre forze superati gli sbarramenti grazie alla valorosa azione dei carabinieri proseguiva ormai indisturbata la corsa verso Bengasi.

Nel frattempo, più indietro, al bivio di Eluet el Asel, si concludeva anche la sorte dei 23 carabinieri, che con il tenente Enrico Mollo non avevano potuto operare all’ora stabilita il previsto sganciamento. La lotta si prolungò fino a notte inoltrata, finché la situazione, non offrì ai superstiti che due soluzioni: farsi catturare o infiltrarsi nello stesso schieramento inglese per tentare poi, in qualche modo, di riguadagnare le linee dell’Asse. Scartata la prima ipotesi, i pochi superstiti il mattino del 20 dicembre raggiunsero il villaggio “Luigi di Savoia” ormai presidiato dagli inglesi, inserendosi nella numerosa comunità di coloni italiani residenti nella zona.

La battaglia era ormai finita, i Carabinieri Paracadutisti su una forza di circa 400 uomini aveva perduto 282 uomini: 31 caduti, 37 feriti e 251 dispersi, ma avevano scritto una gloriosa pagina di storia militare che valse il 14 giugno 1964, nel corso della cerimonia celebrativa del 150° annuale di fondazione dell’Arma, l’assegnazione Bandiera dell’Arma da parte del Capo dello Stato, Antonio Segni della Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:

“Battaglione Carabinieri paracadutisti, avuto il delicato compito di proteggere unità in movimento su nuove posizioni, sosteneva per una intera giornata ripetuti attacchi di soverchianti forze corazzate nemiche, appoggiate da fanteria ed artiglieria. Nell’impari cruenta lotta, svolta con estremo ardimento, riusciva a contenere l’impeto dell’avversario, al quale distruggeva, con aspra azione ravvicinata, numerosi mezzi blindati e corazzati. Sganciatosi dal nemico con ardita manovra notturna, trovata sbarrata la via di ripiegamento da munite posizioni avversarie, si lanciava eroicamente all’attacco e, dopo violenta epica mischia in cui subiva ingenti perdite, si apriva un varco, ricongiungendosi alle proprie forze”.

Per i combattimenti di Eluet el Asel e Lamluda verranno conferite numerose decorazioni individuali al Valor Militare. Cinque Medaglie d’Argento di cui quattro alla Memoria, conferite ai carabinieri Amadei Giulio, Benna Zenit Mario, Caravaggi Mazzon Luca, Celi Antonio e Madau Alfredo oltre a sei Medaglie di Bronzo, di cui una alla Memoria e tre Croci al Valor Militare, furono il consuntivo delle decorazioni individuali concesse. A causa delle forti perdite subite il battaglione non compì altre azioni nel corso del secondo conflitto mondiale e nel corso del 1942 venne sciolto. Ricordiamo prima di proseguire che l’ultimo superstite della battaglia, Giuseppe Palagi è morto a 104 anni a Capannori in lucchesia, il 1° maggio del 2020.

Le tradizioni del glorioso reparto verranno raccolte nel 1951 quando a Viterbo nacque il Reparto Carabinieri Paracadutisti, con struttura e organici equivalenti ad una compagnia di fanteria paracadutista. L’unità a disposizione esclusiva del comando generale dell’Arma come unità di pronto impiego per servizi di ordine pubblico, nel 1957 venne rischierata in Pisa e dal 1º gennaio 1963 assegnata all’attuale sede di Livorno e integrata nell’organico della neo costituita Brigata Paracadutisti Folgore, nella configurazione di “Compagnia Carabinieri Paracadutisti”. Il 1º ottobre 1975, il reparto assunse la denominazione di 1º Battaglione carabinieri paracadutisti “Tuscania”, e negli anni immediatamente successivi da aliquote dello stesso, furono create le unità antiterrorismo Gruppi Intervento Speciale (GIS).

A partire dal Libano nei primi anni ottanta con l’ITALCON, i Carabinieri paracadutisti hanno preso parte ad altre 15 missioni internazionali e il 1º giugno 1996, il battaglione viene trasformato in Reggimento, sempre inquadrato nella Brigata paracadutisti “Folgore”. Il 15 marzo 2002, a seguito della costituzione nel 2000 in Forza Armata autonoma dell’Arma dei Carabinieri, il 1º Reggimento “Tuscania” esce dai ranghi dell’Esercito e quindi della Brigata “Folgore” e posto alle dirette dipendenze della neocostituita Seconda Brigata Mobile Carabinieri.

Nel corso degli anni, al Reggimento è stata anche affidata la sicurezza delle Sedi Diplomatiche nazionali all’estero nelle aree e nei periodi di maggior “rischio” e dopo gli attentati di Parigi e di Bruxelles del 2015,il “Tuscania” è stato inoltre chiamato dal Comando Generale dell’Arma a costituire delle apposite “Task Unit Antiterrorismo” (TUAT) di alto profilo qualitativo schierate in punti sensibili ed in occasione di eventi particolari. Molto frequenti sono stati inoltre gli impieghi nelle situazioni più complicate sul territorio nazionale in particolar modo in Sardegna, Sicilia, Calabria, Campania e Puglia.

Prima di chiudere il post ricordiamo che il valoroso maggiore Edoardo Alessi, nato a Aosta nel 1897 dopo il rientro in Patria venne destinato al Comando Gruppo Carabinieri Reali di Sondrio. Dopo i tragici fatti dell’8 settembre 1943, con il grado di tenente colonnello, si rifiutò di prestare giuramento alla Repubblica Sociale Italiana e espatriò in Svizzera rimanendo in contatto con il CLN. Il 5 febbraio 1945 rientrò in Italia per combattere e dopo la nomina a comandante della I Divisione alpina Valtellina, con il suo aiutante Cesare, il tenente dell’Aeronautica Adriano Cometti), fu infaticabile nell’organizzazione delle truppe partigiane operanti nella zona di Sondrio. Proprio in quelle zone, in località Colombera il 26 aprile 1945, venne intercettato da consistenti reparti repubblicani perdendo la vita, insieme al suo aiutante nei combattimenti che ne seguirono.

Alla sua memoria venne decretata l’assegnazione della Medaglia d’Argento al Valor militare con la seguente motivazione :

Subito dopo l’armistizio incoraggiò ed organizzò la resistenza patriottica della Valtellina. Chiamato in riunione ufficiale delle Autorità della R.S.I. a formulare diverso e contrario giuramento, con franco ed esemplare ardire e con belle e nobili parole, si rifiutò di mancare alla fede giurata. Strettamente sorvegliato ed in procinto di venire deportato riuscì a riparare in Svizzera, sempre mantenendo contatti con l’organizzazione da lui creata. Rientrato in Italia con retto apprezzamento del dovere assunse il comando delle formazioni partigiane della Valtellina, animandole d’alto spirito, potenziandole militarmente, conducendole ad ardite azioni e dando sempre, nel pericolo, sicuro esempio di coraggio e di decisione. Dirittura, capacità, abnegazione e valore procurarono al suo nome larga e duratura fama in tutta la valle. Nell’esercizio della sua azione, di comando, accompagnato da un solo dipendente, fu aggredito da un forte reparto. Accettata animosamente l’impari lotta, cadde all’alba della liberazione, fronte al nemico e nel nome dell’Italia”. (Colombera di Sondrio 26.Aprile.1945).”

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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