2^ G.M. La guerra nel Mediterraneo

11 dicembre 1941, l’affondamento del Regio sommergibile Caracciolo

Il Regio sommergibile Ammiraglio Francesco Caracciolo, battello di tipo oceanico che in immersione dislocava oltre 2100 tonnellate, venne costruito dai Cantiere CRDA, Monfalcone. Impostato nell’ottobre del 1939, venne varato nell’ottobre dell’anno successivo ed entrò in servizio il 1º maggio 1941, rimanendo impegnato nelle operazioni di addestramento dell’equipaggio dal giugno al dicembre dello stesso 1941. Al termine delle suddette operazioni venne destinato al rischioso e delicato trasporto di materiali da e verso l’Africa settentrionale.

L’8 dicembre 1941, in un momento delicatissimo per le forze dell’Asse nel teatro nordafricano, il Francesco Caracciolo partì da Taranto al comando del capitano di corvetta Alfredo Musotto, per la sua prima missione con a bordo secondo alcune fonti 138, secondo altre 180 tonnellate di rifornimenti diretti in Libia e destinati a a rifornire l’Afrika Korps del generale Erwin Rommel. Al largo di Sollum il sommergibile fu mitragliato da un velivolo britannico che causo una vittima fra i membri dell’equipaggio, ma riusci ad abbattere il velivolo attaccante. Successivamente venne attaccato anche questa volta senza successo, da unità navali britanniche.

Il 10 dicembre il Caracciolo raggiunse Bardia e dopo essere stato velocemente scaricato la sera stessa lasciava il porto della cittadina libica, diretto verso la nostra base di Suda nel Dodecaneso dove doveva trasportare ufficiali dei Bersaglieri e dei Carabinieri oltre a militari germanici e caricare nuovi rifornimenti. Fra gli ufficiali a bordo vi era anche il neo generale di brigata Guido Lami, che con il grado di colonnello aveva comandato il 5° Reggimento del Genio, che si imbarcò con la sua ordinanza essendo stato richiamato in madrepatria.

Nelle prime ore dell’11 dicembre 1941, ad una trentina di miglia da Bardia, il Caracciolo avvistò un convoglio britannico diretto ad Alessandria e alle 2.40 passò all’attacco lanciando due siluri da poppa contro un mercantile, colpi andati a vuoto, e poi altri due, di prua, contro il cacciatorpediniere HMS Farndale, che però li schivò contro manovrando. Il battello italiano a quel punto inizio velocemente le operazioni di immersione, scendendo oltre 150 metri, con le unità britanniche che iniziarono una pesante caccia antisom.

Questa volta la fortuna non sorrise al Caracciolo che colpito dalle cariche di profondità, fu costretto a riemergere venendo subito colpito dalle artiglierie del Farndale. Erano circa le tre di notte quando il sommergibile della Regia Marina cominciò le procedure per l’autoaffondamento mentre l’equipaggio si tuffava in mare. Nel tragico evento persero la vita, 48 uomini (15 membri dell’equipaggio fra cui il comandante e 33 passeggeri, fra cui il generale Lami mentre i 53 sopravvissuti furono tratti in salvo dall’unita della Royal Navy. Alla memoria di Alfredo Musotto sarà conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:

“Comandante di sommergibile adibito al rifornimento di una base avanzata, con somma perizia portava a termine la missione respingendo ripetuti attacchi aerei. Durante il rientro alla base, avvistato un convoglio nemico scortato, lo attaccava con decisione e con sprezzo del pericolo. Colpita la propria unità irreparabilmente dalla violenta e precisa caccia avversaria, dimentico della propria persona si adoperava al salvataggio dell’equipaggio dando precisi ordini affinché l’unità non cadesse in mano all’ avversario. Scompariva in mare nell’ adempimento del dovere dedicando la propria esistenza al bene della Patria.”

Mediterraneo orientale, 11 dicembre 1941

La natia Pollina, piccolo centro abitato della provincia di Palermo gli ha intitolato il viale della “pietra rosa”, luogo estremamente suggestivo da cui si domina in lontananza il mare. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

1 risposta »

  1. Onore e gloria ai ns caduti.
    Vergogna ai ns ammiragli, grassi e panciuto,
    Che nn seppero x codardia o incapacità , usare la flotta di Taranto, esponendo a facili attacchi di aereo silurato.
    Ammiragli tecnicamente ignoranti, nn avevano
    Compreso l importanza del radar. Dei proiettili a scopo di prossimità, lenti nel prendere decisioni, nella loro faraonica di super marina

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