2^ G.M. I tedeschi in Italia

21 novembre 1943, l’eccidio nazista di Pietransieri

Il 21 novembre 1943 a Pietransieri, frazione del comune di Roccaraso in provincia dell’Aquila e precisamente in località bosco di Limmari, i paracadutisti tedeschi della 1. Fallschirmjäger-Division del generale Richard Heidrich trucidarono 128 persone inermi, di cui 60 donne, 34 bambini al di sotto dei 10 anni, e molti anziani.

L’eccidio di Pietrapensieri, noto anche come strage di Limmari è stato uno delle più efferate stragi, fra le molte perpetrate dalle forze armate del Terzo Reich nel periodo intercorso fra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945. Alla rappresaglia scatenata dal sospetto che la popolazione sostenesse il movimento partigiano, scampò una sola persona, la piccola Virginia Macerelli, una bambina di sei anni che fu occultata e protetta dalle vesti della mamma.

Oggi, sul luogo della strage, una piccola chiesa ottagonale, ricorda le vittime con le pareti interne della stessa coperte da targhette di pietra che recano il nome e l’età di tutti i caduti. Per ricordare l’eccidio, ogni anno dal 1945, si svolge la fiaccolata del Ricordo che, ripercorre in maniera simbolica il percorso effettuato dalle sfortunate vittime, con una processione notturna che parte dalla località Limmari per giungere in paese. 

Il gonfalone della frazione di Pietransieri di Roccaraso, il 15 luglio 1967 è stato dall’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat insignito della medaglia d’oro al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale, con la seguente motivazione:

«Nobile e generosa frazione montana del Comune di Roccaraso, confermando ancora una volta le elevate tradizioni patriottiche e la insofferenza al servaggio delle forti popolazioni abruzzesi, reagiva con la più ostinata opposizione ad ogni invito dell’oppressore alla collaborazione, subendo intrepidamente depredazioni, saccheggi, incendi e distruzioni. L’uccisione ad opera dei partigiani di due militari nazisti offriva all’invasore il pretesto per far pagare a tutta la popolazione il prezzo della fiera resistenza, per cui, in sette giorni, il nemico barbaramente trucidava, con disumana e bestiale ferocia, ben centoventotto abitante per la maggior parte donne, vecchi e bambini, indifesi ed affamati. L’olocausto di tante innocenti vite umane testimonierà per sempre l’alto, nobilissimo contributo di sacrificio e di sangue offerto dalla popolazione di Pietransieri a difesa dell’onore, della libertà e dell’avvenire della Patria – Pietransieri di Roccaraso, 30 ottobre 1943 – 7 giugno 1944»
— 18 gennaio 1967

I registi Anna Cavasinni e Fabrizio Franceschelli hanno realizzato per l’Associazione Culturale Territori-Link, il film Il Sangue dei Limmari, ricostruzione dei fatti nei luoghi dove si svolsero, con la partecipazione degli abitanti di Pietransieri e con il racconto dei testimoni oculari. Fra questi spicca la figura della piccola Virginia, come ricordato unica superstite della strage. L’associazione si occupa da oltre quindici anni di ricerche sulla memoria storica e della raccolta di testimonianze orali e di documenti sull’ultima guerra nel territorio abruzzese, producendo docufilm di carattere storico e antropologico,

La terribile vicenda è tornata alla ribalta nazionale negli ultimi anni, quando La Repubblica Federale di Germania, quale successore del Terzo Reich, è stata dichiarata colpevole per l’eccidio. Il Tribunale di Sulmona, con una sentenza depositata agli inizi di novembre del 2017 dal giudice Giovanna Bilò, ha riconosciuto anche un risarcimento di 1 milione e 600mila euro al Comune di Roccaraso e di circa 5 milioni di euro a gran parte degli eredi delle vittime. Nelle motivazioni si spiega che:

“la verità è che una simile strage fu resa possibile proprio dalla sistematica accondiscendenza, quando non dalla sollecitazione, da parte dei vertici dell’esercito tedesco di tali atti di assassinio, sterminio, deportazione e violazione della vita privata ai danni della popolazione civile e con il dichiarato fine di contrastare qualsivoglia pericolo alla supremazia tedesca”.

A seguito della storica sentenza, lo stesso tribunale ha iscritto un’ipoteca sul complesso di circa 40 ettari di Villa Vigoni, inserito nel raffinato paesaggio del Lago di Como, presso Loveno di Menaggio, di proprietà della Repubblica Federale di Germania. In esso sono comprese due grandi ville ottocentesche con i loro parchi storici, una darsena sul lago, un cottage nel bosco e numerosi edifici rurali e rustici e la decisione senza precedenti, porterà all’esproprio di parte del Parco della villa Mylius.

Il nome della villa deriva dall’operazione di acquisto della stessa nel 1829, da parte del banchiere Enrico Mylius e dal 1983 passata al governo della Germania ovest, dal 1990 Repubblica Federale di Germania, che si è fatta carico del suo mantenimento. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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