2^ G.M. La battaglia dei convogli

Medaglie d’Oro della 2ª Guerra Mondiale – Maresciallo di I classe pilota MARIO TRABUCCHI – Pantelleria, 13 novembre 1942

Nome Mario Renato Orlando Trabucchi
Luogo e data di nascita Terni, 29 ottobre 1908
Forza armata Regia Aeronautica
Specialità Caccia terrestre
Squadra o stormo 45º Stormo Trasporto Terrestre
Reparto 37º Gruppo
Unità 47ª Squadriglia
Grado Maresciallo di I classe
Guerre e campagna
  • Guerra civile spagnola
  • Seconda Guerra Mondiale (Campagna delle Alpi occidentali
  • Seconda Guerra Mondiale (Africa settentrionale)
Data e Luogo di morte Infermeria chirurgica della Marina a  Pantelleria, 13 novembre 1942
Motivazione della Medaglia d’Oro «Primo pilota di velivolo da trasporto tre volte decorato al V.M., volontario per ogni più rischiosa missione, al rientro da un’azione di collegamento con l’A.S.I., attaccava la sua formazione da numerosi caccia nemici, sosteneva l’impari lotta con perizia ed indomito valore. Colpito a più riprese da raffiche che gli troncavano quattro dita della mano destra, seguitava a difendersi con disperata volontà incitando con la voce e col gesto l’equipaggio a persistere nella difesa, contribuendo all’abbattimento di un caccia avversario. Con il velivolo colpito in parti vitali, effettuava un brllante ammarraggio solo preoccupandosi di salvare il prezioso carico umano a lui affidato. Raccolto dopo lunghe ore in pietose condizioni, sosteneva con serenità l’amputazione dell’arto senza un lamento, finchè spirava col nome d’Italia sulle labbra. Esempio luminoso di alte virtù militari. – Cielo del Mediterraneo, 12 luglio – 12 novembre 1942
Altre decorazioni e riconoscimenti
  • Medaglia di Bronzo al Valor Militare (Cielo di Spagna, ottobre 1937) 
  • Medaglia di Bronzo al Valor Militare (Cielo di Spagna, ottobre 1937) 
  • Medaglia di Bronzo al Valor Militare (Cielo del Mediterraneo, della Grecia e della Cirenaica, luglio 1940 – gennaio 1941)   
  • Medaglia di Bronzo al Valor Militare (Cielo del Mediterraneo, aprile 1941 – gennaio 1942)
  • Medaglia di Bronzo al Valor Militare (Cielo di Gibilterra e del Mediterraneo, marzo – luglio 1942)
  • Nel 1944, l’Aeronautica Nazionale Repubblicana gli intitola l’omonimo Gruppo Trasporti, unità costituita da personale italiano, stanziata in Lituania ed equipaggiata con SM81.   

Dati tratti da: https://it.wikipedia.org/wiki/Ezio_Bevilacqua

Chi volesse approfondire l’eroismo di piloti ed equipaggi della Regia Aeronautica, dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana e dell’Aeronautica Cobelligerante nel secondo conflitto mondiale può leggere l’interessante libro di Mirko Molteni intitolato L’aviazione italiana 1940-1945. Azioni belliche e scelte operative di cui sotto riportiamo la recensione ufficiale.

Per lunghi e sanguinosi anni, aerei ed equipaggi italiani hanno affrontato nemici troppo potenti, sostenendo uno sforzo disumano grazie a un coraggio e a un senso del dovere che paiono oggi incredibili: uniche risorse capaci di sopperire all’arretratezza dell’Italia al confronto con colossi come Impero Britannico, Stati Uniti e Unione Sovietica. Gli aviatori italiani fecero miracoli con vecchi biplani Fiat contro gli Hurricane della RAF, si lanciarono con improvvisati ma efficaci aerosiluranti Siai-Marchetti contro massicce navi da guerra. E a un passo dal crollo finale, seppero affrontare con sparuti caccia Macchi e Reggiane le possenti Fortezze Volanti americane che demolivano le città del Belpaese. Dopo il maldestro armistizio dell’8 settembre 1943, un nuovo dramma: la divisione dell’aviazione sui due versanti della penisola. La Regia al Sud, a fianco degli anglo-americani, e al Nord l’effimera Aeronautica Repubblicana, a seguire le sorti ormai segnate di Mussolini. Commilitoni divisi da una diversa valutazione degli eventi, ma tutti accomunati da un sincero amore per il proprio Paese. Durante la Seconda guerra mondiale l’Italia poté costruire poco più di 10.000 aerei, una piccola flotta rispetto ai 100.000 degli alleati tedeschi, ai 120.000 britannici e ai ben 280.000 americani. Pochi furono quelli di tipo moderno, arrivati al fronte troppo tardi per sperare di mutare le sorti. Prefazione di Gregory Alegi.

2 risposte »

  1. Un burocrate di stato italiano è più pericoloso di una pattuglia tedesca. Mi hanno tenuto prigioniero in due campi di concentramento durante la guerra civile, ecc. e continuano ancora a perseguitarmi negandomi il passaporto e il diritto di denunciarli a un giudice competente.

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