1^ G.M. le operazioni sul Piave

13 novembre 1917, inizia la Prima Battaglia del Piave

Approfittando della crisi politica interna alla Russia zarista, dovuta alla rivoluzione bolscevica, Austria-Ungheria e Germania poterono trasferire consistenti truppe dal fronte orientale a quello occidentale e italiano. Il 24 ottobre 1917 gli Imperi Centrali lanciarono una potente offensiva sul fronte italiano, era l’inizio della Dodicesima Battaglia sull’Isonzo.

Forte dell’appoggio dei reparti d’élite tedeschi gli austro-ungarici, lanciarono una potente offensiva con l’apporto di, sfondarono le linee tenute dalle truppe italiane che, impreparate a una guerra difensiva e duramente provate dalle precedenti undici battaglie sull’Isonzo, non ressero all’urto, il fronte venne sfondata e le nostre truppe dovettero ritirarsi fino al fiume Piave, a 150 chilometri di distanza.

Quella di Caporetto è tutt’ora la più grave sconfitta seguita dalle nostre armi e con il morale a terra, le nostre truppe si ritirarono sulla linea del Piave, line ache doveva essere tenuta a tutti i costi. Come abbiamo visto nei giorni precedenti, gli Alleati posero in dubbio il fatto che il nostro Paese potesse continuare la guerra e al riguardo vennero allestite due convegni il primo a Rapallo e il secondo a Peschiera del Garda.

Durante quest’ultimo che si svolse l’8 di novembre, Vittorio Emanuele III riprese il mano il Comando Supremo, Cadorna venne sostituito dal generale Armando Diaz e il proclama lanciato dal Sovrano fini per infondere coraggio ai civili e ai soldati al fronte. La figura del Re si trasformò nell’immaginario collettivo e da allora egli divenne per tutti il “Re soldato”. Chi volesse approfondire l’argomento può leggere il nostro post:

8 novembre 1917, il convegno di Peschiera del Garda

A mezzogiorno del 9 novembre 1917 la Seconda e la Terza armata italiane terminarono il passaggio del Piave e la Quarta Armata completò, con ritardo, lo schieramento sulle nuove posizioni, dal Monte Grappa al Montello. La sera stessa tutti i ponti sul Piave vennero fatti saltare e porsi sul “Fiume sacro alla Patria“, da quanto si evince dai documenti storici militari, diede alle truppe quel senso di difesa del territorio che era mancato in altre fasi del conflitto.

Il totale delle nostre divisioni, dopo aver perduto nella disastrosa battaglia di Caporetto, circa 700 mila uomini oltre a 3.150 cannoni, 1.730 bombarde, 3.000 mitragliatrici e 300.000 fucili, era sceso da da 65 a 35. Lo schieramento vedeva a sud la 3^ Armata, con il fianco destro sul mare; più a Nord l’8^ posta a presidio del colle del Montello; poi la 4° discosta dal Piave, a cavallo del fiume Musone e sul Monte Grappa. Infine, la 6^ attestata tra i fiumi Brenta e Astico, mentre la 1° e la 7° abbracciavano il resto del fronte fino al Garda, mentre in seconda linea, nella zona di Castelfranco Veneto, stazionava la 9^.

Di fronte ad esse vi erano 55 divisioni austro-germaniche, organizzate in due gruppi d’Armate: il Gruppo Boroevic, costituito dalla 6° e dall’Armata dell’Isonzo e dislocato tra il mare e i margini orientali del massiccio del Grappa, e il Gruppo Conrad, che copriva il fronte dal Grappa al Garda. Il 10 novembre il gruppo al comando di Conrad von Hötzendorf, formato dalla Decima e dall’Undicesima Armata austro-ungarica oltre alla Quattordicesima tedesca lanciò l’attacco, probabilmente nella certezza che le nostre truppe con il morale a terra, avrebbero ceduto facilmente.

Vedremo in un prossimo post l’andamento della battaglia, scatenata nella zona dell’Altopiano di Asiago, che passò alla storia come Battaglia di Arresto o prima battaglia del Piave e che vedrà rifulgere il coraggio e il valore dei “ragazzi del ’99“. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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