1^ G.M. La battaglia di Vittorio Veneto

27 ottobre 1918, la dura battaglia sul Monte Pertica

All’alba del 24 ottobre 1918, esattamente un anno dopo la disfatta di Caporetto, l’Alto Comando italiano dava il via alla “grande offensiva“, quella che doveva e portò alla Vittoria sull’Impero austro-ungarico. L’offensiva, pianificata dall’Ufficio operazioni del colonnello Ugo Cavallero, prevedeva l’impiego della IV armata nella regione del Grappa, con il concorso dell’ala sinistra della XII Armata e con l’appoggio dell’artiglieria della VI Armata, la quale, a scopo diversivo, doveva a sua volta eseguire colpi di mano su tutto il proprio fronte. Infine la X avrebbe occupato le Grave di Papadopoli, isola formata nel 1882 in seguito a un’alluvione che suddivise il corso del fiume Piave in due rami.

Il Tenete Generale Gaetano Ettore Stefano GIARDINO comandante della IV armata del Grappa lanciò, alla vigilia, il proclama seguente:

“È l’ora della riscossa. È l’ora nostra. I fratelli schiavi aspettano i soldatini del Grappa liberatori! Chi di voi non si sente bruciare di furia e d’amore? Il nemico traballa. È il momento di dargli il tracollo che può essere l’ultimo se glielo date secco. Ognuno di voi valga per dieci e per cento. Il vostro Generale sa che varrete per dieci e per cento. L’Italia vi guarda ed aspetta da ciascuno di voi la liberazione e la vittoria. Soldati miei, avanti!”

La IV Armata era composta del IX Corpo (Ten. Gen. Emilio De Bono con le divisioni 12a, 17a e 18a) schierate a sinistra, del VI Corpo (Ten. Gen. Stefano Lombardi con le divisioni 15a Roma, 22a e 59a) al centro e del XXX Corpo (Ten. Gen. Umberto Montanari con le divisioni 47a, 50a, 80a e 153a) a destra. Nell’ambito di questa “grande offensiva” si inquadrano i duri combattimenti sul Monte Pertica oggetto del nostro post odierno.

Il Monte Pertica, baluardo difensivo della linea del Grappa, con i suoi 1.549 metri è stata una delle cime più contese tra italiani ed austriaci da quando, dopo lo sfondamento di Caporetto, del 24 ottobre 1917 il fronte si stabilizzo sul corso del fiume Piave. Conquistato e riperduto più volte nel corso dei mesi successivi dagli austriaci, in quel fine ottobre 1918, preludio della nostra offensiva finale il monte era in mano italiana.

La più cruenta battaglia sulle sue cime si svolse il 27 ottobre 1918 e quel giorno fra attacchi e contrattacchi costò la vita a moltissimi uomini da entrambe le parti. Al primo mattino di quel giorno i tre battaglioni superstiti del pluridecorato 7° reggimento Khevenhüller, reggimento costituito da montanari carinziani attaccava e dopo duri scontri anche corpo a corpo, conquistava la vetta, in quella che sarà l’ultima battaglia dei cosiddetti ‘diavoli bruni’, come i nostri soldati avevano soprannominato i soldati del 7° reggimento.

Ma gli italiani non si perdono d’animo e passano immediatamente al contrattacco. I combattimenti si svolgono furiosi sul Monte Pertica che alle 10.30 viene ripreso dai nostri soldati. Quel giorno sul Pertica il 7° reggimento Khevenhüller perde 862 uomini e 35 ufficiali: i due terzi dell’organico, scrivendo la sua ultima pagina nella storia dell’esercito imperiale austroungarico e altrettanto dolorose saranno le perdite fra i nostri alpini, i nostri arditi e i nostri fanti.

Il 27 ottobre, da quel giorno è anche la festa del 41° reggimento di fanteria MODENA che si sacrificò insieme ad altri nostri reparti su quelle vette insanguinate. Il sacrificio del I e del III battaglione del 41° a quota 1549 del Monte Pertica, valsero al glorioso reggimento l’assegnazione della Medaglia d’Argento al valor militare con la seguente motivazione:

«Per l’incrollabile tenacia onde resistette all’imbaldanzito nemico;per impeto eroico dei suoi contrattacchi;per il largo contributo di sangue serenamente dato alla radiosa finale vittoria.»

— Guerra 1915-18 Val Magnaboschi 18 giugno 1916,Monte Grappa giugno 1918,Monte Pertica ottobre 1918

(bollettino ufficiale anno 1920,disp.47)

Il comandante del III battaglione del 41° il tenente colonnello Eugenio De Renzi, incaricato di riprendere la cima del Pertica, mentre la martoriata Brigata Pesaro rinforzata dal XVIII e XXIII Reparto d’assalto avrebbe impegnato a sua volta il nemico nel proprio settore, portò vittoriosamente a termine la missione guadagnandosi l’appellativo di “Conquistatore del Pertica” e la sua seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Quello stesso giorno anche gli Arditi del XVIII Reparto d’assalto si guadagnarono la Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione:

Con ardente valore e fulmineo impeto raggiunse la vetta di M. Pertica spianando alle colonne di attacco la via della vittoria; con fiera tenacia concorse poi a respingere i reiterati sanguinosi contrattacchi del nemico.
Monte Pertica, 25-27 ottobre 1918.

La battaglia finale che vide coinvolti ben 57 divisioni di fanteria e 4 di cavalleria, di cui 51 italiane, 3 britanniche, 2 francesi, 1 cecoslovacca e un reggimento statunitensi, si concluse dopo una settimana di combattimenti durissimi che riportarono a galla i peggiori incubi delle undici terribili battaglie combattute sulla linea dell’Isonzo. In 6 giorni di combattimento si registrò la perdita di circa 25 mila uomini, di cui almeno 5.500 tra morti e dispersi.

Come tutti sappiamo nei giorni immediatamente successivi l’esercito imperiale dilaniato dalle continue defezioni dei reparti sloveni, serbi, croati, rumeni, cechi, slovacchi, e boemi ormai non più disposti a combattere per un entità statale in cui non si erano mai riconosciuti, crollò repentinamente. Il 1° novembre l’esercito italiano iniziava l’inseguimento del nemico lungo la valle del Piave; a sera il generale Boroeviç chiedeva al suo Comando se l’esercito doveva continuare combattere.

Il 2, le armate italiane del Trentino passavano all’attacco e gli austriaci in rotta iniziavano il ripiegamento verso la Val Pusteria. Il 3 novembre ad Abano, a villa Giusti, alle 15,00 veniva firmato l’armistizio tra l’Italia e l’Austria-Ungheria. Il 4 novembre 1918 con l’entrata in vigore dello stesso terminava per il nostro la Grande Guerra è verrà diffuso il “bollettino della Vittoria” che così recitava:

«Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12; Bollettino di guerra n. 1268La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita. La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d’Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente. Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute. L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni. I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza.»

(Armando Diaz, comandante supremo del Regio Esercito)

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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