L'Aviazione Italiana dagli albori al 1923

Vittorio Ugolino Vivaldi Pasqua pioniere e primo caduto dell’aviazione italiana.

Il 20 ottobre 1910, moriva precipitando all’altezza della stazione della Magliana, Vittorio Ugolino Vivaldi Pasqua, marchese di San Giovanni, pioniere dell’Aviazione italiana e prima vittima di un incidente aereo in Italia. La nostra aviazione aveva appena ricevuto il sangue del suo primo martire e dopo di lui molti seguiranno la sua sorte donando gloria eterna all’arma azzurra.

Il protagonista del nostro post odierno nacque a Genova il 2 luglio 1885, in una famiglia di antiche tradizioni militari. Intrapresa la carriera nel Regio Esercito divenne tenente nell’arma di cavalleria, prestando servizio presso il 25º Reggimento “Lancieri di Mantova”. Divenuto uno degli allievi prediletti di Federico Caprilli, fu presto noto, nell’ambiente dell’equitazione sportiva, come cavallerizzo abile e temerario.

Dopo la morte di Caprilli, iniziò a interessarsi al volo, passando a prestare servizio presso la Brigata del genio aeronautico. Nei primi mesi del 1910 si recò in Francia per apprendere i primi rudimenti del volo e a proprie spese acquistò un aereo c, dotato di un motore quattro cilindri Renault. Ritornato in Italia, nell’aprile dello stesso anno iniziò a volare in solitario decollando dai Prati di Caprara a Bologna e nel mese di maggio sorvolò il cielo della città felsinea, portando a termine acrobazie aeree imparate da autodidatta.

Quando il Regio Esercito inaugurò la scuola di volo di Centocelle, in previsione di un impiego militare aeronautico nell’imminente guerra italo-turca, chiese di esservi ammesso portando con sé il suo velivolo personale. Iniziò il corso l’11 agosto 1910, volando insieme al tenente pilota Umberto Savoja. Già tre giorni dopo volava per cinque ore consecutive, un risultato notevole per l’epoca e pochi giorni dopo, precisamente il 18 ottobre ottenne il brevetto di volo n. 6.

Due giorni dopo, la mattina del 20 ottobre, sempre con il suo Farman Maury, effettuò un lungo volo dimostrativo che finì tragicamente. Decollato alle 7:38 da Centocelle doveva ricongiungersi con l’apparecchio pilotato dal tenente Umberto Savoja all’altezza di Ladispoli. Dopo aver sorvolato Maccarese si incontrò con Savoja su Ladispoli, e quindi, salutato l’amico fece rotta verso Civitavecchia.

Dopo aver sorvolato la città eterna, giunto su Santa Marinella invertì la rotta per rientrare a Centocelle. Giunto all’altezza della stazione ferroviaria della Magliana, improvvisamente il motore si spense e il velivolo sotto gli sguardi dei passeggeri di un treno in transito in quegli istanti, si schiantò al suolo. Il pilota rimase ucciso sul colpo, era come ricordato ad inizio post il Marchese di San Giovanni era il primo caduto dell’aviazione italiana.

Secondo il suo meccanico e il suo comandante, capitano Zimavo, l’incidente fu dovuto all’esaurimento del carburante e all’inesperienza del pilota, che tentò di atterrare con un volo planato a motore spento, ma non riuscì nella manovra. Quel che rimane dell’aereo e una targa in sua memoria si trovano al Museo storico del Genio militare di Roma mentre la salma riposa presso il cimitero di Staglieno nella tomba di famiglia.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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