1^ G.M. Le truppe alpine

15 ottobre 1872, viene fondato il Corpo degli Alpini

Dopo la liberazione del Veneto nel 1866, il Regno d’Italia aveva bisogno di un nuovo modello di difesa sulle Alpi, al confine con l’impero Austro-Ungarico. Il 15 ottobre 1872, il capitano Giuseppe Perrucchetti, convinto sostenitore della necessità della “difesa di alcuni valichi alpini” e del “coordinamento militare territoriale della zona alpina”, fondava il Corpo degli Alpini del quale, curiosamente, egli non farà mai parte.

Furono formate ben 15 compagnie che aumenteranno sino a 36, ripartite in 10 battaglioni, nel 1878. Il primo cappello alpino era di feltro nero, a falda larga “alla calabrese”, di forma tronco conica con cupola a bombetta. La penna nera era appuntata sul lato sinistro sotto una coccarda tricolore e sul davanti vi era un fregio a forma di stella a cinque punte di metallo bianco. Esso derivava dal cappello dell’Ernani, dal nome della tragedia verdiana nella quale un giovane pastore ribelle si opponeva alla tirannia spagnola indossando un cappello tondo e con la piuma.

Nel 1882, a dieci anni dalla nascita del Corpo, per esigenze operative si ebbe un più consistente ampliamento del Corpo, con la costituzione dei primi sei reggimenti alpini: il 1°, il 2°, il 3°, il 4°, il 5°e il 6°. Nello stesso momento il cappello alpino subì sostanziali modifiche: il fregio a stella fu sostituito con un fregio di metallo bianco raffigurante un’aquila ad ali spiegate sormontata da una corona reale: appoggiata su una cornetta sovrapposta a due fucili incrociati e contornata da una scure e una piccozza, con rami di quercia e di alloro.

Nove anni dopo un reparto alpino riceveva la prima decorazione al Valore, concessa non per un atto di guerra ma bensì per un atto di solidarietà umana nei confronti della popolazione civile. La meritò il Battaglione Alpini “Val Stura” del 2° Reggimento Alpini che, la notte del 19 agosto 1883, accorse tempestivamente a spegnere un furioso incendio sviluppatosi nell’abitato di Bersezio in Provincia di Cuneo.

Nel 1910, verrà adottato il famoso, caratteristico cappello ancora oggi in uso, di colore grigioverde a cupola tonda con tesa anteriore abbassata e posteriore rialzata e con l’inconfondibile penna. L’Atto n. l96 del 20 maggio 1910, a firma del Ministro Spingardi, sancisce l’adozione del cappello in feltro di pelo di coniglio, ma solo per i sottufficiali, i graduati e la truppa dei reggimenti alpini e dell’artiglieria da montagna cosi recitava:

“E’ adottato per la truppa dei reggimenti alpini un cappello di feltro grigioverde che completa la nuova uniforme da campagna stabilita per dette truppe. Detto capello consta: di un filtro, di una fodera, di una fascia di allula, di 4 occhielli, di una soprafascia, di un cordoncino, di un porta nappina e degli accessori i quali sono per gli alpini: la nappina, la penna ed il fregio, e per l’artiglieria da montagna: la coccarda, la penna ed il fregio, (…)”

Venne stabilito anche che sul tondino del fregio venisse applicato il numero del reggimento e sul cappello della truppa, mentre le nappine mutavano di colore a seconda dei battaglioni e cioè bianco (1° battaglione), rosso (2° battaglione), verde (3° battaglione), azzurro (4° battaglione).  I colori erano quelli della bandiera italiana, più l’azzurro di casa Savoia. La penna di colore nero di corvo era destinata ai soldati e ai sottufficiali, di color marrone d’aquila per gli ufficiali inferiori, mentre per quelli superiori da maggiore in su e per i generali la penna era d’oca, quindi bianca.

Dopo il battesimo del fuoco il battesimo del fuoco nella battaglia di Adua in Etiopia il ° marzo 1896, nell’ottobre del 1911 gli alpini parteciparono alla guerra Italo – Turca con dieci battaglioni e 13 batterie di artiglieria da montagna. Al comando dell’8° Reggimento Alpini Speciale che comprendeva i Battaglioni Alpini Tolmezzo, Gemona, Feltre e Vestone, c’era l’indimenticabile Colonnello Antonio Cantore, che cadrà da eroe sulle Tofane nel luglio del 1915, colpito in fronte da una pallottola.

Nel 1912 fu adottato il fregio ancora in uso ai giorni nostri: un’ aquila con le ali aperte al di sopra di una cornetta, con il numero del reggimento nel tondino centrale, posta davanti a due fucili incrociati per i reparti di fanteria e due cannoni incrociati per gli artiglieri da montagna

Il 24 maggio 1915, il Regno d’Italia dichiarava guerra all’Impero austro-ungarico e i nella guerra combattuta principalmente sulle alte vette alpine, a recitare una parte estremamente importante furono proprio loro. Alla grande guerra gliAlpini parteciperanno con 88 battaglioni e 66 gruppi di artiglieria da montagna per un totale di 240.000 alpini mobilitati con perdite molto dolorose quantificate in ufficiali, sottufficiali e alpini morti 24.876, feriti 76.670, dispersi 18.305.

Alla metà di giugno del 1915 gli Alpini effettuarono la prima leggendaria impresa, la conquista del Monte Nero, davanti alla quale anche i nostri avversari così si espressero:

“Giù il cappello davanti gli alpini ! questo è stato un colpo da maestro”.

In quei 41 durissimi mesi di guerra gli Alpini saranno protagonisti dal Monte Adamello al Monte Nero, dalle Tofane al Carso, dalla Marmolada al Monte Ortigara, dallo Stelvio al Monte Grappa, dal Monte Pasubio al Passo della Sentinella.

Al termine della Prima guerra mondiale, l’8 luglio 1919 un gruppo di reduci costituì l’Associazione Nazionale Alpini. L’idea nacque a Milano, presso la Birreria Spatenbräu il cui proprietario Angelo Colombo fu uno dei soci fondatori Ancora oggi, ogni anno gli appartenenti al corpo si adunano in località diverse per festeggiare il compleanno dell’Associazione. La prima si tenne nel settembre 1920 sul Monte Ortigara, sui luoghi della Grande Guerra.

Dopo la Prima Guerra Mondiale gli alpini, nel gennaio del 1936, inquadrati nella Divisione Pusteria, presero parte alla Guerra d’Abissinia combattendo sugli assolati e aspri rilievi etiopici contro le truppe di Hailé Selassié. Si trattava di circa 14.000 uomini inquadrati nella Divisione Pusteria. Ricordiamo due episodi molto importanti nell’ambito di quella guerra conclusa nel maggio dello stesso anno: dalla conquista dell’Amba Aradam, all’occupazione dell’Amba Alagi e alla battaglia di Mai Ceu il 31 marzo 1936.

Durante la Seconda Guerra Mondiale gli Alpini sono presenti su sei fronti di guerra assai diversi per caratteristiche morfologiche e strategiche: sulle Alpi Occidentali (dal 10 al 25 giugno 1940), in Africa orientale (dal giugno 1940 all’aprile 1941; in Grecia (dal 28 ottobre 1940 al 23 aprile 1942), in Jugoslavia (dal luglio 1941 al settembre 1943), in Russia (dal gennaio 1942 al marzo 1943) e, infine, dal settembre 1943 durante la Guerra contro la Germania.

Si cominciò subito nel giugno 1940 con la breve ma dura campagna delle Alpi occidentali contro la Francia, passando per la campagna contro la Grecia che vide rifulgere di gloria la Divisione alpina Julia, senza dimenticare il sacrificio del battaglione Uork Amba in Africa orientale e la sfibrante e sanguinosa occupazione dei Balcani dove la guerriglia slava raggiunse dei livelli di violenza inenarrabili.

Leggendarie furono le pagine scritte dagli Alpini in terra di Russia, dove furono costretti a combattere inferiori di numero, di equipaggiamento e di armamento. Eroico fu il comportamento degli Alpini, che a Nikolajewka, riuscirono a rompere il cerchio di ferro e di fuoco dei soldati dell’Armata Rossa e durissimo fu il prezzo pagato dalle Penne Nere per aprire ai superstiti, italiani, tedeschi e ungheresi la via della libertà: su 57.000 uomini ben 34.170 non tornarono a casa.

La firma del trattato di pace e il successivo ingresso dell’Italia nella NATO dette il via alla ricostituzione dell’ Esercito Italiano. Nell’arco di otto anni, vennero ricostituite, cinque Brigate Alpine: Julia, Tridentina, Cadore, Orobica e Taurinense, formate su un reggimento alpini, un reggimento artiglieria da montagna e supporti tattici e logistici.

Nel corso degli anni l’Esercito come il resto delle Forze Armate italiana hanno subito una serie di riforme fra cui la più radicale quella del 1975. Il processo di ristrutturazione per le Truppe Alpine ebbe inizio nel 1991 con lo scioglimento della Brigata alpina Orobica, nel 1997 con lo scioglimento della Brigata Alpina Cadore e nel dicembre 2002 della Brigata Alpina Tridentina. Molte gloriose Bandiere di guerra, decorate di medaglie al valore militare e civile, sono state ripiegate e custodite a Roma presso il Vittoriano.

Così dopo la sospensione nel 2004 del Servizio di leva, si è passati a un esercito super addestrato di professionisti su circa 112 mila uomini, che punta sulla qualità più che sulla quantità. Attualmente le Brigate Alpine alpine sono scese a due, la Taurinense e la Julia

Oggi gli Alpini continuano ad essere uno dei corpi d’élite dell’Esercito Italiano e sono tuttora il più antico Corpo di Fanteria da montagna attivo nel mondo. Oggi le truppe Alpine sono raggruppate nel Comando Truppe Alpine con sede nella città di Bolzano, da cui dipendono le Brigate e il Centro di addestramento con sede ad Aosta presso la Caserma “Battisti”. C’è anche una Sezione Sci Alpinistica a La Thuille, e la Sezione Sci e Ghiaccio del Centro Sportivo Esercito a Courmayeur.

Dal 1º luglio 2014 il 4º Reggimento alpini paracadutisti pur mantenendo connotazione alpina passa alle dipendenze del COMFOSE Comando delle forze speciali dell’Esercito e dal 1 ottobre 2016, il Comando Truppe Alpine transita alle dirette dipendenze del Capo di stato maggiore dell’Esercito. Nel corso degli anni gli Alpini hanno partecipato anche a numerose missioni internazionali di pace e di soccorso , fra cui ricordiamo quella in soccorso alla popolazione armena colpita da un terremoto nel 1989, intervento umanitario in Kurdistan, nel maggio 1991 e la missione militare del 2003 in Afghanistan.

Concludendo il nostro post dedicato alla nascita del Corpo degli Alpini ricordiamo che non c’è pagina della nostra storia militare che non li ha visti in prima fila: ne fanno fede le 207 medaglie d’oro al Valore Militare, le 4 medaglie d’oro al Valore Civile e una medaglia d’oro al Merito Civile della Croce Rossa Italiana che fregiano il glorioso Labaro Nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini e che racchiude e sintetizza la prestigiosa storia del Corpo degli Alpini.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.