2^ G.M. La battaglia dei convogli

Medaglie d’Oro della 2ª Guerra Mondiale – Capitano pilota LIVIO CECCOTTI – El Alamein, 2 ottobre 1942

Nome Livio Ceccotti
Data e luogo di nascita Poggio Terza Armata (Gorizia), 24 febbraio 1914
Forza armata Regia Aeronautica
Specialità Caccia terrestre
Squadra o stormo 4º Stormo
Reparto
Unità 91ª Squadriglia
Grado Capitano pilota in s.p.e.
Guerre e campagna
  • Guerra civile spagnola
  • Seconda Guerra Mondiale (Fronte greco-albanese)
  • Seconda Guerra Mondiale (Africa settentrionale)
Data e Luogo di morte El Alamein, 2 ottobre 1942
Motivazione della Medaglia d’Oro

«Prode figura di soldato, pilota di alta capacità professionale, in numerosi scontri col nemico dava superbe prove di ardimento, tenacia e valore. Più volte, trovatosi per la sua stessa irruenta aggressività in situazioni difficili, accettava la lotta risolvendola sempre vittoriosamente. Per due volte riusciva a riportare nelle linee il proprio velivolo colpito in parti vitali. Nel suo ultimo combattimento particolarmente aspro, cercato e voluto, profondendo come sempre tutto il suo eroico ardore accettava un’impari lotta impegnandosi in un duello mortale contro cinque caccia nemici. Con precise raffiche di mitragliatrice abbatteva prima uno e poi un secondo avversario; ma, sopraffatto, era costretto a lanciarsi col paracadute dal rogo fumante del suo apparecchio. Durante la discesa, barbaramente mitragliato, immolava la sua nobile e giovane vita tutta intessuta di luminoso coraggio, di consapevole audacia nell’arma, del più puro eroismo al servizio della Patria immortale.»

Cielo dell’Africa Settentrionale, 18 luglio-2 ottobre 1942

Altre decorazioni e riconoscimenti
  • Medaglia di Bronzo al valor militare (Cielo A.S., dicembre 1940 – aprile 1941)
  • Sottotenente in s.p.e. per meriti di guerra (Spagna, 1939)
  •  Capitano per meriti di guerra (18 settembre 1942)
  • la citta’ di Gorizia gli dedica una strada
  • ad El Alamein viene a lui intitolata una pista.

Il Sergente Lorenzo Migliorato, gregario di Ceccotti, cosi’ lo ricorda:

Il Serg. Lorenzo Migliorato, gregario di Ceccotti, cosi’ lo ricorda: “… rimasi al fianco di Ceccotti proprio perche’ era nuovo al fronte e, pensando che la radio non gli funzionasse, cercai di fargli capire di ritornare, battendo le ali. Invece salimmo a 9000 metri e all’altezza di El Alamein avvistammo la formazione segnalata ad una quota molto inferiore. Seguii Ceccotti nella rovesciata e ci buttammo nel mezzo fino ad arrivare velocissimi sopra cinque Spitfire sparando. Punto sull’ultimo che con pochi colpi si incendia e nell’impennarmi perdo di vista Ceccotti che si trova isolato, alle prese con cinque P40, probabilmente australiani, che lo attaccano da tutte le parti. Abbatte due avversari, ma e’ colpito a sua volta e costretto a lanciarsi. Viene mitragliato ed ucciso dai P40 durante la discesa con il paracadute”.

Chi volesse approfondire l’eroismo di piloti ed equipaggi della Regia Aeronautica, dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana e dell’Aeronautica Cobelligerante nel secondo conflitto mondiale può leggere l’interessante libro di Mirko Molteni intitolato L’aviazione italiana 1940-1945. Azioni belliche e scelte operative di cui sotto riportiamo la recensione ufficiale.

Per lunghi e sanguinosi anni, aerei ed equipaggi italiani hanno affrontato nemici troppo potenti, sostenendo uno sforzo disumano grazie a un coraggio e a un senso del dovere che paiono oggi incredibili: uniche risorse capaci di sopperire all’arretratezza dell’Italia al confronto con colossi come Impero Britannico, Stati Uniti e Unione Sovietica. Gli aviatori italiani fecero miracoli con vecchi biplani Fiat contro gli Hurricane della RAF, si lanciarono con improvvisati ma efficaci aerosiluranti Siai-Marchetti contro massicce navi da guerra. E a un passo dal crollo finale, seppero affrontare con sparuti caccia Macchi e Reggiane le possenti Fortezze Volanti americane che demolivano le città del Belpaese. Dopo il maldestro armistizio dell’8 settembre 1943, un nuovo dramma: la divisione dell’aviazione sui due versanti della penisola. La Regia al Sud, a fianco degli anglo-americani, e al Nord l’effimera Aeronautica Repubblicana, a seguire le sorti ormai segnate di Mussolini. Commilitoni divisi da una diversa valutazione degli eventi, ma tutti accomunati da un sincero amore per il proprio Paese. Durante la Seconda guerra mondiale l’Italia poté costruire poco più di 10.000 aerei, una piccola flotta rispetto ai 100.000 degli alleati tedeschi, ai 120.000 britannici e ai ben 280.000 americani. Pochi furono quelli di tipo moderno, arrivati al fronte troppo tardi per sperare di mutare le sorti. Prefazione di Gregory Alegi.

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