2^ G.M. La X MAS

27 settembre 2000, muore a 88 anni il comandante Mario Arillo

Il 27 settembre di 20 anni fa moriva a La Spezia all’eta’ di 88 anni, dopo una lunga malattia, uno degli ultimi ufficiali della Decima Mas, il capitano di corvetta Mario Arillo, Il suo nome e’ collegato all’importante contributo da lui dato al salvataggio del porto di Genova, che le truppe tedesche in ritirata nelle ultime settimane della seconda guerra mondiale volevano far saltare in aria.

Ma andiamo con ordine. Mario Arillo nacque sempre nella città ligure dove mori, il 25 marzo del 1912 figlio di Gaetano, un sottufficiale della Regia Marina. Dopo essersi classificato terzo tra tutti i candidati, nell’ottobre 1927 entrò come allievo nella Regia Accademia Navale di Livorno, frequentando i cinque anni di corso. Nel luglio 1932 conseguì la nomina a guardiamarina e ricevette il suo primo incarico venendo imbarcato sull’incrociatore pesante Trieste.

Nel luglio successivo fu promosso sottotenente di vascello, imbarcandosi sull’esploratore Giovanni da Verrazzano dove rimase fino all’ottobre 1934. Successivamente venne imbarcato sul cacciatorpediniere Dardo e dall’aprile fino al novembre 1936 assolse l’incarico di Ufficiale in seconda sul sommergibile H 2 di base a La Spezia. Nel luglio 1937 conseguì la promozione a tenente di vascello e dal novembre dello stesso anno fino al luglio 1938 fu imbarcato in successione sugli incrociatori pesanti Trento e Trieste e sull’incrociatore leggero Duca degli Abruzzi.

A guerra iniziata, si imbarcò sul sommergibile Ettore Fieramosca per la prevista Scuola Comando. Il 19 gennaio 1941 assunse il comando del sommergibile Ambra e ai comandi di questo battello, alle 03.07 del 31 marzo 1941, mentre si trovava in rotta tra Alessandria d’Egitto e Souda, affondò con due siluri a nord di Sollum (Egitto) l’incrociatore leggero britannico Bonaventure da 5.450 tonnellate.

Nel luglio 1941, dopo il fallito attacco al porto di La Valletta da parte della Xª Flottiglia MAS, Arillo incontrò il capitano di corvetta Junio Valerio Borghese e si dichiarò disposto ad entrare nella Flottiglia, che nel corso dell’attacco aveva perso comandante e vice comandante. Alla tragica operazione Malta 2 abbiamo dedicato un post che vi invitiamo a leggere seguendo il link sotto indicato:

Operazione Malta 2, il disastroso assalto al porto di La Valletta

Nell’ambito delle operazioni di riorganizzazione della X MAS uscita decimata dall’attacco, fu quindi deciso di trasformare il sommergibile Ambra per il trasporto dei mezzi d’assalto SLC. Nel 1942 l’Ambra e il suo comandante portarono a termine ardite missioni per trasporto operatori e mezzi speciali della Xª nei porti di Alessandria d’Egitto, maggio 1942 (Operazione GA. 4) e Algeri, dicembre 1942 (Operazione N.A. 1).

Mentre la prima operazione non venne coronata da successo, quella di Algeri (con l’impiego di tre SLC e dieci “uomini Gamma”) si concluse con l’affondamento o grave danneggiamento di quattro mercantili Alleati. Per quest’ultima operazione, ad Arillo venne decretata la concessione della Medaglia d’oro al valor militare, appuntatagli sul petto da S.M. Re Vittorio Emanuele III, che cosi recitava:

«Comandante di sommergibile, già distintosi per capacità ed ardire in altre missioni di guerra. Assegnato con la sua unità alla X Flottiglia M.A.S. si dedicava con intelligenza, capacità e tenacia alla preparazione del sommergibile al suo comando, forgiandone un’arma perfetta nello spirito e capacità dell’equipaggio e nell’efficienza del materiale. Si distingueva una prima volta, trasportando con successo un reparto d’assalto destinato ad agire entro un porto nemico del mediterraneo Orientale. Successivamente accoglieva con entusiasmo l’incarico di eseguire analoga missione contro un importante porto del Mediterraneo Occidentale. Ostacolato dal maltempo, privo di informazioni esatte, tenacemente attendeva per più giorni nei pressi del porto nemico il momento favorevole, finché, sfuggendo alla sorveglianza nemica, portava la sua unità fino a poche centinaia di metri dal porto nemico e vicinissimo ad unità da guerra e mercantili ancorate in rada. Poteva lanciare così verso il sicuro successo un grosso reparto d’assalto che riusciva ad operare nell’interno del porto e in rada. Animato da alto senso di umanità e di cameratismo, restava sul posto per molte ore, in fondali bassissimi e quindi impossibilitato a difendersi in caso di scoperta, per tentare il ricupero del reparto stesso e desisteva dal generosissimo tentativo, solo quando il nemico, avvistati gli assaltatori di ritorno, giunti già a pochi metri dal sommergibile, iniziava una violentissima reazione. Con mirabile calma e con somma perizia, riusciva ad eludere la ricerca nemica e riportava incolume alla base l’unità al suo comando. Mar Mediterraneo, maggio-dicembre 1942.»

— Regio Decreto 28 marzo 1943

Nel giugno 1943 si recò a Danzica, importante base degli U-Boot germanici per assumere il comando del nuovo sommergibile S.5 in fase di approntamento. L’operazione rientrava negli accordi che prevedevano la trasformazione di nove sommergibili oceanici presenti alla base di Betasom a Bordeaux in unità da trasporto per materiale bellico di importanza strategica verso il Giappone in cambio della cessione di altrettanti U-Boote atlantici Tipo VII-C, rinominata “classe S” dalla nostra Marina.

All’accordo stipulato fra Italia e Germania e nello specifico fra Regia Marina e Krigmarine nell’aprile del 1943, abbiamo dedicato un interessante post che chi fosse interessato può trovare cliccando sul link sottostante:

L’accordo italo-germanico per lo scambio di sommergibili

L’unità fu formalmente consegnata il 31 luglio successivo e Arillo ne mantenne il comando fino alla proclamazione dell’armistizio dell’8 settembre 1943. La sera di quel giorno, l’ufficiale spezzino si trovava a Danzica a cena con il console italiano, quando il suo Comando fu informato della proclamazione dello stesso dal notiziario radio dell’EIAR. I tedeschi, che ne erano al corrente già da alcune ore, lo convocarono immediatamente presso il proprio comando marina, chiedendo perentoriamente la consegna delle navi, ma ottenendo un un netto rifiuto.

I tedeschi di fronte al rifiuto non presero particolari provvedimenti e così i nove sommergibili rimasero in mano italiana, continuando ad innalzare il tricolore, fino al 19 settembre, quando le unità furono formalmente restituite alla Kriegsmarine. A quel punto gli equipaggi, poco meno di cinquecento militari, vennero radunati a bordo del piroscafo Deutschland e posti davanti alla scelta se aderire alla Repubblica Sociale Italiana o essere internati in un campo di prigionia.

Una sessantina, rifiutarono di continuare a combattere e furono internati in Germania, mentre gli altri cominciarono le operazioni di rientro nell’Italia del nord. Fra di essi vi era Arilio che giunto nella penisola si mise a disposizione del comandante Borghese, che stava ricostruendo la X MAS, divenendo uno dei suoi vice. Assunse la direzione del Comando del Tirreno, con sede a Genova e giurisdizione da Sanremo sino al fronte sud.

Nell’aprile 1945, a pochi giorni dalla fine delle ostilità, come abbiamo ricordato ad inizio post, Arillo svolse un ruolo rilevante nelle difficili operazioni volte a salvare il porto di Genova, che i tedeschi in ritirata avrebbero voluto far saltare in aria. L’ufficiale predispose lo schieramento degli uomini e dei mezzi alle sue dipendenze dentro al porto impedendo a chiunque di entrare o avvicinarsi. Il porto di genova, struttura fondamentale per la ripartenza dell’Italia nel post conflitto, deve la sua salvezza proprio a lui.

Catturato in mare da un cacciatorpediniere inglese il 15 aprile, fu portato a Genova, e poi a Roma dove arrivò il 20 aprile. Qui contribuì alla resa della Xª MAS chiedendo, ed ottenendo, che ai militi dell’unità fosse reso l’onore delle armi. Imprigionato dapprima nel campo 209 ad Afragola, fu poi mandato in un campo di concentramento in Algeria, ed una volta rientrato in Italia nel gennaio 1946, nel campo di concentramento “S” di Taranto, da cui evase nell’aprile dello stesso anno.

Nell’immediato dopoguerra, su sollecitazione anche del cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, Arillo si adopero’ insieme agli Alleati angloamericani nelle operazioni di sminamento delle strutture del porto e di altre strutture portuali della penisola. Il 9 gennaio 1983, il cardinale donerà una fotografia con dedica autografa che così recita:

«Al Comandante Mario Arillo che nel 1945 coraggiosamente contribuì alla salvezza di Genova, benedicendo».

Tornando ad Arillo, come molti altri militari venne sottoposto a procedimento di epurazione e dovette lasciare la vita militare, dopo essere stato degradato al grado di tenente di vascello. Successivamente verrà reintegrato nel grado precedente per decisione di una commissione presieduta dall’ammiraglio Vladimiro Pini e rimase nelle riserva navale ottenendo la promozione a Capitano di fregata prima e successivamente di vascello .

Durante il secondo conflitto mondiale oltre alla citata Medaglia d’oro il valoroso ufficiale venne decorato con due Medaglie d’argento, una di bronzo e della Croce di ferro germanica di 2ª classe. Sotto riportiamo le motivazioni delle tre medaglie al valore appena citate:

Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di sommergibile, attaccava con pronta decisione un convoglio scortato, affondandone con un siluro una unità; sottoposto alla successiva caccia, riusciva a disimpegnare il sommergibile. Durante l’azione, condotta con perizia e spirito offensivo, metteva in luce elevata qualità di comando.. Mediterraneo Orientale, notte sul 31 marzo 1941.»
— Regio Decreto 17 agosto 1941
Medaglia d’argento al valor militare
«Comandante di sommergibile, già distintosi in precedenti operazioni belliche, effettuava un’ardita missione di guerra nelle immediate vicinanze di munitissima base navale nemica, recando al punto prestabilito il personale volontario, destinato a rinnovare con mezzi insidiosi il forzamento. Superando con ardimento e perizia esemplari le ardue difficoltà frapposta dall’intensa sorveglianza nemica, che riusciva ad eludere, assolveva completamente il compito affidatogli ed effettuava, in immersione, con rapidità e precisione, le operazioni per la fuoriuscita del personale. Elusa ancora una volta, in fase di disimpegno, la vigilanza nemica, riportava in salvo l’unità e il suo equipaggio, dimostrando assoluta serenità, sfida del pericolo ed elevate doti militari. Mediterraneo Orientale, 14-15 maggio 1942.»
— Regio Decreto 3 dicembre 1942
Medaglia di bronzo al Valor Militare
«Al comando di sommergibile ha svolto un lungo periodo di attività bellica, compiendo numerose, lunghe missioni a scopo offensivo. Ha sempre assolto i compiti assegnatigli con grande perizia, dando ripetutamente prova di coraggio e tenace volontà combattiva. Mar Mediterraneo, settembre 1940-settembre 1941.»
— Regio Decreto 17 dicembre 1942

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