2^ G.M. Le forze partigiane in Italia

17 agosto 1944, la morte del marchese Felice Cordero di Pamparato

La sera del 17 agosto 1944, Felice Cordero marchese di Pamparato, comandante della Brigata partigiana “Campana” veniva impiccato a Giaveno in provincia di Torino, presso l’Albergo Centrale insieme a tre suoi compagni. Era stato catturato il giorno precedente durante un rastrellamento condotto dalle Brigate Nere «Ettore Muti» di Milano e «Ather Capelli» di Torino. Oltre a Cordero quel giorno vennero impiccati Giorgio Baraldi, Vitale Cordin e Giovanni Vigna, i loro corpi rimasero appesi per alcuni giorni e sepolti solo dopo la partenza dei rastrellatori.

Alla sua memoria verrà conferita la Medaglia d’oro al Valor Militare che verrà consegnata al figlio Francesco, il 13 gennaio 1946 con la seguente motivazione:

Ufficiale in servizio permanente effettivo, subito dopo l’armistizio entrava nelle file partigiane guadagnandosi, con ripetuti atti di valore, la stima e la fiducia dei compagni di lotta e la nomina a comandante di Brigata. Ricercato e combattuto dai nazifascisti, che temevano l’aggressività combattiva del suo reparto, cadeva dopo giorni di lotta nelle mani del nemico assai superiore per numero e mezzi. All’offerta di passare nelle file fasciste rispondeva sdegnosamente: « A nobile, si confanno soltanto cose nobili ». Affermava di avere combattuto perché fedele soldato del Re e di preferire la morte piuttosto che rinnegare i suoi partigiani. Condannato a morte, affrontava fieramente il capestro, raggiungendo la schiera dei martiri della Patria. Giaveno, 17 agosto 1944.

Nato da una famiglia nobile (una delle più antiche del Piemonte), figlio di Stanislao, il marchese Felice Cordero di Pamparato studiò nel Reale Collegio Carlo Alberto di Moncalieri e poi nel 120º Corso della Regia Accademia d’Artiglieria di Torino. Fu quindi destinato al 9º Reggimento artiglieria inquadrato nell’11ª Divisione fanteria “Brennero” e dopo aver conseguito la promozione a tenente nell’agosto 1942, continuò il percorso formativo presso la Regia Scuola d’Applicazione.

Combatté in Sicilia fino all’occupazione dell’isola meritandosi una proposta di medaglia d’argento. Alla dichiarazione dell’armistizio si trovava a La Spezia, e dopo aver messo al sicuro la bandiera del Reggimento e aver raggiunto la famiglia a Coazze, all’inizio del 1944 si unì alla Resistenza dei primi partigiani della Val Sangone. Assunto il nome di battaglia “Campana”, divenne poco dopo comandante di una brigata partigiana, che assunse il suo nome di battaglia.

Come scritto sopra venne catturato il 16 agosto 1944, durante una grande operazione di rastrellamento condotta dalle Brigate Nere e condotto al comando tedesco di Villa Garrone. Interrogato per due giorni, tra minacce e lusinghe, secondo la testimonianza di don Giuseppe Marabotto, un suo ex compagno di Accademia, i fascisti cercarono di convincerlo a tradire la causa partigiana, offrendogli l’arruolamento come ufficiale nella RSI, ma “Campana” rimase irremovibile, firmando cosi la sua condanna a morte.

Prima di chiudere il nostro post, ricordiamo che un quinto arrestato, Giulio Corino, sarà impiccato qualche giorno dopo ad Orbassano. A Campana è stata intitolata la scuola secondaria di primo grado di Volvera, la Scuola Media Campana. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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