Campagna d'Etiopia

Quattro Medaglie d’oro e la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia per i Carabinieri nella guerra d’Abissinia

Il 3 ottobre 1935 l’Italia invadeva l’Abissinia, dando inizio alla campagna che sarebbe culminata nel maggio del 1936 con la proclamazione dell’Impero Italiano in Africa Orientale. Le forze italiane erano divise su due fronti, mentre da nord il Generale Emilio De Bono, Quadrumviro della Marcia su Roma, varcava il confine tra la colonia italiana d’Eritrea e l’Etiopia, contemporaneamente da sud il Generale Rodolfo Graziani varcava il confine tra la colonia italiana di Somalia e l’Etiopia.

Sin dall’aprile del 1935 era stato istituito il “Comando Superiore dell’Africa Orientale” di cui faceva parte il “Comando Superiore Carabinieri”, per il quale furono mobilitate cinque Sezioni, un Nucleo ufficio postale ed una Sezione zaptiè (militari indigeni arruolati nelle file dell’Arma), dislocata presso il Comando del Corpo d’Armata Eritreo. Successivamente furono mobilitate 2 Sezioni Carabinieri da montagna, una Sezione a cavallo ed un Nucleo postale per ciascun Corpo d’Armata e Divisione destinati ad operare in Africa Orientale.

In Somalia vennero costituite due “Bande” con truppe indigene, forti di 23 ufficiali e 1100 tra sottufficiali e militari semplici. Fu istituito un Comando Carabinieri di Intendenza, per il coordinamento dei servizi di polizia militare nelle retrovie e per compiti informativi. Col progressivo affluire nel teatro di operazioni delle Grandi Unità, l’Arma portò i suoi reparti a 78 sezioni di cui 55 da montagna, 6 a cavallo, 6 miste, 3 Sezioni zaptiè e 23 Nuclei, oltre a 3.143 zaptiè e 2.500 dubat somali, inquadrati in reparti diversi.

Per le esigenze dell’intera campagna in Africa Orientale l’Arma aveva richiamato dal congedo circa 12.000 uomini. Nel corso della guerra caddero 208 carabinieri e circa 800 furono i feriti. Vennero concesse a singoli militari 4 Medaglie d’Oro, 49 d’Argento e 108 di Bronzo al Valor Militare, oltre a 435 Croci di Guerra. La Bandiera dell’Arma fu insignita della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia (oggi d’Italia) con la seguente motivazione:

“Durante tutta la campagna, diede innumerevoli prove di fedeltà, abnegazione, eroismo; offrì olocausto di sangue generoso; riaffermò anche in terra d’Africa le sue gloriose tradizioni; diede valido contributo alla vittoria”.

Dei quattro militari decorati con la massima onorificenza militare individuale tre perirono nei durissimi scontri di fine aprile 1936, noti come battaglia di Gunu Gadu, località che costituiva un formidabile baluardo avanzato dell’Ogaden, presidiato da circa 30.000 etiopici trincerati in caverne scavate tra gli alberi secolari, profonde tre metri e sistemate in modo da consentire un’azione incrociata di fuoco.

  • Brigadiere Salvatore Pietrocola nato a Minervino Murge in Puglia il 16 dicembre 1905 morto a Malca Guba nella zona di Neghelli il 2 febbraio 1936, insignito di Medaglia d’Oro alla Memoria con la seguente motivazione:

«Partecipava a tutti i combattimenti della battaglia del Ganale Doria, distinguendosi per esemplare coraggio, ardimento e sprezzo del pericolo. A Malca Guba, in un momento estremamente critico e difficile dell’azione, visto cadere il suo capitano, incitava e trascinava all’assalto i pochi uomini superstiti. Ferito gravemente, continuava a combattere fino a che una seconda e mortale ferita troncava la sua giovane esistenza. Fulgido esempio di eroismo e di spirito di sacrificio. Galgalò, Neghelli, Uaddarà, Uacille, Uela, Malca Guba (Africa Orientale), 11 gennaio – 2 febbraio 1936.»  — Regio Decreto 30 dicembre 1937

Una via di Bari e una di Foggia portano il suo nome, così come l’Istituto comprensivo di Minervino Murge.

  • Capitano Antonio Bonsignore nato a Agrigento il 3 febbraio 1896, morto a Gunu Gadu (Ogaden) il 24 aprile 1936, insignito di Medaglia d’Oro alla Memoria con la seguente motivazione:

«Per due volte, con la pistola in pugno, al grido di “Savoia”, si slanciava, primo fra tutti, all’assalto di fortissimi trinceramenti, infliggendo notevoli perdite al nemico e costringendolo a ripiegare. Ferito gravemente ad un fianco, raccoglieva tutte le sue forze per sostenersi, trascinarsi e non cadere e, rifiutando ogni soccorso, continuava a guidare e ad incitare i suoi carabinieri finché, colpito in fronte, rimaneva fulminato mentre la sua centuria invadeva le posizioni nemiche. Primo nell’assalto e primo nella morte, esponendosi volontariamente all’estremo sacrificio, dette col suo mirabile esempio, eroico impulso a tutti i carabinieri della banda, determinando in essi una gara di eroismi individuali. Raro e mirabile esempio di alte virtù militari.»
— Gunu Gadu (Ogaden), 24 aprile 1936

Nel 1939 gli uffici romani del Controspionaggio del SIM, presero il suo nome. In Sicilia gli fu titolato un borgo rurale, la caserma dei Carabinieri di Palermo, il Comando dell’ Esercito di via Vittorio Emanuele a Palermo, la sede del Comando Interregionale Carabinieri “Culqualber” di Messina, la scuola Allievi Carabinieri a Roma e la sezione dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Patti. Inoltre gli sono state dedicate le caserme delle Compagnie Carabinieri di Camerino e Conegliano Veneto (Treviso), nonché la Stazione di Predappio (Forlì-Cesena), paese natale di Benito Mussolini.

  • Carabiniere Vittoriano Cimmarrusti nato a Canneto di Bari il 18 febbraio 1912, morto a Gunu Gadu (Ogaden) il 24 aprile 1936, insignito di  Medaglia d’Oro alla Memoria con la seguente motivazione:

Medaglia d'oro Carabiniere Cimmarrusti«Ferito gravemente ad un braccio da pallottola esplosiva, anziché avviarsi alla Sezione di Sanità come gli era stato ordinato, ritornava dopo sommaria medicazione sulla linea di combattimento. Scorti armati abissini in agguato sulla destra della propria Compagnia, li attaccava a colpi di moschetto. Ferito una seconda volta e non più in grado di imbracciare l’arma, proseguiva l’impari lotta con le bombe a mano, uccidendo tre avversari, finché crivellato di colpi cadeva gloriosamente sul campo. Sublime esempio di consapevole eroico sacrificio.»
— Gunu Gadu (A.O.), 24 aprile 1936. — Regio Decreto 7 ottobre 1937

Gli sono intitolate le Caserme sedi dei Comandi Provinciali di Latina e di Lecce, oltre a quella della Compagnia Carabinieri di Cittadella (Padova), una piazza di Acquaviva delle Fonti, una di Adelfia, una via di Bari, una via a Manfredonia e una di Modugno.

  • Carabinieri Mario Ghisleni nato a Bergamo il 27 maggio 1907, morto a bordo della nave ospedale Gradisca il 28 maggio 1936, a seguito delle ferite subite durante la battaglia di Gunu Gadu, insignito di  Medaglia d’Oro alla Memoria con la seguente motivazione:

«Durante un violento combattimento precedeva i compagni all’attacco di munite postazioni nemiche dando prova di sereno coraggio, sprezzo del pericolo e slancio non comune. Ferito gravemente alla gamba sinistra, continuava a sparare contro l’avversario fino a che le aggravate condizioni della ferita lo costringevano ad allontanarsi. Nonostante le cure mediche apprestategli, sentendosi prossimo alla fine, in pieno possesso delle sue facoltà mentali, dichiarava di essere orgoglioso di immolare la sua vita per la Patria. Rivolgeva il suo pensiero alla famiglia esprimendo la speranza che i suoi figli fossero sempre degni di lui.»
— Gunu Gadu (A.O.), 24 aprile 1936. — Regio Decreto 7 ottobre 1937

Portava il suo nome la Caserma sede della Stazione Carabinieri di Bergamo bassa.

A chi volesse ulteriormente approfondire la storia della partecipazione dei Carabinieri alla guerra in Africa Orientale consigliamo la lettura dell’articolo pubblicato da L’Italia Coloniale nel luglio 2018 che potete trovare cliccando sul link sottostane:

I Carabinieri nella Guerra d’Etiopia

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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