1^ G.M. La Cavalleria

23 luglio 1692, la nascita di due leggendari reggimenti di Cavalleria

Il 23 luglio 1692, il Duca Vittorio Amedeo II ordinò che lo Squadrone di Piemonte poi Reggimento di Cavaglià, nato nel 1691 per fusione di Compagnie di Genti d’arme o Compagnie delle “Corazze” quale nuova unità di cavalleria pesante (di linea), si ridenominasse in Reggimento di cavalleria “Piemonte Reale”. Nello stesso giorno veniva fondato anche il gemello Reggimento “Savoia Cavalleria”. Vediamo ora la storia dei due gloriosi reparti, tuttora operativi nei ranghi dell’Esercito Italiano.

Il Reggimento di cavalleria “Piemonte Reale” già l’anno successivo alla fondazione si distinse nell’assedio di Pinerolo, tenuto dai francesi e ricevette il battesimo del fuoco nella Battaglia della Marsaglia il 4 ottobre dello stesso anno. Nel 1702 prese parte, contro l’Austria, alla battaglia della Luzzara e nel 1706, durante l’assedio di Torino, contribuì alla resistenza della città e, col sopraggiungere del principe Eugenio, alla sconfitta delle truppe assedianti.

Nel 1708, Piemonte Reale operò in Savoia e Delfinato, nel 1712 a Villanovetta, nel 1734 a Parma e Guastalla, nel 1744 a Madonna dell’Olmo e nel 1745 a Bassignana. A seguito dell’armistizio di Cherasco del 1796, la Francia sciolse l’esercito sabaudo e il Reggimento, non vincolato dal giuramento di fedeltà al Re di Sardegna, venne trasformato, con l’aggiunta di due Squadroni di Savoia Cavalleria, in 4º Reggimento di cavalleria e poi in 4º Reggimento dragoni piemontesi e inviato a Monza.

Partecipò così, a fianco dei francesi, alla guerra contro l’Austria combattendo nella zona di Verona, a San Massimo il 26-27 marzo e a Magnano il 4 aprile 1799, fino allo scioglimento avvenuto nel maggio successivo. Il 10 luglio 1814, Piemonte risorse a Torino grazie a Vittorio Emanuele I e dal 1822 al 1843 il “Piemonte Reale” fu l’unico Reggimento pesante con cavalli e uomini di alta statura.

I suoi cavalieri vennero dotati di elmo con “coccia dorata e folta criniera” (la stessa che poi passerà in uso ai Corazzieri dell’Arma dei Carabinieri), ampi stivali alla “scudiera”, giacca a doppio petto e mantello bianco. L’elmo venne ben presto, e progressivamente, esteso agli altri reparti di cavalleria, mentre la criniera e altri particolari dell’uniforme restarono prerogativa di “Piemonte” fino al 1840.

Nel 1848, durante la Prima guerra d’Indipendenza il reggimento, si distinse a Pastrengo ove brillarono il capitano Martini di Cigala agli ordini del maggiore Alfonso La Marmora, e il marchese Bevilacqua. L’anno successivo il reparto combatté il 21 marzo alla Sforzesca (Vigevano) e a Mortara, pure a supporto della Brigata Casale, nell’ambito della battaglia di Novara, quando i cavalieri di “Piemonte” sbaragliarono le unità di cavalleria e la fanteria austriaca guadagnando allo Stendardo la sua prima Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Il 21 marzo del 1849, Piemonte Reale, comandato dal colonnello Rodolfo Gabrielli di Montevecchio, si raggruppava con la 2ª Divisione al comando del generale Bes, alla Sforzesca, piccolo villaggio sulla destra del Ticino. L’ordine era quello di fermare l’avanzata austriaca già favorita da una serie di errori del generale Girolamo Ramorino, comandante della 5ª Divisione.

Alle ore 13:00 circa, il comandante Rodolfo Gabrielli di Montevecchio, benché ferito al volto, lanciava più volte la carica per alleggerire la pressione austriaca, che finirono poi alle corde per il sopraggiungere dei rinforzi sabaudi (4º e 6º Squadrone di “Piemonte”) comandati dal maggiore Bernardino Pes di Villamarina del Campo. Anche la seconda schiera austriaca composta di ussari agli ordini del colonnello Schantz furono costretti a rompere il proprio schieramento e a fuggire.

A coronamento del glorioso fatto d’arme vennero conferite 15 medaglie d’argento di cui una allo stendardo, diciassette furono le menzioni onorevoli poi tramutate in medaglia di bronzo, mentre il il brigadiere Mathieu, che con un attto di estremo coraggio riuscì a salvare la vita al tenente Filippo Galli della Loggia del 4º Squadrone (aiutante del Generale Bes), oltre alla medaglia al valore si guadagno la promozione sul campo a maresciallo.

32 volontari parteciparono alla spedizione di Crimea, dove trovò la morte in combattimento l’ex comandante Gabrielli di Montevecchio, ora generale, che cadde alla battaglia della Cernaia il 16 agosto del 1855 e il giovane tenente Landriani caduto a seguito di ferite partecipando, alla celeberrima e tragica carica dei 600 a Balaklava. Con Landriani prese parte alla carica anche il maggiore Giuseppe Govone, sottocapo di Stato maggiore del generale La Marmora, destinato di li a poco a diventare Capo di stato maggiore del corpo di spedizione e nel 1869, Ministro della guerra del Regno d’Italia.

Nella seconda guerra d’Indipendenza il reggimento operò tra Sesia e Vinzaglio. Nel 1859 fu a Magenta e Solferino e successivamente partecipò alla campagna di guerra per l’Unità italiana, nell’Italia centro-meridionale contro i Borbonici. Nel 1860 durante la Battaglia del Garigliano (1860) si guadagnò “per coraggio e fiero contegno tenuto sotto il fuoco nemico, quasi due ore” la seconda medaglia d’argento al valor militare nella ricognizione sul fiume Garigliano.

Durante la terza guerra d’Indipendenza, il 24 giugno del 1866 combatté con valore (3º Squadrone sopra tutti) a Custoza. A Budrio nel 1869 ricevette una medaglia di bronzo al valor militare per la condotta tenuta durante le sommosse e i moti contadini seguiti alla entrata in vigore della tassa sul macinato. Prese parte alle successive campagne nel corno d’Africa del 1887 e del 1895 e alla Guerra italo-turca del 1911 combattuta in Libia.

Intanto, nel 1909, “Piemonte Cavalleria” insieme ai “Lancieri di Montebello” venne inviato, con compiti di ordine pubblico a supporto dei Reali Carabinieri, a Parma. Il 20 giugno 1908 nel capoluogo e in provincia vi furono, molteplici manifestazioni e cortei di lavoratori nell’ambito del primo sciopero agrario indetto in Italia, e “Montebello” e “Piemonte” ebbero il compito di occupare la sede della “Camera del Lavoro” ubicata nell’Oltretorrente di Parma, in Borgo delle Grazie.

Durante la Prima guerra mondiale il Piemonte Reale Cavalleria veniva impegnato sin  da subito e già il 15 luglio, il sottotenente Manfredi Lanza di Trabia si guadagnava la Medaglia d’Argento. Nei mesi successivi veniva impiegato quale riserva del XIII corpo d’armata fino all’8 agosto 1916, quando venne schierato sull’Isonzo. A seguito dello sfondamento delle linee austriache, tre Squadroni del Reggimento (3°, 5° e 6°), agli ordini del maggiore Angelini (medaglia d’argento al valor militare) partecipavano alla Conquista di Gorizia e alla cattura di numerosi prigionieri.

In settembre, distaccava il 1º Squadrone al “Genova Cavalleria”, che ne diveniva il 6º Squadrone, combattendo sul Carso e distinguendosi nella vittoria di Doberdò e di Quota 144 (Arupacupa, 14-15-16 settembre 1916). Nella primavera del 1917, contribuiva alla creazione della 1496ª compagnia mitraglieri FIAT che si distinguerà in autunno sul Piave e successivamente il Reggimento partecipava alle offensive estive sul Monte Ermada.

A seguito del cedimento del fronte a Caporetto, il 27 ottobre il I Gruppo squadroni veniva assegnato il compito di proteggere il ripiegamento del XIII corpo d’armata dal fiume Tagliamento al Piave. Nei duri combattimenti a Cascina Vela e a Campagna di Cessalto che sventarono il tentativo austriaco di accerchiare il corpo d’armata, nella notte fra l’8 e il 8 novembre cadeva sul campo l’eroico 43º comandante del “Piemonte”, il colonnello Francesco Rossi. Alla memoria del valoro ufficiale, nel 1918, veniva decretata la concessione della medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:

“Costante, fulgido esempio ai dipendenti di coraggio e di fermezza, seppe ottenere dalle truppe ai suoi ordini, costituenti la retroguardia di un corpo d’armata, prolungata, tenace e brillante resistenza, rallentando dal Tagliamento al Piave l’avanzata dell’avversario imbaldanzito da insperati successi. All’ultimo, circondato, con pochi altri militari, da forti nuclei nemici, alla resa offertagli preferiva la morte, che con stoica fermezza affrontava, dopo epica lotta corpo a corpo. – Tagliamento-Piave, 29 ottobre-9 novembre 1917”.

Dal 18 novembre il reggimento “Piemonte Reale” veniva spostato nella zona tra Mirano e Padova per provvedere al proprio riordino alle dipendenze della 2ª Divisione di cavalleria, all’interno della quale formava con i “Lancieri di Firenze” la 4ª Brigata. Nel frattempo arrivarono le giuste ricompense per il magnifico comportamento del reparto a Cessalto, nell’inciso 7 medagli d’argento e 11 di bronzo oltre alla croce al merito di guerra al il tenente colonnello Alberto Vista.

Nell’ultimo anno di guerra, “Piemonte” combatteva ancora sul Piave frazionato in minori unità, in particolare nella seconda battaglia del Piave (o battaglia del Solstizio), dove inquadrato nella 3ª Brigata di cavalleria, nei giorni dal 15 al 20 giugno, arrestava l’avanzata degli austro-ungarici penetrati nell’ansa di Zenson, quando il tenente Giorgio Benedetti caricando a cavallo con lo squadrone ai suoi ordini un contingente di ungheresi spintisi fino alle Fornaci di Monastier, si guadagnava la Medaglia d’Argento.

In seguito a tali avvenimenti “Piemonte” passava ad operare intensamente nella zona tra Sile e Piave e a fine ottobre del 1918, con le truppe della VIII Armata, prendeva parte al superamento delle Grave di Papadopoli quando nonostante il Piave in piena avesse travolto diverse passerelle usate per il passaggio, gli italiani avanzarono di là dal fiume travolgendo le truppe austriache.

Di seguito, partecipava alla decisiva battaglia di Vittorio Veneto, al termine della quale con due squadroni inseriti nella Colonna celere della 2ª Divisione si spingeva alla conquista di Portogruaro, San Vito al Tagliamento, e poi San Giorgio di Nogaro e (con una furibonda carica) Cervignano, dove catturava un intero Comando di divisione oltre a ingenti materiali. Il 4 novembre, Giorno della Vittoria, il “Piemonte” con distaccamento appositamente costituito, raggiungeva la “bella Trieste” meta a lungo agognata da tutti gli italiani e Fiume il 18 novembre del 1918.

Ricordiamo prima di chiudere il capitolo della Grande Guerra che oltre ad aver contribuito con i propri effettivi alla costituzione di unità mitraglieri, numerosi furono gli arditi provenienti da Piemonte Reale e molti gli aviatori. Fra i molti ricordiamo il Capitano Palma di Cesnola Giulio da Torino, decorato con 2 medaglia d’argento e 3 di bronzo, i Capitano Carignani conte di Valloria Edoardo da Torino, il Tenente Hermann Gustavo Enrico da Milano, il Tenente Armati Fernando da Velletri tutti decorati con medaglie d’argento

Dal “Piemonte Reale” proveniva anche il il più famoso fra gli aviatori della Grande Guerra, il maggiore Francesco Baracca, Asso degli Assi, caduto il 19 giugno 1918 nel cielo di Montello dopo ben 34 vittorie su altrettanti velivoli nemici e 60 scontri vittoriosi. Già prima della morte, al valoroso pilota romagnolo fu tributata la medaglia d’oro al valor militare con questa motivazione:

“Primo pilota da caccia in Italia, campione indiscusso di abilità e di coraggio, sublime affermazione delle virtù italiane di slancio e di audacia, temprato in 63 combattimenti, ha già abbattuto 30 velivoli nemici, 11 dei quali durante le più recenti operazioni. Negli ultimi scontri, torna due volte col proprio apparecchio colpito e danneggiato da proiettili di mitragliatrice.” Cielo dell’Isonzo, della Carnia, del Friuli, del Veneto, degli Altipiani, 25 novembre 1916, 11 febbraio, 22 – 25 e 26 ottobre, 6 – 7 – 15 e 23 novembre, 7 dicembre 1917;

e la Croce dell’Ordine Militare di Savoia:

“Pilota di meriti eccezionali, già decorato di tre medaglie al valore, costantemente dedica l’assidua opera sua alla riuscita di brillanti azioni aeree. Il 26 aprile 1917 in fiero e accanito combattimento con rara abilità e sommo disprezzo del pericolo, abbatteva un nuovo apparecchio nemico conseguendo così la sua ottava vittoria” – Cielo carsico 26 aprile 1917″

Menzione a parte merita il Capitano Fulco Antonio Ruffo di Calabria, che subentrato al deceduto Baracca al Comando della celeberrima 91ª Squadriglia sarà assegnato nello stesso Piemonte Reale dopo la Grande Guerra carico di onori tra cui spiccano il Cavalierato dell’Ordine militare di Savoia oltre a 2 medaglie d’argento al valor militare, altre quattro di bronzo e una croce di guerra.

Il Reggimento di Piemonte, non ricevette durante la  Grande Guerra la decorazione allo stendardo che avrebbe meritato tuttavia contribuì largamente alla concessione (motu proprio) da parte del Re d’Italia della medaglia d’oro al valor militare a tutta l’Arma di Cavalleria:

“In 41 mesi di guerra diede mirabile esempio di abnegazione e sacrificio, prodigandosi nei vari campi della cruenta lotta. Rinnovò a cavallo i fasti della sua più nobile tradizione; emulò, appiedata, fanti, artiglieri, e bombardieri; fornì per i duri cimenti dell’aria piloti di rara perizia e singolare eroismo. Maggio 1915 – novembre 1918”.

Da poco terminata la Grande Guerra, il 2º Squadrone in seguito a ordine della 54ª Divisione, muove da Volosca (ove si era attestato a supporto della commissione di verifica della linea d’armistizio) il 17 novembre del 1918 e, con elementi della Brigata Granatieri e una squadriglia di autoblindo, occupa Fiume senza incontrare resistenza, ma anzi con entusiastica accoglienza della popolazione.

L’anno successivo gli Alleati a Versailles si oppongono all’annessione, poi il Consiglio Nazionale di Fiume vota autonomamente l’annessione al Regno d’Italia, ne conseguono gravi incidenti anche fra truppe italiane e quelli di altri contingenti. A settembre, il Comando Supremo ordina che il presidio della zona di Fiume sia d’urgenza ridotto alla sola brigata “Regina”, con un battaglione in città e gli altri lungo la linea armistiziale.

Il 12 settembre 1919, il Tenente Colonnello Gabriele D’Annunzio poeta ed eroe di guerra, marcia da Ronchi per occupare Fiume e la colonna da lui guidata si ingrossa velocemente con il continuo afflusso di nuovi reparti provenienti dai volontari Fiumani, dai Granatieri, dagli arditi oltre a una squadriglia autoblindomitragliatrici ; si presentano inoltre al comando di D’Annunzio diversi ufficiali di altri reparti, in gran parte già congedati.

Fra le truppe accorse con entusiasmo e volontariamente a dare aiuto ai reparti di D’Annunzio vi sono anche reparti del “Piemonte” che contribuiscono alla costituzione del reparto di Cavalleria delle Forze Armate Fiumane sotto la Reggenza italiana del Carnaro. Dopo una serie di lunghe ed estenuanti trattative diplomatiche e di drammatiche vicende di sangue, Fiume venne annessa all’Italia con la firma di un patto a Roma solo il 27 gennaio 1924.

Nella seconda guerra mondiale, il Reggimento è inquadrato nella 2ª Divisione celere “Emanuele Filiberto Testa di Ferro” con cui partecipa all’invasione della Jugoslavia (6-17 aprile 1941) e successivamente a operazioni di controguerriglia in Croazia fino al 26 giugno 1942. Sempre con la Seconda Divisione Celere, viene ridislocato nella Francia meridionale, ove resta fino al 13 novembre 1942 a presidio delle località di Antibes, Théoule, Tolone, Nizza, Colle Noire, Tanneron.

Nel 1943 raggiunge Venaria Reale, rinforzato da un Gruppo del 134º reggimento artiglieria e da reparti di ciclisti e carri si mette a disposizione del Comando Difesa Territoriale di Torino. A seguito dei tragici fatti dell’8 settembre si oppone alle truppe tedesche che muovono sul capoluogo piemontese, operando tra Nichelino, Cambiano, Caraglio, Villafalletto, Savigliano. Qui dopo una carica del 1º squadrone, nei pressi del campo d’aviazione di Savigliano, per ordine superiore, messo in salvo lo Stendardo e il reparto si scioglie il 12 settembre.

Distribuite le ultime scorte viveri e i pochi soldi rimasti nelle casse reggimentali tra gli effettivi, lasciando a ciascuno l’equipaggiamento e le armi individuali, molti Cavalieri riescono a superare le linee tedesche, alcuni facendo ritorno alle proprie case, altri si uniscono alle nascenti formazioni partigiane, molti finiscono nelle retate tedesche e inviati nei campi di prigionia. Saranno almeno ventitré Cavalieri di Piemonte che moriranno nei Campi d’internamento fra essi  chiaro esempio il caporal maggiore Enea Zanoli, medaglia d’argento al valor militare alla memoria con questa motivazione:

“Subito dopo l’armistizio prodigava ogni sua attività nella lotta di liberazione. Organizzatore capace, ardimentoso ed instancabile, forniva alla causa servizi vivamente apprezzabili. Tratto in arresto, interrogato e brutalmente seviziato, manteneva fiero ed esemplare contegno, nulla rivelando. Veniva impiccato in modo barbaro dalla Gestapo tedesca e prima che il cappio si chiudesse trovava la forza di gridare VIVA L’ITALIA. (San Giacomo di Roncole – Mirandola, 30 settembre 1944)

Ai giorni nostri il 2° Reggimento “Piemonte Cavalleria”, come detto uno dei più antichi dell’Esercito Italiano, si configura quale unità a vocazione esplorante e si compone di un Comando di Reggimento, uno Squadrone di supporto logistico e un Gruppo squadroni blindato, pedina operativa dell’unità. Il preesistente Centro ippico militare è stato soppresso nell’autunno del 2017.

Alimentato con personale volontario, è attualmente inquadrato nella Brigata alpina “Julia” ed è di stanza nella caserma “Guido Brunner” a Trieste – Villa Opicina e dal 2004 il Piemonte Cavalleria è Cittadino onorario di Trieste. Lo stendardo del glorioso reparto è decorato di due medaglia d’argento al valor militare, una medaglia di bronzo al valor militare, una medaglia di bronzo al valore dell’esercito.

  • Medaglia d’argento al valor militare con Decreto del 13 luglio 1849:

“Per l’ottima condotta nei fatti d’arme della Sforzesca e di Novara, 21-23 marzo 1849, e durante tutta la campagna del 1848”.

  • Medaglia d’argento al valor militare con Decreto del 1º giugno 1861:

“Per coraggio e fiero contegno tenuto sotto il fuoco nemico, quasi due ore, nella ricognizione del Garigliano, 29 ottobre 1860”.

  • Medaglia di bronzo al valor militare con Decreto del 5 giugno 1869:

“Per la condotta tenuta a Budrio, gennaio 1869”.

  • Medaglia di bronzo al valore dell’Esercito con Decreto del 4 gennaio 1978:

“Al verificarsi del grave terremoto che colpiva il Friuli, interveniva tempestivamente con uomini e con mezzi in soccorso alle popolazioni duramente colpite operando con coraggio ed abnegazione e profondendo tutte le energie, dava un validissimo ed efficace aiuto ai sinistrati, contribuendo a ridurre i danni del tragico evento. L’opera svolta ha riscosso l’apprezzamento delle Autorità e la riconoscenza delle popolazioni soccorse, rafforzando il prestigio dell’Esercito. Friuli, 6-15 maggio 1976”.



Il secondo reggimento oggetto del nostro presente post è il  reggimento Savoia Cavalleria (3°), costituito come ricordato a inizio post il 23 luglio 1692, dalla trasformazione delle Gens d’Armes, formazioni di cavalleria pesante ancora dalle caratteristiche privatistiche e legate da rapporti feudali al sovrano, in reparti permanenti direttamente dipendenti dallo Stato. Il nome dato al nuovo reggimento deriva dalla regione dove venivano reclutati i cavalieri, su 9 compagnie.

Nel biennio 1692–93 combatté contro i francesi in Piemonte e nel Delfinato e già nel 1699 sciolto, ma rapidamente ricostituito nel 1701. Il reggimento venne impegnato duramente nella guerra di successione spagnola (1701–1713), durante la quale il casato sabaudo si schierò al fianco dei franco-spagnoli. Emersero tuttavia sin da subito forti dissapori sulla condotta delle operazioni e sugli obiettivi da conseguire e alla fine del 1701, i francesi, infastiditi dalle posizioni assunte dall’alleato sabaudo circondarono il reggimento Savoia, schierato nel mantovano presso San Benedetto Po, costringendolo alla resa.

La truppa venne dispersa, mentre tra gli ufficiali coloro che non accettarono di passare sotto la bandiera francese, vennero incarcerati. Nonostante ciò, furono molti quelli che riuscirono a fuggire dalla prigionia e, rientrati nel torinese, permisero di ricostituire il reggimento, mentre il casato sabaudo si apprestava a cambiare schieramento alleandosi con l’esercito imperiale. Da quest’episodio, Savoia ereditò il simbolo dell’albero dai rami recisi e rinnestati nonché il primo motto reggimentale “secta et ligata refloret”.

Durante l’assedio di Torino da parte degli ispano-francesi, durato ben cinque mesi , dal maggio al settembre 1706 la cavalleria, guidata personalmente dal duca di Savoia Vittorio Amedeo II, condusse un’abile azione diversiva per distogliere le truppe assedianti dalla capitale, favorendo l’ingresso dei rifornimenti. Era in realtà una tattica temporeggiatrice, in attesa dei rinforzi alleati condotti dal cugino del duca, Eugenio di Savoia, comandante del corpo di spedizione asburgico.

Al suo arrivo iniziò l’attacco alle posizioni di assedio franco-spagnole e la mattina del 7 settembre 1706, l’azione decisiva avveniva con lo sfondamento frontale e l’aggiramento parziale da parte della cavalleria sabauda. Durante questa azione vittoriosa i dragoni caricavano al richiamo del duca “a moi mes dragons!” sul più minaccioso reggimento di cavalleria francese presso Madonna di Campagna. Lo stesso veniva costretto ad una fuga precipitosa, lasciando nelle mani dei cavalieri italiani anche i timpani (tamburi da sella).

Grazie a questo successo, Vittorio Amedeo II poteva piombare direttamente alle spalle dei francesi che ancora resistevano validamente nei pressi di Lucento, determinandone la fuga precipitosa verso il fiume Dora. Sempre nella stessa battaglia avvenne un altro fatto singolare,secondo la tradizione, un portaordini di Savoia Cavalleria, incaricato di recare informazioni sull’esito vittorioso dello scontro, pur gravemente ferito alla gola da un drappello avversario, riuscì a raggiungere Vittorio Amedeo dandogli la notizia prima di spirare.

L’esclamazione del duca “Savoye, bonnes nouvelles” divenne da allora il nuovo motto del reggimento, così come si vuole che il filetto rosso che borda il bavero nero dello stesso reggimento, o per talune epoche, come l’attuale, la cravatta rossa, non sia altro che il simbolo del sangue che ha arrossato il colletto dell’ignoto portaordini.

Nel corso del Settecento, il “Savoia Cavalleria” partecipò con l’Armata Sarda, pressoché a tutte le operazioni di guerra nel quale si trovò lo Stato sabaudo, nell’ambito della sua politica di difesa nei confronti delle grandi potenze europee dell’epoca e della sua politica espansionistica nella penisola italiana.

In particolare, si ricorda un episodio della battaglia di Guastalla del 1733, a cui la tradizione storico-militare fa risalire la nascita del grido di guerra “Savoia!”, utilizzato da tutti i reparti del Regio Esercito Italiano fino all’8 settembre 1943: sembra, infatti, che il Comandante del reggimento Savoia Cavalleria, nell’atto di ordinare la carica contro un’unità spagnola, gridò “Savoia” con l’intento di infondere ulteriore coraggio ai propri cavalieri e ne ricevette, in risposta, analogo grido corale da parte di tutti i soldati del reggimento.

Durante la guerra di successione austriaca (1742-1748), un contingente del Savoia Cavalleria si distinse durante la battaglia del Tidone, affluente del Po, dove il 10 agosto 1746 un distaccamento di cavalleria, composta da cento uomini di ciascuno dei reggimenti dragoni di Piemonte e Savoia Cavalleria, in sette cariche successive, sbaragliava l’avversario franco-spagnolo, catturandone armi e bandiere e meritando l’apprezzamento di alleati e nemici, ma, soprattutto, impedendo agli avversari di interrompere la via dei rifornimenti dal torinese e di accerchiare il grosso del corpo di spedizione austriaco acquartierato a Piacenza.

Dopo la vittoriosa campagna napoleonica del 1796, il reggimento veniva sciolto dal giuramento (1798) e passava al servizio della Francia, quale sesto reggimento di cavalleria. Intanto, soppressa la suddivisione in compagnie, il 26 ottobre 1796 il reggimento viene articolato su quattro squadroni. Il 9 dicembre 1798 assume la denominazione di 6º Reggimento di Cavalleria e nel gennaio 1799 venne sciolto.

Con decreto del 1º dicembre 1814 si ricostituisce il 1º gennaio successivo, nell’ambito delle rinnovate forze armate del Regno di Sardegna, con la denominazione di Reggimento Savoia Cavalleria. Nel 1819 lasciò la specialità della cavalleria pesante per passare alla leggera, con il nome di Cavalleggeri di Savoia. Il 3 gennaio 1832, cessa di appartenere alla specialità cavalleggeri ed assume il nome di “Savoia Cavalleria”.

Il Reggimento prese parte a tutte le guerre del Risorgimento. Durante la prima guerra di indipendenza (1848-1849) prese parte alla battaglia di Pastrengo (30 aprile 1848), proteggendo il fianco destro dello schieramento sardo, ed alla successiva battaglia di Goito (30 maggio 1848), dove contribuì, in particolare con Aosta Cavalleria, a respingere il tentativo austriaco di aggiramento delle forze sarde. Partecipò, dopo la ripresa delle ostilità, alla sfortunata battaglia di Novara (23 marzo 1849) che, di fatto, chiuse la guerra.

Nel 1859 partecipò alla seconda guerra di indipendenza soprattutto con compiti di riserva e di protezione dei fianchi dell’armata. Il 19 ottobre 1859 ricevette la nuova denominazione di “Corazzieri di Savoia” e il il 6 giugno 1860, cambia ancora  la denominazione in: Reggimento “Savoia Cavalleria”.

Inquadrato nel neo costituto Regio Esercito italiano, nel 1866 prese parte alla terza guerra di indipendenza durante la quale i suoi squadroni caricarono a più riprese durante la sfortunata battaglia di Custoza (24 giugno 1866) per consentire un ordinato ripiegamento delle truppe italiane sconfitte dagli austro-ungarici. Nel 1870 fece parte del corpo di spedizione che portò all’annessione del Lazio e di Roma e il il 5 novembre 1876, diviene 3º Reggimento di Cavalleria (Savoia).

Pochi anni dopo forniva contingenti di personale per gli squadroni di formazione impegnati nella campagna di occupazione dell’Eritrea (1895-1896), nell’ambito della politica coloniale, intrapresa ultima fra le potenze europee dal Regno d’Italia.

Durante la prima guerra mondiale , il reggimento inizialmente impiegò soltanto le proprie sezioni mitragliatrici (la 1497ª compagnia mitraglieri) appiedata sul fronte dell’Isonzo. Nell’agosto del 1916 riceveva l’ordine, insieme a tutta la III divisione di cavalleria, di puntare sulla conca di Aidussina nell’ambito delle operazioni della conquista di Gorizia.

Nel periodo ottobre – novembre 1917, dopo le tragiche giornate di Caporetto, come abbiamo visto sopra insieme al gemello “Piemonte cavalleria” protesse il ripiegamento di reparti di fanteria e contribuì notevolmente e ritardare l’avanzata delle truppe tedesche ed austro-ungariche.

Un anno dopo, il 30 ottobre 1918, il reggimento, alle fasi finali della battaglia di Vittorio Veneto, si lanciava all’inseguimento delle truppe nemiche in rotta: passava i fiumi Piave, Livenza e Tagliamento, spingendosi verso San Martino di Campagna e Sedrano e catturando interi reparti austro-ungarici impegnati in duri combattimenti di retroguardia.

Il 3 novembre 1918 una pattuglia di Savoia Cavalleria, guidata dal tenente Carlo Baragiola, entrava in Udine, mentre il giorno successivo, il giorno dell’armistizio che chiudeva la grande guerra per l’Italia, un reparto del reggimento giungeva fino a Caporetto. Nella Grande Guerra il Reggimento ebbe due citazioni nel bollettino del comando supremo (i numeri 1264 e 1268) ed una medaglia di bronzo al valor militare.

Diviene Reggimento “Savoia Cavalleria” (3º) il 20 aprile 1920. Dal 1920 “Savoia Cavalleria” è stato depositario delle tradizioni del disciolto Reggimento “Lancieri di Vercelli”. Nel 1933 adottò la caratteristica cravatta rossa in luogo della bordatura rossa del bavero nero della giubba e pochi anni dopo troveremo il Savoia come tutte le forze armate italiane impegnate nel più spaventosi conflitto nella storia dell’umanità, la seconda guerra mondiale.

La situazione delle nostre Forze Armate, dissanguate dai recentissimi e dispendiosi conflitti in Etiopia (1935-36) e in terra di Spagna (1936-39)  le vedeva inoltre in linea generale notevolmente distanziate sul piano tecnologico rispetto agli eserciti alleati.  Non faceva eccezione l’arma di cavalleria che ad esclusione di alcuni reparti che via via vennero costituiti quali gruppi corazzati (es. cavalleggeri di Lodi, lancieri di Vittorio Emanuele II), aveva ancora come strumento bellico per eccellenza, il cavallo.

Il 10 giugno 1940 giorno dell’ingresso del Regno d’Italia nella seconda guerra mondiale, il Reggimento Savoia Cavalleria si trovava inquadrato nella 3ª Divisione Celere “Principe Amedeo Duca d’Aosta”, con il seguente organico: comando, squadrone comando, I e II gruppo squadroni, 5º squadrone mitraglieri. Durante la guerra il deposito costituisce il I, II, XX, XXIV Gruppo Appiedato “Savoia” ed il VI Battaglione Movimento Stradale.

A partire dalla primavera del 1941, veniva impiegato per l’occupazione della Croazia e, nell’estate quasi tutto il Reggimento viene destinato alla guerra sul fronte russo, nella 3ª Divisione celere “Principe Amedeo Duca d’Aosta”, inquadrata prima nel Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR), e poi nell’ARMIR. La parte restante del Reggimento venne destinato a Guardia Civile della Città di Milano.

Il Savoia cavalleria giungeva in terra di Russia dopo un’epica marcia di centinaia di chilometri attraverso la Moldavia e l’Ucraina e dopo un inverno di continue operazioni, nella primavera del 1942 veniva costituito il raggruppamento truppe a cavallo, una grande unità militare a cavallo, spesso impiegata per ripulire il fronte, con compiti di esplorazione. Fino all’inverno 1942-43 l’unità comprendente Savoia, Lancieri di Novara e le Voloire posta agli ordini del generale di brigata Guglielmo Barbò Conte di Casalmorano, venne impiegata soprattutto, per tamponare le falle che si aprivano continuamente in uno spiegamento italo-tedesco troppo ampio.

Nell’ambito di queste operazioni, nell’estate del 1942 il reggimento entrerà nella Storia militare italiana e non solo quando il 24 agosto 1942, il Savoia Cavalleria attaccherà i sovietici nella famosa carica di Izbušenskij. Alle prime luci dell’alba di quel giorno i circa 700 cavalieri del reggimento caricarono ripetutamente i circa 2.500 soldati dei tre battaglioni dell’ 812º Reggimento di fanteria siberiano e la manovra si concluse con la piena vittoria delle nostre armi.

Le perdite degli italiani furono di 32 cavalieri morti (dei quali 3 ufficiali) e 52 feriti (dei quali 5 ufficiali), un centinaio di cavalli fuori combattimento. I sovietici lasciano sul campo 150 morti e circa 600 prigionieri, oltre ad una cospicua mole di armi (4 cannoncini, 10 mortai e una cinquantina tra mitragliatrici ed armi automatiche).

Per glorioso episodio furono concesse due medaglie d’oro alla memoria, due ordini militari di Savoia, 54 medaglie d’argento, 50 medaglie di bronzo, 49 croci di guerra, diverse promozioni per merito di guerra sul campo. Lo stendardo del Savoia Cavalleria verrà decorato con la Medaglia d’Oro al Valor militare con la seguente motivazione:

“Temprato ad ogni arditezza e sacrificio, nel corso di operazioni offensive per la conquista di importante regione industriale e mineraria assolveva con immutata dedizione ed inalterato coraggio le missioni gravose, complesse e delicate fiancheggiando grandi unità impegnate nell’inseguimento di rilevanti ed agguerrite retroguardie avversarie. Divampata repentinamente la battaglia contro il nemico che, con la potenza del numero dei mezzi, irrompeva bramoso sulla riva meridionale del Don, piombava con fulminea destrezza sulle colonne avversarie delle quali domava più volte la pervicacia, sventandone le insidie e contribuendo, con rara perizia e maschia temerarietà allo sviluppo efficace della manovra di arresto. Affrontato all’improvviso da due battaglioni avversari durante la rischiosa e profonda esplorazione, ne conteneva l’urto con la valentia dei reparti appiedati ed avventurandosi in arcioni sul fianco degli aggressori, ne annientava la belluina resistenza, restituendo alla lotta, con l’impeto corrusco delle cariche vittoriose, il fascino dell’epoca cavalleresca ed illustrando il suo nome alla pari dei fasti del Risorgimento e delle sue secolari tradizioni”.

(Fronte russo: bacino minerario di Krasnj-Lutsch, luglio 1942; Simowskij, quota 200,1, quota 236,7, quota 209,9 di Val Krisaja, Ciglione di Jbuschensij, Bachmutin, quota 226,7 di Jagodnij, 21-30 agosto 1942).

Pesantemente decimato nel corso della ritirata dei reparti italiani dalla Russia, solo un piccolo nucleo dei valorosi cavalieri riuscirà a rientrare in Italia. Ancora in via di ricostruzione, nei tragici giorni del settembre 1943 un gruppo squadroni appiedato del reggimento partecipò alla difesa di Civitavecchia contro i tedeschi nel corso dell’operazione Achse, mentre un Gruppo squadroni del Savoia Cavalleria, al comando del colonnello Pietro de Vito Piscicelli di Collesano, con 15 ufficiali, 642 sottufficiali e soldati, 316 cavalli e 9 muli, perfettamente inquadrato con armi, munizioni e viveri.

Il “Savoia Cavalleria” fu quindi sciolto al termine della seconda guerra mondiale e ricostituito nell’Esercito italiano, il 10 settembre 1946 quale Gruppo Esplorante 3º Cavalieri e nel 1948 assume prima la denominazione di 3º Gruppo Cavalleria Blindata “Gorizia Cavalleria” e dal 15 aprile 1950 3º Reggimento Cavalleria Blindata “Gorizia Cavalleria”. Il 4 novembre 1958, parimenti alle altre unità dell’Arma, riprende la denominazione tradizionale di Reggimento “Savoia Cavalleria (3º), e il 4 novembre 1961 viene ripristinato l’uso della cravatta rossa.

A seguito della ristrutturazione dell’Esercito, l’11 ottobre 1975, che vede la soppressione del livello reggimentale, l’unità si riordina in 3º Gruppo Squadroni Corazzato “Savoia Cavalleria” formato in Merano a supporto del 4º Corpo d’Armata Alpino di Bolzano. Nel quadro del riordinamento della Forza Armata, il gruppo squadroni il 23 maggio 1992 viene ricostituito in Reggimento e dal 1995 si trasferisce in Grosseto dove sostituisce il preesistente Reggimento “Lancieri di Firenze”(9º), e inquadrato nella Brigata aeromobile “Friuli” all’interno del 1º Comando delle Forze di Difesa.

Con la riorganizzazione delle “forze di proiezione”, nel 2013 viene inquadrato nella Brigata paracadutisti “Folgore”, come reggimento di cavalleria a vocazione esplorante. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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