2^ G.M. L'assedio di Malta

5 luglio 1943, la morte di due assi della Regia Aeronautica nei cieli della Sicilia

Nel luglio 1943 ovunque nei cieli d’Italia i piloti della nostra caccia, combattono strenuamente nel tentativo di salvare le città dai tremendi bombardamenti alleati, che colpiscono indiscriminatamente, gli impianti industriali e la popolazione civile. Il 5 luglio per uno strano scherzo del destino, due assi della Regia Aeronautica perderanno la vita in due distinti combattimenti aerei avvenuti a poche ore l’uno dall’altro e a pochi chilometri di distanza.

Siamo in Sicilia nei giorni immediatamente precedenti all’invasione dell’isola da parte delle forze alleate. Praticamente su tutta l’isola è in atto una grande offensiva aerea che vede coinvolta il 3 la parte occidentale, il 4 la zona orientale mentre il 5 l’attacco pesantissimo ha come obbiettivo il sistema aeroportuale di Catania. Occorre ridurre a zero le possibilità di attaccare le forze da sbarco che fra soli cinque giorni si presenteranno davanti alle spiaggi siciliane.

I due “Assi” che persero la vita quel tragico 5 luglio 1943 erano entrambi in forza all’ 84ª Squadriglia del 10° gruppo “Francesco Baracca” del 4° stormo C.T. caccia terrestre basato all’aeroporto di Gerbini. Il gruppo aveva come simbolo il famosissimo “cavallino rampante” appartenuto all’asso degli assi della Grande Guerra Francesco Baracca.

Il primo a perdere la vita in quella tragica giornata, fu Franco Lucchini, che con 22 abbattimenti fu tra i migliori assi della Regia Aeronautica durante Guerra civile spagnola e la Seconda guerra mondiale. Secondo alcune fonti, il bilancio bellico assommerebbe a 26 vittorie aeree individuali (e ulteriori 52 condivise con altri piloti), inclusi i cinque abbattimenti ottenuti in Spagna (1 solo secondo altre). Le sue vittorie erano state ottenute in 70 combattimenti aerei nel corso di 262 (secondo altri 294) missioni di guerra.

All’Asso romano abbiamo dedicato un post lo scorso anno che Vi invitiamo a leggere per conoscere la vita di uno dei più valorosi cacciatori della Regia Aeronautica, seguendo il link sottostante:

La morte di Franco Lucchini, Asso della Regia Aeronautica

Noi invece andiamo direttamente al tragico 5 luglio 1943 giorno in cui Lucchini si alza in volo alle 10:25, ai comandi di un Macchi M.C.202, con altri 26 fra M.C.202 e M.C.205 del 4º Stormo, per quella che sarà la sua ultima missione di guerra.

Scopo intercettare 52 bombardieri scortati da una ventina di caccia britannici Supermarine Spitfire, diretti a bombardare gli aeroporti attorno a Catania. In quei giorni è in atto una violenta offensiva aerea alleata, sugli aeroporti delle Puglie, della Sardegna e della Sicilia, volta a eliminare ogni opposizione da parte della Regia Aeronautica e della Luftwaffe all’invasione dell’Italia.

Sulla verticale della base aerea di Gerbini, Lucchini, dopo avere abbattuto un caccia di scorta in quella che sarà la sua 26ª e ultima vittoria attaccava la formazione di Boeing B-17 Flying Fortress, che incontrava per la prima volta. Lucchini danneggiava diversi bombardieri, poi veniva visto attaccare un B-17, tra un nugolo di traccianti nemici, prima di precipitare, con il tettuccio chiuso, a pochi chilometri ad est di Catania. Il corpo di Lucchini fu ritrovato due giorni più tardi.

Alla sua morte, Lucchini era stato decorato con cinque Medaglie d’argento, una Medaglia di bronzo, tre Croci di guerra al valor militare e una Croce di Ferro tedesca di seconda classe. Era stato citato due volte sul Bollettino di Guerra, il 5 settembre 1942 e il 6 luglio 1943. Le sue vittorie erano state ottenute in 70 combattimenti aerei nel corso di 262 (secondo altri 294) missioni di guerra. La sua salma riposa presso il Sacrario dell’Aeronautica Militare presso il cimitero del Verano a Roma.

Nel 1952 venne decorato alla memoria con la Medaglia d’Oro al Valor Militare postuma che cosi recitava:

«Comandante giovanissimo di un gruppo da caccia. Pilota, animatore, capo capace, entusiasta, convinto. Asso della caccia italiana idealmente puro. Volontario di guerra soffrì le dure pene della prigionia senza fiaccare l’indomito spirito. Affrontò sui cieli di tutti i fronti i piloti di tutto il mondo e nei duelli, sostenuti sempre cavallerescamente, fece brillare le qualità superbe del pilota e del combattente. Le vittorie innumerevoli non lo inebriarono. Convinto della missione da compiere continuò il lavoro con la stessa precisa volontà, esempio costante a tutti nell’adempimento sereno del proprio dovere. Tornò al combattimento con le ferite ancora aperte; sempre primo dove più dura e violenta infuriava la lotta seppe trasfondere agli altri i purissimi sentimenti di amore di Patria che lo animavano. In un epico combattimento sostenuto sopra il sacro suolo d’Italia contro avversari cento volte superiori, fu piegato dal fato avverso e non dall’abilità dell’avversario che aveva sempre nettamente dominato. Cadde da prode come da prode visse e seguitando la luminosa scia di Baracca continua con esso ad additare ai piloti del suo stormo la vera eroica via da seguire.»
— Cielo dell’Africa Settentrionale, del Mediterraneo e della Sicilia, giugno 1940 – luglio 1943

Come ricordato all’inizio del post, a poche ore distanza e sempre nella stessa zona rimaneva ucciso in combattimento un altro asso della Regia Aeronautica, il Sottotenente pilota Leonardo Ferrulli. Nato a Brindisi il 19 gennaio 1918, Ferrulli si arruolò ancora diciassettenne nella Regia Aeronautica, e nel marzo 1936 conseguì il brevetto militare e il grado di allievo sergente pilota. Assegnato alla 84ª Squadriglia, partì volontario per la Spagna, dove rimase per oltre un anno, guadagnandosi una Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Allo scoppio del secondo conflitto mondiale è in forza alla 91ª Squadriglia del 10º Gruppo, 4º Stormo C.T., basata in Cirenaica. Il 19 dicembre del 1940, Ferrulli ottenne la sua prima vittoria, il 19 dicembre 1940, abbattendo un Hawker Hurricane nel cielo di Sollum, mentre era ai comandi di un biplano Fiat C.R.42 “Falco”. Il suo reparto rimase in Nord Africa fino alla primavera successiva e durante quel periodo Ferrulli consegui altre 6 vittorie abbattendo cinque Hurricane e un Bristol Blenheim.

Dopo l’attacco alla Jugoslavia del 6 aprile 1941, il 10° equipaggiato con i Macchi M.C.200 “Saetta” viene trasferito in Sicilia per un ciclo di operazioni contro Malta e l’11 luglio Ferrulli rischia di essere abbattuto sull’“isola-fortezza”. Con i piloti del suo gruppo, come gregario del Comandante dello stesso, il tenente colonnello Carlo Romagnoli, Ferrulli partecipa all’attacco contro la base maltese di Micabba. Dopo l’attacco sul mare, Ferrulli, vedendo il collega Devoto inseguito da due Hurricane, vira, insieme a Franco Lucchini, per aiutarlo.

Ma sopraggiungono altri quattro o cinque caccia nemici e a quel punto si sviluppa un violento combattimento aereo durante il quale i tre Macchi si disimpegnano a stento, filando a pelo d’acqua, inseguiti per 30-40 chilometri dai caccia inglesi, che alla fine virano e rientrano alla base. Ferrulli ha il velivolo colpito da molte raffiche e gravemente danneggiato, ma non è ferito. L’azione su Micabba viene considerata un successo e viene citata sul bollettino di guerra n. 402.

Alla fine dell’anno il 4º Stormo viene equipaggiato con il nuovo Macchi M.C.202 Folgore un apparecchio finalmente in grado di battersi alla pari con i velivoli britannici e Ferrulli nel corso dell’anno seguente abbatte otto P-40. Il 2 settembre, è parte di una formazione di 18 M.C.202 del 10º Gruppo, in “caccia libera” nella zona di Bir Mseilikh. I piloti del “Cavallino Rampante” attaccano prima una formazione di 12 Spitfire e successivamente tre formazioni di bombardieri Boston scortati da 35 tra Spitfire e P-40. Ferrulli abbatte uno dei sei caccia Supermarine rivendicati dai piloti italiani.

Nel dicembre 1942 viene promosso Sottotenente e nell’estate successiva, lui e l’amico Lucchini sono schierati in Sicilia per difendere l’isola dalla possente offensiva alleata precedente all’invasione del 10 luglio 1943. Il 5 luglio 1943, giorno in cui otterrà le sue due ultime vittorie e giorno in cui troverà la morte in battaglia, Ferrulli decolla alle 14,20 con il Tenente Giorgio Bertolaso e il Sergente Giulio Fornalé, della 91ª Squadriglia, e altri due piloti, per intercettare una possente formazione aerea alleata.

Si tratta di  81 bombardieri quadrimotori americani Boeing B-17 Flying Fortress diretti a bombardare la base aerea di Gerbini, scortati da 30 caccia Lockheed P-38 Lightning e da una ventina (una trentina, secondo altre fonti) di Spitfire della RAF. Ferrulli e gli altri piloti dei Macchi intercettano gli aerei nemici dopo che i bombardieri avevano colpito le piste di San Salvatore, Contrada Finocchiara e Sigonella. Ferrulli riusce ad abbattere un B-17 e un bimotore da caccia P-38 Lightning su Scordia.

Ferulli che, dopo la morte di Lucchini avvenuta poche ore prima e poco lontano, era in quel momento il pilota italiano con il maggior numero di vittorie aeree, fu a quel punto attaccato dagli Spitfire, scesi in picchiata e colpito in più parti. Il valoroso pilota è costretto a decidere di abbandonare lo stesso ormai ingovernabile. Assicuratosi che il proprio velivolo non entrasse in collisione con le abitazioni civili, onde evitare vittime innocenti, il nostro eroe si lancia con il paracadute dal suo Macchi danneggiato.

Purtroppo ormai l’aereo era troppo basso e il pilota impatta violentemente con il suolo nei pressi di Scordìa, vicino al suo aereo, restando ucciso. La camera ardente viene allestita di tutta fretta presso la “Casa del Fascio” di Scordia. A Ferrulli a cui sono accreditati 21 aerei abbattuti, uno durante la Guerra di Spagna e gli altri durante la seconda guerra mondiale, fu conferita la Medaglia d’oro al Valor Militare postuma:

«Il cuore generoso, l’audacia eccezionale, l’abilità impareggiabile, avevano fatto di lui il simbolo eroico della nostra arma combattente. In numerosi aspri combattimenti per 20 volte piegò, vincendola, la baldanza nemica. Non ritornò da un meraviglioso combattimento nel quale, solo contro trenta, aveva ancora due volte fatto fremere il sacro suolo d’Italia con l’urto del nemico abbattuto. Nell’ora grave della Patria, sfatando l’alone di invulnerabilità che si era creato, volle additare a noi, ingiustamente superstiti, la via della gloria e dell’onore. Esempio luminoso di una vita posta con superba dedizione al servizio della Patria.»
— Cielo dell’A.S. del Mediterraneo e della Sicilia, 10 giugno 1940 – 5 luglio 1943

Prima di chiudere il nostro racconto ricordiamo che la Medaglia d’Oro andava ad aggiungersi alle sue precedenti decorazioni, che includevano tre Medaglie d’Argento al valor militare. Grazie per avere letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci Vi diamo appuntamento al prossimo.

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