2^ G.M. Africa Settentrionale

1° luglio 1942, comincia l’epopea di El Alamein

Era un mercoledì, esattamente come oggi, quel mercoledì 1 Luglio 1942. Al Cairo capitale dell’Egitto il giorno verrà ironicamente chiamato “il mercoledì delle ceneri”, in quanto dal giardino dell’ambasciata inglese si levavano infatti volute di fumo. Cosa stava accadendo?  I funzionari bruciavano fasci di documenti segreti, in previsione del peggio e molti clienti dell’hotel “Shepheard”, cominciarono una ritirata strategica verso l’hotel “King David” di Gerusalemme.

Quel giorno le truppe dell’Asse, poche migliaia di uomini e qualche decina di carri armati guidati dalla “volpe del deserto”, attaccarono una piccola e praticamente sconosciuta località posta nel deserto egiziano, chiamata El Alamein. In quel luogo, nei cinque messi successivi si combatteranno ben tre durissime battaglie e proprio lì si decideranno le sorti del conflitto in Africa settentrionale.

Prima di proseguire nella narrazione della prima battaglia di El Alamein  ricordiamo che quello stesso giorno i bersaglieri del 7° reggimento apporranno sul ciglio della strada litoranea, una targa destinata ad entrare nella storia, su essa era incisa la frase che sintetizzerà gli eventi successivi e forse un po’ tutta la nostra partecipazione al secondo conflitto mondiale.

Mancò la fortuna non il valore

Tornando all’oggetto del nostro post odierno, sotto riportiamo in un piccolo schema le date delle tre battaglie di El Alamein:

  1. Prima battaglia di El Alamein (1º-27 luglio 1942)
  2. Seconda battaglia di El Alamein (30 agosto-5 settembre 1942), definita da alcuni autori come Battaglia di Alam Halfa
  3. Terza battaglia di El Alamein (23 ottobre-3 novembre 1942)

Molti autori preferiscono chiamare la seconda battaglia come battaglia di Alam Halfa, noi considerando si tratti di tre episodi da inquadrare nello stesso contesto preferiamo come molti altri storici, definirle come le tre battaglie di El Alamein. Oggetto del presente post è la prima battaglia.

Pochi giorni prima e precisamente il 21 giugno, la vittoria arrise alle truppe dell’Asse nella battaglia di Ein el Gazala, che si concluse con la conquista della piazzaforte di Tobruch ; essa ha rappresentato la più grande vittoria italo tedesca nel teatro di guerra nord africano. Non solo era caduta Tobruch, ma cosa forse ancor più importante con essa anche il morale delle truppe britanniche che si ritiravano stanche e scoraggiate verso il delta del Nilo, inseguite dall’Afrika Korps e dalle unità di fanteria italiane, solo in parte motorizzate.

Postazione di bersaglieri nel deserto

Successivamente il 27 abbiamo analizzato le presa della piazzaforte di Marsa Matruh in pieno territorio egiziano da parte del 7º Reggimento bersaglieri del colonnello Ugo Scirocco. Le truppe dell’Asse al comando del generale Ettore Bastico continuarono ad avanzare, poco dopo venne presa Fuka, in poco più di poco più di un mese esse avevano percorso combattendo circa 650 km di deserto e fatti circa 40.000 prigionieri.

Il sogno di Rommel e del Comando Supremo Italiano, in primis del Duce giunto appositamente il 29 giugno in Egitto per partecipare alla parata della Vittoria, che si sarebbe dovuta svolgere al Cairo; di raggiungere Alessandria d’Egitto e il Cairo è come non mai a portata di mano. Tutto sembrava volgere in quella direzione.

C’era tuttavia ancora un ostacolo da superare, un ostacolo che ahimè si rivelerà insuperabile. Il generale Claude Auchinleck, Comandante in Capo del Comando del Medio Oriente dal luglio 1941, aveva infatti poco dopo preso il comando a organizzare una sconosciuta località in pieno deserto, come ultimo centro di resistenza ad oltranza, nell’eventualità gli italo tedeschi fossero riusciti a sconfiggere le forze inglesi.La località prescelta dal comando britannico si chiama El Alamein, semi sconosciuta stazione ferroviaria il cui nome significa “le due bandiere”. Nella piccola località destinata a passare alla storia si trovava un appena abbozzato complesso di difese dove si affrettarono a trovare rifugio tutte le disperse unità inglesi, in precipitosa ritirata dalla Libia, ed i rinforzi provenienti dal Medio Oriente. 

La forza di El Alamein stava però nella sua posizione geografica. Si trattava infatti di un fronte di 65 chilometri dove il deserto si restringe a formare un collo che va dal mare alla Depressione sabbiosa di Bab el Qattara, ove il terreno e le temperature infernali rendevano impossibile il transito ai mezzi corazzati. Per la prima volta dunque, Rommel non avrebbe potuto aggirare il fianco meridionale delle posizioni nemiche, come aveva sempre fatto nelle precedenti operazioni. 

Era giunto il momento di utilizzare l’ultima posizione di resistenza, a quel punto con gli italo tedeschi lanciati e reduci da una serie di vittorie, se essa dovesse cedere, la via per Alessandria e per il Cairo sarebbe spalancata alle armate nemiche. Il comando inglese disponeva di una divisione sudafricana attorno El Alamein, di due brigate indiane, di tre brigate neozelandesi schierate lungo la depressione di Bab el Qattara e di circa 150 carri di cui 60 erano Grant, (la versione inglese del carro americano Lee) raccolti sul crinale di Ruweisat

In un luogo chiamato Deir el Shein, il generale Auchinleck (foto a fianco) aveva lasciato intenzionalmente un varco tra i sudafricani e la nona brigata indiana, in modo di attirare i tedeschi e convincerli ad attaccarli da entrambi i lati.

Le forze dell’Asse, nonostante le folgoranti vittorie, erano molto spossate, e se era vero che esse a Tobruch avevano catturato una quantità impressionante di vettovaglie inglesi era anche vero che le distanze dalle basi di rifornimento si erano allungate moltissimo. 

Esse si trovavano in pieno deserto con difficoltà logistiche aumentate a dismisura, gli inglesi invece ritirandosi avevano accorciato le distanza dai loro depositi situati nella zona del delta e non avevano nessun problema a rifornire le truppe al fronte. Per gli stessi motivi di vicinanza alle loro basi, la RAF aveva ripreso il dominio quasi assoluto dal cielo con tutte le conseguenze immaginabili.

Gli italo tedeschi sulla carta disponevano di forze consistenti, l’Afrika Korps e due corpi d’armata italiani, il XX e il XXI del generale Navarrini, uno dei pochissimi ufficiali italiani che Rommel stimava, ma anche questa volta il generale tedesco non aveva dato tregua alle sue truppe, che erano ancora sfilacciate e ben lontane da essere radunate e pronte per l’attacco. 

Così il 1º luglio Rommel, convinto di avere di fronte a se soltanto i resti malridotti di  poche unità in fuga, attaccò. A disposizione aveva solo 7.500 fanti e 85 carri armati tedeschi, 5.550 fanti, 30 carri e 200 cannoni italiani, ma non se ne curò. Lanciò contro le posizioni britanniche la sua 90^ Divisione Leggera che impegnò le truppe inglesi tra El Alamein e Ruweisat, mentre le due divisioni corazzate dell’Africa Korps e il 20° Corpo italiano tentarono l’aggiramento da Sud.

ll generale Navarrini a colloquio con Rommel

Le truppe di Auchinleck, si batterono egregiamente spronate dall’idea, in caso di sconfitta, di dover lasciare il suolo africano da sconfitti. La linea alleata resse all’urto delle poche forze dell’Asse e questa resistenza mise in stallo l’avanzata delle forze dell’Asse. Il 2 luglio Rommel, concentrò le sue forze a nord, mentre Auchinleck fallì un contrattacco al centro delle linee dell’Asse, ma ebbe più successo a sud, contro le truppe italiane. Rommel decise quindi di riorganizzarsi e di difendere la linea conquistata. 

Il 3 luglio la 132ª divisione corazzata “Ariete” diede prova di grande coraggio meritandosi la stima del feldmaresciallo e degli stessi avversari. Con una trentina di carri e circa 600 bersaglieri, l’Ariete, attaccò il dispositivo difensivo britannico, senza attendere che la 101ª divisione motorizzata “Trieste” le coprisse il fianco destro ma, contrattaccata da tutti e due i lati, fu costretta a ripiegare sulle linee della divisione Pavia.

Vedremo nei prossimi giorni l’evoluzione di quella che venne chiamata prima battaglia di El Alamein. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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