Il terrorismo altoatesino

25 giugno 1967, la strage di Cima Vallone

Il 25 giugno 1967, quattro militari dell’Esercito Italiano rimasero uccisi e uno gravemente feriti a seguito di un doppio attentato dinamitardo nella zona di Cima Vallone in provincia di Belluno. L’attentato verrà rivendicato dal BAS Befreiungsausschuss  Südtirol (Comitato per la liberazione del Sudtirolo) organizzazione terroristica irredentista sudtirolese.

Prima di proseguire due parole sull’organizzazione terroristica. Fondata nel 1956 da Sepp Kerschbaumer, aveva come scopo l’autodeterminazione dell’Alto Adige, attraverso la secessione dall’Italia e l’annessione all’Austria al fine di ottenere l’unificazione politica del Tirolo. Numerosi ex terroristi, condannati dalla magistratura italiana, non hanno mai scontato la propria pena, essendo fuggiti in Germania e Austria, e sono in parte tutt’oggi impegnati in attività anti-italiane. Il BAS fu attivo fino al 1969 anche se molti appartenenti all’organizzazione avevano già abbandonato anni prima la lotta armata.

Nell’attentato persero la vita, come ricordato sopra quattro alpini inquadrati nella squadra d’artificieri e bonificatori di terreni minati del “Reparto Speciale di Rinforzo per l’Alto Adige”:

  • Francesco Gentile, classe 1930, di Fano (PS), capitano del Battaglione Carabinieri paracadutisti
  • Mario Di Lecce, classe 1936, di Lecce, sottotenente del Battaglione sabotatori paracadutisti
  • Olivo Dordi, classe 1943, di Gromo (BG), sergente artificiere del Battaglione sabotatori paracadutisti
  • Armando Piva alpino radiofonista , classe 1945 di Pederobba (TV) il 2 dicembre 1945

Marcello Fagnani, classe 1940, di Roma, sergente maggiore artificiere del Battaglione sabotatori paracadutisti colpito da oltre 40 schegge, rimase gravemente ferito.

Il 29 marzo 2010 furono tutti decorati anche della Medaglia ricordo di “vittima del terrorismo”.  Alla memoria del Capitano Francesco Gentile verrà conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

«Comandante di Reparto Speciale, da lui stesso meravigliosamente forgiato nello spirito e nella tecnica, per la lotta contro il terrorismo in Alto Adige, dava ripetute prove di capacità e di ardimento in numerosissime azioni condotte con esemplare cosciente sprezzo del pericolo in zone impervie di alta montagna, insidiate da dinamitardi. In occasione di un attentato terroristico – in cui dopo l’abbattimento di un traliccio aveva perso la vita, per lo scoppio di una mina, un alpino – essendo stato richiesto l’invio in zona di elementi specializzati del suo reparto, egli intuiti i rischi e la gravità della situazione, si metteva volontariamente alla testa di alcuni dei suoi migliori uomini e si portava sul luogo dell’attentato dove fermo e sereno di fronte al pericolo sempre incombente dirigeva con perizia le operazioni. Mentre si accingeva a portare a compimento la rischiosa missione, l’esplosione di un ordigno – subdolamente predisposto – lo investiva in pieno troncando la sua esistenza tutta dedicata al servizio ed alla Patria. Bellissima figura di soldato, fulgido esempio di virtù militari e di spirito di sacrificio.»
— Cima Vallona (Alto Comelico), 25 giugno 1967 Trentino-Alto Adige Repubblica Italiana

Potete leggere l’articolo completo cliccando sul link sottostante:

La strage di Cima Vallone

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