2^ G.M. I bollettini di Guerra

12 giugno 1945, gli slavi lasciano Trieste

Oggi 12 giugno 2020, 75° anniversario, la città, con il suo sindaco Roberto Dipiazza, affiancato dalle massime autorità locali e regionali, ha celebrato per la prima volta in veste ufficiale e solenne, l‘anniversario della fine dell’occupazione jugoslava del maggio-giugno 1945. Analoga manifestazione si è svolta anche a Monfalcone e Gorizia, con la conseguente liberazione del Friuli Venezia Giulia dal giogo dei comunisti titini.

Il 12 giugno 1945 in seguito agli accordi di Belgrado l’esercito popolare Jugoslavo abbandonò i territori della zona A e di conseguenza Trieste che al fatto si riempì improvvisamente di bandiere con il tricolore italiano. Era la fine della seconda occupazione slava della martoriata città di confine, la fine della “quarantena” iniziata il 1° maggio dello stesso anno quando le truppe di Tito, prima ancora di liberare Lubiana e Zagabria avevano occupato Trieste, precedendo le truppe neozelandesi.

L’accordo sulla linea Morgan venne firmato nella capitale jugoslava il 9 giugno 1945 da Tito e Alexander. Ricordiamo che la linea suddivideva la Venezia Giulia in due zone di occupazione militare:

  • la zona “A” presidiata dagli Alleati, che comprendeva Gorizia, Trieste, Sesana, la fascia di confine fino a Tarvisio e l’exclave di Pola;
  • la zona “B” occupata dall’ Esercito jugoslavo comprendeva i due terzi della Venezia Giulia italiana, con Fiume, quasi tutta l’Istria e le isole del Quarnaro e un’exclave nei pressi di Opacchiasella.

Secondo i dati del Governo Militare Alleato, nei 42 giorni della dura occupazione del IX Corpus di Tito, nota come periodo dei “40 giorni”, 17 mila saranno i triestini arrestati, dei quali solo 8 mila rilasciati, 6 mila finiti nei campi di concentramento in Jugoslavia e 3 mila risulteranno uccisi, molti dei quali infoibati. Parlando delle truppe jugoslave Winston Churchill Primo Ministro britannico scrisse:

«Il loro comportamento sia in Austria sia nella Venezia Giulia fece brutta impressione alle truppe alleate, americane e britanniche. I nostri uomini erano costretti ad assistere, senza possibilità di intervenire, ad azioni che offendevano il loro senso di giustizia, e sentivano che ciò era un’acquiescenza nel misfatto» (Churchill – La seconda guerra mondiale, Vol XII°)

L’occupazione di Trieste e del suo territorio del maggio-giugno 1945, non fu la prima e anche nell’occasione precedente gli slavi non mancarono di macchiarsi dei peggiori crimini. A seguito dell’armistizio con le potenze alleate dichiarato l’8 settembre 1943 e del conseguente disfacimento delle forze armate italiani, la zona venne occupata fino a quando i tedeschi lanciarono insieme a qualche reparto della neo costituita Repubblica Sociale l’operazione nubifragio (in tedesco Wolkenbruch).

Iniziata il 2 ottobre 1943, in pochi giorni i partigiani slavi furono costretti a lasciare la zona  che passò sotto il diretto controllo del Terzo Reich che la dichiarò zona di operazioni insieme alle provincie di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana e vi costituì l’OZAK Operationszone Adriatisches Küstenland (Zona d’operazioni del Litorale adriatico). La situazione rioamse immutata fino al maggio 1945 quando a seguito della resa incondizionata del Terzo Reich gli jugoslavi occuparono nuovamente Trieste e tutto il suo entroterra,

Ricordiamo ai nostri lettori che la complessa e sanguinosa vicenda di Trieste si concluderà solo nove anni più tardi, esattamente il 26 ottobre 1954, quando le truppe alleate abbandoneranno la città che tornerà finalmente sotto la piena sovranità italiana. A chi volesse approfondire la storia dei quei terribili giorni consigliamo la lettura del libro I quaranta giorni di Trieste. 1 maggio-12 giugno 1945. La storiografia tra ideologia e critica scritto da Andrea Legovini di cui sotto riportiamo la recensione:

I quaranta giorni di Trieste. 1 maggio-12 giugno 1945. La storiografia tra ideologia e criticaIl libro analizza le diverse ricostruzioni che autori di varia ideologia, testimoni e protagonisti degli eventi triestini del maggio-giugno 1945, hanno prodotto in scritti, che intendono essere opere storiche serie ed attendibili. L’obiettivo è stato di verificare in che misura le discrepanze, la parzialità e le diversità di interpretazione, in dipendenza da impianti ideologici contrapposti, si siano concretizzati in un caso specifico. Più attendibili come testimonianze che come vere opere di storia, i loro scritti hanno permesso di contestualizzare però la questione di Trieste nel suo vero alveo, che è quella delle nascenti tensioni internazionali che daranno origine in pochi anni alla guerra fredda.

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