1^ G.M. Soldati decorati al Valore

1° giugno 1944, muore il maggiore Alfredo Patroni, l’unico alpino seppellito nel sacrario di el Alamein

Il post odierno è dedicato al maggiore degli alpini Alfredo Patroni morto in Egitto, durante la prigionia il 1° giugno 1944. Pluridecorato soldato nella Prima Guerra Mondiale, scrittore, combattente in Africa Orientale sia durante la campagna di conquista che la difesa dell’Impero durante il secondo conflitto mondiale. Patroni è l’unico ufficiale alpino sepolto nel Sacrario Militare di El Alamein, a seguito del recupero della salma eseguita nel 1954 dal maggiore Paolo Caccia Dominioni.

Alfredo Patroni, discendente da antica famiglia nobile di Segrate, nasce a Bologna il 4 marzo 1891. Dopo il trasferimento della famiglia a Genova, iniziò a frequentare la locale università e precisamente la  facoltà di Giurisprudenza, fino a quando non venne chiamato a prestare servizio militare nell’ottobre 1911. Su sua domanda viene ammesso a frequentare il corso per Ufficiali con ferma volontaria di tre anni, ed il 31 dello stesso mese viene assegnato al 90° Rgt. Fanteria presso il quale inizia il corso.

Nel febbraio 1914 concluso il corso con la promozione a Sottotenente viene assegnato al 42° Rgt. Fanteria per il servizio di prima nomina. Con l’entrata in guerra dell’Italia il 24 maggio 1915, è in linea sull’Isonzo con il 42° Reggimento di Fanteria della brigata Modena e nei combattimenti di metà agosto riporta la prima delle quattro ferite che dovrà accusare durante il primo conflitto mondiale.

Durante la convalescenza, viene promosso Tenente e a novembre riceve l’ordine di rientro e di trasferimento al Btg. “Intra” del 4° Rgt. Alpini che raggiunge in linea sull’Adamello ed in questa regione rimane e combatte tutte le battaglie dei tre anni successivi. Nel febbraio successivo viene promosso Capitano e assegnato al Comando di Reggimento dove assume il comando del Nucleo Volontari Allievi Ufficiali Alpini.

Nella battaglia della Lobbia iniziata il 12 aprile e terminata il 23 maggio, si mette subito in luce e per la brillante azione condotta a Monte Stablel del 29 aprile viene decorato di medaglia di bronzo con la seguente motivazione:

«Ferito in combattimento, continuava a tenere il comando del proprio reparto ed affrontava i gravi disagi del pernottamento su un ghiacciaio senza riparo alcuno, dando ai suoi inferiori bell’esempio di elevato sentimento del dovere e di grande forza d’animo. Crozzon di Fargorida, 29 aprile 1916.»
— Decreto Luogotenenziale 29 ottobre 1916.

Nella successiva battaglia del 29 maggio per la conquista del Crozon di Fargorida, nonostante la seconda ferita subita in combattimento porta a termine con successo il compito assegnatogli ed è decorato della prima Medaglia d’Argento al valore militare. Dopo un solo mese di convalescenza è nuovamente sull’Adamello e nel febbraio successivo è ancora protagonista con un plotone Allievi di una ardita ricognizione in Val di Genova, azione per la quale riceve un encomio ufficiale.

Il 15 giugno 1917 nel corso dei combattimenti a Corno di Cavento, sempre alla testa del suo plotone Allievi, scala frontalmente l’impervia parete raggiungendo e conquistando un baluardo nemico ed è decorato della seconda medaglia d’argento che gli viene conferita con la seguente lodevole motivazione:

«Alla testa di una pattuglia di punta, intrepidamente dava la scalata ad un formidabile baluardo nemico ed irrompeva nelle posizioni, conquistandole e costringendo i difensori alla resa. Corno di Covento, 15 giugno 1917.»

L’anno successivo durante la battaglia del Presena e dei Monticelli del maggio 1918, assume volontariamente il comando del “drappello arditi” che trascina alla conquista della Cresta Presena dove giunge vittorioso ma anche ferito, Con la terza ferita di guerra arrivò anche la terza medaglia d’argento questa volta “sul campo” con la seguente motivazione:

«Ufficiale valorosissimo, prendeva volontariamente il comando di drappelli di ardiri, che trascinava alla conquista di formidabile posizione nemica, rimanendo ferito. Cresta Presena, 25 maggio 1918.»

Dopo mesi di convalescenza rientra in linea nei primi giorni dell’ottobre 1918, giusto in tempo per partecipare alla battaglia finale culminata nella vittoria proclamata il 4 novembre. Nei combattimenti dell’ultimo giorno di guerra riporta la quarta ferita.

Con la conclusione della guerra passa in forza al Btg. sciatori “Monte Mandrone” del 5° Rgt. Alpini dove rimane fino al febbraio 1920. Per la grave ferita riportata nella regione cardiaca durante l’azione del 25 maggio 1918, viene collocato in aspettativa per infermità temporanea proveniente da causa di servizio. Completa così gli studi universitari laureandosi in legge ed apre uno studio di avvocato a Genova.

Nel frattempo prepara due libri di memorie: La conquista dei ghiacciai, edito nel 1924, che si onora della prefazione autografa di Filiberto di Savoia Duca di Pistoia. Qualche anno dopo pubblica I fratelli Calvi dedicato ai quattro celebri fratelli bergamaschi suoi commilitoni con i quali ha condiviso tante battaglie nel corso della Grande Guerra. Nel febbraio 1928 viene promosso 1° Capitano e richiamato in servizio presso il 4° Rgt. Alpini dove rimane fino al gennaio 1931.

Posto nuovamente nel ruolo speciale è nuovamente richiamato in servizio agli inizi del 1936 presso il 3° Reggimento Alpini dopo che il Regno d’Italia nel precedente novembre 1935 ha iniziato la campagna etiopica per la quale chiede di partire. Essendo però nel ruolo della riserva non gli è concesso di partire con gli alpini, ma Patroni non si perde d’animo e allora come volontario con il 188° Btg. della 1ª Div. Camicie Nere  “23 marzo”, mantenendo comunque il grado di maggiore degli alpini.

Il suo incarico durante la campagna che culminò il 9 maggio 1936 con la proclamazione dell’Impero è quello di commissario di governo, pertanto non prende parte attiva ai combattimenti. Con la conclusione della guerra si insedia a Uoldìa dove rimane fino al giugno 1938 quando viene rimpatriato per malattia e ricollocato in congedo. Il 1° gennaio 1939 ritorna volontariamente in Africa, dove all’Asmara capitale dell’Eritrea apre uno studio di avvocato e viene iscritto nella forza in congedo del Regio Governo Eritreo.

Nel maggio 1940 con l’approssimarsi dell’entrata del Regno d’Italia nel secondo conflitto mondiale è nuovamente richiamato alle armi per assumere il comando del 106° Btg. Coloniale. Prende parte nel luglio 1940 ai combattimenti nella zona del confine sudanese, dove riporta la quinta ferita di guerra. Dopo un mese di convalescenza, il 15 settembre gli viene affidato il comando del Btg. Camicie Nere di Dessè e partecipa alla gloriosa battaglia a difesa di Cheren che si conclude il 27 marzo 1941 dopo quasi due mesi di disperata resistenza, con la resa alle soverchianti forze inglesi.

Quasi immediatamente rilasciato dai britannici, gli è concesso di riaprire il suo studio di avvocato all’Asmara. Improvvisamente circa due anni dopo nel marzo 1943 lo raggiunge, un ordine di carcerazione come prigioniero di guerra. Tradotto prima in Sudan poi in Egitto, per i maltrattamenti subiti, il 1° giugno 1944 muore in prigionia. Nel corso del 1954, per opera del maggiore Paolo Caccia Dominioni, la sua salma viene recuperata e definitivamente traslata presso il Sacrario militare italiano di El Alamein.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che lo abbiate apprezzato e vogliate continuare a seguirci, Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

2 risposte »

  1. Manca una MBVM
    Alfredo Patroni, /, capit., 5° Alp., btg. ; n. Bologna (Bologna), MBVM: Comandante di una compagnia di rincalzo in un’operazione di alta montagna, vista la colonna d’attacco seriamente impegnata, di propria iniziativa, con parte delle truppe ai suoi ordini si slanciava arditamente fra i primi reparti attaccanti, raggiungendo la posizione fortemente contrastata dal presidio nemico, che venne fatto prigioniero. Monte Stablel Menicigolo (Adamello), 13 agosto 1918. (R.D. 1 febbraio 1920, B.U. 1920, d. 14, p. 755).
    Inoltre non risulta dalla ricerca fatta per “Degni della Gloria dei Nostri Avi” (pubbl. ANA) nessun encomio solenne, molto probabilmente quello citato è un Encomio semplice, non iscritto sui BU del Ministero della Guerra.

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