2^ G.M. I comandi militari tedeschi

Venezia 6 maggio 1947, il feldmaresciallo Albert Kesserling condannato a morte

Il 6 maggio 1947, si concludeva presso la Corte di Assise di Venezia il processo intentato dal Tribunale Militare Britannico, contro il feldmaresciallo Albert Kesserling, che durante gli anni dal 1943 alla fine della guerra, ebbe il Comando Supremo di tutte le forze tedesche, sia Wehrmacht che SS operanti in Italia. Ricordiamo prima di proseguire che Kesserling, nominato negli ultimi giorni di guerra comandante di tutte le forze armate tedesche del fronte ovest, fu fra i 27 soldati germanici decorati con Croce di Cavaliere con Fronde di Quercia, Spade e Diamanti.

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Il processo aveva avuto inizio il giorno 10 febbraio 1947, nell’aula della Corte d’Assise di Venezia, vedeva imputato l’alto ufficiale tedesco di:

a) – partecipazione dell’imputato ai fatti che si conclusero con l’eccidio delle Ardeatine;
b) – atti di crudeltà e rappresaglie compiuti in Italia dalle truppe tedesche, tra il giugno e l’agosto 1944.

Durante il dibattimento Kesserling riguarda alla lotta partigiana ebbe a dire:

“La minaccia partigiana venne ad aggravare la situazione disastrosa per il temuto dissolvimento dell’Esercito tedesco. “Come comandante supremo avevo il diritto e il dovere di oppormi a questa guerriglia insidiosa di fuori legge, con tutti i mezzi di cui disponevo; mezzi, del resto, consentiti dalle usanze internazionali. Io diramai gli ordini ai comandi di grande Unità che non potevano non applicare le leggi internazionali; se vi furono eccessi da parte di qualche reparto isolato, in sotto ordine, o di gruppi di singoli soldati, questi sono dovuti allo stato di esasperazione in cui la durissima guerra e le azioni insidiosissime dei partigiani – la cui offensiva veniva quando meno la si attendeva, da dietro una casa, da dietro una siepe – avevano ridotto i miei soldati. Spero che, comunque vada questo processo, i legislatori di tutte le Nazioni esaminino per l’avvenire, e fissino, in forma inequivocabile, la disciplina dell’azione partigiana, in modo che non vi siano più dubbi in proposito”.

Il 6 maggio 1947 la Corte giudicò Kesselring colpevole in relazione a entrambi i capi d’accusa e lo condannò a morte tramite fucilazione. Chi volesse leggere gli atti completi dello stesso li può trovare sul sito del Ministero della Difesa cliccando sul link sottostante:

Il Processo ad Albert Kesserling

Il 29 giugno, la condanna a morte di Kesselring, così come le analoghe condanne inflitte l’anno precedente ai suoi sottoposti Eberhard von Mackensen comandante della 14ª armata tedesca in Italia e Kurt Mälzer comandante della piazza militare di Roma, entrambi corresponsabili della rappresaglia delle Fosse Ardeatine fu commutata nel carcere a vita dal generale John Harding, a cui, in qualità di comandante in capo delle forze britanniche in Europa, spettava il giudizio di secondo grado.

Reclusi nel carcere di Werl, Mälzer vi morì nel marzo 1952, mentre Kesselring e von Mackensen furono graziati nell’ottobre dello stesso anno. Rientrato in patria si stabili sul  Tegernsee, nella zona di Monaco e assunse la presidenza onoraria degli Elmi d’acciaio, l’Unione dei reduci di guerra. Scrisse un libro di memorie, Soldato fino all’ultimo giorno dove tentò di giustificare le dure rappresaglie da lui ordinate contro le formazioni partigiane in Italia e, in generale, la sua condotta bellica. È sepolto a Bad Wiessee.

Soldato fino all'ultimo giornoLa parabola umana di Albert Kesselring è scandita dai grandi e turbinosi eventi della prima metà del Novecento: ufficiale di artiglieria nella Prima guerra mondiale e durante la repubblica di Weimar nella Reichswehr, ai vertici dell’Aeronautica al momento dell’invasione tedesca della Polonia. Quando la Seconda guerra mondiale divampa in Europa come un indomabile incendio, Kesselring ne diviene un protagonista – come pochi altri comandanti nazisti su tutti fronti. Non senza un malcelato compiacimento, egli ripercorre in queste memorie le principali tappe del conflitto battendo l’accento sul suo ruolo di alto esecutore, fedele al codice di obbedienza agli ordini dei superiori. La ricostruzione si fa più serrata col mutare dello scenario bellico: da un teatro di guerra che comprende l’intero Mediterraneo (e che per un periodo lo vede a capo di tutte le forze militari aeree e di terra), fino alla lunga resistenza all’avanzare delle forze anglo-americane in Italia e alla ritirata finale condotta dal feldmaresciallo bavarese. Dopo l’8 settembre, nelle valutazioni di Kesselring irrompono i giudizi lapidari e acrimoniosi sul “carattere” degli italiani, quelli sferzanti sul nostro esercito e sulla lotta partigiana, così come balza all’evidenza il tono di autoassoluzione riguardo alle vicende più controverse o efferate in cui fu coinvolto.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che lo abbiate apprezzato e vogliate continuare a seguirci, Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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