Le Associazioni d'Arma

29 aprile 1917, nasce l’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra

Fin dai primi anni della sua costituzione nel 1861, il Regno d’Italia legiferò dei benefici in favore degli invalidi e dei mutilati per cause di guerra e alla conclusione della guerra italo-turca, con la legge 23 giugno 1912 fu istituita la “pensione privilegiata di servizio”. I duri combattimenti che sconvolsero il nord-est d’Italia durante la Prima Guerra Mondiale, nella quale il nostro paese fece il suo ingresso il 24 maggio 1915, causarono quasi mezzo milione di mutilati e invalidi di guerra.

Il 29 aprile 1917, a Milano viene costituita, a guerra ancora in corso l’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra per accogliere e difendere gli interessi di tutti i minorati di guerra, essa va considerata per molti aspetti la prima organizzazione unitaria e totalitaria sorta in Italia. In base a quanto stabilito nell’art.1 dello Statuto sociale, l’Associazione persegue le finalità:

di ordine ideale, morale e patriottico, in quanto volte a promuovere, nel ricordo del dovere compiuto per la patria e nell’auspicio della eliminazione delle guerre, ogni iniziativa diretta al consolidamento della Pace, della cooperazione e dell’amicizia tra gli Stati, nonché allo sviluppo del civile, giusto e democratico progresso del popolo italiano;
di ordine rappresentativo, nel senso che l’Associazione attende allo studio dei particolari problemi che riguardano i mutilati ed invalidi di guerra, in relazione alle loro peculiari esigenze, promuovendo e svolgendo, anche attraverso iniziative parlamentari, ogni possibile azione di difesa degli interessi morali e materiali degli stessi.

Durante il primo congresso nazionale svoltosi a Palermo il 5 aprile 1919, venne deliberato il rifiuto a trasformarsi in partito politico ma durante il secondo tenutosi nel giugno 1920 si accese uno scontro interno che portò il gruppo dirigente a dimettersi e al prevalere delle posizioni filomussoliniane.

Vicina al movimento nazionalista, così come l’Associazione nazionale dei combattenti e reduci, all’apparire del movimento fascista una parte di essa finì per sostenerlo e la stessa aderì formalmente al fascismo all’indomani della marcia su Roma. Il regime, da parte sua, ricambiò tale sostegno con un decreto del 1923 che riconosceva l’Associazione come soggetto a cui erano:

“esclusivamente demandate la rappresentanza e la tutela dei mutilati di guerra presso il governo e presso tutti i competenti organi dello stato”

Già nel 1928 l’associazione contava oltre 200 mila tessserati e con r.d. 16 dicembre 1929, n. 2162 è  stata eretta in ente morale. L’Associazione ha sede in piazza Adriana a Roma, presso la Casa Madre del Mutilato e delle vedove di Guerra, uno dei gioielli architettonici progettato dall’Architetto Marcello Piacentini sorta  fra il 1924 e 1928,  e inaugurato seppur ancora incompleto, il 04 novembre del 1928 anniversario del decennale della Vittoria nella Prima Guerra Mondiale. Il maestoso edificio è stato portato a termine solo nel 1936 con l’ultimo corpo verso il lungotevere che prospetta sull’omonimo Largo dei Mutilati ed Invalidi di Guerra.

La sede dell'Associazione Mutilati copia

La costruzione è stata fortemente voluta da Carlo Delcroix, fra i fondatori dell’ANMIG e dal 1924 presidente della stessa dopo le votazioni al Congresso tenutosi a Fiume. Nato a Firenze il 22 agosto  del 1896 Delcorix, aveva il nonno paterno originario del Belgio e la nonna paterna della Lorena francese. Il nonno Nicola, dopo aver partecipato ai moti del 1848 in Belgio e in Francia, si trasferì in Italia, lavorando come appaltatore e stabilendosi a Firenze. Convinto interventista, dopo aver frequentato la scuola allievi ufficiali di Modena ne uscì nel febbraio del 1916 come aspirante ufficiale.

Le sue esperienze militari iniziarono nella primavera 1916, con il 3º Reggimento bersaglieri di stanza tra la Marmolada ed il Col di Lana.Promosso tenente, nel febbraio 1917 lasciò definitivamente gli incarichi di comando  stabilendosi sotto il bastione della Marmolada, con l’incarico di istruire i neocostituiti reparti di arditi “Fiamme verdi” al lancio delle bombe a mano. E proprio qui avvenne il tragico incidente che lo mutilò molto gravemente il 12 marzo dello stesso anno.

A seguito dei fatti del 12 marzo, fu decorato Medaglia d’Argento al Valor Militare per via dell’abnegazione e del senso del dovere mostrati. Ricoverato a Milano e Torino, si ristabilì sia dal punto di vista fisico che morale e, essendo ormai impossibilitato a partecipare alla guerra combattuta, si prodigò invece nel tenere comizi di propaganda. Tra il settembre 1917 e il novembre 1918 tenne 35 discorsi in tutta Italia, davanti a folle di militari e anche di civili, sviluppando una notevole abilità oratoria.

Parlamentare fascista nel 1929 e nel 1934, Carlo Delcroix è uno fra i circa 20 personaggi di altro rango a cui è conferito il titolo onorifico militare di Caporale d’Onore della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Nell’Italia fascista, il caporale d’onore era un grado onorifico della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, corrispondente al maresciallo d’Italia del Regio Esercito, del grande ammiraglio della Regia Marina e al maresciallo dell’aria della Regia Aeronautica.

Nel 1939 divenne consigliere della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, ma fu contrario all’alleanza con la Germania e fu arrestato nell’ottobre 1943, dopo la nascita delle Repubblica Sociale. Negli anni finali della guerra, 1944-1945, fu costretto a nascondersi in casa di un amico a Roma, essendo ricercato dalle autorità militari germaniche e della R.S.I. che lo ritenevano un traditore a causa dell suo rifiuto a trasferire a Stresa la sede dell’ANMIG.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, le attente ricerche contro le illegali acquisizioni di beni durante il ventennio da parte degli ex-fascisti, portò Delcroix a vedersi sequestrare le protesi della braccia, etichettate come “proventi del regime”. Sempre nel primissimo secondo dopoguerra aderì al Partito Nazionale Monarchico con cui venne eletto deputato alle elezioni politiche del 1953, Delcroix si spense il 25 ottobre 1977. È sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma.

Tornando all’A.N.M.I.G., nel secondo dopoguerra, l’Associazione ha continuato a svolgere la sua attività assistenziale, giungendo a organizzare oltre 100.000 soci tra mutilati e invalidi di guerra e ad oggi oltre 40.000 soci tra mutilati e invalidi di guerra, vedove e orfani titolari di pensione di reversibilità e nuovi soci tutelati ed organizzati presso 212 Sezioni, ubicate nelle maggiori città, 39 Sottosezioni, numerosi Fiduciariati dislocati su tutto il territorio nazionale, e alcune rappresentanze all’estero.

L’Associazione è stata fra le fondatrici, sin dal 1950, della Federazione Mondiale degli ex Combattenti (FMAC), organismo aderente all’ONU che annovera organizzazioni in tutto il mondo in rappresentanza degli ex combattenti, invalidi e vittime della guerra. Dal 1979 l’Associazione ha promosso la costituzione della Confederazione fra le Associazioni combattentistiche italiane alla quale aderiscono 19 organizzazioni. In un giorno variabile di fine novembre di ogni anno si celebra laGiornata del Mutilato e Invalido di Guerra

L’inno dei mutilati di guerra

Di nostra madre terra siam figli doloranti,

siam come steli infranti dal turbine di guerra.

Già vicini alla morte, redivivi alla vita,

sappiamo l’infinita miseria della sorte.

Ma chi sussulta ancora, oh tricolore al vento,

chi con lo sguardo spento si irradia di aurora?

E sognamo ridenti plaghe candide in festa,

benefica, ridesta la pace tra le genti.

Noi dell’Italia al duolo non tratteniamo il pianto,

sempre c’inebria il canto del dolce patrio suolo.

Se portiamo profonda la ferita,

un dolore rattrista ancor più il cuore: l’oblìo che la circonda.

Cenere siamo lene e pur semente siamo;

noi che soffrimmo amiamo la luce da noi viene.

Di fecondo patire, senza macchia nè velo,

serena iride in cielo, sorridi all’avvenire!

testo di Antonio Valente e musica di Carlo Donida

Prima di chiudere il presente post vogliamo ricordare una bellissima iniziativa messa a punto dal Comitato regionale umbro dell’ANMIG, poi esteso a livello nazionale, il progetto nazionale Pietre della Memoria. Esso come scritto nel sito ufficiale del progetto:

consiste in primo luogo nel censimento di monumenti, lapidi, lastre commemorative, steli, cippi e memoriali presenti nel territorio nazionale che ricordano prima e seconda guerra mondiale e guerra di Liberazione. Il progetto, che ha come fine la conservazione della memoria storica del territorio, parte appunto dalle pietre che ricordano eventi, luoghi, date, nomi di tutto ciò che è successo nelle regioni italiane o riguarda i cittadini negli anni delle due guerre. Tutto il materiale raccolto, catalogato e ordinato per schede omogenee, sarà pubblicato su questo sito che vuole anche essere facile e utile strumento di consultazione per storici e studenti. Il progetto pilota partito dall’Umbria è in fase di attuazione in tutta Italia in collaborazione, tra gli altri, con le varie realtà associative, enti pubblici ed uffici scolastici regionali presenti nel territorio.
L’ANMIG ha predisposto una scheda tipo per catalogare e pubblicare i reperti censiti. Nella scheda è specificata la tipologia del reperto (monumento, lapide, stele, cippo, etc..); il luogo di collocazione; il testo delle iscrizioni completo con nomi; fotografie del reperto; il tipo di materiale utilizzato; lo stato di conservazione; l’ente preposto alla conservazione. Di particolare importanza è la segnalazione delle coordinate geografiche che attraverso il motore di ricerca interno a questo sito permetteranno anche la localizzazione visiva sulla mappa consultabile con un link. Il progetto è aperto ad aggiornamenti continui essendo il sito interattivo, con la possibilità dei visitatori di inserire nuove schede e nuovi documenti.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che lo abbiate apprezzato e vogliate continuare a seguirci, Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con la stessa l’associazione

 

con la legge

 

 

 

. Fu solo dopo la prima guerra mondiale, che lasciò centinaia di migliaia di mutilati e invalidi di guerra (circa 470.000), che con la legge 12 luglio 1923 furono accolte le aspirazioni dei mutilati di guerra e fu disciplinata giuridicamente anche la figura dell’invalido di guerra.

Una distinzione viene fatta fra coloro che hanno perduto ogni possibilità di provvedere a sé e agli altri e coloro ai quali rimane una maggiore o minore capacità di produrre. Ai primi sono corrisposti pensioni e assegni supplementari di assistenza e di cura tali da assicurare una giusto tenore di vita; per gli altri l’assegno o l’indennità sono integrati da norme rivolte a garantire e facilitare l’impiego delle residue capacità di lavoro, come il collocamento obbligatorio presso le imprese pubbliche e private. Negli anni ’30, a fronte di 207.301 mutilati e invalidi di guerra, circa 50.000 erano assunti dalla pubblica amministrazione, e circa 8.000 erano assegnatari di rivendite e ricevitorie postali.[1].

L’Associazione nazionale

La sede dell’ANMIG a Roma

Alla fine della seconda guerra mondiale l’ANMIG, come le altre associazioni combattentistiche, fu commissariata dal CLN. Nel dopoguerra le sue attività si concentrarono sulla rivalutazione delle pensioni concesse ai mutilati e agli invalidi e nell’incentivare e rendere loro più facilmente disponibile l’assistenza sanitaria[2].

L’Associazione è stata fra le fondatrici, sin dal 1950, della Federazione Mondiale degli ex Combattenti (FMAC), organismo aderente all’ONU che annovera organizzazioni in tutto il mondo in rappresentanza degli ex combattenti, invalidi e vittime della guerra. Nel 1977 l’ANMIG è stato soppressa come ente pubblico; continua a esistere come ente morale con personalità giuridica di diritto privato.

L’ANMIG conta oggi oltre 40.000 soci tra mutilati e invalidi di guerra, vedove e orfani titolari di pensione di reversibilità e nuovi soci tutelati[4].

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