2^ G.M. I paracadutisti

20 aprile 1943, a Takrouna rieccheggia il grido: FOLGORE !!!

Dopo la tremenda sconfitta subita dalle forze italo-tedesche nell’ultima battaglia di El Alamein che vide la distruzione di molte divisioni italiane. Nei tragici ed eroici giorni dal 23 ottobre al 4 novembre 1942 fra le altre divisioni venne distrutta la 185ª Divisione paracadutisti “Folgore, che perfettamente addestrata per i piani di invasione dell’isola di Malta, venne invece inviata a presidiare la linea nel deserto egiziano, a poco più di 100 chilometri da Alessandria d’Egitto.

I paracadutisti ottennero dai britannici l’onore delle armi e dopo la resa il generale Hughes volle ricevere i generali Enrico Frattini e Riccardo Bignami e il colonnello Boffa, complimentandosi per il comportamento della divisione. Dopo la battaglia la divisione “Folgore” venne sciolta a fine 1942, alla sua bandiera ed ai suoi Reggimenti verrà conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Su una forza di oltre cinquemila uomini solo poche centinaia riuscirono a sfuggire alla morte o alla prigionia e intrapresero la lunga marcia di ripiegamento verso una nuova linea difensiva.

Dopo quasi 2.500 km di estenuante ritirata nel deserto, sete, fame, freddo notturno, caldo soffocante di giorno,mancanza di rifornimenti, attacchi da terra e dal cielo i superstiti della Folgore vennero radunati il 7 dicembre 1942, a Breviglieri, al Centro di Istruzione di Fanteria della Libia. Con i veterani di El Alemin e i pochi rimpiazzi giunti nel frattempo dalla madrepatria venne costituito il “285° battaglione Folgore” posto al comando del Capitano Alpino paracadutista Carlo Lombardini.

Il nuovo reparto venne inquadrato nel 66° Reggimento Fanteria della della 101ª Divisione motorizzata “Trieste”, su cinque  compagnie:

  • 107ª Compagnia Comando agli ordini del capitano Riccardo Caroli, già comandante la 5ª compagnia del II° battaglione.
  • 108ª Compagnia agli ordini del tenente Rolando Giampaolo, già comandante della 28ª compagnia del X°, poi IX° battaglione .
  • 109ª Compagnia agli ordini del tenente Lodovico Artusi,uno dei volontari nel battaglione Curtatone e Montanara nel 1935-1936,che aveva comandato la 26ª compagnia del IX° battaglione Folgore.
  • 110ª Compagnia agli ordini del tenente Vittorio Raffaelli.
  • 111ª Compagnia agli ordini del tenente Enrico Bosco Corradini, che aveva comandato la 3^ batteria-2° Gruppo-185° Reggimento Artiglieria “Folgore”.

Il 285° si schierò a Buerat a difesa della Via Balbia e dopo altri arretramenti il battaglione ricevette l’ordine, il 22 gennaio 1943, di schierarsi a sud dell’aeroporto di Castelbenito. Si doveva resistere ad oltranza insieme ad battaglione di paracadutisti tedeschi, per permettere alle divisioni italiane e tedesche di ripiegare lungo la litoranea. Il giorno successivo 23 gennaio venne ordinato lo sgombero della capitale Tripoli  e i superstiti reparti italo-tedeschi con i nuovi reparti giunti in nord Africa si organizzarono per l’estrema difesa in Tunisia.

Dopo aspri combattimenti a Medenine, Gabes e sulle line difensive del Mareth e dell’Uadi Akarit, quest’ultima combattuta fra il 6 e 7 aprile, il “285° battaglione Folgore” si preparò all’ultima battaglia a Takrouna, Dopo la battaglia Uadi Akarit, combattuta   e che si concluse con il ripiegamento delle residue truppe dell’Asse verso posizioni difendibili a nord e ad ovest di Enfidaville, le truppe americane sbarcate a novembre in Algeria e Marocco e l’ottava armata britannica lungo la strada El Guettar – Gabès alle ore 17 circa del 7 aprile 1943.

I pochi superstiti del battaglione Folgore, circa 180 uomini giunsero a Takrouna come sempre determinati a contendere il territorio palmo a palmo alle truppe alleate e riorganizzati da 5 a sole 2 compagnie. Il 20 Aprile 1943 il generale Francesco la Ferla Comandante della “Trieste”, affidò a queste due Compagnie l’arduo compito di riconquistare importanti posizioni del villaggio situato su un tremendo picco roccioso che si erge in mezzo alla piana di Enfidaville, occupate dai reparti della 5ª brigata della 2ª divisione neozelandese. 

Si trattava di truppe Maori ben armate ed i nostri dovettero avvicinarsi dalla pianura esposti ai tiri dall’alto ad al fuoco d’artiglieria alle loro spalle e dopo essersi issati  con delle corde rudimentali lungo le pareti verticali. Il tutto venne reso possibile grazie alla preziosa opera dei pochi Alpini Paracadutisti, che agli ordini del sergente maggiore Sanità, dopo aver snidato il nemico con bombe a mano ed all’arma bianca, riconquistarono il villaggio costringendo alla fuga i Maori. Con loro operarono i resti del 66° reggimento Trieste e alcuni reparti di Granatieri, che come i parà si batteranno con estremo valore.

Il giorno dopo i Maori e gli inglesi forti di una grande superiorità numerica tornarono all’attacco e ripresero la posizione. Sarà l’ultimo combattimento dei “folgorini” in terra africana. La maggior parte degli Ufficiali e dei Sottufficiali morì o rimase ferito e diverse furono le Medaglie d’argento e di bronzo al V.M. conferite a Viventi o Caduti. Ai circa cinquanta sopravvissuti per la maggior parte feriti, a cui i britannici concessero l’onore della armi si aprirono le porte dei campi di prigionia in Egitto, dove alcuni dovettero rimanere fino alla primavera del 1947,  ne famigerato Campo 305 per non-cooperatori.

Il Maresciallo d’Italia Giovanni Messe comandante 1ª Armata in Tunisia e ultimo Governatore della Libia, così ebbe a scrivere sui combattimenti dei folgorini a Takrouna:

“Sul Monte Takrouna la lotta è veramente epica; i centri di fuoco sulle falde dell’altura continuano a fulminare i reparti nemici che vengono letteralmente decimati; anche i nostri elementi sono assoggettati al fuoco concentrico nemico e al tiro di cecchinaggio da parte di elementi annidatisi nelle case sulla vetta del cucuzzolo, vero torrione quasi inaccessibile. Contro questi partono all’attacco le compagnie del battaglione di formazione Folgore. Per tutto il pomeriggio fino a sera e nella notte è una vera caccia di casa in casa, di sasso in sasso; le perdite sono micidiali per entrambi i contendenti”. Da Radio Londra, gli inglesi tentarono di giustificare il loro insuccesso, giungendo ad affermare: “sul Takrouna l’Italia ha fatto affluire i suoi migliori soldati”. Un grande riconoscimento al valore dei nostri soldati. Nel primo pomeriggio il capitano Politi del 66° inviò al comando della Trieste il seguente messaggio via radio: “situazione criticissima, disperata. Abbiamo sparato le ultime cartucce. Le perdite sono ingenti. Il nemico ha occupato quasi totalmente le nostre posizioni. Moltissima la fanteria nemica che aumenta sempre. In basso moltissimi carri armati. Situazione disperata. Fare presto fare presto Politi”. Poi fu il silenzio.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che lo abbiate apprezzato e vogliate continuare a seguirci, Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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