2^ G.M. I bollettini di Guerra

19 aprile 1943, inizia la rivolta nel ghetto di Varsavia

Il 20 gennaio 1942 gli alti rappresentanti del Ministero nazionalsocialista e delle SS si incontrarono alla Villa Minoux sulle sponde del Wannsee, un lago nei pressi di Berlino. Sotto la conduzione del dirigente supremo delle SS, Reinhard Heydrich, venne trattata la deportazione organizzata e l’uccisione degli ebrei nei territori occupati della Polonia e in generale dell’intera Europa dell’est. Veniva definita la “soluzione finale della questione ebraica” e dalla riunione emerse fra le altre cose che:

«Adesso, nell’ambito della soluzione finale, gli ebrei dovrebbero essere utilizzati in impieghi lavorativi a est, nei modi più opportuni e con una direzione adeguata. In grandi squadre di lavoro, con separazione dei sessi, gli ebrei in grado di lavorare verranno portati in questi territori per la costruzione di strade, e non vi è dubbio che una gran parte verrà a mancare per decremento naturale. Quanto all’eventuale residuo che alla fine dovesse ancora rimanere, bisognerà provvedere in maniera adeguata, dal momento che esso, costituendo una selezione naturale, è da considerare, in caso di rilascio, come la cellula germinale di una rinascita ebraica. (Vedi l’esperienza della storia.)»

Fra i numerosi ghetti ebraici sparsi in tutta l’Europa occupata dagli eserciti del Terzo Reich, quello istituito il 16 ottobre 1940 nella città vecchia di Varsavia, con i suoi quasi mezzo milione di abitanti era il più grande. A partire dal 1942 i tedeschi dettero il via a una massiccia deportazione della popolazione verso il campo di sterminio di Treblinka e alla fine di quell’anno la popolazione del ghetto era ridotta a circa 50-60.000 unità.

Nel frattempo erano filtrate informazioni relative al destino di coloro che venivano trasferiti a Treblinka e venne quindi deciso di organizzarsi per impedire la deportazione dei sopravvissuti. Gli ebrei si organizzarono nella Żydowska Organizacja Bojowa (“Organizzazione ebraica di combattimento”) che aveva come leader il ventitreenne Mordechaj Anielewicz. Nei primi mesi del 1943, i tedeschi cercarono di convincere gli ebrei ad abbandonare il ghetto ma ormai le cose erano chiare, nessuno credette ai tedeschi e ci si preparò alla battaglia.

Alle 6 del mattino del 19 aprile 1943, vigilia della Pasqua ebraica le SS agli ordini del generale Jürgen Stroop, comandante della polizia e delle SS nel distretto di Varsavia come da incarico ricevuto dal Reichsführer-SS Heinrich Himmler, penetrarono nel ghetto con l’ordine di raderlo al suolo. I tedeschi trovarono le strade completamente deserte, ma una volta all’interno vennero accolte con fuoco di pistole, fucili e mitragliatrici e bersagliate con il lancio di bottiglie molotov. Colti di sorpresa di circa duemila uomini di Stropp, furono costretti ad indietreggiare e uscire dal ghetto in fuga.

Per la prima volta gli ebrei imbracciavano le armi per opporsi alla deportazione, ora Stropp si trovava una gatta da pelare che non aveva messo in conto. Decise pertanto di ricorrere all’uso di esplosivo e lanciafiamme per avere ragione della resistenza ebraica, ma ci vorranno quasi trenta giorni di duri combattimenti per stanare i pochi armati ebrei che si spostavano da edificio in edificio grazie ai tunnel scavati nei mesi precedenti. Ogni edificio raggiunto veniva raso al suolo e gli occupanti uccisi, mentre coloro che venivano catturati venivano immediatamente deportati verso il campo di sterminio di Treblinka.

Il 16 maggio 1943 Stroop, dopo aver soffocato nel sangue la ribellione, fece saltare in aria la sinagoga grande di Varsavia per festeggiare la conclusione della vittoriosa operazione. Nel quotidiano rapporto telegrafico inviato al suo superiore SS-Obergruppenführer Friedrich Wilhelm Krüger, comandante delle SS e della polizia del Governatorato Generale, Stroop scrisse esultante:

«Sono stati eliminati (ndt: oggi) 180 ebrei, banditi e subumani. Quello che era il quartiere ebraico di Varsavia non esiste più. La Grosse Aktion (ndt: grande azione, termine utilizzato dai tedeschi per descrivere le operazioni nel ghetto) è terminata alle ore 20:15 facendo esplodere la sinagoga di Varsavia. Il numero totale di ebrei dei quali ci si è occupati assomma a 56.065, includendo coloro che sono stati catturati e coloro dei quali può essere dimostrato lo sterminio.»

Il bilancio finale sarà impietoso: più di 13 mila persone uccise dentro il ghetto, 7 mila prigionieri uccisi successivamente nel Campo di concentramento di Treblinka e altre 42 mila persone disperse nei campi di Majdanek, Poniatowa, Trawniki, Budzyn e Krasnik. Il ghetto alla fine di maggio sarà definitivamente raso al suolo e sostituito dal campo di concentramento di KL Warschau.

Nei giorni successivi Stroop compilò per Himmler un lungo rapporto di 75 pagine dal titolo Il ghetto di Varsavia non esiste più relativo alle operazioni svolte e coadiuvato da un album fotografico realizzato in  tre copie contenente 49 immagini della distruzione del ghetto. Il rapporto e le foto vennero utilizzati nel corso del processo di Norimberga per dimostrare le atrocità commesse nei confronti del popolo ebraico. L’ufficiale grazie alla distruzione del ghetto ottenne la la promozione a comandante delle SS e della polizia in Grecia, incarico che ottenne l’8 settembre 1943.

Desideroso di mettersi nuovamente in mostra presso gli alti comandi SS si alienò molto presto le simpatie del tenente generale Alexander Löhr, comandante del Gruppo d’Armate E responsabile delle forze armate germaniche nell’intero scacchiere balcanico e di Hermann Neubacher, rappresentante politico del Terzo Reich per l’Europa sud-orientale.Per questo il 4 ottobre 1943 Ernst Kaltenbrunner potentissimo Direttore dell’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich lo richiamò in Germania.

Nominato l’11 novembre 1943, comandante delle SS e della polizia per la regione Rhein-Westmark, ricoprì tale incarico fino al termine del conflitto. Arrestato dalle forze americane nel maggio 1945, venne processato a Dachau da un tribunale militare americano e condannato a morte il 21 marzo 1947 per l’uccisione di alcuni aviatori Alleati catturati. Prima che la sentenza venisse eseguita, venne estradato in Polonia, dove fu nuovamente condannato a morte per il ruolo avuto nella distruzione del ghetto di Varsavia. La sentenza venne pronunciata il 18 luglio 1951 e Stroop venne impiccato il 6 marzo 1952 nel luogo dove sorgeva il ghetto ebraico.

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