La guerra del Patto Tripartito

18 aprile, un tragico giorno per l’impero del Sol Levante

Il 18 aprile è una data molto importante nell’ambito della guerra condotta dall’Impero del Sol Levante, nostro alleato in Estremo Oriente. Quel giorno seppur in due anni diversi, accaddero due tragici eventi che segnarono pesantemente il corso del secondo conflitto mondiale. Andiamo ora ad analizzare i due fatti verificatisi il primo nel 1942 il secondo l’anno successivo

18 aprile 1942 il Dolittle Raid

Come sappiamo alle prime luci dell’alba del 7 dicembre 1941, il Giappone lancio un gigantesco attacco aeronavale alla base navale statunitense di Pearl Harbor sull’isola di Oahu, nell’arcipelago delle Hawaii. L’attacco fu concepito e guidato dall’ammiraglio Isoroku Yamamoto, il quale al momento dell’attacco si trovava nella baia di Hiroshima a bordo della corazzata Nagato, con lo scopo di distruggere la flotta statunitense del Pacifico.

Pesanti furono le perdite americane che dovettero lamentare 5 corazzate affondate e 3 danneggiate, 2 cacciatorpediniere affondati e uno danneggiato, 3 incrociatori danneggiati, oltre a 188 aerei distrutti e 155 danneggiati e 2.402 militari morti e 1.247 feriti. L’operazione tuttavia mancò di conseguire gli obbiettivi principali, primo fra tutti il mancato affondamento delle portaerei Lexington ed Enterprise che al momento dell’attacco non erano in porto, oltre alla mancata distruzione dei depositi di carburante, dell’arsenale coi bacini di raddobbo e carenaggio e della base sommergibili.

L’ 8 dicembre del 1941 il Congresso degli Stati Uniti dichiarò guerra all’Impero giapponese e il presidente Roosevelt comunicò la decisione di entrare in guerra, pronunciando un famoso discorso che iniziò con una frase rimasta famosa:

«Yesterday, December 7, 1941 – a date which will live in infamy – the United States of America was suddenly and deliberately attacked by naval and air forces of the empire of Japan»

«Ieri, 7 dicembre 1941, una data che entrerà nella storia come il giorno dell’infamia, gli Stati Uniti d’America sono stati improvvisamente e deliberatamente attaccati dalle forze aeree e navali dell’impero del Giappone.»

L’11 dicembre del 1941, quattro giorni dopo l’attacco giapponese  l’Italia e la Germania, fedeli al Patto Tripartito (il famoso Roma-Berlino-Tokyo) che legava le due potenze dell’Asse al Giappone, dichiararono guerra agli Stati Uniti. Mussolini lo fece dal solito balcone di piazza Venezia, mnentre Hitler fece consegnare all’ambasciatore americano a Berlino una sobria lettera dal Ministro degli Esteri von Ribbentrop.

Gli Stati Uniti con la flotta del Pacifico pesantemente azzoppata, cominciarono subito a pianificare un’azione che potesse controbilanciare l’azione nipponica di Pearl Harbour,  un attacco da portare direttamente sul suolo giapponese. L’attacco portato quel 18 aprile 1942, a quattro mesi dall’azione nemica doveva far intendere ai giapponesi che gli Stati Uniti avrebbero combattuto fino alla fine, ma anche a risollevare il morale del popolo e delle truppe statunitensi.

La missione molto complessa e particolare prese il nome di Doolittle Raid,  dal nome dell’ufficiale statunitense che pianificò e condusse sul campo l’azione, il tenente colonnello Jimmy Doolittle, famoso aviatore e ingegnere aeronautico civile prima della guerra e vincitore di un’edizione della Coppa Schneider. Il 1º aprile 1942, dopo due mesi di duro addestramento, sedici bombardieri medi North American B-25 Mitchell, modificati per l’occasione, furono caricati sulla portaerei USS Hornet  della classe Yorktown ad Alameda, in California, insieme ai loro equipaggi.

Gli aerei carichi con 4 bombe da circa 500 libbre (230 kg), decollarono dal ponte della portaerei della United States Navy come ricordato sopra il 18 aprile 1942. Raggiunsero le isole del Sol Levante verso mezzogiorno e bombardarono obiettivi militari a Tokyo, Yokohama, Kōbe, Osaka e Nagoya, causando circa 50 morti e 400 feriti oltre alla distruzione di 5 motovedette e 3 aerei. Paragonato ai devastanti bombardamenti portati qualche anno dopo, il raid di Doolittle provocò pochi danni materiali, nonostante questo, la stampa americana enfatizzò molto l’operazione contribuendo a sollevare il morale della popolazione.

18 aprile 1943 viene ucciso l’ammiraglio Isoroku Yamamoto

Esattamente un anno dopo il Doolittle Raid, il 18 aprile 1943 gli americani infliggevano un altro duro colpo all’Impero del Sol Levante. Quel giorno non si svolsero battaglie navali e neppure bombardamenti a tappeto, ma venne ucciso un militare molto importante nell’ambito delle forze armate giapponesi. Quel giorno infatti veniva eliminato l’ideatore e l’esecutore dell’attacco di Pearl Harbour, l’ammiraglio Isoroku Yamamoto.

All’inizio del 1943, il Kaigun Taish (ammiraglio) che ricopriva la carica di comandante in capo della Marina imperiale giapponese, era uno degli uomini più odiati negli Stati Uniti d’America. Era visto come il diavolo asiatico in abito navale, il diavolo che colpì con tradimento l’America pacifica e addormentata. All’operazione che doveva vendicare Pearl Harbour venne dato un nome inequivocabile: Operation Vengeance (Operazione Vendetta).

Durante la campagna delle Isole Salomone, grazie alla decrittazione delle comunicazioni radio giapponesi gli americani, erano venuti a conoscenza dell’arrivo di Yamamoto sull’isola di Bougainville. Venne quindi predisposta una difficile operazione, si trattava di coprire quattrocento miglia dalla più vicina base aerea americana, l’unico velivolo che potesse coprire questa distanza era il  Lockheed P-38G Lightning.  L’aereo dove volava l’alto ufficiale, un Mitsubishi G4M Betty venne intercettato e dopo aver perso quota, con un motore incendiato, precipitò fra gli alberi dell’isola incendiandosi.

I resti dell’ammiraglio Yamamoto, dei piloti e degli ufficiali che viaggiavano con lui, verranno recuperati il giorno successivo con una spedizione segreta e trasportati a Truk, sulla corazzata Yamato e successivamente traslati sulla super corazzata Musashi dove l’ammiraglio Mineichi Koga, nuovo comandante della flotta imperiale issò le insegne. Nel frattempo dopo che il governo giapponese diramò il comunicato ufficiale della avvenuta morte in combattimento, la corazzata con il corpo dell’alto ufficiale giunse a Tokio.

Nella capitale, i funerali sono seguiti da oltre un milione di persone e il 5 giugno una parte dei resti sarà sepolta nel parco degli eroi di Hibiya, mentre un altra parte verrà deposta il 7 giugno a Nagaoka, dove viveva una sorella. Con la morte di Yamamoto, l’iniziativa passò definitivamente alle forze americane che dopo altri due anni e mezzo avranno finalmente ragione dell’Impero del Sol Levante.

Da parte americana calò il silenzio assoluto sull’avvenimento per fare credere ad uno scontro occasionale e proteggere i sistemi di decodifica dei messaggi. Non è mai stato chiarito con assoluta certezza il nominativo del pilota che colpì abbattendolo il velivolo giapponese. Nel 1991, il capitano Thomas Lanphier e il tenente Rex T. Barber, entrambi decorati con la  Navy Cross sono stati ufficialmente accreditati con una mezza uccisione ciascuno nel bombardiere di Yamamoto dopo che l’Air Force ha esaminato l’incidente.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che lo abbiate apprezzato e vogliate continuare a seguirci, Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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