1^ G.M. Le truppe alpine

12 aprile 1947, scompare a Venezia il generale dei alpini Gabriele Nasci

Gabriele Nasci nacque a Cordignano in provincia di Treviso il 3 ottobre 1887 e dopo il liceo, il il 3 novembre 1905 si arruolò nel Regio Esercito entrando nella Regia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena. Due anni dopo prestò giuramento presso la Scuola d’Applicazione di Parma e dopo la promozione a tenente l’11 settembre 1910, divenne aiutante maggiore in seconda presso il Comando di Battaglione a Feltre il 23 giugno 1911.

Il 28 settembre 1912 partì per la Libia, entrando in servizio presso l’8º Reggimento alpini speciale comandato da Antonio Cantore. In terra africana si guadagnò prima la medaglia al valore militare il 23 marzo 1913 e il successivo 18 giugno un encomio solenne, rientrando in madrepatria nel settembre dell’anno successivo assegnato al Battaglione alpini “Belluno”. L’8 aprile 1915 venne promosso capitano, entrando in servizio presso il Battaglione alpino “Feltre” del 6º Reggimento alpini.

Il 24 maggio 1915, il Regno d’Italia entrava ufficialmente nel più grande conflitto della storia dell’umanità fino a quel momento, era l’inizio della prima guerra mondiale. Nasci entrò in servizio presso il 58º Reggimento fanteria come Ufficiale Informatore e il 3 agosto gli venne assegnato il comando della 65ª Compagnia del Battaglione “Feltre”. Per il coraggio dimostrato durante l’occupazione del passo della Rosetta e per le informazioni fornite sul Passo Rolle e la Val Travignolo, ottenne un nuovo Encomio Solenne.

Durante l’offensiva austriaca lanciata nel maggio 1916, l’ufficiale trevigiano prende parte alla battaglia di Monte Cima, venendo decorato con una Medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione:

«Trascinava con l’esempio la propria compagnia ad un furioso assalto, infliggendo gravissime perdite al nemico. Monte Cima, 26 maggio 1916.»

Il 27 giugno 1916 assume il comando interinale del Battaglione alpini “Feltre” e nel mese di luglio prende parte agli attacchi contro il Col San Giovanni e del Col degli Uccelli, sul Lagorai, nel settore di Fiemme e negli ultimi giorni dell’agosto dello stesso anno partecipa alla conquista del Monte Cauriol. Dopo la promozione a maggiore, con il “Feltre” il 23 settembre consolida ad ampia la conquista sulla Busa Alta, venendo poi decorato con la Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia il 10 dicembre.

«Comandante interinale di un Gruppo Alpino, dava prova di grande energia e di sicuro intuito, sia resistendo a preponderanti forze nemiche, sia difendendo posizioni molto contrastate e mantenendo la linea malgrado la gravità delle perdite. Costante esempio di sereno equilibrio, di sicuro controllo dei propri mezzi, di coraggio personale e di singolare ascendente sui propri soldati. Monte Viderne, Tomatico, Solarolo, novembre-dicembre 1917.»
— Regio Decreto 19 settembre 1918

Nel corso dell’inverno 1917 assume il comando del III Battaglione del 266º Reggimento fanteria in forza alla Brigata “Lecce” operante nella zona del Faiti (Carso). Come tutti i reparti in zona anche il suo battaglione rimane coinvolto nella tragica ritirata a seguito dei fatti di Caporetto, ma anche in quel momento così infausto per le nostre armi, Nasci riesce a distinguersi. Il 2 novembre per un’azione compiuta a Marco di Rovereto, che travolse le difese nemiche aprendo la via per l’avanzata su Trento, è decorato con la Croce di guerra al valor militare.

Dopo la fine del conflitto, nei primi giorni di settembre 1919 sbarcò in Albania, dove era stato istituito il protettorato italiano e dopo essere rientrato in Italia a seguito di un incidente automobilistico, ritornò in servizio nel Battaglione alpini “Feltre”, inquadrato nel 9º Reggimento alpini, il 1º luglio 1921. Promosso colonnello il 16 giugno 1926, è nominato Capo dell’ufficio dell’Ispettorato delle Truppe Alpine presso il Ministero della guerra a Roma in data 18 aprile 1930.

Dopo essere stato insignito nel gennaio del 1935 del titolo di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia, ottiene la promozione a generale di brigata il 1º febbraio successivo, ed assume il comando della 2ª Divisione alpina “Tridentina” il 31 ottobre successivo. Il 1º luglio 1937 viene promosso generale di divisione, nel 1938 assume il comando della 36ª Divisione fanteria “Forlì”, e nel 1939 diviene Comandante superiore delle Truppe Alpine.

La seconda guerra mondiale è ormai scoppiata e il 21 ottobre 1940 pochi giorni prima dell’inizio delle operazioni contro la Grecia, Nasci parte alla volta dell’Albania, assumendo il comando del XXVI Corpo d’armata schierato nel settore macedone. Il 1º gennaio 1941 viene promosso al rango di generale di corpo d’armata per meriti di guerra.

«In quaranta giorni di dura e aspra lotta, fra difficoltà di ogni genere con comandi rudimentali ed embrionale organizzazione logistica conduceva la sua Grande Unità al compimento di manovre tattico-strategiche oltremodo rischiose e di difficilissima esecuzione ottenendo ammirevoli risultati. Sempre presente fra le sue truppe, si prodigava in ogni campo e infondeva fede e slancio ai reparti, i quali, benché esausti per duri, sanguinosi combattimenti e per disagi di ogni genere, continuavano a dare prova di grande valore.»
— Regio Decreto 16 marzo 1941

Dopo la fine della dura e sanguinosa campagna di Grecia, il 2 giugno 1941 diviene Commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, e ritorna in Italia il 25 dello stesso mese. Nel corso del 1941 assume il comando del XVIII Corpo d’armata operante in Dalmazia, occupando quella posizione fino al marzo 1942 quando viene nominato comandante del Corpo d’armata alpino. Il reparto viene assegnato all’ARMIR, l’Armata Italiana in Russia, alla testa del quale, il 18 luglio parte per il fronte russo. Destinato ad operare inizialmente nel Caucaso il suo Corpo d’armata perfettamente preparato per combattere in montagna viene invece schierato sul corso del fiume Don.

Come abbiamo analizzato in altri post del nostro blog, il 16 dicembre 1942 l’Armata Rossa scatena l’operazione “piccolo saturno” un possente attacco contro il II Corpo d’armata italiano composto dalle divisioni “3ª Celere”, “Sforzesca” e “Torino”che portò, il giorno 20, allo sfondamento del fronte. L’operazione sovietica ebbe grande importanza per l’esito complessivo della battaglia di Stalingrado, costringendo i tedeschi a rinunciare a qualsiasi tentativo di salvataggio delle truppe del generale Paulus ed a ripiegare ulteriormente verso ovest, abbandonando anche il Caucaso.

L’Asse ebbe oltre dieci divisioni distrutte fra cui sei italiane, oltre alle tre divisioni del II copro d’Armata andarono distrutte anche le unità dell’ex C.S.I.R e precisamente le divisioni “Torino”, “3ª Celere” e “Sforzesca”. Le perdite totali dell’Asse furono di circa 120.000 uomini (tra cui almeno 60.000 prigionieri), quasi 350 mezzi corazzati e oltre 2.000 cannoni, ma non era ancora finita, un’offensiva altrettaanto violenta si stava per scatenare più a sud nel settore del fronte dove erano schierati gli oltre 60 mila alpini dell’ 8ª armata italiana.

Il 12 gennaio 1943 i sovietici lanciarono l’Offensiva Ostrogožsk-Rossoš’ che investì in pieno il Corpo d’armata alpino, affiancato sulla sinistra dalla debole 2ª Armata ungherese e sulla destra dal precario schieramento del 24º Panzerkorps tedesco. Sia ungheresi che tedeschi vennero in pochi giorni travolti e gli alpini rimasero soli a reggere l’urto delle armate sovietiche, notevolmente superiori in uomini e mezzi.

L’ordine di ritirata del Corpo d’Armata Alpino arrivò solo il 17 gennaio quando ormai lo stesso era completamente accerchiato. La ritirata si svolse a quaranta gradi sottozero continuamente disturbata dagli attacchi dei partigiani e con una serie di sbarramenti che i sovietici ponevano davanti ai valorosi alpini per impedirgli di uscire dalla gigantesca sacca in cui vi erano anche molti reparti ungheresi e tedeschi.

Gli alpini non si arresero mai e il 26 gennaio 1943 a Nikolaevka, grazie soprattutto alla divisione Tridentina, l’unita unità organica di quella colonna di disperati che si snodava per vari chilometri in grado di combattere, riuscirono a sfondare l’ultimo sbarramento sovietico e ad aprire la strada verso la salvezza ai pochi superstiti italiani e alleati. Dei 63.000 uomini in forza al Corpo d’armata, ben 51.000 rimasero uccisi, feriti, o presi prigionieri.

Durante la fasi della ritirata il generale Nasci si distinse a Nikitowka e nel corso della battaglia di Nikolaevka e per questi fatti fu decorato della terza Medaglia d’argento al valor militare. Il 15 marzo 1943 rientrò in Italia il 15 marzo e venne insignito della Croce di Commendatore dell’Ordine militare di Savoia per il suo comportamento durante la Campagna di Russia.

«Comandante di Corpo d’Armata Alpino, creava nell’organizzazione difensiva del settore una sicura barriera che frantumava ogni attacco nemico. Circondato il Corpo d’Armata per cedimento delle unità laterali, lo conduceva con perizia, decisione e serena consapevolezza, attraverso quattordici combattimenti, allo sbloccamento, rompendo di forza i successivi cerchi nemici e riconducendo i gloriosi eroici resti del Corpo d’Armata nelle linee amiche, dopo aver fatta pagare cara l’audacia del nemico, al quale ha procurato perdite severe, catturando armi e materiali. Esempio di comandante capace, sereno e deciso. Fronte russo, dicembre 1942-gennaio 1943.»
— Regio Decreto 9 giugno 1943

Il 18 maggio fu decorato nuovamente di Medaglia d’argento al valor militare per aver condiviso la sorte del suo Corpo d’armata, e per il coraggio dimostrato in combattimento, ricevette anche la Croce di Ferro germanica di prima classe il 28 marzo 1943:

«Comandante di corpo d’armata alpino in ogni occasione ha fisicamente condiviso la sorte del corpo d’armata con cuore di padre e spirito di comandante. Sempre presente là dove il suo apparire era utile materialmente e moralmente, emerse specialmente nei combattimenti di Nikitowka e Nikolajewka dove la sua indomita persona bianca superbamente brillava nell’infuriare della battaglia come faro sicuro e guida serena ai suoi alpini che in lui e da lui traevano fede e accresciuto ardire. Nisitowka – Nikolajewka (Russia), 26 gennaio 1943.»

Nei tragici giorni seguiti all’armistizio dell’8 settembre 1943, sfuggi alla cattura da parte dei tedeschi, riuscendo a congiungersi con un comando partigiano italiano, non partecipando poi in modo diretto alle operazioni belliche.Dopo la fine della guerra, il 22 settembre 1945 Nasci è messo a disposizione del Ministero della Guerra per assumere incarichi speciali. Il 16 aprile 1946 diviene Presidente della Commissione Consultiva Militare unica per la concessione e perdita di decorazioni al Valor Militare, trasferendosi a Roma.

Il 12 aprile 1947, mentre stava per essere nominato Comandante generale della Guardia di Finanza, durante il rientro a Roma, muore improvvisamente a Venezia colpito da un infarto. Due giorni dopo la salma viene tumulata presso il cimitero di Feltre in provincia di Belluno. All’epopea del Corpo d’Armata Alpino sul fronte russo sono stati scritti centinai di libri, noi Vi consigliamo questi due:

Alpini in Russia 1941-1943. L'armata vestita di ghiaccio

L'armata scomparsa. L'avventura degli italiani in Russia

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che lo abbiate apprezzato e vogliate continuare a seguirci, Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

1 risposta »

  1. Caro Editore,
    Complimenti x suo editoriale.
    Che seguo con passione.
    Mm permetto di suggerire :
    Sostituire letto con tanta pazienza.
    Credo abbiate apprezzato!!
    Con stima
    Mario fornaroli

    "Mi piace"

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