Le guerre di indipendenza

Berlino 8 aprile 1866, viene stipulata l’alleanza fra Italia e Prussia

L’8 aprile del 1866 a Berlino i governi del Regno d’Italia e del Regno di Prussia sottoscrivevano un trattato militare in funzione anti-austriaca. A firmare materialmente saranno per l’Italia l’ambasciatore Giulio De Barral e il generale e deputato Giuseppe Govone, mentre per la Prussia sarà il Primo ministro Otto von Bismarck, che fu anche  l’artefice principale dell’alleanza. Determinanti per la conclusione dell’alleanza, furono le garanzie di benevola neutralità di Napoleone III di Francia.

Il trattato stabiliva le modalità dell’entrata in guerra delle due nazioni contro l’Austria e i rispettivi compensi in caso di vittoria. Per l’Italia il compenso sarebbe stato il Veneto , in quel momento ancora possedimento austriaco; per la Prussia impegnata nel difficile compito di riunificare la Germania, territori analoghi dell’Austria. Sotto riportiamo il testo completo del trattato:

Art. 1. Vi sarà amicizia ed alleanza fra S.M. il Re d’Italia [ Vittorio Emanuele II ] e S.M. il Re di Prussia [ Guglielmo I ].
Art. 2. Se i negoziati che S.M. il Re di Prussia sta per aprire con altri Governi tedeschi in virtù di una riforma della Costituzione federale conforme ai bisogni della Nazione germanica non riuscissero, e S.M. per conseguenza fosse messa in condizione di prendere le armi per far prevalere le sue proposte, S.M. il Re d’Italia, dopo l’iniziativa presa dalla Prussia, appena ne sarà informato, in virtù della presente convenzione, dichiarerà guerra all’Austria.
Art. 3. A partire da tale momento, la guerra sarà proseguita dalle LL.MM., con tutte le forze che la Provvidenza ha messo a loro disposizione, e né l’Italia né la Prussia potrà concludere pace o armistizio senza mutuo consenso.
Art. 4. Il consenso [alla pace o all’armistizio] non potrà essere rifiutato quando l’Austria avrà acconsentito a cedere il Regno Lombardo-Veneto e alla Prussia territori austriaci equivalenti come popolazione al detto Regno.
Art. 5. Questo trattato cesserà di avere vigore tre mesi dopo la firma, se in tale intervallo la Prussia non avesse dichiarato guerra all’Austria.
Art. 6. Se la flotta austriaca lascia l’Adriatico prima della dichiarazione di guerra, S.M. il Re d’Italia manderà un numero sufficiente di vascelli nel Baltico, dove stazioneranno per essere pronti ad unirsi alla flotta prussiana, appena si inizieranno le ostilità

Diffusasi la notizia del trattato, l’Austria compì vari tentativi per rompere la nuovas alleanza. Il più serio fu la proposta di cedere il Veneto alla Francia in cambio della neutralità francese e italiana in caso di conflitto austro-prussiano. L’offerta era vincolata al non intervento di Francia e Italia a favore della Prussia e consisteva nei seguenti punti:

  • Cessione del Veneto alla Francia che a sua volta lo avrebbe ceduto all’Italia (la cessione avrebbe compreso tutte le fortezze del Quadrilatero);
  • Pagamento di una somma di danaro da parte dell’Italia che sarebbe stata destinata alla costruzione di fortificazioni austriache sul nuovo confine;
  • Il tutto previa occupazione austriaca della regione prussiana della Slesia.

Inizialmente al Presidente del Consiglio La Marmora l’offerta sembrò interessante, tanto più che il trattato appena concluso non obbligava la Prussia a soccorrere l’Italia in caso di attacco dell’Austria. Si volle a quel punto sondare la Prussia sul suo comportamento nel caso di un attacco preventivo austriaco, onde poter decidere sull’offerta austriaca. De Barral il 7 maggio, ricevette la risposta che sia Bismarck che Guglielmo I, nonostante il trattato non lo prevedesse, davano assicurazione che la Prussia avrebbe soccorso l’Italia in caso di attacco austriaco.

La proposta austriaca venne così rifiutata e la situazione precipitò velocemente verso la guerra. Dopo che la Francia fece la stessa promessa di neutralità anche all’Austria, questa si predispose per dare la parola alle armi. Già il 1º giugno 1866, contravvenendo agli accordi di Gastein, dichiarò la Dieta di Francoforte competente sulla decisione circa i ducati danesi e il governo prussiano dopo aver dichiarata violata la convenzione di Gastein, fece occupare militarmente il ducato dell’Holstein. che la stessa convenzione aveva assegnato all’Austria.

Le truppe austriache si ritirarono dal ducato senza sparare, ma il 12 giugno, Vienna ruppe le relazioni diplomatiche con Berlino e il 14 presentò alla Dieta una mozione per la mobilitazione federale contro la Prussia. Berlino dichiarò allora sciolta la Confederazione germanica e il 15 fece avanzare l’esercito verso sud invadendo la Sassonia che si era schierata con l’Austria. Il 16 il conflitto era, di fatto, iniziato e quattro giorni dopo La Marmora trasmise la dichiarazione di guerra a Vienna il 20 giugno 1866, con data di inizio delle ostilità 23 giugno.

Il 21 le truppe prussiane raggiunsero il confine settentrionale dell’Austria, mentre La Marmora veniva nominato capo di Stato Maggiore e sostituito al governo da Bettino Ricasoli. Le truppe italiane guidate da La Marmora furono sconfitte il 24 a Custoza mentre invece i prussiani sconfiggevano pesantemente gli austriaci in Boemia nella battaglia di Sadowa il 3 luglio. La guerra sembrò volgere al termine incredibilmente presto e l’Austria si faceva nuovamente avanti per offrire il Veneto all’Italia ma passando attraverso la Francia che lo avrebbe poi ceduto al Regno d’Italia.

Napoleone III, che iniziava seriamente a temere i successi prussiani, telegrafò il 5 luglio a Vittorio Emanuele II offrendogli il Veneto in cambio della pace con l’Austria, ma il nostro governo reagì con freddezza, mentre la Prussia accettò la mediazione di Napoleone III. Essa portò ad un accordo di principio fra Austria e Prussia che stabiliva la creazione di una Confederazione Tedesca del Nord a guida prussiana e l’estromissione dell’Austria da tutti gli affari della Germania.

Accettato il piano da Vienna e Berlino, si giunse ad una tregua, decisa il 21 luglio, con validità dal mezzogiorno del 22. Nel frattempo l’esercito italiano, con le armate austriache in rotta, occupava il Veneto e convergeva su Trento dopo che Garibaldi tra il 16 e il 19 vinse l’Assedio del Forte d’Ampola e battuto gli austriaci del generale Kuhn nella battaglia di Bezzecca il 21 luglio. La notizia della tregua arrivò al governo italiano solo indirettamente tramite la Francia e venne pertanto comunicato a quest’ultima che l’Italia rimaneva in attesa di comunicazioni ufficiali da parte dell’alleato.

Il 22 giunse la notizia della sconfitta nella battaglia navale di Lissa durante la quale per una concomitanza di circostante, incomprensioni e errori commessi, la flotta italiana perdette due navi, le corazzate Re d’Italia e Palestro, e seicentoquaranta uomini. Il giorno dopo anche l’Italia decise per la tregua con inizio la mattina del 25 luglio. In tale data le truppe italiane avevano occupato parte del Trentino e il governo italiano si preoccupò di conservare questo territorio, ma Bismarck si oppose sostenendo che aveva accettato la proposta francese di integrità dell’Impero austriaco eccettuato il solo Veneto.

Il nostro governo rinviò allora l’armistizio nella speranza di una vittoria che gli consentisse di tenere il Trentino. Austria e Prussia però proseguirono per la loro strada e già il 26 venivano sottoscritti dei patti preliminari di pace e il 29 l’Italia inviò le sue condizioni alla Francia, che svolgeva il compito di potenza mediatrice. L’Austria rifiutò di cedere null’altro che il Veneto e la Prussia rifiutò di proseguire la guerra al fianco dell’Italia. Le truppe italiane in Trentino comandate da Garibaldi e Medici furono quindi richiamate e il 12 agosto, a Cormons, fu concluso l’armistizio fra Italia e Austria.

Il 3 ottobre Italia e Austria sottoscrivevano la pace di Vienna, che stabiliva a cessione all’Italia del solo Veneto per tramite della Francia. La terza guerra di indipendenza era terminata, e con essa l’alleanza italo-prussiana. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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