2^ G.M. Crimini e stragi partigiane

Torino 31 marzo 1944, i GAP uccidono il giornalista Ather Cappelli

Ather Capelli nasce in una frazione di Ferrara il 31 ottobre 1902, terzo di nove figli. Il 15 marzo 1921 si iscrive al P.NF il Partito Nazionale Fascista, nato nel 1921 dalla trasformazione in partito del movimento dei Fasci italiani di combattimento con cui partecipò alla Marcia su Roma. Con gli inizi degli anni ’30 inizia la collaborazione giornalistica con le testate “La Stampa Sportiva” ed “Il Piemonte Sportivo”.

Sul finire del 1935 parte volontario per la guerra d’Etiopia, come semplice gregario nel 315° Battaglione Autonomo Camicie Nere comandato dal Seniore Ennio Giovesi. Nella campagna che culminerà con la proclamazione dell’Impero il 5 maggio 1936, Cappelli riporta una ferita che gli costa una zoppia con conseguente rimpatrio e medaglia al Valore.

Sul periodo trascorso in terra d’Africa Cappelli ebbe a scrivere:

“dove c’è tanto sole e il ghibli rosso e lo scoppio delle granate è la più bella musica. Tutto il resto, fra carte e cosette miseramente sporche di pigmei, fa venire il vomito”

Dopo essersi ristabilito inizia la collaborazione prima con “Il Labello” il giornale degli universitari fascisti di Torino, poi ne “Il Popolo delle Alpi”, giornale della Federazione dei Fasci di Torino) e nel 1937 entra nella redazione della “Gazzetta del Popolo”. Nel 1938 inizia la collaborazione con il periodico “Vent’anni”, di cui diviene direttore dal 15 giugno 1940. All’entrata in guerra dell’Italia il 10 giugno 1940,  prontamente presenta domanda per arruolarsi volontario ma la sua richiesta viene respinta a causa della grave ferita subita in Etiopia.

Il 3 gennaio 1942 viene nominato Segretario del Fascio di Pinerolo e il 28 marzo dello stesso anno, assume l’incarico di Ispettore federale della X Zona. Dopo la proclamazione dell’armistizio con le potenze alleate dell’8 settembre 1943, aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Il 20 settembre del 1943 divenne direttore della «Gazzetta del Popolo» e dal 17 gennaio 1944 fu direttore anche del settimanale «Illustrazione del Popolo», supplemento della Gazzetta.

Il 31 marzo del 1944 venn ucciso dai partigiani Giovanni Pesce capo dei GAP di Torino e Giuseppe Bravin, che lo attendevano nei pressi della sua abitazione. Cappelli che rientrava a casa solo con l’autista ma senza scorta verrà freddato con ben sette colpi di pistola, subito dopo Pesce sparò alle gambe dell’autista per neutralizzarlo. I due riuscirono a fuggire a piedi e fare perdere le loro traccie e continuare nella loro attività.

Pesce, ha rievocato l’attentato nelle sue memorie, (Giovanni Pesce, Senza tregua. La guerra dei GAP, Milano, edito da Feltrinelli nel 2005) dove definisce Capelli:

«uno dei più ignobili figuri della propaganda fascista», «il sanguinario incitatore delle rappresaglie».

Nella logica della lotta partigiana, andava scavato un solco profondo e invalicabile di sangue per dividere gli italiani e anche quello di Ather Capelli fu versato affinché non si potesse più tornare indietro. Per rappresaglia alla sua uccisione, già il 2 aprile 1944 in via Morghen a Torino, vennero fucilati 5 prigionieri: Domenico Binelli, Angelo Caligaris, Domenico Cane, Ferdinando Conti, Giuseppe Igonetti.

Le autorità della Repubblica Sociale decisero di intitolare in suo onore la I Brigata Nera “Ather Cappelli”, fondata a Torino il 19 luglio 1944 e comandata da Giuseppe Solaro, che insieme a quella di Milano fu la Brigata Nera numericamente più consistente. Si può senza dubbio affermare che l’obbiettivo dei GAP venne raggiunto, da quel giorno anche nel capoluogo piemontese la guerra civile, che già insanguinava vaste zone del nord Italia divenne una lotta senza quartiere.

Prima di chiudere il post vediamo quale fu il destino dei due esecutori materiali dell’assassinio del giornalista. Ricordiamo che i due compirono numerose azioni contro militari tedeschi e delle Repubblica Sociale e vari attentati con esplosivi. Giuseppe Bravin nacque a Torino il 19 settembre 1922 e dopo essere assunto come operaio presso la FIAT di Torino, divenne attivo antifascista. Dopo l‘armistizio dell’8 settembre 1943, entrò nella Resistenza torinese e il 10 novembre entrò nei GAP torinesi.

Il battesimo del fuoco avvenne il 15 febbraio del 1944 quando i gappisti attaccarono il comando SS nell’hotel Genova uccidendo tre ufficiali nazisti. In vista degli scioperi di marzo, dopo aver ucciso un repubblichino di guardia, Bravin fece saltare gli scambi della rimessa tranviaria di via Biella e durante lo sciopero generale insieme a Pesce, mise fuori uso una cabina di alimentazione della rete filotranviaria, paralizzando buona parte della circolazione dei tram.

Il 31 Bravin prese parte, sempre insieme a Giovanni Pesce, all’attentato contro il giornalista fascista Ather Capelli e il 29 aprile all’attacco al Comando della Milizia forestale che si concluse con l’uccisione di tre ufficiali nazisti, di un sottufficiale e di un milite. Poco giorni dopo e precisamente il 17 maggio 1944, effettuò un attacco ad una stazione radio sulla Stura e quella fu la sua ultima azione. Catturato fu dapprima ricoverato nel pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni Vecchio e successivamente spostato nella caserma di via Asti, dove insieme a Francesco Valentino anche lui catturato nella stessa azione venne torturato.

Uno dei due gappisti cedette e rivelò sotto tortura l’indirizzo della base gappista dove di trovava Dante Di Nanni il terzo partecipante all’attentato alla stazione radio. Il 18 maggio l’appartamento fu circondato dalla Guardia Nazionale Repubblicana e il partigiano fu ucciso nel corso dell’irruzione. Bravin restò in carcere per altri due mesi e torturato  affinché rivelasse i nomi dei membri dell’organizzazione gappista ma nonostante le sevizie non rivelò niente e il 22 luglio, a Barriera di Milano, fu impiccato.

Giovanni Pesce nacque Visone in provincia di Alessandria il 22 febbraio 1918 e all’età di sei anni emigrò in Francia, nella regione mineraria delle Cévennes, ove il padre Riccardo, un operaio antifascista, fu costretto a recarsi non trovando più lavoro in Italia. Sin da bimbo aiutava il padre nella piccola vineria che la famiglia aveva aperto, lavorando d’estate, come guardiano di vacche sulle montagne e nel 1931 affrontò la dura vita del lavoro in miniera per contribuire al precario bilancio della famiglia.

Ben presto prese a frequentare la “Jeunesse communiste”, l’organizzazione giovanile del PCF, il Partito Comunista Francese, nel 1935 aderì al Partito Comunista d’Italia e nel 1936 decise di arruolarsi nelle Brigate Internazionali per prendere parte alla guerra civile di Spagna. Si arruolò e si recò in Spagna insieme a numerosi altri giovani d’origine italiana che aderirono alla Brigata Garibaldi alla parola d’ordine “Oggi in Spagna, domani in Italia” dei fratelli Nello e Carlo Rosselli, assassinati il 9 giugno 1937 da sicari fascisti inviati dal governo Mussolini.

Pesce, fu tra i primi a giungere in terra iberica e appena giunto venne aggregato ai volontari italiani organizzati nella “Brigata Garibaldi”, costituita ad Albacete nel novembre del 1936. Il suo primo impiego in battaglia si ebbe il 17 dicembre nei pressi di Madrid, a Boadilla del Monte. Impegnato come mitragliere spesso in prima linea durante tutta la durata dell’impiego delle Brigate Internazionali nel conflitto, rimase tre volte ferito in combattimento, prima a Brunete, quindi presso Farelete e in occasione dell’offensiva sul fiume Ebro.

Al termine della guerra civile spagnola vinta dai nazionalisti del generale Francisco Franco rientrò in Italia, venendo arrestato e deportato a Ventotene dove venne liberato dopo il 25 luglio 1943. Entrò a far parte dei GAP prima a Torino e quindi a Milano, conosciuto con i nomi di battaglia di “Ivaldi” (a Torino) e “Visone” (a Milano), portò a termine con successo una lunga serie di attentati contro autorità e militi della Repubblica Sociale Italiana e contro militari tedeschi.

Nel capoluogo piemontese svolse, con il nome di battaglia “Ivaldi”, numerose azioni di sabotaggio contro l’occupante nazista e uccise diversi esponenti del regime fascista collaborazionista, dimostrando tenacia e capacità nella dura e spietata guerriglia urbana solitaria condotta dai gappisti comunisti. Agì sia colpendo direttamente con le armi in pungo militari germanici e repubblicani,  (il suo primo attentato mortale venne diretto contro il maresciallo della Milizia e amico personale di Benito Mussolini Aldo Morej) compiendo anche numerosi attentati dinamitardi.

Il 31 marzo 1944 alle ore 13.00 Giovanni Pesce insieme a Giuseppe Bravìn uccise il giornalista fascista Ather Capelli ritenuto dai GAP “il sanguinario incitatore delle rappresaglie”. Mentre come abbiamo visto, il 18 maggio Bravin verrà arrestato dalla Guardia Nazionale Repubblicana e impiccato il 22 luglio, Pesce nel mese di maggio si trasferì a Milano, dove riorganizzò la formazione locale, la III Brigata GAP “Rubini”, prendendone il comando col nome di battaglia di “Visone”.

Tra le sue azioni a Milano, è da ricordare l’uccisione di Cesare Cesarini, il 15 marzo 1945 in viale Mugello, tenente colonnello onorario della “Muti” e capo dell’ufficio personale nella fabbrica Aeroplani Caproni di Taliedo, ritenuto responsabile della deportazione di 63 tra operai, impiegati e tecnici dello stabilimento. Per le sue attività nella Resistenza italiana, il 23 aprile 1947 è stato insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare per decreto del Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi:

«Valoroso combattente garibaldino, lottò strenuamente in Spagna per la causa della libertà e della democrazia riportando tre gravi ferite. Il movimento di ribellione alla tirannide nazifascista lo trovò ancora, ardito ed instancabile partigiano, al suo posto di lotta e di onore. Tra innumerevoli rischi, alla testa dei suoi valorosi G.A.P. organizzava e conduceva audacissime azioni armate, facendo sempre rifulgere il valore personale e l’epica virtù dell’italica gente. Ferito ad una gamba in un audace e rischiosa impresa contro la radio trasmittente di Torino fortemente guardata da reparti tedeschi e fascisti, riusciva miracolosamente a sfuggire alla cattura portando in salvo un compagno gravemente ferito e dal martirio delle carni straziate e dal sacrificio di molti compagni caduti, seppe trarre nuova e maggiore forza combattiva, mantenendo pura ed intatta la fede giurata. In pieno giorno nel cuore della città di Torino affrontava da solo due ufficiali tedeschi e dopo averli abbattuti a colpi di pistola, ne uccideva altri due accorsi in aiuto dei primi e sopraffatto e caduto a terra, fronteggiava coraggiosamente un sopraggiunto gruppo di nazifascisti che apriva intenso fuoco contro di lui, riuscendo a porsi in salvo incolume. I suoi numerosi sabotaggi, gli arditi e decisi attacchi alle caserme ed ai comandi nemici furono e saranno sempre fulgida gloria per il movimento di rinascita nazionale e per l’Italia tutta. Noncurante delle fatiche e dei disagi, inaccessibile allo scoraggiamento, infondeva sempre ardore ed entusiasmo in quanti lo seguirono nella dura ma radiosa via della libertà. Organizzatore eccezionale ed eroico combattente, dotato di irresistibile leggendario coraggio conquistò con il suo valore un luminoso primato alla gloria delle formazioni garibaldine ed alla gloria immortale della Patria.»
— Piemonte, settembre 1943- maggio 1944; Lombardia, maggio 1944 – aprile 1945.

Dopo la seconda guerra mondiale è stato capo della scorta di Palmiro Togliatti, segretario del PCI, poi consigliere comunale a Milano nelle file dello stesso partito, dal 1951 al 1964, e consigliere nazionale dell’ANPI fin dalla fondazione. Nel 1991 entrò nel Partito della Rifondazione Comunista, continuando sino alla fine la sua attività politica oltre ad essere stato per anni presidente dell’Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna. Nel 2017 il Comune di Milano ha intitolato a Giovanni Pesce una piazza in occasione del decennale della morte.

 

1 risposta »

  1. l’assassinio del giornalista Cappelli da parte dei partigiani è identico a quanto eseguito dalle brigate rosse
    comuniste dopo oltre mezzo secolo : ossia sparare a uomini disarmati, cercare una motivazione che induca il cittadino o il lettore a ritenere che il vile attentato era o è comunque giustificato ! Mi chiedo se la REDAZIONE di ITALIANI IN GUERRA abbia volutamente scelto e riportato la frase ingiuriosa di Cappelli sui pigmei per influenzare il nostro giudizio sul giornalista ed in qualche modo giustificare il comportamento dell’assassino “giustiziere”. Se dovessimo criticare personaggi o peggio giustiziarli da frasi da loro dette o scritte non si salverebbe più nessuno incominciando da Pertini, Napolitano e potrei continuare con una lista di migliaia di personaggi “illustri”. Quando si parla di guerra civile di Spagna e di brigate internazionali dove si arruolò Pesce forse La REDAZIONE poteva anche evidenziare che in questa guerra furono assassinati dai comunisti migliaia di preti e distrutte o bruciate migliaia di chiese insieme alle opere d’arte ivi contenute . Giusta storicamente la frase “Oggi in Spagna, domani in Italia” infatti in Italia vennero assassinati più di un centinaio di preti iniziando dal giovinetto Rolando Rivi minorenne che aveva commesso un grave crimine : non aveva sputato sull’abito talare che indossava.

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