2^ G.M. Gli Ammiragli della Regia Marina

29 marzo 1941, la morte dell’ammiraglio Cattaneo e la tragedia di Capo Matapan

Nella tragica notte tra il 28 e 29 marzo 1941, si svolse la battaglia navale di Capo Matapan, sicuramente la più pesante sconfitta della Regia Marina durante il secondo conflitto mondiale. In quello scontro avvenuto nelle acque a sud del Peloponneso, fra l’isolotto di Gaudo e Capo Matapan, andarono perdute ben cinque unità, tre incrociatori pesanti lo Zara, il Fiume e il Pola e due cacciatorpediniere Alfieri e Carducci, le nostre perdite ammontarono a 2.331 morti e 1.163 furono i prigionieri. Insignificanti le perdite subite dalla marina di Sua Maestà britannica.

Fra coloro che persero la vita ci fu anche l’Ammiraglio di Divisione Carlo Cattaneo comandante della I Divisione incrociatori, sopravvissuto all’affondamento della sua unità ammiraglia ma in seguito perito in mare. Oltre a Cattaneo trovarono la morte in quella tremenda notte, il comandante dello Zara capitano di vascello Luigi Corsi, il comandante del Fiume capitano di vascello Giorgio Giorgis e il comandante dell’Alfieri, capitano di vascello Salvatore Toscano, periti durante l’affondamento delle rispettive unità.

Carlo Cattaneo nacque a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli il 6 ottobre 1883 e dopo aver frequentato la Scuola Militare della Nunziatella nella città partenopea, entrò nel 1902 nella Regia Accademia Navale di Livorno, da cui uscì quattro anni dopo con il grado di guardiamarina. Nel 1908 prese parte alle operazioni di soccorso alle popolazioni della Sicilia e della Calabria colpite dal terremoto e dopo la promozione a sottotenente di vascello tra il 1911 e il 1912 si distinse durante il guerra con l’Impero ottomano.

Al comando di una compagnia da sbarco della corazzata Regina Elena che occupò la città di Tripoli, venendo decorato con una prima Medaglia d’argento al valor militare che così recitava:

«Alla testa di un reparto a Tripoli prese parte a tutte le operazioni durante il mese di ottobre, dimostrando sempre, sotto il fuoco nemico, serenità e coraggio ed originando col suo esempio il magnifico contegno dei suoi dipendenti.»
— Tripoli, ottobre 1911.
— Regio Decreto 3 aprile 1913

Promosso Tenente di vascello nel 1913, durante la  Grande Guerra comandò dapprima la torpediniera Orsa e poi il cacciatorpediniere Carabiniere, venendo decorato con la Medaglia di bronzo al valor militare e successivamente con una medaglia di bronzo con le seguenti motivazioni:

Medaglia di bronzo al valor militare
«Al comando «In occasione del siluramento della Regia Nave “Garibaldi” con manifesto pericolo della propria vita, è stato negli ultimi a lasciare la nave, coordinando il salvataggio del personale e preoccupandosi della salvezza dell’ammiraglio, dal quale tentò di ritornare incamminandosi verso prora, ciò che però gli fu impedito per l’eccessiva inclinazione della nave.»

— Adriatico, 18 luglio 1915.
— Decreto Luogotenenziale 18 maggio 1916

Medaglia d’argento al valor militare
«Al comando di torpediniere destinata al servizio di scorta e protezione di navi da battaglia manteneva il suo posto di marcia malgrado le avverse condizioni di tempo e rimaneva sotto il fuoco delle batterie costiere della base nemica che le nostre navi tenevano sotto intensa azione di bombardamento, dando prova di serenità e coraggio.»
— Durazzo, 2 ottobre 1918.
— Decreto Luogotenenziale 10 aprile 1919

Nel primo dopoguerra fu prima promosso capitano di corvetta, assumendo l’incarico di addetto navale presso l’Ambasciata d’Italia a Costantinopoli e nel 1927, mentre prestava servizio presso il Ministero della Marina, capitano di fregata. Ricoprì l’incarico di addetto navale in Romania e poi in Jugoslavia, venendo promosso capitano di vascello nel 1932. Tra il dicembre 1933 e l’aprile 1935 comandò l’incrociatore Alberto di Giussano, venendo promosso contrammiraglio nel 1937 e ammiraglio di divisione nel marzo 1938.

Pochi giorni prima dell’entrata in guerra del Regno d’Italia, il 26 maggio 1940 assunse il comando della III Divisione con insegna sull’incrociatore pesante Trento, partecipando, il 9 luglio, alla battaglia di Punta Stilo

durante la quale si guadagno un altra Medaglia d’Argento al Valor militare:

« Comandante della 1ª Divisione Incrociatori, mentre con il “Trento” l’8 luglio 1940 conduceva le unità della formazione contro le unità della formazione avversaria,con violento scambio di fuoco, dava ammirevole esempio di serena fermezza e sprezzo del pericolo.»
— Punta Stilo 9 luglio 1940

Il 30 agosto 1940 fu designato comandante della VI Divisione con insegna sulla nave da battaglia Caio Duilio, da poco rientrata in servizio dopo i lavori di ricostruzione iniziati 1º aprile 1937. Dopo la batosta subita durante l’incursione degli aerosiluranti inglesi nella base di Taranto, ci furono importanti avvicendamenti che interessarono gli alti comandi della Regia Marina. Il 13 dicembre 1940, venne decisa la fusione della I e II squadra navale in un’unica squadra e costituita la I Divisione con insegna sull’ incrociatore pesante Zara. Il comando venne affidato all’ammiraglio Cattaneo.

Negli ultimi giorni del  marzo 1941 partecipò con le navi da lui comandate all’operazione Gaudo che si concluse con lo scontro notturno di Capo Matapan nel quale perse la vita. Al seguito del siluramento dell’incrociatore pesante Zara, Cattaneo accorse in soccorso della nostra unità, ormai era calata la notte e a differenza delle nostre unità i britannici disponevano di un arma che avrebbe deciso a loro favore la battaglia, il radar. Una brutta sorpresa stava attendendo le nostre unità.

Poste a distanza di pochi chilometri vi erano le corazzate Barham, Valiant e Warspite agli ordini dell’ammiraglio Cunningham che scaraventarono un inferno di fuoco con i calibri da 381 mm. Lo Zara, che procedeva in testa alla formazione, fu centrato da numerose salve di grosso calibro incendiandosi e finendo fuori combattimento in soli circa quattro minuti, senza avere la possibilità di allontanarsi o rispondere al fuoco, poi fu la volta dei cacciatorepediniere Alfiere e Carducci, fu una strage.

All’ammiraglio Cattaneo, nello svolgimento della battaglia navale si contesta la scelta di disporre la flotta in modo da far procedere i due incrociatori dinanzi ai quattro cacciatorpediniere, soluzione incomprensibile sotto un profilo tattico, invece che posizionare questi ultimi in posizione avanzata con compiti di perlustrazione. Alla memoria dell’ammiraglio Cattaneo verrà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:

Medaglia d’Oro al Valor Militare 

«Comandante di una divisione navale, che egli aveva istruita, allenata e forgiata con alto intelletto, con paziente amore e con appassionata costanza, alla battaglia di Punta Stilo, essendo in testa alla formazione, con pronta iniziativa e con audace spirito aggressivo affrontava gli incrociatori nemici e con brillante manovra rendeva vani i numerosi attacchi degli aerosiluranti. La notte sul 28 marzo, nel tentativo di sottrarre all’offesa nemica un incrociatore colpito da siluro; assalito improvvisamente da forze navali soverchianti, le affrontava con impavida serenità e con consapevole audacia. Nel breve, durissimo combattimento egli profondeva le sue doti di mente e di cuore quando la nave ammiraglia, squarciata e incendiata, non aveva più possibilità di offesa né speranza di salvezza, riuniva a poppa i superstiti per lanciare sul mare e oltre il mare l’ultimo grido di fede: «Viva l’Italia, Viva il Re, Viva il Duce». Compiuto tutto il suo dovere oltre ogni umana possibilità egli scompariva in mare con la sua nave e con la sua insegna al vento, sicuro che il suo gesto sarebbe stato esempio di quelle alte virtù di dedizione e di passione, che splendono luminosi nel tempo e nella tradizione.»
— Mediterraneo Centrale e Orientale 9 luglio 1940-28 marzo 1941.
— Regio Decreto 20 novembre 1941

Gli venne intitolata una Batteria Costiera della Regia Marina composta da 3 pezzi da 305/42 in costruzione nei pressi di Taranto e quasi terminata all’atto dell’armistizio dell’8 settembre 1943. Nel dopoguerra gli fu intitolata una piazza della sua città natale, e vie a Taranto, Verona e Montevarchi. Al suo petto erano già appuntate tre Medaglie d’Argento e una di bronzo

1 risposta »

  1. Per sapere la verità sulla nostra durissima sconfitta a Gaudo e Mattapan bisogna assolutamente leggersi “Traditori in divisa” o “Gli amici dei nemici” di Antonino Trizzino. Li ci sono le prove documentate di chi è perché provocò quella gravissima sconfitta. Io lo so perché ho conosciuto personalmente chi partecipò a quella battaglia sul cacciatorpediniere Oriano. Era il Guardiamarina Ivo Villa di Como.
    A bordo dell’Oriani vi era il vice ammiraglio Chirigo’….

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