2^ G.M. La guerra civile 1943-45

22 marzo 1944, l’eccidio di Montalto di Cessapalombo

Il 22 marzo 1944 si consumò l’ “eccidio di Montalto” piccola frazione del comune di Cessapalombo nella provincia di Macerata. Ventisette uomini tra partigiani di vecchia data e giovani giunti in montagna da meno di un mese, per sfuggire ai bandi di arruolamento della Repubblica Sociale Italiana persero la vita per mano di un reparto del battaglione Camicie Nere M – IX Settembre, inquadrato nella divisione  tetedesca Brandenburg.

Nei primi giorni di marzo 1944, a ridosso della scadenza del bando Graziani, emanato il 18 febbraio 1944 dal Ministro della Difesa della neonata Repubblica Sociale Italiana, il secondo bando di reclutamento militare obbligatorio destinato ai giovani delle classi 1923, 1324 e 1925, molti si trovarono davanti a una scelta difficile. Molti risposero alla chiamata alle armi, molti altri, tutti per i più svariati motivi decisero di non rispondere al bando e si diedero alla macchia, alcuni andando a rinfoltire le file partigiane altri semplicemente nascondendosi.

Decreto del duce contro disertori e renitenti.

– Gli iscritti di leva arruolati e i militari in congedo che senza giustificato motivo non si presentano alle armi nei tre giorni successivi a quello prefissato, saranno considerati disertori di fronte al nemico e puniti con la pena di morte.
– I militari delle classi 1922, 1923, 1924 e 1925 che non hanno risposto alla recente chiamata o che, dopo aver risposto, si sono allontanati arbitrariamente dal reparto;
– I militari di cui all’articolo precedente andranno tuttavia esenti da pena e non saranno sottoposti a procedimento penale se regolarizzeranno la loro posizione presentandosi alle armi entro il termine di 15 giorni (8 marzo 1944).
– La stessa pena verrà applicata ai militari che essendo in servizio alle armi, si allontaneranno senza autorizzazione dal reparto, restando assenti per tre giorni, nonché ai militari che essendo in servizio alle armi e trovandosi illegittimamente assenti, non si presenteranno senza giustificato motivo nei cinque giorni successivi a quello prefissato.
– La scadenza del termine di presentazione per le classi 1922-23-24-25 è fissata per l’8 marzo 1944.

Al termine dell’ultimatum fissato per l’8 marzo le autorità della Repubblica Sociale dettero il via e massicce operazioni di rastrellamento e l’episodio che ci apprestiamo a raccontare oggi si inquadra proprio in questo ambito. Il terriotorio maceratese  era dal punto di vista militare una zona strategica, importante al fine dei collegamenti con il fronte di Anzio. Per questo appariva necessario stroncare le formazioni partigiane che vi operavano, spesso compiendo azioni di disturbo e di sabotaggio ai danni dei convogli tedeschi.

Oltre a rientrare tra le cosiddette operazioni militari preventive, l’eccidio di Montalto aveva anche l’obbiettivo di impressionare e terrorizzare la popolazione locale, minando le basi d’appoggio per i partigiani e costringere i giovani a presentarsi ai bandi di leva o come forza lavoro da inviare in Germania. Dal 19 marzo, in seguito allo scontro di Caldarola e alla conseguente cattura di una dozzina di partigiani, tra cui alcuni dei giovani di Montalto, la situazione si fece sempre più critica.

All’alba del 22 marzo un’ottantina di soldati tra camicie nere del battaglione IX settembre e soldati germanici, guidati dal comandante Giulio Grassano e dal tenente Fischer, si mossero davvero verso la zona di Montalto e intorno alle 7 iniziarono l’operazione di  rastrellamento. I giovani partigiani furono allertati dagli spari della sentinella e, in tuttafretta, cominciarono a correre verso Vestignano, secondo gli ordini ricevuti dal Comando.

Ma proprio lì, c’erano ad attenderli due camion pieni di soldati, alcuni riuscirono a fuggire ma la maggior parte venne catturata, fra di loro il comandante Achille Barilatti. Vennero radunati e ricondotti verso la mulattiera sotto Montalto e lì cominciò la fucilazione a gruppi di quattro, fino a quando per ragioni ancora da chiarire il tenente Fischer intimò la fine della stessa. Erano rimasti vivi solo cinque partigiani Marcello Muscolini, Aroldo Ragaini, Alberto Pretese, Carlo Manente ed Elvio Verdinelli. Si salvò anche uno dei fucilati, Nello Salvatori, che gravemente ferito si finse morto:

Non mi preoccupo delle ferite quantunque non poco sanguinanti. Tutta l ’ attenzione è di non lamentarmi e di non muovermi per evitare il colpo di grazia. Il freddo è intenso. Il sangue che esce dalle ferite mi comincia a spaventare. Altri quattro compagni cadono e mi coprono. Anche il sangue di essi scorre copioso, mi macchia il volto, la testa, la schiena, tutto. Brevi istanti passano, poi sento togliermi i cadaveri di sopra. Si saranno forse accorti di me che sono vivo? Mi daranno il colpo di grazia? Riconcentro tutto me stesso a comparire morto. Altri fucilati mi cadono bruscamente sopra, e sento di qualcuno l’ultimo respiro…≫ (La tragedia di Montalto 1945, p.17-18).

Il comandante Barilatti nato a Macerata il 16 settembre 1921 sarà fucilato il giorno successivo contro il muro di cinta del cimitero di Muccia. Alla sua memoria del Sottotenente di complemento di Artiglieria del Regio Esercito, verrà conferita la Medaglia d’Oro al Valor militare con la seguente mpotivazione:

«Comandante di distaccamento partigiano sopraffatto dopo strenua difesa da ingenti forze fasciste, fieramente rifiutava di avere salva la vita pur di non tradire i compagni. Il massacro di ventisette partigiani barbaramente trucidati sotto i suoi occhi non lo intimorì ed il suo animo acceso da sdegno per tanto scempio non tremò innanzi al martirio. Dopo avere rinfacciato al nemico l’insulto di traditore della Patria cadeva sotto il piombo fratricida gridando: “Viva l’Italia!”»
— Montalto di Cessapalombo, Muccia di Camerino, 22-23 marzo 1944

Le salme dei caduti furono trasferite nella cappella del cimitero di Montalto per poi essere lì tumulate. Solo dopo la Liberazione, vennero riportati a Tolentino nel corso di una solenne cerimonia cui partecipò l’intera cittadinanza. All’interno del cimitero di Tolentino c’è un tempietto semicircolare con le spoglie dei martiri di Montalto al centro un famedio a loro dedicato

Monumento eccidio di Montalto di Cessaplaombo 22 marzo 1944

Al Comune di Cessapalombo è stata concessa la Croce al valor militare con la seguente motivazione:

“Durante l’occupazione tedesca il Comune di Cessapalombo dimostrava in difficili circostanze, ferma patriottica decisione. Particolarmente meritevole di elogio il contegno tenuto dalle popolazioni di Montalto e Monastero che rifornivano di viveri, armi e munizioni i partigiani e partecipavano anche, con i loro uomini, ai combattimenti del marzo e del maggio. Settembre 1943 – Giugno 1944”.

Delle cinque persone sopravvissute all’eccidio, Aroldo Ragaini, ultimo dei sopravvissuti è scomparso pochi giorni fa, il 7 febbraio 2020 all’età di 95 anni. Dopo la guerra, si era trasferito con la famiglia in Francia per iniziare una nuova vita senza dimenticare però le proprie radici e i suoi compagni Partigiani trucidati a Montalto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.