2^ G.M. Africa Settentrionale

21 marzo 1941, l’epopea e la resa del presidio di Giarabub e del tenente colonnello Castagna

“Nell’Africa settentrionale, il nostro piccolo presidio di Giarabub. al comando del Tenente Colonnello Castagna, rimasto ferito in combattimento, dopo strenua difesa durata quattro mesi, è stato sommerso dalla prevalenza delle forze e dei mezzi avversati”

Con queste scarne righe il Bollettino di guerra n° 288 dava notizia il 22 marzo 1941, agli italiani della caduta del piccolo presidio di Giarabub. Un piccolo presidio, di scarsa importanza militare,  la cui resistenza e tenacia venne esaltata da canzoni e un film dalla propaganda fascista, come simbolo che anche gli italiani sapevano lottare e farsi valere.

Il protagonista dell’eroica resistenza che andiamo a narrare nel presente post, l’epopea del presidio di Giarabub, all’epoca dei fatti in servizio nel Regio Esercito con il grado di maggiore, fu il siciliano Salvatore Castagna. Brillante ufficiale con alle spalle una notevole esperienza sui campi di battaglia della Grande Guerra, Castagna nacque a Caltagirone il 14 gennaio 189 e durante il primo conflitto mondiale si guadagnò sia la promozione per meriti di guerra al grado di Tenente, oltre alla Medaglia d’argento al valor militare.

Terminato il più grande conflitto nella storia dell’umanità, rimasto nell’Esercito parteciperà prima alla operazioni di riconquista della Tripolitania dei primi anni venti inquadrato nei “Cacciatori d’Africa”. Sempre sulla “quarta sponda”, con il grado di Maggiore tornò nel 1937 con un nuovo incarico, prima a Iefren, poi a Bardia e infine a Giarabub nel 1940 dove fu travolto dal corso degli eventi bellici, in quanto era iniziato il secondo conflitto bellico.

Qui, in questa landa desolata del deserto libico, rimasta sostanzialmente inattiva per i primi sei mesi di conflitto, il Maggiore Castagna entrerà nella storia insieme ai suoi uomini per coraggio e tenacia davanti ad un nemico molto più organizzato e numericamente superiore per mezzi e uomini. Siamo nel dicembre 1940 e dopo la breve avanzata delle nostre truppe in territorio egiziano nel settembre precedente, gli inglesi il giorno 8 lanciano quella che doveva essere una rapida puntata offensiva: l’operazione Compass.

Per via di una serie di motivi, fra cui la sottovalutazione dell’attacco, ma soprattutto per il fatto che a differenza dei nostri, tutte le unità di fanteria britanniche fossero completamente motorizzate, la breve puntata offensiva si trasformò in una grande offensiva. Le nostre truppe lente e appiedate vennero travolte dai britannici e dai loro carri “matilda” che per la prima volta facevano la loro apparizione sul teatro d’operazioni nord africano. Questi mostri da 27 tonnellate risultarono praticamente invulnerabile ai colpi dei pezzi anticarro da 47 mm in dotazione alle nostre truppe, i nostri colpi semplicemente rimbalzavano sulla sua spessa corazza

La disordinata ritirata italiana, si trasformò in rotta coinvolgendo alla fine l’intera 10ª armata e tutta la Tripolitania ad esclusione del piccolo presidio di Giarabub, l’unico che riusci ad assorbire e resistere a questa onda d’urto, sotto l’abile comando del Maggiore Castagna. Sperduta nel deserto sahariano, l’avamposto di frontiera italiano più meridionale lungo il confine con il territorio egiziano, posto a circa 320 km a sud di Bardia e 65 km dal confine con l’Egitto, resisteva eroicamente a tutti gli attacchi che gli venivano portati dalle truppe britanniche.

Al dicembre del 1940 a difesa dell’oasi di Giarabub da parte italiana erano schierati, come ricordato sopra al comando del Maggiore Salvatore Castagna 1.350 soldati regolari del Regio Esercito e tra i 750 e gli 800 soldati libici, suddivisi in quattro compagnie, tra genieri, fanteria e guardie di frontiera. All’interno della cittadella vi erano inoltre, un ospedale da campo, una sezione di rifornimento e un’unità di segnalazione.

Sulle difese campali, gli italiani potevano contare su un buon numero di bocche di fuoco: una compagnia di artiglieria con 14 cannoni 47/32 Mod 35, ottima come arma d’accompagnamento per la fanteria e solo utile contro mezzi blindati ma scarsamente efficace contro i corazzati, 4 cannoni 77/28 Mod 5, 16 cannoni oltre a mitragliere da 20/77 e 56 mitragliatrici da campo. Quanto a difese esterne, considerando la posizione in campo aperte e in pieno deserto dalla cittadella, si era provveduto a costruire trincee, fossati anticarro, posti di osservazione ed altre opere campali di vario genere.

In quel settore erano state dislocate dai comandi alleati le truppe australiane in forza alla Western Desert Force al comando del Generale di Brigata George Wotten. Si trattava della 18° Brigata di fanteria, inquadrata nella 6°Divisione, con lo Squadrone B del 6° Reggimento di Cavalleria australiano e dal 9° Battaglione di fanteria. A disposizione del generale australianao alcuni carri leggeri Vickers Mark E da 7,3 tonnellate, Bren Gun Carrier da 3,75 tonnellate armate con mitragliatrice Vickers o Bren da 7,7 mm o fucile anticarro Boys e 15 autocarri da 750 kg e altri 30 da 1.500 kg.

Con la veloce avanzata delle truppe della Wester Desert Force del generale O’Connor, il presidio di Giarabub venne ben presto a trovarsi completamente isolato, con la linea del fronte italiana che si trovava in linea d’aria a circa 700 km. Ben presto si intensificarono gli attacchi sul presidio italiano, in particolare sulle linee di rifornimento, ormai affidate quasi esclusivamente al  rifornimento aereo. Nonostante i tentavi della Regia Aeronautica di rifornire l’oasi, il 9 gennaio del 1941 gli inglesi con i cannoni da campo bombardarono la pista di Giarabub, distruggendola e facendo cessare l’unica possibilità di rifornimento per le posizioni italiane.

Era l’inizio del vero e proprio assedio, senza possibilità di ricevere il minimo aiuto dall’esterno, ma Castagna e i suoi non si dettero per vinti. Vennero razionate le scorte e le razioni giornaliere ridotte a mezza scatoletta di carne e ottanta grammi di gallette. Nonostante ciò la spirito degli italiani e dei libici, grazie soprattutto al carisma del loro comandante, rimase alto, tutti erano determinati ad andare avanti e a non arrendersi.

Gli australiani, lanciarono ripetutamente volantini, che illustravano la situazione ormai precipitata per le nostre armi. con la completa occupazione della Tripolitania da parte inglese e la cattura di circa 150.000 prigionieri. Ma nemmeno questa classica tattica di guerra psicologica scalfì minimamente l’onore e la determinazione del Maggiore Castagna e dei suoi uomini, nonostante egli fosse perfettamente consapevole che si trattava solo di una questione di tempo, essendo ormai il presidio circondato da tutti i lati e tagliato fuori da linee di rifornimento e avanguardie italiane.

Gli australiani tennero sotto pressione gli assediati con un costante e cadenzato fuoco d’artiglieria verso la piazzaforte, ma non ebbero mai forze sufficienti per un attacco diretto. Le razioni ridotte e la pressione dei bombardamenti resero però sempre più complicata la situazione delle forze libiche, con continue diserzioni per consegnarsi al nemico, mentre le truppe nazionali ressero senza eccezioni per tutta la durata dell’ assedio. Castagna non si perde d’animo e lancia anche un contrattacco che si infrange contro il muro alzato dall’artiglieria nemica.

Il 17 marzo, Erwin Rommel comandante dell’Afrika Korps ringraziò la guarnigione italiana per la difesa e promise che sarebbero presto stati rimpiazzati con truppe fresche:

Invio il mio saluto ed i sensi della mia stima e ammirazione agli eroici difensori di Giarabub. Continuate a lottare strenuamente, tra pochissime settimane saremo tra voi

ma ormai non c’era più tempo. I difensori erano allo stremo e i britannici avevano forze a sufficienza per lanciare l’attacco risolutivo che scattò il 20 marzo. La sera successiva ogni resistenza era cessata dopo aspri combattimenti trincea per trincea, nell’assalto finale, il 9º Battaglione australiano perse 17 uomini ed ebbe 77 feriti, mentre gli italiani subirono 250 morti, 1.300 prigionieri e 26 pezzi d’artiglieria catturati. Nel complesso nel periodo dell’assedio tra morti e feriti, italiani e libici persero complessivamente 500 uomini.

Lo stesso Tenente Colonnello Castagna, promosso solo qualche giorno prima della fine della battaglia, verrà ferito alla testa da una bomba, con il suo fedelissimo portaordini Orazio Barbagallo, che aveva cercato di fare da scudo con il suo corpo ad un colpo di granata. Dopo poco anche il resto dei soldati ancora vivi si arrese, seguiranno anni di umiliante e dura prigionia in Palestina e India. In Italia si seppe della resa del presidio tramite il bollettino 288 del 22 marzo 1941, fu l’inizio della leggenda, di “Giarabub’s man”, l’italiano che con un pugno di uomini tenne in scacco per mesi le truppe del Commonwealth.

In Italia subito la sua vicenda ebbe un eco e una risonanza incredibile, tanto che le stazioni EIAR inizieranno a trasmettere la una canzone che diventerà celebre, dal titolo “La sagra di Giarabub” con musica di Mario Ruccione. Per dare ancora più risalto alla vicenda venne prodotto anche un famosissimo film nel 1942 , dal titolo “Giarabub” con regia di Goffredo Alessandrini, con un giovane Alberto Sordi e con Dorsi Duranti.

Prima di chiudere il nostro post dedicato a Giarabub vediamo come proseguì la carriera militare del tenente colonnello che, rientrò in Patria solo il 23 novembre 1946. Giunto in Italia, apprese che entrambi i genitori erano deceduti, ansiosi sino alla fine di sue notizie, oltre al fatto che la sua eroica vicenda aveva avuto risonanze enormi nella propaganda fascista.

Purtroppo nell’Italia Repubblicana e antifascista, non c’era spazio per nessuna impresa in qualsiasi modo legata al Fascismo e la vicenda di Giarabub come altre similari venne dimenticata piano piano fino a cancellarsi dalla memoria collettiva. Non così per il nemico, in quanto gli inglesi continueranno a rispettare e onorare quel pugno di uomini che per nessuna ragione al mondo si arrese e gli diede filo da torcere insieme al loro valoroso Comandante.

Promosso generale, venne nominato comandante militare della zona di Catania, poi si stabilì definitivamente a Roma e continuò la sua carriera nell’Esercito italiano fino al grado di generale di divisione. Morì ottantenne all’Ospedale militare del Celio il 3 febbraio 1977, al capezzale una copia del suo libro “La difesa di Giarabub” edito da Longanesi. Le spoglie riposano presso la cappella della famiglia Castagna, da lui voluta, a Caltagirone.

Prima di chiudere il post ci permettiamo di segnalare un interessante libro edito nel 2008 da Italia Editrice dedicato all’eroica vicenda del presidio italiano:

Giarabub

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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