Il Risorgimento

20 marzo 1861, capitola l’ultima fortezza borbonica

L’episodio che andiamo a raccontare nel nostro post odierno, è l’ultima battaglia che vide contrapposte le truppe dell’esercito sabaudo a quelle del Regno delle Due Sicilie. Si tratta dell’assedio di Civitella del Tronto, maestosa fortificazione che domina il territorio dalla sommità di un alto colle ai confini del Viceregno di Napoli con lo Stato Pontificio. L’assedio a quella che fu una delle più rilevanti roccaforti borboniche, l’ultima a cadere sotto l’assedio piemontese, era iniziato il 26 ottobre del 1860 e si concluse il 20 marzo 1861, tre giorni dopo la proclamazione del Regno d’Italia.

Fortezza Civitella del Tronto tagliata

Prima di proseguire nella trattazione dell’assedio una breve storia della fortezza. Situata a 600 m. s.l.m. in posizione strategica rispetto al vecchio confine settentrionale con i domini pontifici, è la seconda fortezza d’Europa per grandezza. Caratterizzata da una forma ellittica con un’estensione di 25.000 mq ed una lunghezza di oltre 500 m,  la fortezza le cui prime notizie certe risalgono al 1255 divenne rocca aragonese e maggiormente rafforzata, rispose al lungo assedio francese del 1557.

Superato trionfalmente l’assedio del duca di Guisa, Filippo II d’Asburgo, re di Spagna ordinò nel 1564 altre opere di rafforzamento ed ampliamento della fortezza che si prolungarono fino al 1574. La temporanea occupazione degli austriaci non portò trasformazioni considerevoli alla fortezza, mentre dal 1734 con il passaggio alla dominazione dei Borboni, verranno operate importanti modifiche alla struttura militare.

La nuova configurazione strategica permise alla fortezza di adempiere, alla funzione sia di presidio nella protezione di tutta la fascia costiera che arriva fino a Pescara che a quella di base logistica per la preparazione delle campagne militari dirette a nord e di resistere agli ultimi due importanti assedi: il primo avvenuto nel 1806 durante la campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte; il secondo negli anni 1860-61 portato avanti dall’esercito sardo-piemontese.

Siamo arrivati nel 1860, anno cruciale per la storia del nostro paese, si era da poco conclusa la seconda guerra d’indipendenza, che combattuta nel 1859 aveva visto gli eserciti franco-piemontesi sconfiggere le truppe austriache. Durante il conflitto i governi e i monarchi di Parma, Modena, Toscana e il legato pontificio della Romagna avevano abbandonato le loro terre ed erano stati sostituiti con governi provvisori filo-sabaudi. La pace di Zurigo prevedeva la restaurazione dei monarchi destituiti e per redimere la questione, il 21 gennaio 1860, Il Re richiamò al potere Camillo Benso conte di Cavour.

Napoleone III, nel frattempo, faceva le seguenti proposte: annessione al Piemonte dei soli ducati di Parma e Modena, vicariato nelle Romagne, monarca sabaudo in Toscana, e cessione di Nizza e Savoia alla Francia. In caso di rifiuto del Governo piemontese, l’esercito di Napoleone III avrebbe abbandonato il Regno di Sardegna all’Austria. A Londra il governo inglese giudicò il piano francese «sovversivo dell’indipendenza italiana».

Incoraggiato dall’atteggiamento della Gran Bretagna, stabilita di fatto l’annessione di Parma, Modena e Romagna pontificia, Cavour con un plebiscito ottenne anche la Toscana (11-12 marzo 1860). La viva irritazione della Francia convinse il Piemonte che quanto promesso e non mantenuto dall’alleanza sardo-francese, e cioè l’annessione dell’intero Lombardo-Veneto, di fatto l’Austria aveva ceduto solo la Lombardia), poteva essere sostituito con l’annessione dei territori suddetti.

Per cui il 24 marzo 1860 fu siglato il trattato di Torino con il quale il Regno di Sardegna, riconobbe alla Francia quanto previsto dal trattato d’alleanza, cedendo la regione della Savoia e la città di Nizza. Poco dopo il 5 maggio dello stesso anno, Garibaldi dava il via all’operazione che doveva condurre il sud Italia sotto la bandiera del Regno sabaudo, anche se la conquista non era particolarmente ambito da Cavour  poiché più arretrato rispetto al nord. Era l’inizio della famosa spedizione dei mille che facendo leva sulle forze di quei gruppi desiderosi di cambiamento e faroveroli all’unità d’Italia, riuscì a conquistare il regno delle Due Sicilie.

Tornando più da vicino all’oggetto del post, il 9 settembre 1860 la rivolta unitaria si propaga nel territorio teramano e ovunque si dichiara decaduto il Governo Borbonico. Da Teramo il comandante delle armi della Provincia esorta la fortezza a uniformarsi col governo provvisorio, ma il giorno seguente l’anziano maggiore Luigi Ascione, a capo della fortezza rifiuta la proposta e decreta lo stato d’assedio. La stessa era presidiata da due compagnie del 3º Reggimento di gendarmeria agli ordini del capitano Giuseppe Giovine, volontari e artiglieri costieri per un totale variante secondo le fonti da 450 a 650 uomini.

Ascione era un richiamato della fanteria sedentaria, affiancato dal maggiore Domenico Salinas e aveva come aiutante maggiore il capitano Giovanni Raffaele Tiscar, proveniente dal XII reggimento cacciatori. A sua disposizione, aveva un complesso di vecchi pezzi d’artiglieria ad anima liscia tra i quali 20 cannoni, tre obici, due mortai e una colubrina rinascimentale. Nei giorni successivi le altre fortezze borboniche che ancora resistono capitalorono una dietro l’altra, il 15 la fortezza di Pescara si scioglie, il 29 settembre anche quella di Ancona e infine il 2 novembre anche Capua cade.

Il primo colpo di cannone contro la fortezza di Civitella, viene sparato il 26 ottobre 1860 dando così inizio all’assedio. Il 9 novembre 1860 la Legione Sannita dichiara lo stato di blocco della fortezza e occupa Ripe, Piane, Fucignano e Passo. Il 13 novembre il tenente colonnello Curci invitò ad una resa pacifica la fortezza ma Ascione, in attesa di notizie sul Garignano, rifiutò. Il 6 dicembre l’esercito piemontese, costituito soprattutto da volontari, si ritira unilateralmente dalle montagne circostanti il paese.

Il Generale Ferdinando Pinelli giunge nella frazione di Ponzano, in aiuto dell’indebolito esercito sabaudo, con diverse compagnie di fanteria ed un consistente reparto di artiglieria, e con queste forze lo scontro riprende ancor più duramente dopo il terzo rifiuto di resa del maggiore Ascione. Dal 10 al 17 dicembre riprendono, ininterrotti, i colpi di artiglieria ma senza recare troppi danni alla fortezza che maestosa rimane “impassibile” e con gli assediati che, ancora non devono registrare né morti né feriti.

L’8 gennaio 1861 Civitella del Tronto, insieme a Gaeta, sottoscrive un armistizio di otto giorni durante i quali Ascione incontra più volte il maggiore piemontese Belli. Dalla fortezza, intanto, il capitano borbonico Giovene invia al re borbonico una relazione negativa sull’operato di Ascione. Il 15 gennaio, gli assedianti vengono completamente sostituiti da truppe regolari, mentre Ascione, dopo la fine della tregua chiede altro tempo in attesa di ricevere istruzioni dal suo comando ma il generale Pinelli rifiuta.

Il 1º febbraio da Gaeta, con un dispaccio borbonico, tutti gli ufficiali della guarnigione vengono promossi di un grado, mentre Giovene viene nominato colonnello e comandante di Civitella. Allo stesso tempo, Pinelli emette alcuni durissimi bandi contro i civili che suscitarono tali proteste da costringere il governo regio a sollevarlo dall’incarico. Allo stesso tempo vengono inviati altri rinforzi soprattutto nel campo dell’artiglieria, con l’invio dei nuovi potentissimi cannoni a tiro veloce, nel tentativo di sbloccare finalmente la situazione.

A dirigere le operazioni viene inviato il Generale Luigi Mezzacapo, ex ufficiale dell’ artiglieria borbonica e maggior generale nell’esercito della Repubblica romana nel 1849. Con l’arrivo del generale artefice della capitolazione della fortezza di Gaeta e dell’ abdicazione di Francesco II delle Due Sicilie, comincia nel forte una disputa fra coloro che intendono arrendersi e quelli intenzionati a continuare la difesa ad oltranza. A prevalere sono questi ultimi, il forte continuerà la resistenza.

Il 15 febbraio 1861, il Generale Mezzacapo ordina un violentissimo bombardamento; nonostante gli evidenti danni, la fortezza non dà cenno di resa. Con la resa della Cittadella di Messina, il 12 marzo 1861, l’esercito sabaudo si concentra maggiormente su Civitella del Tronto. Il 17 marzo 1861, a Torino, viene incoronato Re d’Italia Vittorio Emanuele II con lo scontro di Civitella del Tronto ancora in corso.

Viene ordinato un ulteriore rafforzamento del dispositivo d’assedio e nello stesso tempo, il generale borbonico Della Rocca viene fatto entrare entro le mura di cinta, recando ai difensori il messaggio di Francesco II di deporre le armi. Il 13 febbraio 1860, dopo 102 giorni di violento assedio, di cui 75 sotto violenti bombardamenti, la fortezza di Gaeta, ove il sovrano borbonico si era rifugiato dopo l’abbandono della capitale Napoli, si era infatti arresa alle truppe piemontesi.

Il 14 febbraio, alle ore 8 circa, mentre le truppe dell’esercito piemontese entravano nella piazzaforte di Gaeta, il re Francesco II di Borbone e la regina Maria Sofia, seguiti da principi e ministri, dopo aver ricevuto gli ultimi onori militari dalle truppe schierate sul lungomare di Gaeta e un caloroso saluto dalla popolazione, si imbarcarono sulla nave da guerra francese “Mouette” per recarsi in esilio a Roma, ospiti del pontefice. Solo Civitella del Tronto resiste ancora…

Della Rocca infatti non viene creduto, la richiesta di deporre le armi ancora una volta rigettata e lo scontro continua con la ripresa dei cannoneggiamenti. Finalmente dopo tre giorni di bombardamenti, alle ore 11:00 del 20 marzo 1861, il maggiore Raffaele Tiscar, vice-comandante del forte espone la bandiera bianca e proclama la resa a nome dell’intera guarnigione. Sarò lo stesso ufficiale a sottoscrivere la capitolazione al tenente colonnello dell’armata sarda Emilio Pallavicini.

I 291 soldati sopravvissuti sono portati come prigionieri di guerra ad Ascoli Piceno che, per rispetto, diffonde alla popolazione l’ordine di non insultarli poiché hanno fatto a pieno il loro dovere. Dopo quasi ottomila colpi incassati, la rocca capitolava e alle 17 circa del 20 marzo 1861, le truppe italiane facevano il loro ingresso nel forte, dove veniva issato il tricolore, salutato da 21 colpi di cannone. Mezzacapo così telegrafava al Ministro della Guerra per annunciare la resa della fortezza borbonica:

“I guasti prodotti dalla nostra artiglieria sono immensi, il forte è un mucchio di rovine”

Nonostante la resa onorevole riferita da Cavour alle corti inglese e francese, il giorno seguente il ministro della Guerra Manfredo Fanti ordina la distruzione di ciò che rimana della fortezza e della cinta muraria della città. La fortezza resterà in stato di abbandono per più di un secolo, depredata e demolita dagli stessi abitanti di Civitella del Tronto.

Pianta fortezza di Civitella del Tronto

Pianta fortezza di Civitella del Tronto

Oggi la sua struttura è completamente visitabile, grazie ad un importate intervento di restauro curato dalla Sovrintendenza di L’Aquila negli anni che vanno dal 1975 al 1985. La visita si sviluppa attraverso tre camminamenti coperti, le vaste piazze d’armi, le cisterne (una delle quali visitabile), i lunghi camminamenti di ronda, i resti del Palazzo del Governatore, la Chiesa di San Giacomo e le caserme dei soldati. Nel 1988 venne inaugurato il Museo Storico della Fortezza, collocato sul punto più alto del sito.

Esso si sviluppa su quattro sale dove sono conservate armi, bandiere divise e mappe antiche, queste ultime connesse alle vicende storiche di Civitella del Tronto. Tra le armi si segnalano alcuni schioppi a miccia del XV secolo, pistole a pietra focaia, un cannone da campagna napoleonico e dei piccoli cannoni detti “falconetti” da marina. Nei locali delle ex mense e cucine del forte, da segnalare una divisa pontificia da diplomatico , un elmo papalino del 1848 e alcune armi e documenti riconducibili ai Savini e a Garibaldi.

Visitando uno dei tanti siti dedicati alla storia della fortezza abbiamo trovato il tour virtuale della stessa che vi invitiamo a visionare cliccando sul link sottostante:

Tour virtuale della fortezza di civitella

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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