2^ G.M. La guerra civile 1943-45

18 marzo 1944, la strage di Monchio, Susano e Costrignano

L’episodio che trattiamo oggi non è molto conosciuto, ma si tratta della strage più efferata perpetrata dalle truppe germaniche, coadiuvate da reparti della Repubblica Sociale, nella provincia di Modena e seconda nell’intera regione emiliano-romagnola, solo alla ben più nota strage di Marzabotto. In quel tragico giorno nei piccoli centri di Monchio, Susano e Costrignano di Palagano, vennero trucidate 136 persone, tra le quali 8 donne e 4 bambini.

Come nostro solito prima di analizzare il fatto vediamo brevemente gli antefatti. L’8 marzo 1944, alla scadenza di un bando di chiamata alle armi, le autorità della Repubblica Sociale organizzano vaste azioni di rastrellamento nella zona dell’Appennino modenese e reggiano per arrestare i renitenti alla leva, che sarebbero andati con molte probabilità ad ingrossare le fila delle formazioni partigiane attive in quelle zone. Durante queste operazioni fascisti e tedeschi si scontrano coi partigiani a Pieve di Trebbio, a Cerrè Sologno e nella zona di Monte Santa Giulia.

Gli scontri sono particolarmente cruenti nelle prime due località e le formazioni della Feldgendarmerie, la polizia militare germanica e della Guardia Nazionale Repubblicana, che in quell’occasione schierava circa 100 militi agli ordini del capitano Arturo Mori, sono particolarmente impegnate dalla reazione partigiana. I reparti repubblicani negli scontri accusano sette soldati morti e il 16 ed il 17 marzo altri scontri avvengono nei pressi del Monte Santa Giulia dove si erano ritirati i partigiani. Questa volta vengono impegnati i tedeschi che lasciano sul campo due ufficiali e cinque soldati.

Mentre le formazioni partigiane a quel punto decidono di spostarsi in zone più sicure, il Commissario Prefettizio di Montefiorino Francesco Bocchi che, alla fine di gennaio 1944, aveva sostituito il vecchio podestà Temistocle Tazzioli, resosi conto che la situazione si fa sempre più difficile richiede aiuto ai comandi germanici. Prima di proseguire ricordiamo che Bocchi aveva già segnalato i problemi alle autorità della Repubblica Sociale. Nel suo primo rapporto, fra l’altro, segnalò:

«La popolazione, in generale, continua ad essere estremamente ostile alle nuove istituzioni (della Repubblica di Salò, ndr). Il clero è con la popolazione».

Bocchi, nel suo secondo rapporto al capo della provincia di Modena, data 27 febbraio 1944, denunciava la sua impotenza nel fronteggiare la situazione, sottolineando che i “ribelli” controllavano e condizionavano la vita del comune ed in particolare dalla parte destra della valle del Dragone e a quel punto le sue richieste vengono ascoltate e l’8 marzo 1944, venne istituito a Palagano un presidio di 100 militi della Guardia Nazionale Repubblicana comandato come ricordato sopra, dal capitano Arturo Mori.

Dopo l’episodio sopra descritto, che porta all’uccisione di alcuni militari tedeschi, l’ufficio germanico di collegamento per l’Emilia, avverte l’esigenza di dare una lezione esemplare ai “banditen” e vendicare gli uomini della Feldgendarmerie rimasti uccisi negli scontri del 16 e del 17 marzo. I tedeschi si erano quindi convinti che non era più un’azione di polizia ma di guerra e che quindi occorrevano strumenti adeguati per combatterla.

Il capitano Kurt Christian von Loeben comandante tedesco a Monchio

Decise a quel punto di far affluire nella zona il reparto esplorante della divisione corazzata “Hermann Goering”, al comando del capitano di cavalleria von Loeben (nella foto a fianco) proveniente dal fronte sulla Linea Gustav (Montecassino) e che dal 10 marzo era acquartierata alla periferia di Bologna

Anche la Repubblica Sociale invia un altro piccolo contingente della G.N.R. di Modena e le nuove forze si piazzano così a Montefiorino e circondano la valle del Dragone.

Ricordiamo che la “Hermann Goering” fu un’unità militare d’élite della Luftwaffe, l’aviazione militare tedesca attiva dal maggio 1943 e che da un punto di vista militare era una normale divisione corazzata, mentre la definizione di “paracadutista” aveva esclusivamente funzioni propagandistiche. L’unità oltre a combattere molto efficacemente contro le truppe alleate prima in Sicilia e poi durante tutta la campagna d’Italia si macchierà di numerose stragi compiute soprattutto durante la primavera del ’44 e che la strage che raccontiamo oggi fu la prima portata a termine da essa.

A mezzogiorno del 17 l’ufficiale tedesco viene convocato d’urgenza presso la sede della Militarkommandantur di Bologna per ricevere le disposizioni sull’operazione e informato che nei giorni precedenti, in quelle località erano stati fortemente impegnati ed avevano subito perdite sia reparti della Feldgendarmerie che la GNR. Era quindi necessario ripulire quell’area e vendicare la morte di ufficiali e soldati tedeschi.

La riunione si concluse con la parola d’ordine

«Banditen kaputt».

A quel punto von Loeben alla testa di circa 250-300 uomini su due compagnie, seguite da autoblindo leggere e sidecar, a cui si aggiunsero un plotone del genio e due sezioni di artiglieria, una da 75 e l’altra da 88 millimetri, si mette in viaggio per raggiungere la valle del Dragone e per portare a termine la missione che gli era appena stata affidata. Per prima cosa l’ufficiale predispone il piazzamento di tre pezzi di artiglieri, per la precisione della contraera nella Rocca di Montefiorino.

Alle prime luci dell’alba del 18 marzo iniziò un intenso cannoneggiamento sulle località di Monchio, Susano e Costrignano, ciò provocò la distruzione sistematica delle abitazioni, costringendo la popolazione ad abbandonare le case più esposte al tiro, per cercare rifugio nelle cantine delle abitazioni più riparate e nei boschi. Verso le 7 una lunga colonna di autocarri, camionette, mezzi cingolati ed autoblinde tedesche iniziarono a muoversi da Montefiorino e Savoniero per circondare i paesi colpiti ed espugnare la “roccaforte” sul monte Santa Giulia, dove riteneva vi fosse il covo dei “banditen”.

I reparti si erano divisi le borgate e le frazioni da rastrellare; non appena giunti sul posto assegnato lanciavano in aria razzi luminosi per informare l’artiglieria di spostare il tiro su zone non ancora raggiunte. Quando tutti i reparti raggiunsero i loro obiettivi cessò il cannoneggiamento, da quel momento iniziò il vero e proprio sterminio. La prima località coinvolta fu Susano e alla fine dell’operazione si conteranno 136 civili morti e oltre 150 abitazioni distrutte.

Alla rappresaglia di quel giorno ne seguirà un’altra altrettanto efferata compiuta due giorni dopo a Cervarolo, nel Reggiano, sempre dal reparto esplorante germanico. In quella occasione cadono uccise altre ventiquattro persone, tra cui il parroco. Ricordiamo per dovere di cronaca che le quattro frazioni coinvolte nei tragici fatti, al tempo facevano parte del comune di Montefiorino, dal 1957 sono entrate nel comune di Palagano.

Prima di chiudere vediamo cosa successe ai responsabili delle stragi. Kurt Von Loeben dopo che la “Hermann Göring” il 24 luglio 1944, venne ritirata dal Fronte Italiano e trasferita nuovamente sul Fronte Orientale, fu ucciso in combattimento contro l’Armata Rossa in Moravia nei primi giorni del 1945 e dopo la sua morte gli verrà attribuita la promozione postuma a maggiore. Il resto degli ufficiali germanici hanno finito tranquillamente i loro giorni in patria.

A pagare saranno praticamente solo il commissario prefettizio Francesco Bocchi, che fu ucciso il 16 marzo 1945 durante il tentativo di rapirlo, con lo scopo di portarlo a Monchio e lì processarlo e Mori. L’ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana, fuggito da Modena dopo la Liberazione con altri fascisti, il 1° maggio 1945 morì in uno scontro a fuoco con i partigiani sul lago di Como, mentre tentava di riparare in Svizzera.

A onor del vero nel 2006 a Verona venne istruito un processo da parte del Tribunale Militare su iniziativa del PM Marco De Paolis, alla fine del quale verranno condannati in via definitiva due tenenti (Helmut Odenwald e Ferdinand Osterhaus) e il caporale Alfred Lhuman, gli unici ancora in vita, ma con quasi sempre è successo in questi casi, le sentenze non sono mai state eseguite.

L’ex caporale Alfred Luhman è morto il 23 aprile del 2018 senza alcun segno di ammissione o pentimento ed anzi sul suo necrologio comparve una citazione di Dietrich Bonhoeffer, teologo martire del nazismo. Sul territorio dove si consumarono i tragici fatti insiste una straordinaria quantità di luoghi di memoria e formazione: a Montefiorino fu inaugurato nel 1974 il Museo della Repubblica Partigiana di Montefiorino e sulla cima del monte Santa Giulia a Monchio fu fondato il Parco Provinciale della Resistenza.

memorialinsieme strage di Monchio 18 marzo 1944

Nel 1984 fu inaugurato nel parco una apparato monumentale unico nel suo genere: una serie di 14 monoliti in pietra disposti a cerchio opera di artisti provenienti da tutto il mondo. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

Fonte: “Atlante delle stragi nazifasciste in Italia”

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