2^ G.M. Regia Aeronautica

14 marzo 1941, la morte del “conte volante”

Il nostro post odierno è dedicato alla figura di Pietro Scapinelli conte di Leguigno illustre figura dell’aviazione tricolore morto il 14 marzo 1941, durante un volo di collaudo di un nuovo caccia della Regia Aeronautica prodotto dalle Officine Meccaniche Reggiane, precisamente il Re. 2001 “Falco II.

Pietro Scapinelli nacque a Vicenza il 30 marzo 1904, da una famiglia molto agiata e  di nobili origine. Nel 1924 fu allievo della Scuola Ufficiali di Complemento di Modena e nel 1925 passò alla scuola di pilotaggio SISA per idrovolanti di Portorose, per passare due anni dopo all’aviazione terrestre ed alla Regia Aeronautica. Nel 1928 partecipò alle gare internazionali di Zurigo su Fiat C.R.30 giungendo secondo, per cui l’anno successivo venne scelto per il secondo corso della Scuola di Alta Velocità di Desenzano del Garda.

Il 21 ottobre 1933, con il Macchi-Castoldi M.C.72 M.M. 177, lo stesso pilotato dal maresciallo Francesco Agello per ottenere il record del mondo di velocità il 10 aprile precedente, decollò al largo di Falconara Marittima. Seppur il velivolo fosse dotato di un motore meno spinto di quello utilizzato da Agello, Scapinelli seguendo il percorso Porto Recanati – Porto Corsini e ritorno, conquistò la prestigiosa Coppa Blériot, destinata al primo pilota che avesse volato ad almeno 600 km/h per mezz’ora, con la media di 619,37 km/h,

Raggiunse l’agognato obbiettivo nonostante avesse incontrato condizioni meteorologiche avverse, che resero difficilissimo anche il decollo a causa del mare grosso. Per l’impresa oltre alle congratulazioni del ministro dell’Aeronautica e Maresciallo dell’aria Italo Balbo fu premiato con la coppa a Parigi da Louis Blériot in persona, alla presenza del generale Pier Ruggero Piccio, all’epoca capo di stato maggiore della Regia Aeronautica, e di Jean Mermoz. A completamento verrà decorato con la Medaglia d’oro al valore aeronautico:

«Audacissimo pilota di Alta Velocità in un brillante volo reso più difficile da avverse condizioni atmosferiche, si spimgeva sul mare ad oltre 160 Km. dalla base, alla velocità di circa 620 Km/h, per conquistare all’Italia la Coppa Bleriot, e vincere un ambito primato. Cielo di Ancona (Porto Corsini), 21 ottobre 1933»
— 10 dicembre 1934.

La “Medaglia al valore Aeronautico”, in oro, argento o bronzo venne istituita con R.D. 27-11-1927, n° 2297 ed era destinata a chi avesse compiuto atti di coraggio e di filantropia a bordo di aeromobili in volo. Le medaglie hanno un diametro di 33 mm. e recano sul recto la Croce di Savoia sormontata dal un’aquila coronata ad ali distese con intorno il motto «Al valore aeronautico» e sul verso due fasci littori tra i quali è inciso il nome del premiato, con l’indicazione del luogo e della data del fatto.

Le medaglie d’oro e d’argento erano destinate a colore che , in circostanze particolarmente difficili, avevano compiuto atti di coraggio e dimostrato singolare perizia esponendo la loro vita, durante il volo, ad eccezionale pericolo. Per la medaglia d’oro era richiesto il concorso di circostanze tali da rendere l’atto compiuto meritorio e commendevole in sommo grado e la condizione essenziale che ne fosse derivato grande onore all’Aeronautica italiana.

La medaglia di bronzo era destinata a ricompensare atti di coraggio e perizia compiuti senza grave e manifesto pericolo di vita. La medaglia al valore aeronautico poteva essere concessa alla memoria di colui che avesse perduto la vita nel compiere una azione ardita e generosa a bordo di un aeromobile in volo. La medaglia è portata appesa sulla sinistra del petto, ed il nastro di colore azzurro ha due piccoli filetti in rosso ai lati, l’uno di millimetri tre e l’altro di un millimetro.

La medaglia veniva conferita dal re su proposta del Ministro Segretario di Stato per l’Aeronautica che, all’atto del conferimento rilasciava un certificato indicante il nome del premiato, il fatto che aveva dato motivo al premio, la data e il luogo ove era avvenuto il fatto stesso. Le disposizioni regolamentari consentivano l’uso dei nastrini e sul nastrino della medaglia d’oro, d’argento e di bronzo, andava applicata un’elica aerea della lunghezza di 15 millimetri, rispettivamente d’oro, d’argento e di bronzo.

Allo scoppio della guerra in Spagna nel 1937, Pietro Scapinelli partì volontario. La sua figura venne riconosciuta per l’ardimento ed il coraggio, ottenne la promozione a maggiore per meriti di guerra e fu decorato di una Medaglia d’argento al Valor Militare che così recitava:

“Capitano pilota da caccia volontario in una missione combattuta per un supremo ideale, svolgeva attività di volo con il proprio reparto e, nell’intento di maggiormente contribuire alla guerra stessa, partecipava volontariamente ad azioni belliche effettuate da reparto da bombardamento. In ogni circostanza dava prova di fermezza d’animo e sereno sprezzo del pericolo”.

Cielo di Spagna, 10 ottobre 1937 – 15 marzo 1938.»

Rientrato in Italia e raggiunto il grado di tenente colonnello, dal 1940 divenne pilota collaudatore presso le Officine Meccaniche Reggiane finendo per rimpiazzare Mario de Bernardi, testando prima il e.2000 “Falco” e successivamente curando la messa a punto del Re. 2001 “Falco II”. Al termine del 14° volo di prova su questo velivolo, il 14 marzo 1941 rimase ucciso tentando un atterraggio d’emergenza, lasciando la moglie Beatrice e cinque figli.

L’inchiesta successiva stabilì che durante una riattaccata sul campo di volo di Reggio Emilia, il variatore di passo dell’elica, costruito dall’Alfa Romeo ed ancora allo stadio sperimentale, si bloccò causando lo spegnimento del motore Daimler Benz 601. Il pilota riuscì a scavalcare il torrente che delimitava il campo, ma essendo la velocità ancora troppo alta urtò in maniera violenta contro due salici. Scapinelli, non trattenuto adeguatamente dalle cinghie, anch’esse sperimentali, urtò la testa contro la barra di comando e morì poco dopo il ricovero in ospedale senza riprendere conoscenza.

L’Alfa Romeo venne ritenuta responsabile del disastro e condannata al pagamento di un grosso risarcimento, che però si rifiutò sempre di pagare, come pure di corrispondere un contributo alla vedova, al contrario di quanto fecero le Officine Reggiane.

Il Comune di Reggio Emilia gli ha tributato l’onore dell’intitolazione di una piazza nel centro storico reggiano, che si trova in fondo a via Roma, dietro l’ex mercato coperto e sul Monumento dei caduti e dispersi dell’Aeronautica, sulla lapide a ricordo delle vittime e dei decorati di quest’arma, è inciso anche il nome del tenente colonnello Scapinelli. Infine sempre nella città emiliana sorge un palazzo, scampato miracolosamente ai bombardamenti nel 1944, che porta il nome della famiglia e rientra tra le dimore storiche del centro della città del tricolore.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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