1^ G.M. I Comandi militari italiani

8 marzo 1952, muore a Genova il generale d’armata Luca Montuori

Il post odierno è dedicato al generale Luca Montuori, una figura di alto ufficiale la cui carriera presenta molte luci ma anche alcune ombre, Durante il suo lungo periodo di servizio si distinse prima durante la guerra italo-turca, mentre durante la Grande Guerra la sua scarsa considerazione della vita dei suoi subordinati e la cieca obbedienza agli ordini del generale Cadorna causeranno perdite sanguinose fra le truppe sotto il suo comando, ma andiamo con ordine.

Il generale Luca Montuori nacque ad Avellino il 18 febbraio 1859 da una famiglia senza precedenti tradizioni militari i una certa importanza. Dopo l’infanzia trascorsa in Irpinia a 19 anni nel 1878 entra alla Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino, dove due anni dopo si brevettò sottotenente d’artiglieria. Nel 1889 frequentò la Scuola di guerra, passando successivamente in forza al Corpo di Stato maggiore per completare la formazione come ufficiale di fanteria.

Con il grado di maggiore nel 1898, al comando del 2º Battaglione del 57º Reggimento fanteria “Abruzzi”, partecipò alla repressione dei moti di Milano sotto il comando del generale Fiorenzo Bava Beccaris venendo decorato con la Medaglia d’argento al valor militare che così recitava:

«Per il coraggio e l’energia dimostrati alla testa di due compagnie del suo battaglione, respingendo vittoriosamente oltre mille rivoltosi armati che tentavano l’attacco al posto di questura di via Napo Torriani, salvando così le guardie di pubblica sicurezza ed il drapello di truppa che vi erano ricoverati e che sarebbero certamente stati sopraffatti. Milano, 6 maggio 1898.»

Nel dicembre del 1901 dopo la promozione a tenente colonnello, venne prima assegnato all’Istituto Geografico Militare di Firenze e in seguito divenne insegnante di logistica presso la Scuola di guerra. All’inizio del 1907 diventò Addetto militare presso la nostra Ambasciata a Berlino, e il 3 febbraio dello stesso anno fu promosso al grado di colonnello. Rientrato in Patria ritornò al Corpo di Stato maggiore, assumendo nel 1910 il comando del 50º Reggimento fanteria “Parma”.

Nel 1911, con lo scoppio della guerra italo-turca il suo reparto partì per la Tripolitania. Durante la guerra in Libia nel giugno del 1912 fu promosso maggior generale, e al comandò della Brigata mista partecipò alla battaglia di Zanzur del 8 giugno 1912. Nel corso della stessa si distinse particolarmente tanto da essere insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine militare di Savoia.

Nel corso del 1913 prese parte alla battaglia di Assaba, e alla successiva avanzata su Nalut e al rientro in patria nel 1914 divenne dapprima comandante della Brigata Pisa, poi della III Brigata alpina, e infine, all’inizio del 1915, della Scuola di guerra. Sul continente europeo è in corso il più grande conflitto della storia dell’umanita, il Regno d’Italia dopo essere rimasti inizialmente neutrale ma il 24 maggio anche l’Italia da il suo ingresso nella Grande Guerra contro i cosiddetti “Imperi Centrali”.

Montuori andò al fronte come comandante della Brigata Parma, incarico che mantenne sino al 3 giugno, quando a seguito della promozione al grado di tenente generale, assunse il comando della 10ª Divisione impegnata in Cadore, precisamente nel settore Padola-Visdende. Durante le prime fasi della guerra si guadagnò la seconda Medaglia d’argento al valor militare che così recitava:

Nell’attacco all’altura di Quota 188, nei pressi di Oslavia, da lui personalmente diretto, si pose alla testa della brigata Granatieri di Sardegna, priva del suo comandante titolare, guidandola valorosamente nel fortunato assalto. Collina quota 188 (nord est di Oslavia), 20 novembre 1915.»

Il 1º dicembre assunse il comando della 4ª Divisione impegnata nella sanguinosa conquista del Monte Sabotino e il successivo 23 maggio 1916 passò al comando del XX Corpo d’armata, con il quale combatté per i 15 mesi successivi sull’Altopiano dei Sette Comuni. Durante questi durissimi mesi di battaglie sanguinose partecipò, alla battaglia di Monte Piana e alla battaglia del monte Ortigara, contribuendo ad arrestare l’offensiva austro-ungarica.

In generale però la sua azione di comando fu contrassegnata da un notevole livello di brutalità e da un’assoluta mancanza di scrupoli. I suoi ordini erano in linea di massima improntati alla scarsissima considerazione per la vita dei suoi subordinati, cosa che provocò perdite molto alte anche a livello di comandanti di Brigata. Nonostante le ombre sulla sua azione di comando durante il periodo venne decorato con il titolo di Commendatore dell’Ordine Militare di Savoia:

«Durante l’offensiva austriaca dal Trentino, con savio indirizzo e ferrea energia arrestava l’incalzante avanzata del nemico verso Val di Brenta, riusciva a dominare la situazione e muovere, secondo l’intendimento superiore, alla controffensiva (5-15 giugno 1916). Guidava questa con instancabile ed aggressiva attività conquistando sull’orlo settentrionale dell’Altipiano importanti posizioni, dalle quali minacciando di avvolgere l’avversario, ne determinava il ripiegamento (15-24 giugno 1916).»
— Regio Decreto 28 dicembre 1916

Il 23 agosto 1917 venne richiamato sul Carso al comando del II corpo d’armata, dove rimase – ferito sulla Bainsizza – fino al 12 ottobre 1917, prendendo parte alla XI battaglia dell’Isonzo guadagnandosi la terza Medaglia d’argento al valor militare:

«Comandante del corpo d’armata, sull’altopiano della Bainsizza, quotidianamente percorreva le trincee di prima linea per sorvegliare, provvedere ed animare tutti nella sua fede, della sua attività e del suo spirito di sacrificio, venne colpito da pallottola in un braccio ma non lasciò il comando. Vallone di Chiappovano, 12 settembre 1917. Al ponte della Priula, benche nuovamente ferito, non abbandonava le sue truppe se non quando vide al sicuro le ultime retroguardie: splendido esempio a tutti di valore e di costante alto sentimento del dovere.»

Il 12 ottobre assunse il comando interinale della 2ª Armata, in sostituzione del generale Luigi Capello costretto al ricovero ospedaliero. Nonostante la malattia Capello continuò ad esercitare un’azione di comando molto divergente da quella di Montuori e il disaccordo tra i due fu una delle cause principali della più grande sconfitta mai subita dalle nostre armi, la disfatta di Caporetto.

La cieca obbedienza agli ordini del generale Cadorna nelle fasi cruciali dell’offensiva austro-tedesca portò infatti la sua unità a subire perdite gravissime sia sotto il profilo numerico che in quello morale. La mancata denuncia delle responsabilità del generale Pietro Badoglio, comandante del XXVII Corpo d’armata gli valse l’appoggio del nuovo comandante supremo, il generale Armando Diaz, che gli assegnò il comando della 6ª Armata posizionata sull’Altopiano dei Sette Comuni.

Nel corso del 1918 si distinse particolarmente durante la battaglia del Solstizio, e nel mese di ottobre, in quella di Vittorio Veneto, concorrendo in maniera importante  all’azione che ebbe il merito di tagliare la via della ritirata alla maggior parte delle forze che lo fronteggiavano. Alla fine della Grande Guerra con Regio Decreto 24 maggio 1919 gli venne conferita l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine militare di Savoia:

«Comandante dell’Armata degli Altipiani, composta da truppe interalleate, diede prova di somma perizia, di prudente energia, di ammirevole avvedutezza, prima predisponendo ed organizzando mezzi e sforzi, poi incalzando il nemico con slancio ed ardire nella travolgente manovra che distrusse la resistenza nemica ed assicurò la vittoria (marzo-novembre 1918).»

Nel dopoguerra entrò nel Consiglio dell’Esercito il 21 gennaio 1923, due giorni dopo venne promosso generale d’armata e il 20 maggio 1928 arrivò la nomina a Senatore del Regno d’Italia. Durante il secondo conflitto mondiale non ebbe nessun incarico, ma quando l’Italia, in seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, si arrese agli anglo-americani, aderì alla Repubblica Sociale Italiana.

Proprio per questo motivo, il crollo definitivo del fascismo coincise con la fine della sua carriera politica: venne infatti dichiarato decaduto dall’Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo il 31 luglio 1945, e il suo ricorso in appello fu rigettato il 22 luglio 1948. Morì a Genova l’8 marzo 1952. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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