2^ G.M. Regia Aeronautica

23 febbraio 2011 muore Giuseppe Biron, eroe pluridecorato di Regia Aeronautica e Aeronautica Nazionale Repubblicana

Il 23 febbraio 2011, moriva a Treviso a quasi 97 anni il Generale di brigata aerea Giuseppe “bepi” Biron, eroe pluridecorato e asso dell’aviazione prima della Regia Aeronautica e dopo l’armistizio del 8 settembre 1943 dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana. Gli sono accreditate 8 vittorie aeree certe numerose più altre in compartecipazione e durante la sua lunga e gloriosa carriera è stato decorato con 5 medaglie d’argento e una di bronzo al Valor militare.

Giuseppe Biron nasce a Legnago in provincia di Verona il 15 ottobre 1914 e durante l’ultimo anno di studi, nonostante le resistenze della famiglia, abbandonò la scuola per partecipare ad un concorso per sottufficiali piloti indetto dalla Regia Aeronautica nel 1931. Riuscito nel suo intento, venne destinato inizialmente a Parma, per essere inviato successivamente alla scuola di pilotaggio civile gestita dalla CNA sull’aeroporto del Littorio, a Roma.

Il 12 aprile 1933 effettuò il suo primo volo a bordo di un biplano Fiat AS.1, passando quindi a volare sui Breda Ba.25 per il conseguimento del primo brevetto. Il 7 settembre, all’età di diciannove anni e con il grado di sergente pilota, divenne ufficialmente pilota militare della Regia Aeronautica. Assegnato alla 96ª Squadriglia, IX Gruppo (9º Gruppo caccia), del 4º Stormo basato sull’aeroporto di Merna, nei pressi di Gorizia, dopo aver effettuata l’abilitazione su Fiat C.R.20 biposto, prese a volare sul C.R.20 Asso, velivolo che costituiva la dotazione dello Stormo.

Dimostratosi un abile pilota acrobatico e da caccia il 15 aprile 1935, durante un volo con un collega, quest’ultimo gli propose di andare su Trieste per salutare la propria fidanzata, passandone più volte sulla casa. Dopo una iniziale indecisione, decise di passare in mezzo ai due piloni che sorgevano in Piazza Unità d’Italia al termine di una lunga picchiata. Purtroppo l’aereo colpì uno di essi, perdendo parte dell’ala inferiore sinistra, il tutto davanti agli occhi del prefetto.

Rientrato alla base venne subito posto agli arresti di rigore per ordine del comandante della 2ª Squadra, generale Francesco Pricolo. Oltre agli arresti di rigore, Pricolo dispose che fosse rimosso dal grado, gli fosse ritirato il brevetto, pagasse i danni e venisse immediatamente congedato. Fu solamente per intercessione del comandante dello Stormo, Amedeo di Savoia Duca d’Aosta, che non fu allontanato dalla Regia Aeronautica, ma trasferito al 3º Stormo di Bresso, Milano.

Appena arrivato alla nuova destinazione si offrì volontario per partire verso l’Africa orientale, dove spiravano venti di guerra contro l’Etiopia. Il 20 novembre 1935 arrivò in Somalia, preso l’aeroporto di Gorrahei, da dove la 108ª Squadriglia Ricognizione Strategica equipaggiata con i nuovi IMAM Ro.37bis Lince iniziò ad operare in appoggio alle forze terrestri poste agli ordini del generale Rodolfo Graziani che stavano avanzando su Giggiga e Harrar.

Se pur debilitato dalla malaria continuò a prestare servizio fino al termine delle ostilità e per le attività svolte in Africa orientale venne decorato con una Medaglia di Bronzo al Valor Militare che così recitava:

«Ottimo pilota da ricognizione strategica, si prodigava in ogni azione con slancio ed ardimento. Incurante della violenta reazione avversaria, audacemente abbassavasi sulle linee nemiche, pur di portare più precise informazioni. Il giorno 8 aprile a 50 km. dalle nostre linee, accortosi del cattivo funzionamento del motore, si preoccupava solo di salvare il prezioso materiale e con calma e perfetto ragionamento atterrava sul posto piuttosto di tentare di avvicinarsi alle nostre linee ove avrebbe trovato una maggiore sicurezza, ma avrebbe anche, in atterraggio per le difficoltà del terreno, arrecato irreparabili danni al materiale. Coraggiosamente restava a guardia dell’apparecchio e attendeva con serenità i soccorsi. Il giorno successivo riparato il motore rientrava alla base. Esempio dispirito di sacrificio, attaccamento al dovere, e di fermezza d’animo.»
— Cielo dell’Ogaden, 14 marzo-28 aprile 193

Riprese servizio nel febbraio 1937 presso la 155ª Squadriglia del 6º Stormo, basata a Gorizia, per essere poi trasferito presso la 150ª Squadriglia di Campoformido,[11] dotata di caccia Fiat C.R.32. Nel novembre 1937, dopo che aveva fatto domanda per partire volontario per la Spagna il reparto venne trasferito sull’aeroporto di Rimini-Miramare, e in tale occasione venne promosso al grado di maresciallo.

Nell’aprile 1938 fece parte della pattuglia acrobatica nazionale esibitasi durante la visita di Adolf Hitler in Italia, volando sull’addestratore acrobatico Caproni Ca.113. Nel mese di luglio il generale Pricolo effettuò una visita ispettiva a Rimini-Miramare, e mentre passava in rassegna il personale, Biron uscì dai ranghi esclamando ad alta voce:

Eccellenza voglio andare in Spagna!

Informatosi su chi era il giovane pilota, Pricolo disse: Biron, quello di Trieste? Andrai in Spagna. Fu cosi che nel settembre dello stesso anno, sotto il falso nome di José Birosi,  arrivò via mare a Cadice, da dove fu trasferito a Siviglia per prestare servizio presso la 33ª Squadriglia Caccia Terrestri del VI Gruppo sulla base di Puig Moreno. Pochi giorni dopo esordì in combattimento contro alcuni velivoli di produzione sovietica Polikarpov I-16 repubblicani, per poi essere immediatamente trasferito alla 24ª Squadriglia del XVI Gruppo Cucaracha basata a Caspe, dove divenne gregario di fiducia del comandante, il tenente colonnello Arrigo Tessari.

Il 4 novembre colse i primi successi personali, abbattendo due Polikarpov I-15 Chato e al termine delle ostilità in terra iberica verra insignito di tre medaglie, di cui due argento oltre a un’altra Medaglia di bronzo al valor militare. Sotto riportiamo le lodevoli motivazioni delle stesse

Medaglia di bronzo al valor militare
«Volontario in missione di guerra per l’affermazione degli ideali fascisti, pilota da caccia di eccezionali doti, già precedentemente distintosi, dava ripetute prove di ardimento in numerose aspre azioni belliche. Si distingueva per aggressività e audacia in tre aspri combattimenti durante i quali contribuiva all’abbattimento di 11 apparecchi nemici.»
— Cielo di Spagna, gennaio-maggio 1939.

Medaglia d’argento al valor militare
«Brillante pilota gia distintosi in precedenza, confermava in numerose altre azioni di guerra ed in tre combattimenti le sue belle doti di cacciatore audace ed aggressivo. In uno scontro particolarmente accanito, impegnava con generoso slancio, soverchinati forze avversarie, abbettava in fiamme due apparecchi nemici e ne mitragliava un altro, contribuendo validamente ad una delle più belle vittorie dell’ala legionaria.»
— Cielo di Spagna, novembre-dicembre 1938.

Medaglia d’argento al valor militare
«Sottufficiale pilota volontario in missione di guerra per l’affermazione degli ideali fascisti, cacciatore abilissimo e valoroso, partecipava a numerose azioni belliche dando prova di coraggio e sereno sprezzo del pericolo. In tre duri combattimenti contro forze nemiche soverchianti, attaccava con magnifico slancio, contribuendo all’abbattimento di trenta velivoli avversari in collaborazione con altri piloti del gruppo.»
— Cielo di Spagna, agosto-novembre 1938.
— Regio Decreto 21 maggio 1940.

Al rientro in Italia, dopo una licenza e aver preso confidenza prima con i nuovi caccia Fiat CR.42 Falco e sui poco graditi nuovissimi monoplani Macchi C.200 Saetta, partecipò al XIII Corso d’integrazione per sottufficiali. Il biennio di formazione compiuto presso l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli terminò nell’aprile 1941, quando con il grado di sottotenente fu inviato presso il 22º Gruppo Autonomo Caccia Terrestre di Tirana.

Dalla stessa base sita nella capitale albanese, il 9 agosto le tre squadriglie che costituivano il Gruppo decollarono alla volta dell’Unione Sovietica, per partecipare alla “crociata contro il bolscevismo”, in supporto all’attacco germanico, noto come “operazione Barbarossa” scattata il 22 giugno 1941. Da ricordare  che “Bepi” Biron durante la stessa campagna inventò lo stemma del 22º Gruppo CT: uno spaventa passeri in un triangolo bianco che si «fuma» le stelline rosse sovietiche che rappresentano i bombardieri avversari.

Questa curiosa storia inizia durante uno dei primi scontri sui cieli sovietici, un folto gruppo di Polikarpov I-16 “Rata” sovietici, di scorta a diversi bombardieri Tupolev SB “Katiuska”, vengono attaccati dai Macchi Mc 200 Saetta. Al termine dello scontro il risultato è inequivocabile: gli italiani rientrano senza perdite mentre i russi contano otto velivoli abbattuti.

Nei giorni successivi i sovietici non si alzano neppure in volo, e fra i piloti da caccia italiani si inizia a mormorare che gli “uccellacci sovietici” sono stati spaventati fin troppo. Il 22° Gruppo Caccia era ancora privo di una insegna araldica e l’idea geniale del Sottotenente “Bepi” Biron  prende immediatamente piede: poche ore e sulle fusoliere dei caccia italiani compare il nuovo simbolo, rimasto sulle fusoliere fino al 25 febbraio 1999 quando il gruppo viene messo in Posizione Quadro ovvero non chiuso ma tecnicamente “congelato” nelle sue attività istituzionali.

Tornando alkle vicende in terra sovietica, dopo un lungo viaggio compiuto in formazione, con tappe a Belgrado, Bucarest, Tudora, il 22° raggiunge l’aeroporto di Krivoj Rog in URSS e seguendo le avanzanti armate dell’Asse il gruppo si trasferì dapprima a Zaporož’e e poi a Stalino. Durante il ciclo operativo in Unione Sovietica si aggiudicò l’abbattimento certo di un caccia Mikoyan-Gurevich MiG-3, uno probabile di un aereo dello stesso tipo e di un I-16, e altre vittorie in collaborazione, tra cui un bombardiere Tupolev SB.

Nell’aprile 1942 cominciarono le operazioni di rientro in patria del 22º Gruppo, sostituito dal 21°. Sbarcato sull’aeroporto di Venezia-San Nicolò il 30 aprile andò direttamente a Treviso a sposare la sua fidanzata. Per le sue attività operative sul fronte orientale venne decorato dall’alleato tedesco la Croce di Ferro di II classe e con Regio Decreto 28 gennaio 1943, gli fu conferita una terza Medaglia d’argento al valor militare:

«Pilota da caccia, in durissime condizioni di clima e di ambiente, compiva numerose azioni belliche, collaborando con agressività e valore all’abbattimento ed alla distruzione di molti velivoli nemici.»
— Fronte Russo, agosto 1941-aprile 1942.

Al rientro in servizio dalla licenza matrimoniale riprese servizio presso il 22º Gruppo dislocato sull’aeroporto di Ciampino, dotato dei nuovi caccia Reggiane Re.2001, velivoli con i quali a partire dall’autunno del 1942, Biron e il suo Gruppo compirono diversi attacchi contro convogli britannici in navigazione nel Mediterraneo centrale. Inoltre furono compiuti bombardamenti in picchiata contro obiettivi a Bona, in Algeria, e sull’isola di Malta. Al termine del ciclo di operazioni fu promosso al grado di tenente e decorato con una quarta Medaglia d’argento al valor militare:

«Pilota di lunghissima esperienza e di provato coraggio, durante un anno di intensa attività prodigava ogni energia in azini belliche sul fronte del Mediterraneo e a difesa del territorio nazionale. In rischiose missioni e numerosi combattimenti aerei dava costante prova di slancio, aggressività e valore.»
— Cielo del Mediterraneo e di Napoli, 3 agosto 1942-20 agosto 1943.

Nei primi mesi del 1943 il 22º Gruppo venne dislocato sull’aeroporto di Napoli-Capodichino con il duro compito di intercettare i bombardieri alleati di ritorno dalle incursioni sul nord Italia. Durante questa fase, pilotando il Macchi C.202 Folgore, si aggiudicò l’abbattimento certo di un bombardiere Boeing B-17 Flying Fortress  e di tre caccia Lockheed P-38 Lightning,più una probabile. Per questo motivo ricevette una quinta Medaglia d’argento al valor militare:

«In sei combattimenti aerei sostenuti nel giro di pochi giorni contro avversari enormemente superiori nel numero e nei mezzi otteneva quattro vittorie individuali, oltre a numerose altre in collaborazione.»
— Napoli, 21 agosto-8 settembre 1943.

L’8 settembre 1943 mentre era in volo in missione di ricognizione, avvistò l’imponente flotta alleata, centinaia di navi, che si stavano dirigendo verso Salerno. Rientrato per riferire dell’avvistamento, venne messo a conoscenza della proclamazione dell’armistizio con gli anglo-americani. Pochi giorni dopo, non avendo ricevuto ordini, su disposizione del colonnello comandante del presidio aeronautico i velivoli efficienti furono incendiati perché non cadessero nelle mani dei tedeschi, ed il personale si sbandò.

Biron, in uniforme, risalì tutta la penisola raggiungendo la propria abitazione a Treviso e il 24 settembre si presentò presso l’aeroporto della sua città mettendosi a disposizione del colonnello Borgogno, che stava tentando di mettere insieme un gruppo di piloti volontari per dare assistenza agli sbandati. Nel mese di novembre venne trasferito a Gorizia, per effettuare i voli di trasferimento in Germania degli aerei italiani catturati dalle truppe tedesche.

Trovando tale attività disonorevole ed antipatriottica si rifiutò di eseguire gli ordini, rispondendo duramente all’ufficiale tedesco che lo stava minacciando chiedendo di tornare a combattere contro gli anglo-americani. Il 27 dicembre entrò a far parte della Squadriglia complementare d’allarme “Montefusco-Bonet”, dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana costituita sull’aeroporto di Venaria Reale, dotata dei validissimi caccia Fiat G.55 Centauro.

L’esordio in combattimento avvenne il 29 marzo 1944, ed in tale occasione il capitano della Squadriglia, Giovanni Bonet, perse la vita, abbattuto da un caccia Republic P-47 Thunderbolt. Nei primi giorni di giugno la Squadriglia venne incorporata nel 1º Gruppo Caccia e il 20 luglio il suo aereo venne gravemente colpito durante un combattimento contro i velivoli americani. Durante lo stesso il tenente Biron dovette lanciarsi con il paracadute, riportando gravi ferite interne.

Già il  26 rientrò in servizio, poco prima del tentativo tedesco di incorporare nelle file della Luftwaffe, l’Aeronautica Nazionale Repubblicana. Tale azione ebbe come conseguenza il sabotaggio dei velivoli efficienti con la conseguente paralisi dell’attività di volo per alcuni mesi, fino al novembre dello stesso anno quando vi fu l’avvicendamento del comandante tedesco della Luftwaffe in Italia. Il 1º Gruppo riprese quindi l’attività, trasferendosi in Germania per iniziare l’addestramento al pilotaggio dei caccia Messerschmitt Bf.109.

In tale occasione Biron fu selezionato per iniziare l’addestramento in vista del passaggio sul caccia a razzo Messerschmitt Me.163 Komet, ma come saprete il programma venne sospeso per il precipitare degli eventi bellici. Rientrato in patria riprese servizio nel 1º Gruppo caccia “Asso di bastoni” rischierato sull’aeroporto di Lonate Pozzolo. La sera del 17 febbraio 1945, mentre si trovava in licenza, sfuggì ad un attentato partigiano sul ponte di Bassano del Grappa.

Nel corso dello stesso, sua moglie rimase illesa, mentre lui perse l’occhio destro a causa dell’esplosione ravvicinata dell’ordigno. La guerra volgeva ormai al termine, il 29 aprile il comandante del 1º Gruppo Caccia, il valoroso maggiore Adriano Visconti, si arrese ai rappresentanti del CLN. Biron assieme ad altri ufficiali, rimase a disposizione delle autorità presso una caserma di Milano, rilasciato nel mese di agosto tornò a casa, dove era da poco nato il suo primo figlio, Giulio.

Come molti altri piloti, che valorosamente difesero le città italiane dai terroristici bombardamenti alleati, venne praticamente espulso dall’Aeronautica, con l’accusa di collaborazionismo con le forze armate germaniche e iniziò a lavorare come custode presso il mercato ortofrutticolo di Treviso, per esercitare poi il mestiere di venditore di prodotti da toilette presso la ditta Palmolive.

Il 23 marzo 1947 fu prosciolto dall’accusa di collaborazionismo, ma rientrò in servizio attivo solo nel 1950 presso il radar della guida-caccia di Treviso Nel locale aeroporto militare iniziò a volare di nascosto, sotto la copertura di ufficiali suoi amici, in quanto a causa della perdita dell’occhio destro non avrebbe più potuto volare. L’intervento del generale Aldo Remondino riuscì a sbloccare la situazione e dopo un periodo di tre mesi di addestramento, “Bepi” riprese a volare.

Assegnato al 51º Stormo il tenente colonnello Biron divenne famoso come istruttore al volo strumentale su velivolo Lockheed T-33, e successivamente conseguì l’abilitazione al pilotaggio dei caccia Fiat G.59, De Havilland DH.100 Vampire, Republic F-84G, Republic F-84F Thunderstreak, North American F-86K, Lockheed F-104G Starfighter, Aeritalia F-104S Starfighter.

Dopo un ultimo volo effettuato il 9 settembre 1971 andò in pensione per raggiunti limiti di età, con il grado di generale di brigata aerea. Come ricordato ad inizio del nostro post, si spense  a Treviso il 23 febbraio 2011, all’età di novantasei anni. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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