2^ G.M. Campagna d'Italia

23 febbraio 1952, muore il generale tedesco Heinrich von Vietinghoff

Il 23 febbraio 1952, moriva a Pfronten in Baviera, il generale tedesco Heinrich Gottfried Otto Richard von Vietinghoff, genannt von Scheel, soprannominato Panzerknacker. Alcuni di Voi, nostri affezionati lettori, ma francamente crediamo siate in pochi, si chiederanno perchè Italiani in guerra dedica un post a un generale germanico, leggete il nostro post per scoprirlo.

Di nobili natali, Heinrich von Vietinghoff nasce a Magonza il 6 dicembre 1887 crescendo in un ambiente vicino al mondo militare, sollecitato dai genitori a intraprendere la via delle armi, tanto che si arruolò nell’esercito nel 1902 a soli quindici anni, mentendo sulla sua reale età. Il 6 marzo 1906 ricevette la sua prima promozione divenendo sergente cadetto e dopo neppure un anno, il 27 gennaio 1907, ebbe il grado di sottotenente.

Nell’agosto 1914 scoppiò la prima guerra mondiale alla quale von Vietinghoff partecipò, guadagnandosi prima della fine dell’anno la Croce di Ferro di I e II classe; in seguito il 24 giugno 1915 fu promosso capitano, grado con il quale combatté il resto del conflitto. Dopo aver combattuto sia sul fronte francese che su quello orientale in Serbia, nel 1918 riportò un grave ferita e fu decorato con il Distintivo del ferito in Nero.

Nel 1919 la sconfitta Germania sottoscrisse l’oneroso Trattato di Versailles, che fra le altre cose imponeva alle nazioni uscite sconfitte dalla primo conflitto mondiale, severi vincoli sulle forze sia di terra che di mare che potevano essere schierate. Von Vietinghoff fu incluso nel ristretto numero di ufficiali che poterono rimanere nella neonata Reichswehr scalando rapidamente le gerarchie.

Il 1º marzo 1926 divenne maggiore, poi tenente colonnello dal 1º febbraio 1931 e colonnello dal 1º aprile 1933. Nei due anni successivi ricoprì il ruolo di Capo della sezione Difesa nazionale nel Ministero della Guerra e ufficiale comandante della 1ª brigata fucilieri. Il 1º aprile 1936 ricevette la nomina a maggior generale e, dopo aver raggiunto il grado di tenente generale il 1º marzo 1938, venne posto a capo della 5. Panzer-Division il 24 novembre di quell’anno.

A capo di tale divisione prese parte alla veloce e vittoriosa campagna che nel settembre 1939, dette inizio alla seconda guerra mondiale culminata con la conquista della Polonia rimanendo successivamente al comando del XIII Korps fino a metà del 1940. Pur non avendo nessuna parte nella successiva campagna ad ovest contro Belgio e Francia, il 1º giugno 1940 ottenne la promozione a General der Panzertruppe e dal 24 giugno poté fregiarsi dell’ambita Croce di Cavaliere della Croce di Ferro.

Elevato lo stesso anno al comando del XXXXVI Panzerkorps, Vietinghoff lo condusse vittoriosamente dapprima durante la travolgente invasione della Jugoslavia e poi, inserito nel Panzergruppe 2 del generale Heinz Guderian (parte del Gruppo d’armate Centro del feldmaresciallo Fedor von Bock), lo guidò nel corso della cruciale Operazione Barbarossa, l’invasione dell’Unione Sovietica scattata il 22 giugno 1941.

Distintosi a Smolensk, Roslavl e nel corso della battaglia di Mosca, in questo periodo rimase coinvolto in un incidente stradale che gli valse il soprannome Panzerknacker, datogli dalla truppa. Sul duro fronte orientale Vietinghoff rimase fin verso la fine del 1942 – ottenendo ad aprile, la Croce in Oro tedesca. Nel successivo dicembre fu trasferito al comando della 15ª armata, di stanza in Francia con quartier generale a Tourcoing.

Ad agosto 1943, gli venne assegnato il comando della 10ª armata, creata il 15 del mese con le unità discese in Italia e con quelle sfuggite dalla Sicilia. Alla testa dell’armata  si oppose allo sbarco degli Alleati a Salerno la sera dell’8 settembre 1943, non riuscendo però ad avere la meglio e la notte del 17 settembre ordinò la ritirata e predispose una linea di difesa 35 chilometri più a nord, sul fiume Volturno.

Contese tenacemente  poi alla 5ª armata statunitense di Mark Wayne Clark, secondo le istruzioni del suo superiore Albert Kesselring, il possesso del territorio italiano palmo a palmo e fermò l’avanzata alleata a Cassino grazie alla Linea Gustav; questi eccellenti risultati gli valsero l’aggiunta delle Fronde di Quercia alla Croce di Cavaliere, decorazione ricevuta il 16 aprile 1944, da Hitler in persona.

Rientrato sul fronte italiano a metà maggio continuò a contendere la risalita della penisola al gruppo d’armate alleato e il 25 ottobre 1944, con gli Alleati ormai a ridosso della Linea Gotica, successe brevemente a Kesselring, ricoverato in ospedale a seguito di un incidente. Lasciò il fonte italiano nel gennaio 1945, quando venne inviato sul fronte orientale, rientrando in Italia il 23 marzo 1945 per assumere il comando del Gruppo d’armate C, comprendente anche la 10ª armata.

La guerra ormai volgeva al termine, le armate tedesche erano ovunque in ritirata e non riuscivano più a contenere l’avanzata dell’Armata Rossa a est e a sud e degli alleati a ovest. In veste di comandante del Gruppo d’armate C, von Vietinghoff prese contatto a fine aprile con le potenze alleate, inviando il suo rappresentante generale Karl Wolff a Caserta, per firmare il 2 maggio 1945, l’atto di resa delle forze armate germaniche in Italia.

Successivamente trascorse circa due anni e mezzo, prigioniero dei britannici presso la Bridgend Island Farm (campo speciale XI) tra prigionieri tedeschi di alto rango. Dopo il rilascio, si ritirò a vita privata, morendo come ricordato a inizio post, all’età di 64 aanni a Pfronten in Baviera, il 23 febbraio 1952.

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