2^ G.M. Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale

Grecia centrale, 16 febbraio 1943 la strage di Domenikon

Il 16 febbraio del 1943, membri della resistenza greca, attaccano nelle vicinanze di Domenikon, un piccolo villaggio della Grecia centrale situato in Tessaglia, un convoglio militare italiano. Nello scontro che ne segue rimangono uccisi nove militi delle Camicie nere, mentre 43 greci, fra attaccanti e supposti fiancheggiatori, furono uccisi a seguito dell’azione.

Come reazione il generale della 24ª Divisione fanteria “Pinerolo” Cesare Benelli ordinò la repressione seguendo le regole dell’esercito germanico. Per dare a tutti “una salutare lezione”, come scrisse poi lo steso generale. Fu cosi che consistenti reparti italiani circondarono il villaggio, lo distrussero e rastrellarono la popolazione, catturando tutti gli uomini di età compresa tra 14 e 80 anni. Essi furono tenuti prigionieri fino a che, nel cuore della notte, si procedette alla fucilazione di 97 di loro.

L’episodio si inserisce nella dura lotta ai ribelli greca, su cui il generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione, aveva emanato una specifica direttiva basata sul principio della responsabilità collettiva, secondo cui

“per annientare il movimento partigiano andavano annientate le comunità locali”.

L’evento, per molto tempo dimenticato, ricordiamo al proposito che nel 1948, il governo greco dichiarò chiusa la vicenda  “senza nulla a pretendere”, è tornato di attualità a seguito della ricostruzione effettuata nel documentario televisivo di Giovanni Donfrancesco La guerra sporca di Mussolini, andato in onda per la prima volta il 14 marzo 2008 su History Channel.

Il 16 febbraio 2009, durante la cerimonia di commemorazione, l’ambasciatore italiano in Atene Gianpaolo Scarante ha chiesto scusa da parte dell’Italia ai familiari delle vittime e alla Grecia e nei primissimi giorni di gennaio, Rete 4 ha mandato in onda, per la prima volta in Italia il documentario sopra citato

Il 15 febbraio del 2019, l’ANSA ha reso noto che alcuni mesi prima il gip militare di Roma Elisabetta Tizzani, ha disposto l’archiviazione dell’indagine, avviata dall’allora procuratore militare di Roma Marco De Paolis. La stessa si è conclusa con una richiesta di archiviazione per 9 degli 11 indagati, perché morti, e per gli altri due perché non è stato possibile identificarli compiutamente.

L’elenco degli indagati includeva – insieme al generale Benelli, comandante della divisione Pinerolo – il generale Angelo Rossi, comandante del terzo corpo d’armata e nove graduati, in gran parte del Gruppo Battaglioni d’assalto Camicie nere “L’Aquila”. Ugualmente “ignoti” tutti quei militari che hanno proceduto alle fucilazioni, che sono rimasti del tutto sconosciuti. Da qui la richiesta di archiviazione, poi disposta dal gip.

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