2^ G.M. La guerra civile 1943-45

9 febbraio 1945, l’eccidio di Villa Cadè

Il 2 ottobre 1944 il generale Mark Clark, comandante della 5ª armata statunitense, diede il via alla sua nuova offensiva verso Imola e quindi Bologna, mettendo in campo quattro divisioni del II corpo statunitense. Dopo le operazioni che fra il 16 e il 20 ottobre 1944, portarono alla conquista di Monte Grande, a pochi chilometri dalla via Emilia, i comandi alleati accarezzarono il sogno di raggiungere questa arteria stradale prima dell’inverno.

L’illusione svanì ben presto, in quanto le forze germaniche della 10ª Armata del Generaloberst Heinrich von Vietinghoff e in particolar modo la 29ª divisione Panzergrenadier, la 1ª divisione paracadutisti e la 90ª divisione Panzergrenadier  opposero una strenua resistenza alle truppe americane, che portò alla sospensione dell’offensiva il giorno 27.

Negli stessi giorni anche l’ 8ª armata britannica che attaccava sul versante adriatico del fronte, esaurì il suo slancio con il Po ancora distante 80 chilometri. Le pesanti perdite subite nei due mesi di combattimenti dal 15º gruppo d’armate alleato, le difficoltà nell’ottenere i rinforzi e gli approvvigionamenti  per continuare l’attacco e l’arrivo della cattiva stagione costrinsero gli Alleati a fermarsi ponendo fine alle operazioni sull’intero fronte italiano.

A quel punto le forze germaniche e della Repubblica Sociale, cominciarono una serie di operazioni volte a distruggere il movimento partigiano che si era sviluppato nelle zone immediatamente vicino alla linea gotica. Fu un lungo e difficile inverno quello a cavallo fra il 1944 e l’ultimo anno di guerra. Le retate poliziesche si alternavano con gli attacchi partigiani a cui le truppe germaniche rispondevano con tremende rappresaglie.

La via Emilia era l’obbiettivo principale delle operazioni partigiane; renderla malsicura significava danneggiare il traffico nemico nella più importante arteria del retrofronte e soprattutto costringere i comandi militari germanici e repubblicani ad impegnare sempre nuove forze per la sorveglianza. Su tutta la Via Emilia gli attacchi si moltiplicavano e proprio in questo contesto si inquadra l’episodio oggetto del nostro post odierno.

La sera del 7 febbraio 1945 una colonna di automezzi tedeschi venne assalita dai partigiani garibaldini tra Villa Cella e Villa Cadè nel reggiano. L’assalto provocò la morte di tre militari germanici ed il ferimento di altri e a quel punto il comando tedesco ordinò una rappresaglia. Delle carceri di Parma venivano portati sul posto 21 giovani prigionieri e alle prime ore del 9 febbraio, venivano fatti scendere uno alla volta con le mani legate da fil di ferro e massacrati uno dopo l’altro con colpi di pistola al capo.

Sul “Solco Fascista”, il primo quotidiano fascista del reggiano, del giorno 10 appariva il seguente comunicato: “Quale rappresaglia per il vile agguato contro militari germanici, nella notte tra il 7 e l’8 febbraio 1945 presso il km. 186 tra Villa Cella e Villa Cadè, nelle prime ora del 1945 sono stati passati per le armi sul posto 21 banditi.

Il comando germanico ordinò che i ventuno corpi rimanessero esposti per tre giorni, come ammonimento per la popolazione ed i partigiani. I cadaveri vennero poi portati al cimitero di Reggio Emilia e le salme, a guerra finita, poterono essere riconosciute grazie al fatto che il parroco locale si era premurato di fotografare i cadaveri, di numerare le salme e di prelevare dagli abiti di ognuna delle vittime un pezzo di stoffa.

Monumento Martiri di Cadè

In occasione del primo anniversario del fatto venne realizzato l’attuale monumento che sorge sul luogo esatto dove avvenne la strage, dove sono riportati i nomi dei ventuno per lo più giovanissimi martiri che lì persero la vita. I loro nomi erano:

  • Fausto Abati, di Casalgrande (RE), classe 1919;
  • Bruno Affanni, di Salsomaggiore Terme (PR), classe 1922;
  • Mirko Andreoli, di Sorbolo (PR), classe 1922, Medaglia d’oro al valor militare;
  • Athos Bolzoni, di Parma, classe 1927;
  • Lino Bottali, di Albareto (PR), classe 1923;
  • Marcello Cavazzini, di Parma, classe 1929;
  • Elio Dresda, classe 1926;
  • Eugenio Fontana, di Trecasali (PR), classe 1925;
  • Luigi Gabelli Serventi, classe 1922;
  • Lino Ghidoni, di Albinea (RE), classe 1926;
  • Arnaldo Ghiretti, di Parma, classe 1920;
  • Bruno Ghisolfi, di Collecchio (PR), classe 1924;
  • Umberto Guareschi, di Noceto (PR), classe 1926;
  • Stefano Mazzacani, di Casalgrande (RE), classe 1925;
  • Silvio Monica, di Neviano degli Arduini (PR), classe 1928;
  • Angelo Padovani, di Parma, classe 1914;
  • Ettore Platzech, di Parma, classe 1904;
  • Flaminio Ragazzi, classe 1925;
  • Paride Saccò, di Pellegrino Parmense (PR), classe 1925;
  • Antonio Schiavi, di Langhirano (PR), classe 1924;
  • Caduto ignoto

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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