2^ G.M. I bombardamenti sulle città italiane

9 febbraio 1941, “operazione Grog” la Royal Navy bombarda Genova

La mattina del 9 febbraio 1941, la Royal Navy la marina da guerra di Sua Maestà britannica, iniziava l’operazione Grog, il bombardamento navale di Genova. Esso fu il secondo e ultimo attacco via mare che subì Genova, il primo era avvenuto pochi giorni dopo l’entrata din guerra del Regno d’Italia, precisamente il 14 giugno.

Lo scopo dell’operazione era soprattutto politico e solo in seconda battuta militare. Il servizio segreto britannico era venuto a conoscenza che il 12 febbraio ci sarebbe stato, a Bordighera, un incontro fra Benito Mussolini e Francisco Franco. Nel corso dello stesso il Duce avrebbe tentato di convincere il Caudillo a entrare in guerra a fianco dell’Asse e a saldare il debito contratto nei confronti di Italia e Germania che avevano contribuito in maniera importante alla vittoria delle forze nazionaliste nella guerra civile spagnola.

Se la Spagna fosse entrata in guerra, Gibilterra sarebbe caduta e tutto il Mediterraneo sarebbe stato sotto il dominio dell’Asse, fu proprio per questo motivo che nel pomeriggio del 6 febbraio il Primo Ministro inglese Winston Churchill, ordinò alla Forza H di lasciare Gibilterra e dirigersi verso le coste liguri. Occorreva a tutti i costi, dimostrare la debolezza dell’Italia, incapace persino di proteggere le proprie coste, da cui si desume senza ombra di dubbi che il bombardamento di Genova divenne perciò una questione prima di tutto politica.

La forza H, agli ordini dell’ammiraglio Sommerville, accusato di scarsa intraprendenza contro la flotta italiana nella precedente battaglia di capo Teulada e sottoposto al giudizio di una commissione disciplinare, salpo dalla base britannica di Gibilterra il 6 febbraio dirigendosi verso ponente come se dovesse uscire dal Mediterraneo, salvo poi invertire la rotta di notte, al fine di confondere gli agenti italiani in osservazione ad Algeciras.

Ricordiamo prima di proseguire che la Forza H era divisa in tre gruppi:

  • Gruppo 1 con l’ammiraglia di flotta la portaerei Ark Royal, l’incrociatore da battaglia Renown, la nave da battaglia Malaya e l’incrociatore leggero Sheffield.
  • Gruppo 2 con le cacciatorpediniere della 13ª flottiglia: Fury, Foresight, Foxhound, Fearless, Encounter e Jersey.
  • Gruppo 3 con le cacciatorpediniere della 13ª flottiglia: Duncan, Firedrake, Jupiter e Isis.

Tuttavia Supermarina intuì la manovra e il 7 fece salpare da Messina la III divisione incrociatori (Trieste, Trento e Bolzano) diretta verso La Spezia, e il giorno 8 chiese che venissero intensificate le azioni di ricognizione per localizzare la squadra britannica.

Alle 5 del mattino del 9 la portaerei Ark Royal, scortata dai cacciatorpediniere Duncan, Encounter e Isis deviò verso levante posizionandosi a 70 miglia dalla costa spezzina, per consentire a venti bombardieri Swordfish di raggiungere Livorno, Pisa e La Spezia; alle 07:19 il Gruppo 1 fu in vista di Portofino, e alle 07:33 venne avvistato da un motoveliero che faceva parte della catena di avvistamento antiaereo, che riferisce di “quattro torpediniere italiane con rotta nord-ovest” al suo comando di Genova

Lo stesso doveva senza molti dubbi essere a conoscenza del fatto che nella zona non erano presenti unità navali amiche, ma inspiegabilmente non riferì niente a Supermarina. Negli stessi momenti i velivoli decollati dalla Ark Royal iniziarono il bombardamento di Livorno e La Spezia, da ciò si doveva dedurre la presenza di una portaerei, ma nessun allarme venne dato alla squadra da battaglia.

Alle 07:35 Genova venne posta in allarme, mentre tre aerei della Ark Royal si portavano sulla città per guidare il tiro dei grossi calibri., mentre il resto della squadra alle 7:50 ripiegò a ponente e prese a defilare a una ventina di chilometri dalla costa. Alle 08:01 la formazione britannica venne avvistata a 12 miglia dalla costa dal semaforo di Portofino, che trasmise l’informazione al comando marina di Genova, il quale solo alle 08:25 ne informò Supermarina.

Alle ore 08:14 l’ammiraglio Somerville diede l’ordine al 1° gruppo posizionato a circa 19 chilometri dalla città, di aprire il fuoco su Genova. Vennero sparati 273 colpi da 381 mm, 782 colpi da 152 mm oltre a numerosi altri di minor calibro. La Renown fu la prima ad aprire il fuoco cannoneggiando dapprima il Molo Principe Umberto e quindi i cantieri Ansaldo spostando poi il tiro sulle rive del Polcevera; la Malaya prese di mira i bacini di carenaggio e i bersagli nelle vicinanze; lo Sheffield sparò sulle installazioni industriali poste sulla riva sinistra del Polcevera.

Da terra, risposero al fuoco senza alcun risultato di rilievo a causa della nebbia, la batteria Mameli di Pegli con 14 colpi da 152/50, il treno armato T.A. 152/4/T di stanza a Voltri con 23 colpi da 152/40, il pontone armato GM-269 con 10 colpi da 190/39 e il GM-194, che a causa di un’avaria all’impianto elettrico sparò solo 3 colpi da 381/40. L’attacco terminò dopo appena mezz’ora, e la risposta delle difese costiere fu inefficace, con la portata dei loro calibri costieri insufficiente contro la potente gittata dei calibri delle navi britanniche.

Terminata l’azione le navi britanniche virarono ed iniziarono tranquillamente il viaggio di rientro alla base. Alle 09:45 tutti gli aerei, tranne uno abbattuto nel cielo di Tirrenia, erano nuovamente sulla Ark Royal dopo aver bombardato Pisa e Livorno. Nel complesso né la Regia Aeronautica né il sistema di difesa costiero riuscirono a contrastare l’attacco su Genova. Meglio non fece la Regia Marina che uscita in mare con forze consistenti non riuscì ad agganciare la formazione inglese.

Come abbiamo ricordato ad inizio post gli obiettivi iniziali del bombardamento furono i cantieri Ansaldo e le fabbriche che si trovavano sui due lati del torrente Polcevera, ma numerosi incendi e relativo fumo costrinsero gli inglesi a spostare il tiro sul bacino commerciale; altri colpi raggiunsero poi la centrale elettrica e i bacini di carenaggio ed infine fu colpita la nave cisterna Sant’Andrea che stava entrando in porto, ma furono colpiti anche moltissimi edifici civili e storici e circa il 50% dei proiettili cadde in acqua.

Fra quest’ultimi la chiesa della Maddalena, l’Accademia lingustica, l’ospedale Duchessa di Galliera, piazza Colombo che poco dopo mutò il suo nome in “piazza 9 febbraio” e la cattedrale di San Lorenzo dove si verifico un episodio curioso. Un grosso proiettile da 381 mm, dopo aver perforato due muri maestri, andò ad adagiarsi inesploso sul pavimento. Lo stesso è ancora visibile nella cattedrale essendo stato collocato nella navata destra, vicino all’ingresso, con la seguente iscrizione:

Il proiettile da 381 dentro la Cattedrale di Genova«Questa bomba
lanciata dalla flotta inglese
pur sfondando le pareti
di questa insigne cattedrale,
qui cadeva inesplosa
il 9 febbraio 1941.
A riconoscenza perenne
Genova – città di Maria –
volle incisa in pietra
la memoria di tanta grazia.»

Dei 55 piroscafi presenti in porto, 29 furono danneggiati da schegge 29, mentre ricevettero colpi diretti i piroscafi Salpi e Garibaldi, che riportò tre squarci nella parte prodiera della carena, ma i danni peggiori li ebbe la nave scuola Garaventa che affondò; mentre le due navi militari in quel momento in porto per riparazioni, la Caio Duilio e il cacciatorpediniere Bersagliere, non furono colpite.

Se i danni agli impianti industriali non furono nel complesso gravi, pesante fu invece il bilancio pagato dalla popolazione civile. Morirono 144 cittadini mentre i feriti furono 272 e il comune dovette provvedere ad alloggiare presso alberghi e pensioni circa 2.500 senzatetto, mentre decine di abitazioni del centro storico furono vittima di crolli anche posteriori al bombardamento.

Gli inglesi attribuirono il successo dell’operazione Grog alla cura meticolosa con cui avevano preparato la stessa, ma è indubbio che a loro favore giocò tutta una serie di circostanze favorevoli. Sebbene i risultati militari furono scarsi, il bombardamento influì in maniera rilevante sul morale della popolazione genovese e conseguì qualche giorno dopo il suo vero risultato. Il generalissimo Franco incontro il Duce a Bordighera il 12 febbrario e probabilmente anche a seguito di questa azione ribadì il suo rifiuto a schierarsi a fianco dell’Asse.

I fatti vennero descritti dalle parti nei rispettivi bollettini di guerra;

Bollettino di guerra italiano n. 248 di martedì 11 febbraio 1941

«Alle prime luci del giorno 9, una formazione navale nemica, favorita dalla densa foschia, si è presentata al largo di Genova. Nonostante il pronto intervento della Regia Marina le salve nemiche, che non hanno colpito obiettivi di carattere militare, hanno causato 72 morti e 226 feriti – finora accertati – tra la popolazione e ingenti danni alle abitazioni civili. La calma e la disciplina del popolo genovese sono state superiori ad ogni elogio. Una nostra formazione aerea ha raggiunto nel pomeriggio le navi nemiche, colpendo a poppa un incrociatore.»

Bollettino di guerra britannico n. 513 del 9 febbraio 1941, ore 23:15

«[…] Una forza navale […] si è presentata all’alba del giorno 9 davanti a Genova e ha lanciato sulla città 300 tonnellate di esplosivo. […] Nello stesso tempo aerei dell’Ark Royal hanno conseguito una riuscita incursione su Livorno lanciando bombe sull’ANIC, che è la più grande azienda italiana per la fabbricazione dei combustibili liquidi. […] Le perdite inglesi si limitano soltanto ad un aereo mentre due apparecchi italiani sono stati abbattuti. A operazioni ultimate le unità inglesi riprendevano indisturbate la via del ritorno. Soltanto nel tardo pomeriggio apparecchi italiani hanno raggiunto la formazione navale inglese e hanno lanciato, senza effetto, tre bombe. Due aerei italiani sono stati abbattuti.»

Sette giorni dopo nella chiesa di San Siro venne officiata una messa in suffragio delle vittime, dove erano presenti tutte le maggiori autorità cittadine ed un’enorme folla. Il 18 febbraio con un treno speciale proveniente da Firenze arrivò a Genova la principessa Maria José in divisa da crocerossina che dopo una breve sosta a Palazzo Reale si recò a visitare i feriti presso gli ospedali cittadini e le zone maggiormente colpite.

 

 

1 risposta »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.