2^ G.M. Africa Orientale

Africa Orientale Italiana 3 febbraio 1941; inizia la battaglia per Cheren

All’alba del 3 febbraio 1941 i Britannici dopo aver ammassato le loro forze in direzione di quota 1616, di Cima Forcuta e del monte Sanchil, i tre principali obiettivi che contavano di conquistare, iniziarono a cannoneggiare con l’artiglieria pesante le nostre posizioni a Cheren. Nel mentre l’aviazione britannica riprendeva a bombardare e mitragliare le stesse, cosa che aveva fatto incessantemente nei giorni precedenti e di pari passo procedevano nella valle, le operazioni di ammassamento di carri armati, autoblindo, camionette d’assalto e camion carichi di truppe.

Era l’inizio dell’offensiva verso la terza città dell’Eritrea, che si concluderà circa due mesi dopo, dopo che le truppe del generale Carmineo riuscirono a scrivere una delle pagine più gloriose della nostra storia militare. Come da nostra abitudine, prima di cominciare con la trattazione della battaglia vera e propria. cerchiamo di inquadrare il contesto in cui essa si sviluppò e i suoi antefatti.

Dopo le operazioni iniziali che avevano visto l’offensiva delle forze del Vicerè Amedeo d’Aosta che portarono alla conquista di Moyale in Kenia e di varia località in Sudan fra cui Cassala, operazioni culminate con la conquista della Somalia Britannica il 19 agosto 1940, le operazioni nei territori dell’Impero subirono una fase di stanca. Nella stessa i britannici approfittarono per rinforzarsi con l’arrivo di armi e truppe motorizzate, mentre le nostre sostanzialmente isolate dalla madrepatria non ricevettero praticamente niente.

Winston Churchill fin dal mese di novembre 1940 aveva esercitato pressioni sul generale Archibald Wavell, comandante in capo del teatro del Medio Oriente (che comprendeva il Corno d’Africa), perché utilizzasse attivamente le forze schierate in Kenya che stavano per essere rinforzate con l’arrivo di una brigata sudafricana e di passare decisamente alla controffensiva.

In un primo tempo il generale Alan Cunningham comandante delle truppe britanniche schierate nello scacchiere, propose di rinviare l’offensiva sul fronte meridionale fino a maggio o giugno 1941 e durante la riunione al Cairo del 2 dicembre il generale Wavell apparentemente concordò con queste indicazioni. Dopo ulteriori pressioni del Primo Ministro, infine il comando britannico del Medio Oriente decise di accelerare le operazioni prima della stagione delle piogge.

Progettò così una vasta controffensiva da parte delle forze inglesi, indiane, sudafricane e africane a sua disposizione, diretta su due fronti:

  • il fronte settentrionale, guidato dal tenente generale William Platt, con la 4ª e la 5ª Divisione fanteria anglo-indiana. L’attacco prevedeva l’avanzata dal Sudan in Eritrea.
  • il fronte meridionale, guidato dal tenente generale Alan Gordon Cunningham, con la 11ª e la 12ª Divisione africana e la 1ª Divisione fanteria sudafricana. L’attacco prevedeva l’avanzata dal Kenya attraverso la Somalia italiana.

Un terzo ulteriore fronte sarebbe creato dalle forze anfibie che avrebbero riconquistato il Somaliland dal mare. Secondo il piano, tutte e tre le forze avrebbero dovuto convergere sulla capitale dell’Etiopia, Addis Abeba, conquistata dalle truppe italiane solo circa 5 anni prima, il 5 maggio 1936.

Andando, visto l’oggetto del presente post, ad analizzare le sole operazioni che si svolsero sul fronte settentrionale, dopo che i britannici ripresero Gallabat fra il 6 e il 7 novembre 1940 salvo poi riperderla il giorno seguente, la situazione rimase in fase di stallo fino ai primi giorni di gennaio 1941. La pressione inglese, portò alla evacuazione italiana di Cassala e dei villaggi sudanesi conquistati qualche mese prima.

La 4ª e la 5ª divisione indiana coinvolte nella manovra, mossero verso Cassala e la linea Cherù – Aicota inoltrandosi poi nel territorio della colonia italiana. Vista la precarietà delle linee di rifornimento e l’assoluto dominio dell’aria da parte inglese, il 17 gennaio il comando italiano decise il ripiegamento.

La ritirata dei 17.000 uomini disposti sulla linea del fronte, fu però intempestiva, esponendo le due colonne che dovevano ripiegare su Agordat agli attacchi aerei avversari e al successivo attacco terrestre degli anglo-indiani, molto meglio forniti di mezzi di trasporto degli italiani. La colonna proveniente da Aicota dovette pertanto distruggere i materiali e le armi prima della resa mentre quella di Cherù arrivò ad Agordat, dove sostenne 5 giorni di durissimi combattimenti.

Prima di proseguire nella narrazione vogliamo ricordare uno straordinario episodio di valore che vide protagonisti due eccezionali ufficiali della Cavalleria italiana al comando di truppe indigene. L’episodio che culminò con la morte del valoroso tenente Renato Togni vicecomandante del reparto di cavalleria indigena al comando di Amedeo Guillet, il Lawrence d’Arabia italiano, si svolse il 21 gennaio. Allo straordinario episodio abbiamo dedicato un post che Vi invitiamo a rileggere cliccando sul link sottostante:

L’ultima carica di cavalleria della guerra d’Africa

Nei giorni dal 26 al 31 gennaio rifulse il valore delle truppe del generale Orlando Lorenzini che contesero la città ai britannici, fino al 2 febbraio 1941, quando poi furono costrette a ripiegare su Cheren. Le perdite in questi scontri (Agordat e Barentu) furono pesanti: 1.260 soldati nazionali e 14.000 ascari (in totale furono registrati più di 9.000 morti e 6.000 prigionieri), 141 automezzi, 96 cannoni, 24 carri armati e 40 aerei.

Ciò che rimaneva delle sue forze, ripiegò sulla città eritrea dove si sarebbe combattuta la successiva battaglia, decisiva per le sorti dela guerra nell’Africa Orientale Italiana. A fronteggiarsi nei pressi della terza città eritrea vi erano le seguenti forze:

ITALIANI:

  • XI reggimento “Granatieri di Savoia” (2 btg. di Granatieri e 1 btg. di Bersaglieri)
  • Battaglione alpini “Uork Amba”
  • I btg. mitraglieri (dal X reggimento Granatieri) XLIV, CL, CLXX btg.
  • XI legione Camicie Nere
  • II, V, VI e XI, XII, CVI, XLI, LXI brigate coloniali
  • Quel che restava della IV divisione coloniale
  • XXII e XXXIII btg. coloniali
  • III Gruppo squadroni cavalleria coloniale
  • IV Gruppo e II btg. cavalleria coloniale
  • CIV Gruppo artiglieria motorizzata, I, V, XI, XII, XXXVI gruppi artiglieria coloniale, IV, XXII e CII gruppi artiglieria nazionale

BRITANNICI:

5ª Divisione indiana (IX e X brigata) (gen. Lewis Heath), giunta in Sudan agli inizi dell’ottobre 1940
4ª Divisione indiana (XI, V e VII brigata, 25º FA regiment, Gazelle Force) (gen. Noel Beresford-Pierse), giunta in Sudan nel gennaio 1941.

Vedremo in post successivi come si sviluppò la lunga e sanguinosa battaglia. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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