Le guerre coloniali

26 gennaio 1887, la battaglia di Dogali

La data del 26 gennaio è conosciuta dagli appassionati si storia militare soprattutto per la dura battaglia combattuta nel freddissimo inverno del 1943 sul fronte russo e precisamente nella località di Nikolaevka. Quel giorno gli alpini in ritirata riuscirono a sfondare l’accerchiamento sovietico e ad aprirsi la strada verso la salvezza. Quella battaglia ha consegnato definitivamente gli alpini alla Storia, chi volesse approfondire l’argomento può far riferimento al nostro post che trovate al link sottostante:

Nikolaevka 26 gennaio 1943, la battaglia che ha consegnato gli alpini alla Storia

Sempre il 26 gennaio di qualche decennio precedente, nel 1887 sul continente africano si combatteva la battaglia di Dogali una località sita in Eritrea. Quel giorno ad affrontarsi sul campo vi erano le truppe del Regno d’Italia guidate dal tenente colonnello Tommaso De Cristoforis e le forze etiopi. La battaglia rientra nel contesto delle operazioni di espansione imperialistica italiana nell’Africa nord-orientale.

Nel 1883, sostituendosi agli interessi privati italiani ad Assab, una città portuale sulle coste eritree, il governo italiano iniziò la conquista del piccolo stato affacciato sul Mar Rosso, prima tappa per la successiva espansione italiana verso l’Etiopia. La lenta opera di penetrazione condusse le truppe coloniali ad occupare la città di Saati, a poco meno di 30 km da Massaua; fu qui che il 25 gennaio 1887 le truppe del Regno d’Italia si scontrarono con le forze del Ras etiope Alula Engida.

La mattina del 25 gennaio 1887 venne respinto un assalto di circa 25.000 abissini guidati da Ras Alula Engida, generale abissino e signore di Asmara  contro il suddetto forte italiano di Saati. Nello stesso circa 700 soldati di cui 300 ascari, al comando del maggiore Boretti, con due soli cannoni resistettero eroicamente riuscendo, dopo quattro ore a respingere il nemico. Da parte italiana si ebbero soli 5 morti (fra i quali  il  tenente Cuomo) e tre feriti.

Chi volesse approfondire l’argomento può leggere il post che abbiamo dedicato allo stesso, cliccando sul link sottostante:

25 gennaio 1887, l’attacco al forte di Saati in Eritrea

Il maggiore Boretti si rese però conto che non avrebbe potuto resistere ad un altro attacco visto che al forte scarseggiavano viveri e munizioni. Così chiese rifornimenti al forte di Moncullo. La mattina del 26 gennaio 1887 partirono i rifornimenti di generi alimentari, munizioni e venne inviata anche una colonna di rinforzo, formata da 548 soldati, comandata dal tenente colonnello Tommaso De Cristoforis. La colonna era composta dai seguenti reparti:

9ª Compagnia/41º Reggimento fanteria “Modena”
11ª Compagnia/15º Reggimento fanteria “Savona”
20ª Compagnia/41º Reggimento fanteria “Modena”
una compagnia di formazione
un plotone/6º Reggimento fanteria “Aosta”
un plotone/7º Reggimento fanteria “Cuneo”
un plotone/48º Reggimento fanteria “Ferrara”
un’orda di basci-buzuk
una sezione/17º Reggimento artiglieria da fortezza

La colonna fu però avvistata da alcuni guerrieri etiopici vicino alla località di Dogali e quel punto Ras Alula, invece di riprendere l’attacco del forte di Saati decise di assaltare la colonna in movimento. Nella stessa mattina la colonna fu attaccata da circa 15 mila armati abissini, gli italiani in netta inferiorità numerica si rifugiarono su una collinetta, dove tentarono di imbastire una disperata resistenza.

Qui i nostri resistettero fin quando non terminarono le munizioni e a quel punto si arrangiarono come meglio poterono. Dopo quattro ore di combattimenti la colonna fu completamente travolta con lo stesso De Cristoforis che perì sotto le lance abissine. Da parte italiana vi furono ben 430 morti di cui 23 ufficiali, mentre gli etiopi ebbero qualche migliaio di morti.

L’unico ufficiale rimasto vivo fu Carlo Michelini di San Martino, che si svegliò sotto una pila di cadaveri di soldati. Anche lui, riportava una ferita da lancia all’altezza del cuore che gli abissini infliggevano agli italiani per assicurarsi fossero morti. Michelini morì anni dopo in conseguenza di quella ferital il suo corpo è seppellito a Torino nel Sacrario dei Caduti nella Prima Guerra Mondiale presso la Chiesa della Gran Madre di Dio a Torino.

Successivamente fu mandata una nuova colonna in aiuto a De Cristoforis che tuttavia arrivò a battaglia conclusa, trovando solo qualche ferito superstite. Al valoroso comandante venne tributata la concessione della Medaglia d’Oro al Valor Militare, mentre, tutti i caduti della battaglia verranno decorati con la Medaglia d’argento. La medaglia conferita a De Cristoforis così recitava:

«Per aver spontaneamente impegnato il combattimento contro forze sproporzionatamente superiori e per aver in seguito opposta eroica difesa nella quale egli fu ucciso e tutti i suoi dipendenti rimasero morti o feriti. Dogali Africa, 26 gennaio 1887
— Regio Decreto 24 febbraio 1887

Tenente Colonnello De Cristoforis

Alla memoria di De Cristoforis sono dedicate una piazza a Roma e diverse vie in tutta l’Italia, in particolare a Torino, a Genova (una piazza nella delegazione di Prà) e nella natia Casale Monferrato dove gli fu intitolata anche la caserma attuale sede del Commissariato di P.S. Ai caduti di Dogali, tutti decorati con  al valor militare, fu intitolata una piazza di Roma, Piazza dei Cinquecento.

2 risposte »

  1. È opportuno ricordare ANCHE la affermazione di D’annunzio, che defini’in termini di disprezzo “lieto “della sconfitta. …ben lontano del Vate in cui si sarebbe “Trasformato “sic transit? ?Non le vigliaccate! !!

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