2^ G.M. Fronte Russo

Fronte russo 30 dicembre 1942, la dura battaglia del quadrivio di Selenyj Jar

Operazione Saturno era il nome in codice assegnato dallo Stavka, il “Comando generale delle Forze Armate dell’Unione delle Repubbliche Socialistiche Sovietiche” il 2 dicembre 1942, alla seconda grande offensiva della campagna invernale nel settore meridionale nel quadro della lunga battaglia di Stalingrado.

Il piano prevedeva un’ambiziosa offensiva in due tempi con obiettivo finale Rostov per schiacciare le forze italiane dell’ARMIR e le residue truppe rumene, e quindi tagliare fuori e distruggere i due raggruppamenti tedeschi del Don; il Gruppo d’armate Don che tentava di soccorrere la 6ª Armata del generale Von Paulus accerchiata a Stalingrado e del Caucaso il Gruppo d’armate A che si era spinto fino alle periferie di Grozny e Tuapse.

Il 13 dicembre, Stalin, modificò radicalmente l’originale piano riducendo la portata e gli obiettivi dell’offensiva, soprattutto a causa degli sviluppi non del tutto favorevoli sul fronte di Stalingrado che quindi necessitava di rinforzi in precedenza previsti per l’Operazione Saturno. Già l’11 in previsione dell’inizio della nuova operazione denominata Piccolo Saturno erano cominciati una serie di attacchi preliminari contro le posizioni tenute dall’ARM.I.R. l ‘8ª armata italiana del generale Gariboldi.

Il 16 iniziò la vera e propria operazione che, in pochi giorni causò il crollo dell’8ª Armata con conseguente irruzione in profondità nelle retrovie tedesche dei corpi meccanizzati sovietici. Il successo della stessa decretò la rinuncia definitiva ai piani di salvataggio tedeschi della 6ª Armata intrappolata a Stalingrado e la conseguente disfatta del Terzo Reich nel settore meridionale del fronte russo.

Nell’ambito di questa gigantesca operazione si inquadra l’episodio del quadrivio di Selenyj Jar, oggetto del nostro post odierno che vide il sacrificio quasi completo del battaglione alpino Aquila. L’incrocio di piste nella neve, rappresentava un obiettivo strategico, la cui conquista avrebbe consentito all’Armata Rossa di dilagare verso Rossosch, sede del comando del Corpo d’Armata Alpino e prendere alla spalle tutto lo schieramento alpino sul Don.

Nel “quadrivio maledetto” come lo ricordarono i pochi superstiti vi era un misero palo di legno con quattro tabelle, che indicavano le direzioni di Komaroff, Krinintschnaja, Deserowatka e Ivanowka. In quel luogo sconosciuto, in uno dei più freddi inverni mai visti in Russia, fra la fine del dicembre ’42 e la prima metà del gennaio ’43, gli alpini abruzzesi dell’Aquila con il concorso di alcuni battaglioni fratelli, contrastarono e respinsero i violenti attacchi dei russi a prezzo di perdite pesantissime.

Ricordiamo che il Battaglione L’Aquila inquadrato nel 9° reggimento alpini della divisione Julia, era costituito da anziani richiamati fino alle classi 1910 e soprattutto da ragazzi delle classi 1921 e 1922, tutti provenienti dalle zone montane dell’Abruzzo. All’atto della partenza per la Russia avvenuta il 14 agosto 1942, il reparto contava 51 ufficiali, 52 sottufficiali, 1650 alpini e 360 muli.

Il Bollettino della Wehrmacht del 29 dicembre 1942 a testimonianza del valoroso comportamento degli alpini della Julia così recitava:

“Nei combattimenti difensivi, nella grande ansa del Don, si è particolarmente distinta la Divisione alpina italiana Julia”.

Molti furono gli atti di valore e le Medaglie d’Oro al Valor militare concesse tutte alla memoria per i durissimi combattimenti di qui tragici giorni che qui vogliamo doverosamente ricordare:

Enrico Rebeggiani nato a Chieti il 1 agosto 1916, tenente di complemento del Btg. L’Aquila – 9° Rgt. Alpini “Julia” comandante Plotone Sciatori Arditi del Battaglione:

“Eroico combattente di Albania, benché assegnato a servizio condizionato presso un deposito per ferite riportate in combattimento, chiese ed ottenne di seguire il suo battaglione in partenza per il fronte russo. In più giorni di sanguinosi combattimenti, contro nemico preponderante di uomini e di mezzi combatté ininterrottamente. Col suo coraggio fu di esempio costante ai suoi alpini. il suo valore culminava il giorno 22 dicembre, quando, comandante di un plotone sciatori arditi, occupava di sorpresa una importante posizione che il nemico aveva strappato ad altro reparto. Contrattaccato più volte rimaneva in posto con mirabile fermezza, anche quando il suo plotone era quasi distrutto. Benché ferito, visto il nemico che si ritirava, riuniti i pochi superstiti, noncurante del micidiale fuoco di artiglieria, si slanciava all’inseguimento; ferito una seconda volta incitava i suoi alpini a proseguire nella lotta gridando: “Avanti, L’Aquila”. Colpito a morte consacrava la sua vita alla Patria.

Fronte russo, Ivanowka, quota 204, 19-20-21-22 dicembre 1942.

Giuseppe Mazzocca nato a Farindola Castel di Ieri (Pe) nel 1922, Alpino del Btg. L’Aquila – 9° Rgt. Alpini “Julia”:

“Porta munizioni di una compagnia alpina da più giorni dura­mente impegnata in aspri sanguinosi combattimenti difensivi con­tro un nemico numericamente superiore, dava ripetute prove di valore combattivo, percorrendo con calma e sereno sprezzo del pe­ricolo tratti di terreno scoperto pur di far affluire regolarmente le munizioni necessarie alla propria arma. Costretta la propria com­pagnia a ripiegare di fronte all’accresciuta pressione nemica e per le gravi perdite subite, si preoccupava solamente che le cassette munizioni, forzatamente abbandonate dai compagni decaduti, non cadessero in mano al nemico. Più volte sfidando la intensa reazio­ne delle armi automatiche che lo avevano individuato si portava insieme ad un compagno nella trincea abbandonata e recuperava il prezioso materiale. Nell’ultimo generoso tentativo, rientrato in­colume sulla nuova posizione tenuta dalla propria squadra ed ac­cortosi che il suo compagno era rimasto sul terreno gravemente fe­rito, non esitava a uscire nuovamente allo scoperto per portargli soccorso. In tale generoso tentativo veniva colpito una prima vol­ta da una raffica di mitragliatrice che gli stroncava un braccio. In­curante del dolore, aiutandosi con il braccio ancora valido, in uno sforzo eroico di volontà, tentava di portare a salvamento il com­pagno trascinando, con i denti, le cassette munizioni. Un colpo di anticarro lo abbatteva poco dopo insieme al camerata che aveva tentato di salvare, accomunando i due valorosi nel supremo sacri­ficio. Fulgido esempio di elette virtù militari, di generoso camera­tismo, di ardente attaccamento al dovere”.

Quota 204 Ivanowka (Fronte Russo), 22 dicembre 1942

Gino Campomizzi nato a Castel di Ieri (Aq) nel 1917, Alpino del Btg. L’Aquila – 9° Rgt. Alpini “Julia”:

“Porta ordini del comando di un battaglione alpini duramente impegnato, in condizioni climatiche e ambientali eccezionalmente avverse, eseguiva in più giorni di sanguinosi combattimenti, numerose importanti missioni, in terreno scoperto, intensamente battuto dal micidiale fuoco di armi automatiche, mortai e artiglierie nemiche. Si offriva dapprima mentre infuriava la battaglia di recapitare un piego ad una compagnia rimasta accerchiata e senza collegamenti e riusciva a portare brillantemente a termine la rischiosa missione, con eccezionale astuzia e grande coraggio.

In giornate successive, benchè stremato per le numerose missioni espletate nel corso di durissimi combattimenti, si offriva nuovamente per altra importante e rischiosissima impresa che riusciva ancora a portare a termine, apportando un decisivo contributo allo sviluppo dell’azione in corso e alla salvezza di reparti duramente impegnati. All’elogio del comandante di battaglione rispondeva: “Tutti gli alpini sanno fare quello che faccio io”. Il giorno successivo cadeva colpito a morte mentre ancora si prodigava generosamente nell’adempimento del suo pericoloso compito. Luminoso esempio di elevatissimo senso del dovere, e di eccezionale ardimento, di elette virtù militari”.

Ivanowka (Fronte russo), quota 204,153,205, 19-25 dicembre 1942

Un giorno particolarmente intenso nei duri combattimenti fu il 30 di dicembre. Quel giorno si guadagnarono la massima onorificenza militare italiana, tre giovani sottotenenti comandanti di plotone, tutti valorosamente morti quel tragico giorno:

Vittorio Heusch nato a Livorno nel 1919 – sottotenente del battaglione Vicenza – 9° Rgt. Alpini “Julia”:

“Orfano di guerra, studente in medicina, taceva tale sua posizione per poter partire volontario per la Russia. Comandante di plotone mitraglieri, durante un gravissimo violento attacco nemico, appoggiato da numerosi mezzi corazzati, muoveva più volte all’assalto alla testa dei suoi alpini. Impegnato tutto lo schieramento della compagnia, si portava ovunque animando e raccogliendo gli uomini attorno a sé e stabilendo successive resistenze. Pur conoscendo la schiacciante superiorità dell’avversario, non cedeva di un passo e alimentava la strenua difesa sostituendo personalmente tiratori caduti sul campo. All’attendente che tentava di consigliano di non esporsi eccessivamente rispondeva: « Dirai alla mamma che ho compiuto fino in fondo il mio dovere ». Organizzato e guidato un violento contrassalto a colpi di bombe a mano, seminava grandi vuoti nelle file nemiche suscitando nei suoi alpini indomito spirito aggressivo. Colpito gravemente da proiettile di carro, sferrava con i superstiti un ultimo audace attacco scomparendo nella violenta lotta. Fulgidissimo esempio di virtù militari, sprezzo del pericolo ed alto patriottismo.

Fronte russo- Quadrivio di Selenyj Jar, 30 dicembre 1942”.

Ugo Piccinini nato a Barisciano (Aq) nel 1920 – sottotenente del battaglione Vicenza – 9° Rgt. Alpini “Julia”:

Comandante di Plotone Fucilieri da lui forgiato in lunga preparazione secondo il suo indomito spirito e la sua eroica volontà, lo conduceva con mirabile ardire in lungo accanito combattimento, contro un nemico soverchiante, fin sulle prime linee avversarie, occupandole e volgendo in fuga il nemico. Ferito due volte rifiutava decisamente di essere sgomberato e si faceva allontanare solo ad azione conclusa vittoriosamente. Ricoverato in un ospedale da campo, venuto a conoscenza dopo pochissimi giorni che il proprio reparto sarebbe stato nuovamente impegnato, fuggiva ed accorreva in linea ad assumere il comando del suo Plotone. Impegnato in aspra sanguinosa lotta contro mezzi corazzati nemici, trasportanti fanteria d’assalto, resisteva con eroica decisione. Accortosi che le posizioni difensive di un reparto contiguo stavano per essere travolte, raccolti intorno a sé i pochi superstiti ed esortandoli al supremo ardimento, balzava al contrassalto e piombava nello schieramento avversario seminandovi la strage con aggiustato violento tiro di bombe a mano. Colpito da una raffica di mitragliatrice non desisteva dall’impari lotta finché travolto scompariva nella mischia. Esempio sublime di elevate virtù militari e di attaccamento al dovere spinto fino al sacrificio.

Fronte russo, Quadrivio di Selenyj Jar, 30 dicembre 1942.

Giuseppe Colinelli nato a Torino -Sottotenente cpl. – 9° Rgt. Alpini “Julia”:

“Già volontario di guerra in terra d’Africa, otteneva dopo insistenti richieste di essere inviato sul fronte russo. Comandante di compagnia, le infondeva tutto il suo giovanile entusiasmo e la sua ardente fede, facendone un vibrante strumento di guerra. Impegnato in aspro combattimento offensivo guidava con valore e perizia il reparto trascinando i suoi alpini — galvanizzati dall’eroico esempio del loro comandante — fin sulle munite posizioni nemiche annientandone i difensori, numericamente superiori. In successiva azione, attaccato da rilevanti forze corazzate nemiche seguite da fanterie, sprezzante di ogni pericolo, sempre presente ove più cruenta era la mischia, accettava l’impari lotta e, malgrado le gravissime perdite subite, riusciva a fermare l’ondata nemica attaccante contrassaltandola subito dopo alla testa degli eroici superstiti. Colpito mortalmente e trasportato a forza ad un posto di medicazione, si preoccupava solo del proprio reparto e che la notizia della sua morte venisse celata al fratello, comandante di batteria alpina operante sullo stesso fronte, affinché potesse continuare sereno e preciso il suo tiro. Nella lunga e dolorosa agonia un solo pensiero: I suoi alpini; un solo desiderio: Ritornare in linea. Sublime esempio di fermezza, di fede, di eroica abnegazione.

Fronte russo, Quadrivio di Selenyj Jar, 30 dicembre 1942”.

Quello stesso tragico giorno, 30 dicembre 1942 in cui il battaglione “Aquila” si immolava al quadrivio di Selenyj Jar, Hitler autorizzava il ripiegamento del Heeresgruppe A il Gruppo d’Armate A composto dalle 1. Armata Panzer, dalla 17. Armata germanica e dalla 3. Armata rumena che nel corso dell’offensiva sovietica andò completamente distrutta.

Mentre i tedeschi si ritiravano, i combattimenti del quadrivio di Selenyj Jar si protrassero fino al 16 gennaio con l’aggiunta di rinforzi dei Battaglioni fratelli del 9° alpini, il Vicenza e Val Cismon. Degli oltre 1.700 uomini del battaglione l’Aquila, quelli che ricevettero l’ordine di ritirarsi il 17 gennaio del 1943 furono 359. I numeri relativi ai rimpatriati nel marzo 1943 rendono molto bene la vastità delle tragedia: tre ufficiali tra cui l’avvocato milanese Giuseppe “Peppino” Prisco, futuro dirigente dell’Internazionale, oltre a 159 alpini e 12 muli.

Nel corso dell’ultimo giorno di combattimenti perse la vita fra gli altri un valoroso ufficiale del battaglione Gemona anche lui decorato con la Medaglia d’oro al Valor militare alla memoria:

Brosadola Vincenzo nato a Calvi dell’Umbria (Tr) il 18.4.1918 – tenente del battaglione Gemona – 8° Rgt. Alpini “Julia”:

“Comandante di compagnia alpini, durante un lungo, logorante ripiegamento, era sempre primo, instancabile ed inesauribile, nella lotta più cruenta. Con l’esempio del suo contegno, trascinava gli esausti ed estenuati suoi dipendenti facendone un pugno di eroi. Ferito una prima volta in più parte del corpo non desisteva dalla lotta, riprendendo, dopo sommaria medicazione, il suo posto di combattimento. Nuovamente ferito, rifiutato ogni soccorso, alla testa di un nucleo di valorosi, contrassaltava per aprire un varco al reparto ormai circondato e pressato da ogni parte. Colpito una terza volta scompariva nell’ardente mischia nell’atto di incitare con l’ultimo grido i suoi alpini.

Selenj Jar (fronte Russo), 16 gennaio 1943”

Ricordiamo prima di chiudere le cifre delle perdite subite dalle truppe dell’Asse e dall’Armata Rossa sovietica nel corso dell’intera operazione Saturno, cifre riportate nell’opera di Giorgio Scotoni, L’Armata Rossa e la disfatta italiana (1942-43), Trento, Editrice Panorama, 2007:

L’Asse ebbe oltre dieci divisioni distrutte: sei italiane – “Ravenna”, “Cosseria”, “Pasubio”, “Torino”, “3ª Celere” e “Sforzesca”; quattro rumene – 7ª, 11ª, 14ª fanteria, 7º cavalleria; ed almeno 3-4 tedesche – 62ª, 298ª, 385ª di fanteria e parte della 27. Panzer-Division. Le perdite totali dell’Asse furono di circa 120.000 uomini (tra cui almeno 60.000 prigionieri), quasi 350 mezzi corazzati e oltre 2.000 cannoni. Anche l’Armata Rossa dovette lamentare ad ogni modo gravi perdite: 95.000 morti e feriti e circa 900 carri armati distrutti.

Avremo purtroppo, ma sicuramente non volontariamente dimenticato altri valorosi militari decorati per i combattimenti di qui tragici giorni. Chi volesse darcene notizia, ci farà cosa molto gradita e saremo ben lieti di aggiornare l’elenco. Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

1 risposta »

  1. Buongiorno,
    volevo aggiungere all’ elenco decorati il Sten cpl Achille Pirani nato a San Giovanni al Natisone (UD) classe 1916 9 ° reggimento battaglione Vicenza morto a Selenyj Jar il 24 24 dicembre1942 ed insignito di MAVM con la seguente motivazione:
    “Durante una violenta azione guidava con capacità ed ardire il suo plotone contro fortissime posizioni avversarie a malgrado dell’ intensa reazione. Accortosi che uno dei suoi fucili mitragliatori non sparava per la morte di tutti i serventi, accorreva sul posto ed azionava l’ arma personalmente finchè si abbatteva colpito a morte”

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.