2^ G.M. I bollettini di Guerra

Axum 26 dicembre 1935, la morte del tenente di cavalleria Francesco Azzi

Il 26 dicembre 1935 moriva nell’ospedale di Axum, città situata nella parte settentrionale dell’Etiopia precisamente nella regione dei Tigrè, a seguito delle ferite riportate il giorno precedente  il tenente Francesco Azzi. Alla memoria del valoroso ufficiale comandante di cavalleria coloniale Spahis, nell’aprile del 1936 verrà concessa la Medaglia d’Oro al Valor militare con la seguente motivazione:

«In un lungo ed accanito combattimento su terreno impervio, identificato un ridottino avversario vi si lanciava contro al galoppo, trascinando con l’ardimentoso esempio gli spahys del suo gruppo. Superato con irresistibile impeto il muro di difesa e scaricati tutti i colpi della sua pistola, piombava in mezzo all’avversario superiore in forze, caricandolo alla sciabola e sgominandolo. Mortalmente colpito, stoicamente conscio della gravità della ferita, allontanava l’attendente che tentava di soccorrerlo, gridandogli: «Lasciami e continua a sparare contro il nemico». Spirava poi il giorno successivo, esaltando con virili parole di fierezza il combattimento e la vittoria. Splendido esempio di leggendario ardimento.»
— Selaclacà, 25 dicembre 1935

Nato a Napoli il 4 gennaio 1914, ma residente a Torino arrivò alla ribalta cittadina una prima volta quando il suo nome apparse su un articolo di cronaca de “La Stampa” del 25 maggio 1933. Il 18 maggio precedente, Francesco andava in barca sul Po con l’amico Umberto Gabri e mentre passavano nella zona fra la Società Canottieri Cerea e la Fontana fredda, la loro attenzione venne richiamata dalle grida di persone sulla riva. Avevano visto un bambino cadere nel fiume, il piccolo stava per annegare, senza esitare un attimo i due si gettarono in acqua e a nuoto lo raggiunsero e lo trassero in salvo.

Studente al quinto anno di medicina e milite della 1ª Legione universitaria della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, si arruolò nel Regio Esercito frequentanso il corso Allievi Ufficiali di complemento, al termine del quale fu assegnato all’Arma di Cavalleria, entrando in servizio presso il 1º Reggimento “Nizza Cavalleria”. Desideroso di emulare le gesta del padre, anche lui volontario e decorato nella Grande Guerra,decise di partire volontario per la guerra d’Etiopia, iniziata il 3 ottobre 1935.

Con il grado di sottotenente di complemento del Nizza Cavalleria, venne aggregato ai primi reparti in partenza dall’Italia e arrivò in Libia. Sulla “quarta sponda” dall’agosto dello stesso anno, il maggiore Antonio Ajmone Cat arruolava e addestrava elementi arabi a cavallo per formare cinque Gruppi Spahis da destinare alla campagna che porterà alla conquista dell’Etiopia. Francesco fu assegnato all’istruzione dei cavalieri del V Gruppo e con il suo reparto raggiunse l’Africa Orientale-

Nel dicembre del 1935 era sul fronte etiopico, ad Adua. Nel corso della prima battaglia del Tembien (14 dicembre 1935 al 24 gennaio 1936) nel pomeriggio del giorno di Natale, a Selaclacà, attaccò con il suo reparto la postazione di una mitragliatrice nemica. Nel corpo a corpo venne ferito gravemente alla colonna vertebrale e restò paralizzato alle gambe. Dopo la conquista della postazione, Francesco venne trasportato all’ospedale di Axum. Era quasi alla fine degli studi di medicina e molto probabilmente comprese la gravità delle sue ferite.

Morì come ricordato ad inizio post il giorno seguente. La notizia della morte di Francesco, a Torino ebbe grande rilievo perché il padre Azzo era professore ordinario all’Università, nella Facoltà di Medicina e Chirurgia. Azzo Azzi, nato a Imola (Bologna) nel 1887, microbiologo, dal 1932 era direttore e titolare della cattedra di Immunologia. Era anche consulente  generale dell’Istituto Biologico Chemioterapico Torinese.

A Torino, le celebrazioni per la sua morte furono importanti: anche se era un caduto dell’Esercito, le autorità fasciste ne enfatizzarono l’appartenenza alla 1° Legione Universitaria della Milizia Volontaria. A Imola, città natale del padre gli è stata dedicata, una statua collocata nei Giardini Pubblici presso la Chiesa di San Domenico, anche il locale campo sportivo prese il suo nome. Il Comune di Castelnuovo Garfagnana in lucchesia gli ha dedicato una via.

Il 20 giugno 1940, a dieci giorni dall’entrata in guerra, “La Stampa” scriveva che era stato deciso il cambiamento di nome di alcune vie torinesi. Fra i nuovi nomi, vi era anche quello di Francesco Azzi a cui venne dedicata una via nel quartiere Censia. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

1 risposta »

  1. signori
    Complimenti, per i Vs articoli
    Ricordare chi ha dato la vita, per la patria
    Vi fa onore
    Sono certo troverete sempre maggiori lettori.
    Auguri
    Mario fornaroli

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