2^ G.M. Fronte Russo

Fronte del Don 15 dicembre 1942, la morte del Seniore Comincioli

Il post odierno è dedicato al Seniore della Milizia Giacomo Comincioli, comandante del 15° Battaglione “M” del Gruppo C.C.N.N. “Leonessa”, morto il 15 dicembre alla testa della sue truppe impegnate ad arginare l’offensiva russa denominata “piccolo saturno”. L’operazione era stata scatenata dall’Armata Rossa il precedente 11 dicembre contro la linea del Don tenuta dalle truppe dell’Asse e in particolar modo nel settore presidiato dall’8ª armata italiana, meglio nota come ARM.I.R. acronimo di Armata Italiana in Russia.

In quel giorno, nel settore tenuto dalla “Ravenna” e dalla “Cosseria” iniziarono una serie di attacchi che posero in seria difficoltà il dispositivo italiano. Dopo aver resistito tenacemente le posizioni italiane iniziarono a vacillare, i sovietici attraversarono in Don in diversi punti e il battaglione di Camici Nere “Leonessa II” fu subito impiegato per tamponare il fronte presso Svinjuka nel settore della “Ravenna”.

Prima di proseguire nella narrazione vogliamo spendere due parole sull’organizzazione dei reparti della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale schierata in qui giorni sul fonte russo. Gli stessi erano organizzati in due raggruppamenti ognuno su due gruppi di battaglioni CC.NN. La forza organica totale di ogni Gruppo ammontava a 74 ufficiali, 112 sottufficiali, 1.606 graduati e legionari: un totale di 1.792 combattenti.

La sopracitata 8ª armata era strutturata su tre corpi d’armata , il II a cui venne assegnato il raggruppamento CC.NN. «23 Marzo», al XXV Corpo d’Armata, l’ex C.S.I.R. del generala Giovanni Messe venne assegnato il il raggruppamento CC.NN. «3 Gennaio», mentre il C.A. Alpino, anch’esso compreso nell’8° Armata, non avrebbe disposto di unità di CC.NN.

Ogni raggruppamento era articolato in due Gruppi Battaglioni CC.NN.: per quanto riguarda il «23 marzo», vi erano il «Valle Scrivia» ed il «Leonessa», l’uno e l’altro costituiti su due battaglioni di assaltatori ed un battaglione armi anticarro e di accompagnamento, autocarrati, tutti di Legionari per quanto riguarda il

Riguardo al Raggruppamento «3 Gennaio», i gruppi battaglioni erano invece il “Tagliamento” in terra di Russia dalle prime fasi della campagna iniziata nel luglio 1941 e “Montebello”. Il comando del raggruppamento era retto interinalmente dal Console Italo Vianini, Comandante del Gruppo «Montebello».

I comandi di Gruppo erano agli ordini di un console affiancato da 11 ufficiali e disponevano di un plotone comando. I battaglioni di assaltatori, oltre che del comandante e di tre ufficiali del comando, del plotone esploratori e del plotone comando, risultavano costituiti da 3 compagnie d’assaltatori ed una di mitraglieri (6 armi). Il battaglione armi anticarro e d’accompagnamento, oltre al comandante, 2 ufficiali del comando e plotone comando, aveva una compagnia da 81 mm ed una compagnia cannoni da 47/32 (8 armi).

Tornando all’offensiva sovietica sul Don, il 12 dicembre per contrastare la stessa, furono in fretta richiamati i gruppi tattici delle CC.NN. “Valle Scrivia I”, “Valle Scrivia II” e “Leonessa II” per aiutare a ristabilire la situazione nel settore della divisione “Cosseria”. Il mattino del 13 dicembre fu attaccata quota 192 e tutti i reparti disponibili delle Camicie Nere vennero gettati nella fornace.  Il 14 dicembre, alle 8 del mattino il seniore Albonetti guidò il “Leonessa I”, all’attacco di quota 192 tenuta dal 555º battaglione fucilieri sovietico e da una compagnia del 747° che furono costrette a ripiegare

Fu ripreso anche il momentaneo controllo di alcuni capisaldi limitrofi che furono poi abbandonati a causa dell’arrivo di truppe nemiche fresche. A mezzogiorno il 747º battaglione sovietico contrattaccò per tre volte le posizioni italiane sulla quota ingaggiando il “Leonessa” che alle 13.50 rimase padrone del caposaldo. Nel pomeriggio il “Leonessa I” respinse un nuovo assalto russo e finalmente dopo giorni di combattimenti senza sosta, quel che rimaneva del “Leonessa I”, guidati dal seniore Giacomo Comincioli dopo aver ricevuto il cambio, furono spostati a Orobinski a disposizione della “Cosseria.

Il 15 dicembre, dopo aver fatto affluire forze fresche presso quota 192, i sovietici sferrarono un nuovo rapido attacco che portò alla conquista della posizione. Caddero negli scontri tutte le camicie nere che erano rimaste a difesa tra cui il capomanipolo Santinelli che per primo aveva raggiunto quota 192 il giorno precedente. Venne disposto l’impiego del “Leonessa I” per riconquistare il caposaldo e ad essi si aggiunsero anche il “Leonessa II” ricostituendo così il “Gruppo CC.NN “Leonessa”” al comando del console Graziano Sardu.

I fanti della “Cosseria”, insieme ai battaglioni del Gruppo CC.NN “Leonessa” per tutta la giornata portarono attacchi contro quota 192. Negli scontri caddero trenta camicie nere di cui otto ufficiali, tra di essi vi era il seniore Giacomo Comincioli, a quei giorni decorato di ben tre Medaglie d’Argento e due di bronzo a coronamento di una lunga carriera militare iniziata nel corso della Grande Guerra. Nel 1952 alla sua memoria verrà conferita la quarta Medaglia d’Argento con la seguente motivazione:

«Comandante di Battaglione, ricevuto l’ordine di contrattaccare una posizione aspramente contesa, nonostante la violenta reazione, si poneva alla testa del suo reparto e con magnifico slancio respingeva le soverchianti forze nemiche. Ferito gravemente, conscio della propria fine, incitava i suoi uomini alla lotta e cadeva da valoroso. Don – quota 192 (fronte russo), 15 dicembre 1942.»

Di origini bresciane, Comincioli nasce a Cevo il 6 aprile 1891, e dopo essersi arruolato nei carabinieri, prestò servizio in tale Arma nella fasi iniziale della prima guerra mondiale e il giorno di Natale del 1916 transitò nel Regio Esercito, in qualità di Aspirante Ufficiale del Corpo Corpo degli Alpini. Seguirono in rapida successione due promozioni prima a sottotenente il 1º febbraio 1917, e a tenente il 1º novembre dello stesso anno.

Nel corso della Grande Guerra prestò servizio nella 2ª Compagnia Sciatori, passando quindi in forza al Battaglione “Monte Cavento” del 5º Reggimento alpini. Si distinse particolarmente come comandante di un plotone di Arditi durante gli scontri sul Massiccio dell’Adamello, dove fu insignito di due Medaglie d’argento e una di bronzo al valor militare. Sotto riportiamo le motivazioni delle stesse:

  • Medaglia d’argento al valor militare
    «Comandante di un plotone di arditi, con sprezzo del pericolo superiore ad ogni elogio, con slancio meraviglioso, nonostante la difesa nemica e le aspre difficoltà del terreno, attaccava e per primo conquistava una fortissima posizione avversaria. In numerosi successivi attacchi continuava a dare luminosa prova di indomito coraggio e di alte virtù militari. Cima Zigolon, 25-28 maggio 1918.»
  • Medaglia d’argento al valor militare
    «Durante l’attacco di una posizione estremamente forte per natura del terreno e per arte, con mirabile slancio condusse all’attacco il proprio reparto. Ferito gravemente ad un braccio, si fece medicare sul posto e tornò, con pari ardore, alla testa del proprio plotone, che condusse sulla posizione nemica facendovi numerosi prigionieri. Monte Stabel (Adamello), 13 agosto 1918.» 
  • Medaglia di bronzo al valor militare
    «Comandante di un nucleo di arditi, ricevuto l’ordine di ripiegare dopo essere stato per ben 16 ore aggrappato alle rocce a pochi metri dal nemico, si ritirava per ultimo dopo essersi assicurato che le salme dei caduti ed i feriti erano stati ricuperati dalla pietà dei compagni. Bello esempio di alte virtù militari e di elevato sentimento del dovere. Monte Stabel – Menicigolo (Trentino), 19 luglio 1918.»

Al termine della guerra pur avendo nel frattempo conseguito il grado di capitano, si congedò ritornando alla vita civile.Dopo aver aderito al movimento degli ex combattenti del suo paese natale, di sentimenti antifascisti,  nel 1926, mentre lavorava come impiegato comunale, decise di iscriversi al Partito Nazionale Fascista, rimanendo impegnato nella vita civile fino al 1935, quando con lo scoppio della guerra d’Etiopia si arruolò nelle Camicie Nere con il grado di capomanipolo.

Successivamente, in considerazione delle capacità dimostrate, fu promosso al grado di centurione e come ufficiale esploratore, il 27 febbraio 1936 condusse personalmente un attacco contro un caposaldo etiope a Uork Amba. Rimasto ferito continuò a condurre l’azione fino alla sua conclusione, e per questo fatto venne insignito di una seconda medaglia di bronzo al valor militare con la seguente motivazione:

«Ufficiale esploratore del battaglione, all’inizio di un attacco notturno conduceva una compagnia, dimostrando elevate qualità di combattente. Successivamente guidò con perizia una squadra contro un piccolo posto avversario. Colpito da una pallottola nemica restò sul posto fino al termine del combattimento.Uork Amba, 27 febbraio 1936.»

Con l’entrata in guerra del Regno d’Italia, il 10 giugno 1940, riprese servizio attivo e con l’inizio della campagna contro la Grecia, scattata il 28 ottobre chiese di partire per l’Albania con la 15ª Legione CC.NN. d’Assalto “Leonessa”. Tra l’8 e l’11 febbraio 1941 si distinse a Bregub Scialesit, dove, assunto volontariamente il comando di un battaglione duramente provato, riuscì a bloccare e a respingere un attacco nemico, contrattaccando e catturando numerosi prigionieri. A seguito di questa azione arrivò la terza medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione:

«Ufficiale osservatore di una legione di Camicie Nere, benché in condizioni fisiche menomate, volontariamente assumeva il comando dei superstiti di un battaglione duramente provato e, in tre giorni di aspri combattimenti contro preponderanti forze, difendeva strenuamente una importante posizione. A tutti era di esempio per capacità, coraggio e sprezzo del pericolo. Alla testa di pochi legionari assaltava una compagnia nemica che tentava di infiltrarsi nello schieramento e, dopo furiosa lotta a bombe a mano, la costringeva a ritirarsi disordinatamente, catturandole armi e prigionieri. Bregu Scialesit (fronte greco), 8-11 febbraio 1941.»

Dopo l’inizio della guerra in Russia, partì volontario con i reparti di Camicie Nere inseriti nel C.S.I.R. il Corpo di spedizione italiano in Russia. Promosso seniore divenne quindi comandante del 15° Battaglione “M” del Gruppo C.C.N.N. “Leonessa”, partecipando a numerosi combattimenti fra cui l’ultimo quello di quota 192, dove come avviamo visto poco fa perse la vita il 15 dicembre del 1942 e per cui dieci anni dopo verrà insignito della quarta Medaglia d’argento al valor militare alla memoria.

In suo ricordo è stata posto un medaglione con inciso il suo nome al centro della grande Croce posta sulla cima dell’Adamello, e la sezione dell’Associazione Volontari di Guerra di Brescia porta il suo nome. Il 25 maggio 1999 è stata posta una lapide in suo ricordo presso la Chiesa degli Alpini di Boario Terme.

Prima di chiudere il nostro post, ricordiamo che dopo la morte di Comincioli, intorno a quota 192 i combattimenti proseguirono violentemente. Il 16 dicembre i nostri a metà mattinata, ripresero parzialmente possesso della quota. Per tutto il giorno successivo proseguirono gli scontri con le camicie nere che con l’appoggio di pochi mezzi corazzati della 27. Panzer-Division e dalla fanteria tentarono inutilmente di riprendere alcuni dei capisaldi limitrofi. In serata Orobinski venne occupata dai carri armati sovietici, determinando di fatto l’isolamento delle camicie nere che dopo dopo la mezzanotte ricevettero l’ordine di ripiegamento.

Era l’inizio della tremenda ritirata che vide coinvolti tutti i reparti tedeschi, italiani, ungheresi e rumeni dell’Asse. Il “Leonessa” e il “Valle Scrivia” nuovamente riuniti nel Raggruppamento “23 marzo” e il 4 gennaio 1943, a causa delle forti perdite, furono riorganizzati in soli due battaglioni di formazione posti al comando del console Mario Bertoni che prima comandava la Legione “Valle Scrivia”. Trasferiti inizialmente nei pressi di Voroshilovgrad furono poi spostati in altre località tra cui Rikowo e il successivo 17 marzo furono rimpatriati.

Il successo dell’operazione Piccolo Saturno decretò definitivamente il fallimento dei piani di salvataggio tedeschi della 6ª Armata intrappolata a Stalingrado e la conseguente disfatta del Terzo Reich e dei suoi alleati nel settore meridionale del fronte orientale. Prima di chiudere il post ricordiamo che le perdite totali dei dodici battaglioni della Milizia sul fronte orientale furono assai elevate: , il 90% dei comandanti di battaglione, il 70% degli ufficiali ed il 55% delle camicie nere caddero in territorio sovietico.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.