1^ G.M. I nostri eroi sconosciuti

Carlo Ederle, morte di un soldato pluridecorato

Il 23 gennaio 1918 il re Vittorio Emanuele III conferì motu proprio la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria di Carlo Ederle, pluridecorato ufficiale d’artiglieria del Regio Esercito morto il precedente 4 dicembre 1917 a Zenson di Piave, con la seguente motivazione:

«Capo degli osservatori d’artiglieria della terza Armata, era solito a superare ogni limite di sacrificio e di ardimento, sia nell’assolvere ai suoi particolari compiti, sia nel partecipare, di propria iniziativa, alle azioni di fanteria, fante per i fanti, compagno incomparabile tra inferiori ed uguali, animatore di uomini e di masse. Tre volte ferito, e tre volte decorato di medaglia d’argento al valore, encomiato solennemente una volta, per altre ricompense proposto, per merito di guerra assunto giovanissimo al grado di Maggiore, vivacissimo, forte, generoso, la morte sfidata ed apprezzata in trenta mesi di fulgide prove, nel giorno di Santa Barbara, durante un’azione, spezzava la sua giovinezza, simbolo di leggendario eroismo.»
— Carso, ottobre 1915-Piave, 4 dicembre 1917.

Carlo Ederle nacque a Verona il 29 maggio 1892, maggiore dei sei fratelli e dopo aver frequentato il Regio Ginnasio Liceo “Scipione Maffei” e in seguito la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova, seguendo la sua grande passione per la vita militare lo portò tuttavia a iscriversi alla Regia Accademia Militare di Artiglieria e Genio di Torino.

Dalla stessa uscì nel 1912 con il grado di sottotenente d’artiglieria prosegui la sua carriera militare ottenendo la nomina a tenente nell’ottobre 1913. Dopo esser stato assegnato all’8º Reggimento artiglieria da campagna di stanza a Verona, pubblicò nel frattempo parecchi studi di argomento militare e nell’aprile del 1915 fu promosso al grado di Capitano e quindi assegnato al 320º Reggimento d’artiglieria.

Con l’entrata in guerra del Regno d’Italia, il 24 maggio 1915, Carlo Ederle, combatté dapprima in Cadore, prestando successivamente servizio presso il Centro sperimentale di artiglieria di Ciriè (Torino).[2] Con il prosieguo della guerra presentò domanda per ritornare al fronte, riprendendo servizio sul Carso, presenziando sempre in prima linea a totale sprezzo pericolo. Ferito gravemente a una spalla nel corso del 1916, nel dicembre dello stesso anno, fu designato dal generale Nobili a dirigere il tiro di controbatteria delle artiglierie della 3ª Armata.

A tale scopo costituì in seguito un gruppo di Osservatori d’Armata allo scopo di studiare le mosse del nemico e di fornire indicazioni utili ai comandi. Il 2 febbraio del 1917 venne insignito personalmente dal comandante dell’esercito francese, generale Robert Georges Nivelle, della Croce di guerra. Ferito nuovamente nel maggio 1917, il 6 agosto dello stesso anno fu promosso al grado di maggiore. In seguito alla disfatta di Caporetto organizzò la ritirata e il ripiegamento dei reparti d’artiglieria della 3ª Armata sulla linea del Tagliamento.

Il pomeriggio del 4 dicembre 1917, mentre seguiva un’azione militare della fanteria italiana a Zenson di Piave, una pallottola di mitragliatrice  colpì mortalmente al collo, tranciandogli l’arteria carotide, il giovanissimo maggiore noto come “la guida del Carso”. Sepolto dapprima nel cimitero di Melma (Silea), non distante dal Piave, le spoglie mortali furono in seguito traslate il 4 dicembre 1921 nel famedio BENEFICIS IN PATRIAM del Cimitero Monumentale di Verona.

Oltre alla Medaglia d’Oro conferita come ricordato a inizio post di motu proprio da Vittorio Emanuele III, a Carlo Ederle nella sua carriera militare vennero conferite due Medaglie d’Argento e un avanzamento per merito di guerra. Sotto riportiamo la motivazione delle tre medaglie d’argento:

  • «Cooperava, in modo particolarmente distinto, al buon esito di un’azione offensiva, e, sprezzante del pericolo, durante quattro mesi di lotta, spiegava contegno prudente, distinto e coraggioso, tale da eccitare l’emulazione al valore tra i suoi compagni d’arme e da infondere nei suoi inferiori fermezza, abnegazione e coraggio. Ferito mentre osservava e dirigeva il tiro, continuava ad attendere, con mirabile calma e coraggio alla sua missione.»
    — Alture del Carso, 8 novembre 1915-gennaio, marzo 1916.
  • «Quale ufficiale capo osservatore e informatore del comando d’artiglieria divisionale, esponendosi mediate ardite ricognizioni al pericolo fra le trincee avversarie e le testate dei nostri approcci, contribuiva, con la sua intelligente attiva azione, alla riuscita delle operazioni, e, benchè ferito, seguitava il suo fino al termine di esso.»
    — Carso, 29 giugno 1916.
  • «Sotto l’imperversare del fuoco nemico, con tenacia pari al suo grande coraggio, del quale aveva dato e dà continue prove, stabiliva osservatorii sulle nuove posizioni nell’atto stesso dell’avanzata, e rendeva importanti servizi comunicando precise e continue notizie.»
    — Pecinka, 1°-12 novembre 1916.

A lui sono state intitolate numerose vie a Roma, Verona, Bonavigo, Grezzana e altre città, aule universitarie, caserme e monumenti. Tra questi ultimi segnaliamo quello scolpito in un masso di granito del Carso, del peso di 17 tonnellate, donato dagli Artiglieri in congedo e collocato a Verona in via Carlo Ederle a cura e con l’assistenza delle truppe americane del Comando SETAF il 17 maggio 1959.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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