2^ G.M. I bollettini di Guerra

La morte del primo decorato nella dura battaglia del Monte Grappa

Il nostro post odierno è dedicato ad uno dei moltissimi valorosi difensori, caduti per la difesa del Monte Grappa. Alfredo di Cocco nacque a Popoli in provincia di Pescara il 1° giugno 1885, dopo aver concluso gli studi classici, frequenta la Regia Accademia Militare di Artiglieria di Torino. Dopo aver prestato servizio nell’ 8° reggimento da fortezza, passò nei reparti da montagna con i quali venne mandato in Libia. Nelle operazioni sulla “quarta sponda” si distinse nella battaglia di Ettangi contro le forze turco-arabe e venne nominato capitano al suo rientro in patria.

Il 25 maggio 1915 il Regno d’Italia dichiara guerra all’Impero austro-ungarico e il soldato pesarese viene subito mandato in prima linea con il compito di comporre una batteria d’assedio, la 140° posta sotto il suo diretto comando. Su sua richiesta viene mandato in avanguardia, assegnato alla 26° batteria da montagna della I armata. Dal 1917 si appostò con un gruppo di artiglieria sul Monte Ortigara ed ottenne due medaglie di bronzo al valor militare.

«Comandante di un gruppo da montagna, someggiato, assunse la direzione della batteria che si trovava sulla linea della fanteria, e venuta meno la possibilità di far fuoco, in causa della nebbia, con alto senso di cooperazione, esempio di coraggio calmo e sereno, percorse a più riprese la linea di fuoco per indirizzare alla lotta reparti di fanteria disorientati, pure per la nebbia, fornendo ad ufficiali e gregari utili informazioni. Monte Forno, 10 giugno 1917.»

«Comandante di un gruppo da montagna, con energia ed ardimento dirigeva il fuoco ottenendo efficaci risultati. Sotto il violento cannoneggiamento rimaneva lungamente sulle prime linee allo scoperto per coordinare il tiro dei suoi pezzi, dando costante esempio di attività, calma e sprezzo del pericolo. Sober (Gorizia), 19-21 agosto 1917.»

Il valoroso ufficiale guidò la sua compagnia alla salvezza dopo la durissima sconfitta di Caporetto, portando molti dei suoi uomini al di la del Piave appena in tempo. Arrivato al monte Grappa nel novembre del 1917, si apprestò a difenderlo ad ogni costo, Il massiccio rappresentava la chiave di volta dell’intero fronte italiano. Superare i suoi 1770 metri significava dilagare nella pianura veneta lasciandosi alle spalle sia l’Altopiano di Asiago sia il fiume. Il 18 dello stesso mese, mentre cercava di mettere in salvo alcuni suoi compagni, venne ucciso da un colpo delle artiglierei imperiali.

Ricordiamo che il compito di difendere il massiccio del Grappa venne affidato dal generale Diaz alla Quarta Armata guidata dal generale Di Robilant. Il 13 novembre gli austro-ungarici rafforzati da forze tedesche agli ordini del generale Otto von Below si lanciarono una violenta offensiva e dopo piccole conquiste che spostarono il fronte di pochi chilometri, vennero fermati il 17 novembre. Nonostante il disfattismo e l’inesperienza dei nuovi soldati, i coiddetti “Ragazzi del ’99, le nostre valorose brigate riuscirono a difendere tutte le posizioni.

Dopo una pausa di alcune settimane, l’11 dicembre le truppe austro-germaniche si riorganizzarono e ripresero con forza l’attacco al massiccio: vennero conquistati il Col della Beretta, il Col dell’Orso e il Monte Asolone arrivando molto vicini a Bassano. Ma ancora una volta un nuovo contrattacco di ciò che restava della Quarta e Seconda Armata, assieme alle nuove leve del ’99, riuscì a respingere l’iniziativa asburgica ed a bloccare definitivamente, il 21 dicembre, la loro avanzata.

Concludendo il nostro post, con Decreto Luogotenenziale 29 maggio 1919, al capitano Di Cooco verrà conferita la medaglia d’argento, successivamente tramutata in medaglia d’oro al valor militare, con Regio Decreto 19 ottobre 1921. Il tutto farà dell’ufficiale abruzzese il primo soldato ad essere decorato tra i caduti del Grappa. Questa la motivazione della stessa:

“Comandante di un gruppo da montagna, in posizione avanzatissima, con le sue batterie già duramente provate da intenso fuoco tambureggiante, seppe, con rara e pronta perizia, con fuoco serrato, efficacissimo, decimare e disperdere dense masse di fanteria lanciate all’assalto. Violentemente controbattuto dall’artiglieria avversaria, fiero e tenace rispose col suo fuoco finché, perduti uno ad uno tutti i suoi pezzi, distrutti o seppelliti sotto le piazzuole franate, caduti morti o feriti quasi tutti i suoi ufficiali, in piedi tra i suoi cannoni smontati, chiamati a raccolta i pochi artiglieri superstiti, faceva loro innestare le baionette ed alla loro testa si slanciava contro le folte, incalzanti ondate nemiche, cadendo fulminato da mitragliatrici. Fulgidamente eroico nel suo sublime sacrificio”.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

 

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