2^ G.M. Regia Aeronautica

Canale d’Otranto 12 novembre 1940, l’eroica resistenza della torpediniera Fabrizi

Nelle stesse ore in cui la Regia Marina veniva falcidiata nella sua base di Taranto dal primo attacco della storia portato da una portaerei, la Royal Navy lanciava un ardito attacco nel canale d’Otranto per contrastare il traffico verso i porti dell’Albania. In quei giorni era in atto l’attacco alla Grecia e mentre le operazioni volgevano a sfavore delle armi italiane, si cercava di far giungere al fronte, seppur in maniera caotica quanti più uomini e materiali possibili, per cercare di ribaltare la situazione.

L’azione era sia di supporto sia diversiva con l’attacco alla base di Taranto e vide impegnate una notevole squadra navale britannica, composta dagli incrociatori leggeri Orion, Ajax e Sydney e cacciatorpediniere Nubian e Mohawk, riunite nella 7ª Divisione incrociatori britannica. Alle 22:30 dell’11 novembre 1940 la torpediniera Fabrizi, al comando del tenente di vascello di complemento Giovanni Barbini, lasciò Valona per scortare in Italia, un convoglio composto da 4 mercantili.

Varato nel 1918 come cacciatorpediniere, il Nicola Fabrizi, il 3 novembre 1918 salpò da Venezia insieme ai cacciatorpediniere Audace, Missori e La Masa (cui poi si aggiunsero le torpediniere Climene e Procione, partite da Cortellazzo) e fece rotta per Trieste, dove la formazione giunse alle 16.10 sbarcando 200 carabinieri ed il generale Carlo Petitti di Roreto, che, tra la folla acclamante, proclamò l’annessione della città all’Italia. Nel 1929 l’unità fu declassata a torpediniera.

Oltre alla Fabrizi per scortare i piroscafi merci Premuda, Capo Vado, Antonio Locatelli, e la motonave passeggeri Catalani, venne destinato l’incrociatore ausiliario RAMB III, che finirà la sua storia molti anni dopo come piroscafo presidenziale del dittatore jugoslavo Josip  Broz, meglio noto come Tito, ma torniamo alla battaglia navale dei canale di Otranto, oggetto del nostro post odierno.

Verso le 1.25 della notte sul 12 novembre le unità italiane avvistarono la potente squadra britannica e nonostante la notevole disparità di forze ingaggiarono battaglia, nel purtroppo vano tentativo di proteggere il convoglio. In breve tempo tutti e quattro i trasporti furono affondati od incendiati, quanto alle unità di scorta, mentre il RAMB III al comando del Capitano di Fregata Francesco De Angelis, dopo aver sparato 17 colpi, si allontanava per evitare la distruzione, la Fabrizi si portò decisamente al contrattacco.

Poco poteva la piccola unità italiana che venne ripetutamente colpita, soprattutto dall’ Orion, e nonostante i danni, si portò a breve distanza per cercare di lanciare i propri siluri, ma gli apparati per il lancio dei siluri si rivelarono inutilizzabili per i duri colpi ricevuti. Il valoroso comandante Barbini, nonostante gravemente ferito ad una gamba, decise di continuare l’attacco ed aprì il fuoco con i cannoni da 102 mm per tentare di  distogliere le unità nemiche dall’attacco al convoglio.

Successivamente, Barbini portò la propria nave verso i campi minati difensivi situati a ridosso della costa albanese, tentando di farsi inseguire dalle navi inglesi, che tuttavia avendo con pieno successo eseguito la missione di distruggere il convoglio mercantile, all’1:53, decise di abbandonare il campo di battaglia, allontanandosi a tutta velocità. Alla malconcia torpediniera, pesantemente danneggiata ed incendiata, non rimase che rientrare a Valona.

Nel combattimento rimasero uccisi 11 uomini dell’equipaggio della Fabrizi, mentre altri 17 erano stati feriti gravemente. Al comandante Barbini, che aveva rifiutato di essere medicato fino al termine del combattimento, ed aveva mantenuto il comando della torpediniera sino all’attracco in porto, fu conferita la Medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:

«Comandante di torpediniera in servizio di scorta ad un convoglio, avvistate nottetempo soverchianti forze navali nemiche, si lanciava all’attacco con immediata decisione ed audace manovra. Fatto segno ad intenso fuoco nemico, si portava a distanza utile di lancio, che non poteva eseguire per le avarie al materiale prodotte dal tiro avversario; reagiva allora in modo deciso con le artiglierie attirando su di sé l’offesa nemica per dare modo ai piroscafi del convoglio di porsi in salvo. Dopo aver messo in atto ogni mezzo a sua disposizione per infliggere al nemico il massimo danno, e quando ogni azione offensiva era resa impossibile dalle condizioni di gallegiabilità della torpediniera oramai compromessa e dalla menomata efficienza delle artiglierie, manovrava per condurre l’inseguitore lontano dal campo di azione e verso i nostri campi minati. Ferito ad una gamba fin dall’inizio del combattimento, e pur perdendo sangue in abbondanza, si faceva prestare i primi soccorsi sommari solo ad azione ultimata, continuando a tenere il comando della sua unità fino all’ormeggio in rada nazionale. Magnifico esempio di coraggio sereno, di sprezzo del pericolo e di audacia senza pari.»
— Basso Adriatico, notte sul 12 novembre 1940

La Fabrizi per quanto gravemente danneggiata, poté essere riparata e continuò a prestare servizio nella Regia Marina fino a settembre 1943, quando in seguito alla proclamazione dell’armistizio, l’unità insieme con la gemella Carini si consegnò agli Alleati a Malta. Il 5 ottobre le due vetuste unità, insieme alle ben più moderne torpediniere Aliseo, Animoso, Ardimentoso, Fortunale ed Indomito, lasciarono l’isola e rientrarono in Italia per riprendere servizio nella Marina italiana cobelligerante con gli Alleati.

Nel 1953 l’ormai vecchia e logorata Fabrizi venne declassata a dragamine e radiata e quindi demolita nel 1967. Il tenente di Vascello Giovanni Barbini continuò anch’egli il servizio nella Regia Marina fino al momento dell’armistizio dell’8 settembre 1943. Dopo  la nascita della Repubblica Sociale Italiana, decise di continuare la guerra al fianco dell’ormai ex alleato tedesco e venne nominato podestà di Venezia, carica che mantenne fino ad aprile 1945. Nel febbraio 1955 transitò nella riserva navale.

Dopo aver comandato la nave scuola Giorgio Cini, nel 1961 venne promosso Capitano di Vascello, rimanendo in servizio fino al 1961. Morirà a Rosignano Marittimo nel 1998 e nel 2006 gli è stata intitolata una via a Cagliari.

2 risposte »

  1. La semplice lettura dello scontro navale -concomitante con l attacco alla flotta da battaglia a Taranto- SCANDALOSO che un convoglio venga “scortato”da due modestissime unità …infatti la splendida flotta era al -sicuro -??!!soltanto agli italiani sono accadute simili “circostanze “(la Calatafimi, a Genova ve la ricordate? )……da modersi i gomiti. ….

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