1^ G.M. Le battaglie sull'Isonzo

«Morirò in una buca, contro una roccia o nella corsa di un assalto ma, se potrò, cadrò con la fronte verso il nemico, come per andare più avanti ancora!.»

Il 23 ottobre 1915, moriva nei durissimi combattimenti nella zona nota come trincea delle frasche, durante la terza battaglia dell’Isonzo, l'”arcangelo sindacalista” Filippo Corridoni, grande figura di sindacalista prima e militare dopo. Alla sua memoria venne concessa la medaglia d’Argento al Valor militare, tramutata per volere di Mussolini in persona in Medaglia d’Oro.

«Soldato volontario e patriota instancabile, col braccio e la parola tutto se stesso diede alla Patria con entusiasmo indomabile. Fervente interventista per la grande guerra, anelante alla vittoria, seppe diffondere la sua tenace fede fra tutti i compagni, sempre di esempio per coraggio e valore. In testa alla propria compagnia, al canto di inni patriottici, muoveva fra i primi e con sereno ardimento all’attacco di difficilissima posizione e tra i primi l’occupava. Ritto, con suprema audacia sulla conquistata trincea, al grido di “Vittoria! Viva l’Italia!” incitava i compagni che lo seguivano a raggiungere la meta, finché cadeva fulminato da piombo nemico.»
— Trincea delle Frasche (Carso), 23 ottobre 1915.

Negli stessi combattimenti, pochi giorni prima precisamente il giorno 21 erano morto anche un altro eros italiani il fante del 31° reggimento di fanteria “Siena” Edmondo Mazzuoli a cui abbiamo dedicato un post.

Nato a Pausula in provincia di Macerata,il  19 agosto 1887, dopo aver completati gli studi tecnici, si trasferì a Milano nel 1905 dove iniziò ad entrare in contatto con gli ambienti sindacalisti e socialisti rivoluzionari. Scrisse numerosi articoli in favore dei lavoratori, sulle organizzazioni sindacali, sui concetti rivoluzionari e sull’anticlericalismo.

Durante la guerra italo-turca prese posizioni nettamente contrarie al conflitto proprio mentre in molte città della penisola mi moltiplicavano le manifestazioni contro il conflitto. Eccellente oratore divenne subito molto noto nella città lombarda e nel 1912 fu uno dei maggiori artefici della scissione con la CGdL (la “madre” della CGIL) il sindacato confederale legato fortemente al partito socialista, che portò alla nascita dell’Unione Sindacale Italiana (USI),

Nell’aprile del 1913 nacque l’USM (Unione Sindacale Milanese) e Corridoni ne divenne responsabile.In quel periodo si faceva sempre più intensa la collaborazione con Benito Mussolini, allora direttore dell’Avanti!, storico quotidiano del Partito Socialista Italiano. Dopo un grandioso comizio tenuto da Corridoni all’Arena Civica davanti a circa 100.000 operai, la folla intenzionata a raggiungere piazza del Duomo fu fronteggiata dalla polizia: ne nacquero violenti scontri, nel corso dei quali furono feriti sia Corridoni che Mussolini.

Arrestato poco dopo trascorse qualche mese in carcere e nel frattempo in Europa scoppiava la grande guerra. Scarcerato il 5 settembre 1914, concluse il percorso che lo portò ad un interventismo di stampo sindacalista rivoluzionario, già intrapreso nel periodo di detenzione, rinnegando molte delle sue precedenti idee contro la guerra; fu accanto ad altre personalità interventiste come Benito Mussolini, Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti, Cesare Battisti, Alceste De Ambris, Leonida Bissolati.

Quando il 24 maggio 1915 il Regno d’italia dichiarò guerra all’Impero Austro-ungarico, nonostante fosse affetto da tisi,  si arruolò volontario e poco prima della partenza mandò un saluto a Mussolini:

«Carissimo, fra pochi istanti partiamo per la linea del fuoco. Viva l’Italia! In te bacio tutti i fratelli delle battaglie di ieri sperando nell’avvenire.»

(Nel messaggio inviato da Corridoni a Benito Mussolini)

Il 25 luglio 1915 partì per il fronte con i complementi del 32º Reggimento Fanteria e dopo un primo periodo nelle retrovie, Corridoni ottenne il permesso di combattere in prima linea. Il 21 ottobre iniziò la Terza battaglia dell’Isonzo che videro particolarmente impegnati i reggimenti 31° e 32° della brigata “Siena”, ma nonostante l’impegno e le notevoli perdite subite dai reparti italiani, le trincee delle Frasche si rivelarono imprendibili.

Il giorno seguente, a causa delle perdite tra gli ufficiali ed i graduati, per ordine del Colonnello Chiaramello, Filippo Corridoni e Dino Roberto furono messi ciascuno a capo di un plotone d’assalto. Alle 15.30 del 23 ottobre i due plotoni riuscirono a raggiungere la linea nemica, preparandosi a respingere i contrattacchi, ma la mancata conquista della quota 164, a sinistra, e della trincea dei Razzi, a destra, rese precaria la loro posizione, sottoponendoli ad un micidiale tiro incrociato.

Arrivarono i rinforzi, Corridoni si espose per chiamarli ma venne colpito da un colpo di fucile in fronte. Risultò così profetica la sua affermazione eroica:

«Morirò in una buca, contro una roccia o nella corsa di un assalto ma, se potrò, cadrò con la fronte verso il nemico, come per andare più avanti ancora!.»

Mussolini inaugura la statua bronzea di Corridoni ferito e morente (realizzata da Oddo Aliventi), a Pausula (Corridonia), il 24 ottobre 1936.

Mussolini inaugura la statua bronzea di Corridoni ferito e morente a Corridonia, il 24 ottobre 1936.

Nel 1931 il suo Comune Natale Pausula in provincia di Macerata, assunse il nome di Corridonia in onore proprio di Filippo Corridoni e due anni dopo, venne eretto un grandioso monumento nei pressi della Trincea delle Frasche, il luogo dove morì.  Nel 1931 entrò in servizio nella Regia Marina un sommergibile intitolato a Filippo Corridoni, che nel corso del secondo conflitto mondiale porterà a termine 15 missioni di trasporto, oltre a 23 missioni offensive o esplorative e 7 di trasferimento.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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